Libro · 325

Vita di Pitagora

di Giamblico · titolo originale Βίος Πυθαγορικός

Autore
Giamblico
Prima pubblicazione
IV secolo
Genere
biografia
Lingua originale
greco antico

«Vita di Pitagora» è un'opera di Giamblico, pubblicata per la prima volta nel 325.

Il libro in breve

La Vita di Pitagora o Sul modo di vivere pitagorico (in greco antico Περὶ τοῦ Πυθαγορικοῦ βίου?, o anche βίος πυθαγορικός; in latino De vita Pythagorica) è una biografia scritta dal filosofo neoplatonico Giamblico.

Fonte: Wikipedia, voce «Vita di Pitagora (Giamblico)» · licenza CC BY-SA 4.0

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Frasi tratte da «Vita di Pitagora»

Nondimeno, diceva Talete, egli stesso non possedeva, né per natura né per esercizio, tante doti privilegiate quante ne vedeva in Pitagora: sicché da tutto questo egli poteva preconizzare che, se si fosse unito a quei sacerdoti , Pitagora sarebbe diventato il più divino e il più sapiente tra tutti gli uomini. (12, p. 87)
quando lo videro , appena sbarcati, scendere dall'alto del monte Carmelo (essi sapevano che questo era il più santo fra tutti i monti e il più inaccessibile alla maggior parte degli uomini) egli procedeva lentamente e senza voltarsi, e senza che alcun dirupo o roccia difficilmente sormontabile gli ostacolasse il passo, e, avvicinatosi alla nave, chiese semplicemente: "Si va in Egitto?" e [...] una volta che avevano risposto di sì, egli salì a bordo [...]. (15, p. 89)
[...] incontrò dei pescatori che stavano ancora tirando dal fondo del mare la rete piena di pesci, e disse loro quanto sarebbe stato il loro pescato, determinando il numero dei pesci. E poiché i pescatori si dichiaravano disposti ad agire secondo il suo invito, nel caso che si fosse verificato quel che diceva, allora Pitagora li invitò a rilasciare i pesci ancora vivi, dopo averne controllato con precisione il numero. E, cosa più sorprendente, per tutto il tempo della conta dei pesci, nessuno di questi morì di asfissia, pur essendo rimasti fuori dell'acqua, almeno finché Pitagora rimase lì. (36, p. 103)
[...] incitava a prendere in seria considerazione gli anziani [...].
Egli diceva queste cose per indurre a stimare i propri genitori più che se stessi; egli diceva loro che dovevano avere verso i propri genitori la stessa gratitudine che dovrebbe avere chi sta per morire ad uno che potrebbe riportarlo in vita. E poi diceva che è giusto, più di tutti, amare e mai recare dolore a coloro che per primi e al più alto livello ci hanno fatto del bene: solo i genitori ci sono benefici prima che nasciamo, e di tutto ciò che di buono riescono a fare i discendenti sono causa i progenitori: non commettiamo alcun peccato verso gli dèi se dimostriamo che i progenitori sono, più di ogni altro, i nostri benefattori. (37-38, p. 105)
Pitagora mostrava loro, inoltre, che nelle loro relazioni reciproche essi avrebbero dovuto comportarsi in modo tale [...] da divenire il più rapidamente possibile amici dei loro nemici, e avrebbero dovuto curare, nell'armonia con i più anziani, la benevolenza che si deve ai padri, e nell'amore verso gli altri uomini, la comunione che ci lega ai fratelli.
Poi parlava della temperanza, dicendo che la giovane età mette alla prova la natura umana, nel senso che, in quell'età, gli appetiti raggiungono il loro apice. Poi invitava a considerare che la temperanza è l'unica virtù che conviene che sia praticata a un tempo e dal ragazzo e dalla fanciulla e dalla donna e dalla classe dei più anziani, e soprattutto dai più giovani. E ancora diceva che tale virtù è l'unica che appare comprendere sia i beni del corpo che quelli dell'anima, poiché mantiene la salute e il desiderio delle migliori occupazioni. (40-41, p. 107)

Tutte le frasi di «Vita di Pitagora»

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Vita di Pitagora»?
«Vita di Pitagora» è stato scritto da Giamblico.
Quando è uscito «Vita di Pitagora»?
La prima pubblicazione risale al IV secolo.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026