Romanzo · 1998

La regina disadorna

di Maurizio Maggiani

Prima pubblicazione
1998
Tipo
Romanzo
Lingua originale
italiano

«La regina disadorna» è un romanzo di Maurizio Maggiani, pubblicato per la prima volta nel 1998.

Ha vinto Premio Stresa 1999.

Il libro in breve

La regina disadorna è un romanzo del 1998 dell'autore italiano Maurizio Maggiani.

Il libro ha vinto lo stesso anno il Premio Alassio e, nel 1999, il Premio Stresa di narrativa e il Premio Letterario Chianti.

Fonte: Wikipedia, voce «La regina disadorna» · licenza CC BY-SA 4.0

Dove trovare «La regina disadorna»

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Frasi tratte da «La regina disadorna»

Abitava in piazza Stella, un piccolo pozzo d'aria in mezzo ai vicoli tra San Giorgio e San Lorenzo. Il centro di Genova è pieno di piazze insoddisfacenti, luoghi a prima vista privi di una loro logica e di qualsiasi attrattiva; brandelli di vuoto buttati lì a caso all'incrocio di qualche carrugio. È probabile che questi luoghi siano nati per sbaglio, perché non sono tornati i conti dei mastri muratori, o perché all'ultimo momento sono mancati i soldi per costruirci un palazzo. Oppure c'era un palazzo, più in là nel tempo, una delle cento e più torri di città costruite dalle famiglie nobiliari; e magari questa famiglia si è messa nei guai, ha complottato, ha contrastato, e la Repubblica gli ha disfatto la torre: è capitato spesso nel corso dei secoli. A volte è stato messo un cippo con un messaggio ammonitore, altre volte si è lasciato correre. Restano queste piazze, come piazza Stella, che a fermarcisi nel mezzo ci si sente lievemente a disagio. (p. 17)
Il lavoro del vignaiolo non richiede molta forza, ma una grande sensibilità. A parte la zappatura, che comunque è sempre leggera, per nove mesi dell'anno è un continuo sciogliere e legare, orientare, aggiustare, recidere e ricongiungere con mani che devono essere intelligenti e delicate; nei restanti tre mesi le mani riempiono, svuotano, travasano, sigillano, spostano, stappano, sigillano ancora, costrette sempre all'estrema attenzione e cognizione. Ogni cosa nella vigna e nella cantina deve seguire un ordine perfetto dettato dal moto della luna e del sole, dal mutare dell'aria e dei suoi effluvi, dalla micrometrica intransigenza della chimica; e tutto deve essere pulito dentro e fuori. Un vignaiolo appartiene ad un ordine del lavoro che ha a che fare con la sensualità e la dirittura di un portamento nobile. (pp. 19-20)
Sascia non ha mai capito il suo nome. Se è mai possibile un sentimento del genere nei confronti di una parte di se stessi così intima, Sascia potrebbe odiarlo quel nome. Nello stesso tempo se lo stringe a sé teneramente ogni volta, e cioè ogni giorno, quando le viene sottratto per essere deturpato in qualche stupido modo. La gente dei vicoli, i bottegai, i bambini della piazza, la maestra della scuola, hanno dato a vedere nel corso degli anni di non apprezzare un nome che per loro non significa nulla, che non ha nessun santo a difenderlo, e che, soprattutto, alla lingua genovese risulta impossibile da pronunciare in modo piano. Senza strascicarlo e strattonarlo e insultarlo, alla fine, con un orribile accento che storpia una bella bambina e la riduce alla caricatura di una signora che sa sempre tutto: "Sa a scià". Sascia vorrebbe potersi chiamare Maria o Lucia o qualunque altro nome passabile che non la costringa a doversene occupare in continuazione come di un difetto fisico, una menomazione che la obbliga a esibirlo con cautela ovunque vada. Ma Sascia in cuor suo sente anche che il suo nome la rende unica tra la gente di piazza Stella, la distingue e la separa, la fa in qualche modo partecipe della nobiltà di suo padre, di ciò che di essa è rimasto nell'uomo in fuga dalla sua terra e dal suo ufficio. (p. 21)
Al lato estremo d'occidente, secco e diritto come una fucilata, il fascio di luce bianca di un faro trinciava il cielo nero spingendosi fin sopra le loro teste.
"Quella è la luce che guida i naviganti, la luce della famosa Lanterna, figlioli," spiegava rassicurante Alberico, e i suoi figli tacevano rispettosi di quella conoscenza. (p. 25)
Giunti all'imboccatura del porto il sole, quello vero, cominciava a far chiaro intorno a loro, ma le luci del porto erano ora così potenti che ai ragazzi, svegli ed eccitati come in pieno mattino, pareva di essere lì lì per entrare nella pancia di un sole. (p. 25)

Tutte le frasi di «La regina disadorna»

Premi letterari

AnnoPremioEsito
1999Premio Stresavincitore

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Domande frequenti

Chi ha scritto «La regina disadorna»?
«La regina disadorna» è stato scritto da Maurizio Maggiani.
Quando è uscito «La regina disadorna»?
La prima pubblicazione risale al 1998.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026