- Autore
- Mary Shelley
- Prima pubblicazione
- 1826
- Tipo
- Romanzo
- Lingua originale
- inglese
«L'ultimo uomo» è un romanzo di Mary Shelley, pubblicato per la prima volta nel 1826.
Il libro in breve
L'ultimo uomo (The Last Man) è un romanzo apocalittico di Mary Shelley, pubblicato nel 1826. Oggi è considerato uno dei più importanti romanzi dell'autrice dopo Frankenstein, e una delle opere antesignane della moderna fantascienza. Narra della fine dell'umanità a causa della peste.
Il romanzo è interessante anche per i ritratti semi-autobiografici dei poeti romantici presenti nel circolo di Shelley, in particolare Percy Bysshe Shelley e Lord Byron.
Fonte: Wikipedia, voce «L'ultimo uomo» · licenza CC BY-SA 4.0
Edizioni e codici ISBN di «L'ultimo uomo»
| Editore | Anno | ISBN | Pagine | Lingua | Open Library |
|---|---|---|---|---|---|
| Mondadori | 2025 | 9788804796558 | 561 | italiano | scheda |
| Independently Published | 2021 | 9798496078375 | italiano | scheda | |
| Penguin Books, Limited | 2024 | 9780143137900 | inglese | scheda | |
| Creative Media Partners, LLC | 2023 | 9781021188182 | inglese | scheda | |
| Creative Media Partners, LLC | 2023 | 9781019400920 | inglese | scheda | |
| Sterling Publishing Co., Inc. | 2023 | 9781454948148 | inglese | scheda | |
| Independently Published | 2022 | 9798371532411 | inglese | scheda | |
| Independently Published | 2022 | 9798837476020 | inglese | scheda | |
| Independently Published | 2022 | 9798359103893 | inglese | scheda | |
| Independently Published | 2022 | 9798358995017 | inglese | scheda | |
| Independently Published | 2022 | 9798358519503 | inglese | scheda | |
| Independently Published | 2022 | 9798839242586 | inglese | scheda | |
| Independently Published | 2022 | 9798419048225 | inglese | scheda | |
| Independently Published | 2022 | 9798825684840 | inglese | scheda | |
| Independently Published | 2022 | 9798431231728 | inglese | scheda |
430 edizioni censite su Open Library; in tabella le prime 15, a partire da quelle in italiano.
Dove trovare «L'ultimo uomo»
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Frasi tratte da «L'ultimo uomo»
Ma in verità, né le meditazioni solitarie dell'eremita né i tumultuosi rapimenti del gaudente sono in grado di soddisfare il cuore dell'uomo. Dal primo otteniamo speculazioni inquietanti, dall'altro disgusto. Lo spirito langue sotto il peso del pensiero, e si abbatte nell'aridità di relazioni che hanno come unico scopo il divertimento. Non c'è gioia nel loro vuoto piacere, e sotto le ridenti increspature di queste acque basse si celano rocce acuminate. (cap. III)
Esiste un sentimento come l'amore a prima vista? E se sì, in cosa si differenzia dall'amore che cresce a poco a poco e si fonda su una lunga frequentazione? Forse i suoi effetti non sono così stabili ma, fino a quando durano, sono altrettanto impetuosi e intensi. Privi di gioia, noi camminiamo nei labirinti ciechi della società finché non afferriamo la traccia che, attraverso quel labirinto, ci conduce fino al paradiso. La nostra fioca natura, simile a una torcia spenta, dorme in un vuoto informe fino a che non la raggiunge il fuoco, vita della vita, luce della luna, e gloria del sole. Che importa, se il fuoco viene acceso dall'acciarino e dalla pietra focaia, nutrito con cura fino a che si sviluppa nella fiamma, e trasmesso poi lentamente allo scuro lucignolo, oppure se la forza radiosa della fiamma e del calore si trasforma rapidamente in un potere affine, e accende insieme il falò e la speranza? (cap. V)
Che mare è il flusso della passione, le cui fonti sono nella nostra stessa natura! Le nostre virtù sono delle sabbie mobili, che si mostrano con l'acqua bassa e calma; basta però che le onde si alzino sospinte dal vento e il povero diavolo, la cui speranza era riposta nella loro durevolezza, si accorge che esse cedono sotto di lui. Le mode del mondo, le sue necessità, gli insegnamenti e gli svaghi, sono venti che spingono la nostra volontà, come delle nuvole, tutte in un'unica direzione; ma se solo si leva un temporale sotto forma di amore, odio o ambizione, i nembi retrocedono, procedendo trionfalmente contro l'aria che si oppone. (cap. V)
Esamina la mente dell'uomo, dove la saggezza regna sovrana; dove l'immaginazione siede, come un pittore, col suo pennello intinto in colori più incantevoli di quelli del tramonto, e abbellisce la vita consueta con tonalità brillanti. Che nobile benedizione, degna di chi l'ha data in dono, è l'immaginazione! Toglie alla realtà il suo colore plumbeo, avvolge tutti i pensieri e le sensazioni in un velo sfolgorante, e con una mano ricolma di bellezza ci invita ad abbandonare il monotono mare della vita per i suoi giardini, e pergolati, e radure di beatitudine immensa. (cap. V)
Cosa siamo noi, abitanti di questo globo, il più piccolo tra i molti che popolano lo spazio infinito? La nostra mente abbraccia l'infinito, ma il meccanismo visibile del nostro essere è in balia del più piccolo accidente. Giorno dopo giorno siamo forzati a prestar fede a questo. Chi è stato distrutto da un graffio, chi scompare dalla vita visibile sotto l'influenza delle forze ostili che si muovono intorno a noi, aveva le mie stesse facoltà: anch'io sono soggetto alle stesse leggi. A dispetto di tutto questo, noi ci chiamiamo signori della creazione, dominatori degli elementi, padroni della vita e della morte, e adduciamo a scusa di questa arroganza l'argomento che, se pure l'individuo viene distrutto, l'uomo continua per sempre.
Così, perdendo la nostra identità, che è quello di cui siamo maggiormente coscienti, ci gloriamo della continuità della specie, e impariamo a guardare alla morte senza terrore. Ma quando un'intera nazione, qualunque essa sia, diventa la vittima delle forze distruttrici degli agenti esterni, allora l'uomo si fa davvero piccolo fino a diventare insignificante; sente che la sua permanenza in vita è incerta, il suo diritto all'eredità della terra negato. (cap. XVI)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026