Ritratto di Alberto Bevilacqua
indeciso42 · CC BY-SA 4.0

Frasi

Frasi di Alberto Bevilacqua

10 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 10 frasi di Alberto Bevilacqua: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Alberto Bevilacqua (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Alberto Bevilacqua

Bertolucci, mi ha insegnato a leggere i libri giusti e il sapore di quello che è il gusto letterario.
Da La fiera Letteraria, giugno 1973.
Bisognerebbe che accettassi / di scoprire chi è mio padre. / Cesserei così / di farmi figliol prodigo a me stesso.
Da Figliol prodigo, in La crudeltà, Garzanti, 1975, p. 99.
Gli editori credono ciecamente, con apriorismo razzistico, che la poesia sia tabù per la libreria. E lo credono anche i librai.
Io gioco con il mio gatto mentre sono ancora a letto. Ecco cosa basta. Il gatto è saltato dalla spalliera su di me, si è rovesciato sul mio petto e allora ho aperto gli occhi; salta perché li apra; le feu de ses prunelles pâles, direbbe Baudelaire che amava i gatti egizi, mi fissava: le prunelles immobili, lo ripeto, hanno questo potere di svegliarmi e poi mi avvolgono e mi superano con il loro campo visivo. È come se con i primi piani che emergono dall'ombra, il gatto individuasse misteriose presenze alle mie spalle, quelle che mi trascino e io non vedo.
Forse ci sono davvero – penso – i poveri fantasmi miei.
Da L'occhio del gatto, in Romanzi, Mondadori, 2010, p. 692. ISBN 978-88-04-59419-2
La montagna dovrebbe servire per salire, ma anche, e soprattutto, per discendere. Verso la gente.
Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992, p. 44. ISBN 88-8598-826-2
La poesia è registrazione rapidissima di momenti chiave della nostra esistenza. In ciò è pura, assoluta, non ha tempo di contaminarsi con nulla. Nemmeno con i nostri dubbi.
Parliamone. Come di un capriccio. / Senza il buonsenso che la notte / per stanchezza prelude. O la felicità / per albe che non mutano il mutabile. / L'importante è parlarene / come di tutte le cose / di cui sarebbe meglio tacere.
Da Parliamone, in Immagine e somiglianza, Rizzoli, 1982.
Sento dire in questi giorni, che Marcello Marchesi è stato il Campanile dei poveri. E ciò, oltre che sciocco, è crudele. Comunque, non c'entra. Più esatto, anche se paradossale, sarebbe: Marchesi è stato il Campanile dei ricchi. Ma, di nuovo, non c'entra affatto lo stereotipo della ricchezza. Intendo ricchi non di denaro, di altre cose: di amici, solerti e un po' distratti, di amiche, belle (addirittura dalla carnalità inscenata, tipo varietà vecchia maniera), di benessere, nel senso di ottimo livello domestico più che di libretto bancario, di capacità frettolosamente mondane, di contatti anche effimeri, soprattutto di una sottile disperazione urbana.
Da Corriere della Sera, 21 luglio 1978; citato in Aldo Grasso, Storia della televisione italiana, Garzanti, 1992, p. 164. ISBN 88-11-73819-9

Film

La cuccagna (1962)
Questa specie d'amore (1972)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026