- Autore
- Publio Papinio Stazio
- Tipo
- Poema
- Genere
- Silvae
- Lingua originale
- latino
«Silvae» è un poema di Publio Papinio Stazio.
Il libro in breve
Le Silvae sono una raccolta di poesie in lingua latina scritte in esametri, endecasillabi e metrica lirica da Publio Papinio Stazio. I soggetti sono vari e forniscono agli studiosi una ricchezza di informazioni sulla Roma domizianea e sulla vita di Stazio stesso.
Fonte: Wikipedia, voce «Silvae» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Silvae»
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Frasi tratte da «Silvae»
Non a tal punto il cratere del Vesuvio e la tempesta di fuoco del terribile vulcano privò dei suoi abitanti le atterrite città: esse stanno in piedi e sono fiorenti di popolazione. (III, 5, 72-75)
[...] Napoli ancor vedrai dolce mio nido, / non di popolo errante asilo e sede; / ma che i proprii suoi figli accoglie in seno, / e tanti son che il numerarli è vano: / sotto il favor d'Apol gente guerriera, / seguendo il vol de l'augel di Venere, / fermossi in questo lido, ed a la bella / Partenope dié forma e nome e gloria. / A respirar di questo ciel sì grato / (ché non in Tracia, o in Libia ebbi le fasce) / l'aure t'invito e te ne prega amore. (III, V )
[...] qui sicura è la pace, e qui si gode / d'una comoda vita il bel piacere, / né v'è chi l'ozio altrui conturbi, o i sonni. / Non ha litigi il foro, e niun contrasto / conobbero giammai le leggi armate; / del diritto s'appaga ogni uom d'onore / senza aspettar che un tribunal l'astringa. / Or dirò delle superbe cose, / ch'alle colte città crescono il vanto? / Vedrai li sacri templi, e gli atrii suoi / da cento trammezzati alte colonne: / le due moli vedrai, teatro e circo, / e i quinquennali giuochi, il cui splendore / non cede a quei, che Roma sacra a Giove. / Né di Menandro a te lodar pretendo / le commedie di riso, e il dir faceto / di greco misto, e di parlar latino. / Né manca qui ciò, ch'è diletto al senso [...] (III, V, 1840, p. 1634)
Oh, mirabile senso di fiducia! Crederà mai la futura generazione degli uomini, quando di nuovo verdeggeranno le messi, quando ormai si copriranno di verdi erbe questi luoghi ora deserti, che sotto i loro piedi giacciono sepolte città e popolazioni e che antichissime campagne sono state da per tutto inghiottite dal mare? (IV, 4, 78-86)
Libera dalle improvvise ceneri il tuo volto semidistrutto, o Partenope, e le tue chiome, sepolte sotto il monte scosso dall'aria che soffia al suo interno, poni sul tumulo e sulle reliquie del tuo grande figlio. (V, 3, 104-106)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Silvae»?
«Silvae» è stato scritto da Publio Papinio Stazio.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026