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Friedrich Engels, Karl Marx · Public domain

Manifesto · 1848

Manifesto del Partito Comunista

di Karl Marx e Friedrich Engels · titolo originale Das Kommunistische Manifest

Autori
Karl Marx e Friedrich Engels
Prima pubblicazione
21 febbraio 1848
Tipo
Manifesto
Genere
manifesto politico
Ambientazione
Germania
Lingua originale
tedesco
Pagine
23
Traduzione
August Radimský, Michail Bakunin, Georgij Valentinovič Plechanov

«Manifesto del Partito Comunista» è un manifesto di Karl Marx e Friedrich Engels, pubblicato per la prima volta nel 1848.

L'ambientazione è in Germania.

Il libro in breve

Il Manifesto del Partito Comunista (in tedesco Manifest der Kommunistischen Partei) è un saggio del 1848 scritto dai teorici e politici tedeschi Karl Marx e Friedrich Engels. Da allora è stato riconosciuto come uno degli scritti politici più influenti al mondo. Commissionato dalla Lega dei Comunisti, espone gli scopi e il programma della Lega. Il saggio presenta un approccio analitico alla lotta di classe (storica e presente), ai problemi del capitalismo e una previsione delle potenziali forme future del comunismo.

Il breve libello contiene le teorie marxiste di Marx ed Engels sulla natura della società e della politica in quanto, secondo loro, "la storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi". Presenta anche brevemente le loro idee su come la società capitalista dell'epoca sarebbe stata alla fine sostituita dal socialismo, e poi dal comunismo.

Fonte: Wikipedia, voce «Manifesto del Partito Comunista» · licenza CC BY-SA 4.0

Edizioni e codici ISBN di «Manifesto del Partito Comunista»

EditoreAnnoISBNPagineLinguaOpen Library
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459 edizioni censite su Open Library; in tabella le prime 15, a partire da quelle in italiano.

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Frasi tratte da «Manifesto del Partito Comunista»

L'istoria dell'umanità non è stata che l'istoria della lotta di classe. Uomini liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi, oppressori ed oppressi, in opposizione costante, condussero una guerra, ora aperta, ora dissimulata; una guerra che sempre finì con una trasformazione rivoluzionaria dell'intera società, o con la distruzione delle due classi in lotta. (cap. I)
Ogni dì più la società si divide in due grandi campi opposti, in due classi nemiche: la Borghesia ed il Proletariato. (cap. I)
Il governo moderno non è che un comitato amministrativo degli affari della classe borghese. (cap. I)
La borghesia ha percorso, nella storia, un ruolo essenzialmente rivoluzionario.
Dovunque conquistò il potere, essa calpestò le relazioni feudali e patriarcali. Tutti i vincoli multicolori che univano l'uomo feudale ai suoi superiori naturali essa li schiacciò senza pietà, per non lasciare sostituire, tra uomo, e uomo, altri vincoli che il freddo interesse, che la dura moneta contante. Essa annegò l'estasi religiosa, l'entusiasmo cavalleresco, il sentimentalismo del piccolo borghese, nelle acque ghiacciate del calcolo egoista. Essa fece della dignità personale un semplice valore di scambio; essa sostituì alle numerose libertà sì caramente conquistate, l'unica ed insensibile libertà del commercio. In una parola, al posto della spogliazione coperta da illusioni religiose e politiche, essa pose una spogliazione aperta, diretta e brutale.
La borghesia spogliò della loro aureola, con paura, tutte le professioni considerate sino allora venerabili e venerate. Essa fece del medico, del giurista, del prete, del poeta, dello scienziato, altrettanti operai salariati.
La borghesia strappò il velo della poesia soave, che ricopriva le relazioni di famiglia e le ha ridotte a non essere che dei semplici rapporti di denaro. (cap. I)
Spinta dal bisogno d'uno smercio sempre più esteso, la borghesia invade il globo intero. Bisogna che dappertutto essa s'impianti, che dappertutto stabilisca e crei dei mezzi di comunicazione.
Per mezzo dello sfruttamento del mercato mondiale, la borghesia imprime un carattere cosmopolita alla produzione ed alla consumazione di tutti i paesi. A disperazione dei reazionarii essa tolse all'industria la sua base nazionale. Le vecchie industrie nazionali sono distrutte o sul punto di esserlo. Esse vengono sostituite da nuove industrie la cui introduzione diviene una questione vitale per tutte le nazioni incivilite; industrie che non adoperano più materie prime indigene, bensì materie prime venute dalle regioni più lontane, ed i cui prodotti non si consumano soltanto nel paese stesso, ma in tutti i punti del globo. In luogo dell'antico isolamento locale e nazionale, si sviluppa un traffico universale, una dipendenza mutua delle nazioni. Ciò che avviene nella produzione materiale si riproduce nella produzione intellettuale. Le produzioni intellettuali di una nazione divengono proprietà comune di tutte. L'esclusivismo ed i pregiudizii nazionali divengono ognora più impossibili; e delle diverse letterature nazionali e locali si forma una letteratura universale. (cap. I)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Manifesto del Partito Comunista»?
«Manifesto del Partito Comunista» è stato scritto da Karl Marx e Friedrich Engels.
Quando è uscito «Manifesto del Partito Comunista»?
La prima pubblicazione risale al 21 febbraio 1848.
Dove è ambientato «Manifesto del Partito Comunista»?
L'ambientazione indicata è Germania.
Quante pagine ha «Manifesto del Partito Comunista»?
L'edizione di riferimento conta 23 pagine; il numero varia secondo editore e formato.
Si può leggere «Manifesto del Partito Comunista» gratis?
Sì, il testo è disponibile legalmente su Wikisource.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026