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Henry Colburn · Public domain

Romanzo · 1826

L'ultimo uomo

di Mary Shelley · titolo originale The Last Man

Prima pubblicazione
1826
Tipo
Romanzo
Lingua originale
inglese

«L'ultimo uomo» è un romanzo di Mary Shelley, pubblicato per la prima volta nel 1826.

Il libro in breve

L'ultimo uomo (The Last Man) è un romanzo apocalittico di Mary Shelley, pubblicato nel 1826. Oggi è considerato uno dei più importanti romanzi dell'autrice dopo Frankenstein, e una delle opere antesignane della moderna fantascienza. Narra della fine dell'umanità a causa della peste.

Il romanzo è interessante anche per i ritratti semi-autobiografici dei poeti romantici presenti nel circolo di Shelley, in particolare Percy Bysshe Shelley e Lord Byron.

Fonte: Wikipedia, voce «L'ultimo uomo» · licenza CC BY-SA 4.0

Edizioni e codici ISBN di «L'ultimo uomo»

EditoreAnnoISBNPagineLinguaOpen Library
Mondadori20259788804796558561italianoscheda
Independently Published20219798496078375italianoscheda
Penguin Books, Limited20249780143137900inglesescheda
Creative Media Partners, LLC20239781021188182inglesescheda
Creative Media Partners, LLC20239781019400920inglesescheda
Sterling Publishing Co., Inc.20239781454948148inglesescheda
Independently Published20229798371532411inglesescheda
Independently Published20229798837476020inglesescheda
Independently Published20229798359103893inglesescheda
Independently Published20229798358995017inglesescheda
Independently Published20229798358519503inglesescheda
Independently Published20229798839242586inglesescheda
Independently Published20229798419048225inglesescheda
Independently Published20229798825684840inglesescheda
Independently Published20229798431231728inglesescheda

430 edizioni censite su Open Library; in tabella le prime 15, a partire da quelle in italiano.

Dove trovare «L'ultimo uomo»

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Frasi tratte da «L'ultimo uomo»

Ma in verità, né le meditazioni solitarie dell'eremita né i tumultuosi rapimenti del gaudente sono in grado di soddisfare il cuore dell'uomo. Dal primo otteniamo speculazioni inquietanti, dall'altro disgusto. Lo spirito langue sotto il peso del pensiero, e si abbatte nell'aridità di relazioni che hanno come unico scopo il divertimento. Non c'è gioia nel loro vuoto piacere, e sotto le ridenti increspature di queste acque basse si celano rocce acuminate. (cap. III)
Esiste un sentimento come l'amore a prima vista? E se sì, in cosa si differenzia dall'amore che cresce a poco a poco e si fonda su una lunga frequentazione? Forse i suoi effetti non sono così stabili ma, fino a quando durano, sono altrettanto impetuosi e intensi. Privi di gioia, noi camminiamo nei labirinti ciechi della società finché non afferriamo la traccia che, attraverso quel labirinto, ci conduce fino al paradiso. La nostra fioca natura, simile a una torcia spenta, dorme in un vuoto informe fino a che non la raggiunge il fuoco, vita della vita, luce della luna, e gloria del sole. Che importa, se il fuoco viene acceso dall'acciarino e dalla pietra focaia, nutrito con cura fino a che si sviluppa nella fiamma, e trasmesso poi lentamente allo scuro lucignolo, oppure se la forza radiosa della fiamma e del calore si trasforma rapidamente in un potere affine, e accende insieme il falò e la speranza? (cap. V)
Che mare è il flusso della passione, le cui fonti sono nella nostra stessa natura! Le nostre virtù sono delle sabbie mobili, che si mostrano con l'acqua bassa e calma; basta però che le onde si alzino sospinte dal vento e il povero diavolo, la cui speranza era riposta nella loro durevolezza, si accorge che esse cedono sotto di lui. Le mode del mondo, le sue necessità, gli insegnamenti e gli svaghi, sono venti che spingono la nostra volontà, come delle nuvole, tutte in un'unica direzione; ma se solo si leva un temporale sotto forma di amore, odio o ambizione, i nembi retrocedono, procedendo trionfalmente contro l'aria che si oppone. (cap. V)
Esamina la mente dell'uomo, dove la saggezza regna sovrana; dove l'immaginazione siede, come un pittore, col suo pennello intinto in colori più incantevoli di quelli del tramonto, e abbellisce la vita consueta con tonalità brillanti. Che nobile benedizione, degna di chi l'ha data in dono, è l'immaginazione! Toglie alla realtà il suo colore plumbeo, avvolge tutti i pensieri e le sensazioni in un velo sfolgorante, e con una mano ricolma di bellezza ci invita ad abbandonare il monotono mare della vita per i suoi giardini, e pergolati, e radure di beatitudine immensa. (cap. V)
Cosa siamo noi, abitanti di questo globo, il più piccolo tra i molti che popolano lo spazio infinito? La nostra mente abbraccia l'infinito, ma il meccanismo visibile del nostro essere è in balia del più piccolo accidente. Giorno dopo giorno siamo forzati a prestar fede a questo. Chi è stato distrutto da un graffio, chi scompare dalla vita visibile sotto l'influenza delle forze ostili che si muovono intorno a noi, aveva le mie stesse facoltà: anch'io sono soggetto alle stesse leggi. A dispetto di tutto questo, noi ci chiamiamo signori della creazione, dominatori degli elementi, padroni della vita e della morte, e adduciamo a scusa di questa arroganza l'argomento che, se pure l'individuo viene distrutto, l'uomo continua per sempre.
Così, perdendo la nostra identità, che è quello di cui siamo maggiormente coscienti, ci gloriamo della continuità della specie, e impariamo a guardare alla morte senza terrore. Ma quando un'intera nazione, qualunque essa sia, diventa la vittima delle forze distruttrici degli agenti esterni, allora l'uomo si fa davvero piccolo fino a diventare insignificante; sente che la sua permanenza in vita è incerta, il suo diritto all'eredità della terra negato. (cap. XVI)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «L'ultimo uomo»?
«L'ultimo uomo» è stato scritto da Mary Shelley.
Quando è uscito «L'ultimo uomo»?
La prima pubblicazione risale al 1826.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026