Romanzo · 1906

Nei giorni della cometa

di H. G. Wells · titolo originale In the Days of the Comet

Prima pubblicazione
1906
Tipo
Romanzo
Lingua originale
inglese

«Nei giorni della cometa» è un romanzo di H. G. Wells, pubblicato per la prima volta nel 1906.

Il libro in breve

Nei giorni della cometa (In the Days of the Comet) è un romanzo di fantascienza apocalittica con elementi utopici di H. G. Wells, inizialmente pubblicato a puntate nel giornale The Daily Chronicle dal 1905 al 1906. Nella storia i vapori emessi da una cometa sono utilizzati come espediente narrativo che conduce ad una duratura e profonda trasformazione della mentalità e delle prospettive del genere umano.

Fonte: Wikipedia, voce «Nei giorni della cometa» · licenza CC BY-SA 4.0

Edizioni e codici ISBN di «Nei giorni della cometa»

EditoreAnnoISBNPagineLinguaOpen Library
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213 edizioni censite su Open Library; in tabella le prime 15, a partire da quelle in italiano.

Dove trovare «Nei giorni della cometa»

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Frasi tratte da «Nei giorni della cometa»

Credo che la scienza sia più importante del socialismo [...] Il socialismo è teoria. La scienza... la scienza è qualcosa di più. (Parlour; I, II, p. 50)
Di tutti i mostruosi e irrazionali fenomeni dei tempi passati, la guerra era certamente il più insensato. In realtà era forse molto meno funesto di altri mali – quali, ad esempio, la generale adesione alla proprietà privata della terra – ma le sue disastrose conseguenze erano così evidenti, che persino in quei giorni di affannosa confusione si rimaneva stupiti. La guerra moderna non aveva alcun senso o motivo fondato. Eccettuato il macello e la mutilazione di una quantità di gente, la distruzione di un'immensa quantità di sostanze e lo spreco di innumerevoli complessi di energie, non approdava a nulla. Le antiche guerre di nazioni barbare e selvagge alla fine trasformavano l'umanità; alcuni si credevano una tribù superiore, sia fisicamente sia per la disciplina, e lo dimostravano attaccando i vicini. E se vincevano toglievano loro le terre e le donne, perpetuando e aumentando la loro superiorità. Le guerre moderne non cambiavano nient'altro che il colore delle carte geografiche, i disegni dei francobolli e i rapporti fra alcuni personaggi, per caso, importanti. (I, III, p. 80)
Gurker interloquiva continuamente nella discussione con la sua voce gutturale e profonda, spingendo innanzi un naso grosso, una bocca malfatta con il labbro inferiore pendulo, e degli occhi che si vedevano appena fra una quantità di grinze. Egli fece la sua confessione per quanto riguardava la sua razza. – Noi Ebrei, – disse, – procedemmo fra il sistema di questo mondo, senza creare nulla, consolidando parecchie cose e distruggendo molto. La presunzione della nostra razza è stata eccessiva, mostruosa. Sembra che noi abbiamo usato la nostra vasta intelligenza solo per sviluppare, dominare e mantenere la convenzione della proprietà, per trasformare la vita in una specie di venale gioco degli scacchi e spendere in cose grossolane i nostri guadagni... Non abbiamo mai pensato di servire l'umanità. Della bellezza, che è divinità, noi abbiamo fatto un possesso. (II, III, p. 159)
Dov'è adesso il vecchio mondo? Dov'è Londra, quella fosca città di fumo e di tenebre, piena del frastuono e della rimbombante musica del disordine, con il fiume oleoso, luccicante, dalle rive coperte di fango e affollato di barche, i neri pinnacoli e la cupola annerita, la triste confusione di case anch'esse annerite dalla fuliggine, le miriadi di prostitute, i milioni di impiegati affaccendati? Persino le foglie degli alberi erano insudiciate da macchie nere e grasse. Dov'è Parigi con il suo verde fogliame disciplinato, il suo imperioso buon gusto, la depravazione abilmente organizzata e le miriadi di operai dal passo pesante, che come torrenti passano sopra i ponti nella luce grigia e fredda dell'alba? Dov'è New York, la città del frastuono e dell'energia furiosa battuta dal vento e dalla concorrenza, con gli enormi edifici addossati l'uno all'altro e con la tendenza a innalzarsi sempre più per prendere un posto nel cielo? Dove sono gli angoli nascosti di triste lussuria, i vizi vergognosi, e tutta la stragrande bruttezza della sua vita energica? E dov'è adesso Filadelfia, con le sue innumerevoli piccole case isolate, e Chicago con i suoi interminabili magazzini e la sua popolazione poliglotta malcontenta? (II, III, p. 163)
E talvolta tentava persino di parlare di Netty, con quelle frasi che si usavano nel mondo passato e che l'amarezza le poneva sulle labbra.
— Non era degna di te, mio caro, – diceva bruscamente, lasciando a me d'indovinare di chi parlava.
— Nessun uomo è degno dell'amore di una donna, – le rispondevo. – Nessuna donna è degna dell'amore di un uomo. Ma io l'amavo, cara mamma, e tu non puoi cambiare questo sentimento.
— Ce ne sono altre, – ella mormorava.
— Non per me. No! In quell'epoca non ho soltanto sparato un colpo di rivoltella, ho bruciato i miei vascelli. Non posso tornare indietro, mamma, non posso ricominciare. (III, II, p. 186)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Nei giorni della cometa»?
«Nei giorni della cometa» è stato scritto da H. G. Wells.
Quando è uscito «Nei giorni della cometa»?
La prima pubblicazione risale al 1906.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026