- Autore
- Vincenzo Consolo
- Prima pubblicazione
- 1988
- Tipo
- Raccolta di racconti
- Lingua originale
- italiano
«Le pietre di Pantalica» è una raccolta di racconti di Vincenzo Consolo, pubblicata per la prima volta nel 1988.
Il libro in breve
Le pietre di Pantalica è una raccolta di racconti di Vincenzo Consolo pubblicata nel 1988.
Pantalica, necropoli rupestre formata da circa 5.000 grotte scavate fra il XIII e l'VIII secolo a.C., vale come esempio di luogo da conservare intatto per la sua suggestione naturale e artistica, ma soprattutto come simbolo di una autenticità umana che sembra in via di estinzione.
Fonte: Wikipedia, voce «Le pietre di Pantalica» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Le pietre di Pantalica»
Arrivammo a Pantalica, l'antichissima Hybla, ci arrampicammo su per sentieri di capre, entrammo nelle tombe della necropoli, nelle grotte-abitazioni, nei santuari scavati nelle ripide pareti della roccia a picco sulle acque dell'Anapo. Il vecchio parlava sempre, mi raccontava la sua vita, la fanciullezza e la giovinezza passate in quel luogo. Mi diceva di erbe e di animali, dei serpenti dell'Anapo, e di un enorme serpente, la biddina, fantastico drago, che pochi hanno visto, che fàscina e ingoia uomini, asini, pecore, capre. Fermo sulla soglia, sotto l'arco d'una grotta, tra la luce e l'ombra, lo guardavo questo vecchio sopravvissuto, la faccia nera e rugosa, le grosse mani terrose, e mi sembrava che, dopo millenni, uscisse in quel momento dal fondo buio della grotta, estraneo, remoto, metafisico.
Ma che siamo noi, che siamo?... Formicole che s'ammazzano di travaglio in questa vita breve come il giorno, un lampo. In fila avant'arriere senza sosta sopra quest'aia tonda che si chiama mondo, carichi di grani, paglie, pùliche, a pro' di uno, due più fortunati. E poi? Il tempo passa, ammassa fango, terra sopra un gran frantumo d'ossa. E resta, come segno della vita scanalata, qualche scritta sopra d'una lastra, qualche scena o figura.
Ignazio si mise a raccontare la vita di Rosa, la cantante popolare, una vita di disgraziata, di emarginata; di Rosa che accoltella il marito; di Rosa, sagrestana in una chiesa, che ruba i soldi dalla cassetta delle elemosine e scappa a Firenze per assistere al funerale del padre morto impiccato; della forza di Rosa, della vitalità di Rosa. (da Malaphorus, p. 109)
Uccello si chiamava e somigliava a un uccello. Era piccolo e magro, la testa aveva minuta, sormontata da un ciuffetto di capelli fini e bianchi, l'occhio tondo e vivace, le guance incavate, un naso affilatissimo, le labbra sottili, il mento a punta. Una vocetta fine poi, melodiosa. Antonino Uccello era canario, cardello e codatremula. Era poeta non laureato, ma aveva pubblicato vari libretti di versi preziosi e delicati. Era maestro e per questo s'era fatto piccione migratore, nel '47 si era trasferito a Cantù, nella Brianza. (da La casa di Icaro, pp. 119-120, 1990)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Le pietre di Pantalica»?
«Le pietre di Pantalica» è stato scritto da Vincenzo Consolo.
Quando è uscito «Le pietre di Pantalica»?
La prima pubblicazione risale al 1988.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026