Scrittore
Dino Mantovani
scrittore, critico e insegnante italiano
Dino Mantovani (scrittore, critico e insegnante italiano).
Nato a Venezia il 14 novembre 1862, è morto il 17 aprile 1913 a Torino.
Biografia in breve
Dino Mantovani (Venezia, 14 novembre 1862 – Torino, 17 aprile 1913) è stato uno scrittore, critico letterario e docente italiano.
Mantovani insegnò lettere nelle scuole medie di Torino, partecipando in prima linea al fervore culturale piemontese post-unitario. Scrisse racconti, saggi storici e biografici, tra i quali spicca sicuramente Il poeta soldato (1900), dedicato interamente alla figura di Ippolito Nievo, di cui prese in esame l'intera produzione letteraria e giornalistica e le varie fasi della vita, dal primo amore con Matilde Ferrari, all'amicizia con Bice Melzi d'Eril, a quella con Arnaldo Fusinato, alla Campagna garibaldina del 1859, alla Spedizione dei Mille. Morì a Torino e fu sepolto presso il cimitero di Portogruaro nella tomba di famiglia.
Tra le altre sue opere si ricordano Novelle (1887), Le lettere provinciali (1891), Passioni illustri (1895), Pagine d'arte e di vita (1915).
Fonte: Wikipedia, voce «Dino Mantovani» · licenza CC BY-SA 4.0
Frasi celebri di Dino Mantovani
Il libro che Emilio Zola scrisse durante il suo nobile esilio d'Inghilterra, dopo avere occupato per lungo tempo le appendici dei soliti giornali, è uscito, ahimè, anche in volume. Dunque ci vuol pazienza: bisogna sorbirsi queste settecentocinquanta fittissime, interminabili pagine; smaltire questa tegola, questo mattone, questo pane di piombo; e poi darne notizia al pubblico senza dire delle porcherie, ed esprimerne un giudizio senza venir meno all'alto rispetto ch'è nell'animo di tutti noi verso Emilio Zola, invitto atleta della verità e della giustizia. Tutte cose molto difficili. (cap. VI, p. 69)
Che il romanzo sia una forma d'arte buona a tutti gli usi, anzi una larva di arte letteraria adoperata a coprire ogni sorta di trattazioni morali, politiche, filosofiche, si vede da un pezzo. Che dunque lo Zola si sia valso anche stavolta del romanzo per sostenere una tesi sociale, mostrando quanta semenza umana si sperda nella colpa e nel vizio, quanti bambini muoiano quasi per universale volontà, quanto deperisca la razza umana per tanti volontari impedimenti posti alla fecondità, che sola può ridare al mondo sanità e letizia e risolvere la questione sociale, non è e si può ammettere. Ch'egli abbia torto o ragione, si può discutere. Ma che per propugnare una sua idea, per quanto giusta, egli abbia adoperati mezzi letterari imperfetti, grossolani, inefficaci, non si può negare da alcuno. (cap. VI, pp. 72-73)
Il libro è straordinario, uno de' più terribili libri del secolo. L'opera dello scrittore vecchio non teme né contraddice quelle del giovane, anzi le continua, le conchiude, le incorona.
Non c'è in tutto il volume un effetto drammatico cercato, non uno sforzo visibile di stile. Per quanto la traduzione scemi, senza dubbio, l'efficacia caratteristica del testo originale, è evidente che il , narratore sempre candido e semplice nella sua potenza, ha voluto stavolta essere più semplice che mai. Sembra, a prima vista, di leggere la relazione di un reporter diligente, che registri tutti i particolari di ciò che ha veduto, o di udire il racconto di un parlatore bonario che esponga rapidamente le sue impressioni. (cap. VIII, p. 117)
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Domande frequenti
Quando e dove è nato Dino Mantovani?
Le opere di Dino Mantovani sono di pubblico dominio?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026