Ritratto di Angelo Maria Ripellino
Unknown authorUnknown author · Public domain

Frasi

Frasi di Angelo Maria Ripellino

11 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 11 citazioni di Angelo Maria Ripellino, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Angelo Maria Ripellino (traduttore e poeta italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Angelo Maria Ripellino

Dove ci incontreremo dopo la morte? / Dove andremo a passeggio? / E il nostro consueto giretto serale? / E i rammarichi per i capricci dei figli? / Dove trovarti, quando avrò desiderio di te, dei tuoi occhi smeraldi, / quando avrò bisogno delle tue parole? / Dio esige l'impossibile, / Dio ci obbliga a morire. / E che sarà di tutto questo garbuglio di affetto, / di questo furore? Sin d'ora promettimi / di cercarmi nello sterminato paesaggio di sterro e di cenere, / sui legni carichi di mercanzie sepolcrali, / in quel teatro spilorcio, in quel vortice / e magma di larve ahimè tutte uguali, / fra quei lugubri volti. Saprai riconoscermi?
Da Poesie: , a cura di Alessandro Fo, Antonio Pane e Claudio Vela, Einaudi, Torino, 1990. ISBN 88-06-11756-4. Citato in Dove ci incontreremo dopo la morte?, fondazionegraziottin.org, 8 ottobre 2008.
Vivere è stare svegli / e concedersi agli altri, / dare di sé sempre il meglio / e non essere scaltri. / Vivere è amare la vita / coi suoi funerali e i suoi balli, / trovare favole e miti / nelle vicende più squallide...
Da Poesie, p. 21.
E ancor oggi, se andate in un piovoso tramonto d'autunno alla periferia di Leningrado, vi sembrerà di trovarvi la luce e le immagini delle strofe blokiane. Quel sentore palustre, quella natura malinconica e singhiozzante, quel gocciolìo che cancella i contorni degli uomini.
Citato in Valerio Magrelli, Prefazione, in Aleksandr Blok, Poesie, Guanda, 2000.
La materia di questi suoi versi è un fitto tessuto di nebbia, da cui si profilano, sotto improvvisi bagliori di gelida luce, evanescenti scenari boreali, sconfinate pianure seleniche, mute distese sonnolente, pervase di languidezza, di morbida malinconia. Il mondo è intravisto come attraverso un diffusore che appanni e renda fluttuanti e senza contorni paesaggi e figure. [...] La poesia di Blok «registra», come una sottilissima membrana, trame impalpabili di confusi presagi, echi di arcaichi fruscii, palpiti di abissali lontananze.
Da Studio introduttivo, in Aleksandr Blok, Poesie, Guanda, 2000.
I vaporosi paesaggi di queste poesie, soffusi di trasognata tenerezza, somigliano a quelli dei quadri sacri di Nesterov, a cui Blok sembra attingere anche le frequenti metafore di vita monastica.
La poesia blokiana si sviluppa dunque come un romanzo lirico, incentrato sulla figura reale del poeta. Un romanzo folto di contrasti e di antitesi, il cui eroe si trasforma da cavaliere in pagliaccio, da paladino teologico in cliente di bettole, pencolando fra il misticismo e la perdizione.
La condanna di Boris Leonidovič, della quale hanno avuto gran parte le invidie, le gelosie, i risentimenti dei pennivendoli zelanti che già spinsero Majakovskij al suicidio, è anche la condanna di tutta la sua generazione. Nell'opera di Pasternak, l'epoca è certamente resa meglio e con più intensità che nelle odi trionfali di tanti poeti che il tempo spazzerà inesorabilmente.
da Il caso Pasternak, 2 novembre 1958, Giangiacomo Feltrinelli Editore.
Tutte quelle luci che inseguivano in prospettive diverse, anche verticali e si rimandavano l’insensatezza del loro vuoto, come in un reciproco ed ebete barbaglio di specchi, davano fiato illusorio a un incubo di claustrofobia che indicava l’Eden di Gian Carlo Riccardi. Ecco negli spazi, ricrearsi il luogo chiuso, la cella, la prigione, il labirinto pittorico d’un regista visionario. Si viaggia ai limiti dell’utopia, dominio sui cui fantomatici orizzonti lo sguardo del giovane autore si appuntava, probabilmente fin quando, dalle ribalte, frugava nel buio alto delle platee, oltre i muri dei sistemi e delle strutture di sempre.
Da L'Espresso, 1973

Frasi da «Praga magica»

O forse non c'é bisogno di risalire cosí lontano: semplicemente ero uno dei molti figurinai e stuccatori italiani che nel secolo scorso affluirono a Praga, aprendovi negozi di statuette di gesso. Benché sia più probabile che io appartenessi alla folta schiera di quelli che, a ogni ora del giorno, giravano per le viuzze e i cortili della capitale boema con un organetto, nella cui parte anteriore splendeva un teatrino invetriato. Posavo l'organetto su un tréspolo, alzavo la tela di cànapa che lo ricopriva e, al volgersi della manovella, nella bacheca raffigurante una fuga di piccole sale con sfondo di specchi danzavano a coppie minuscoli vagheggini in marsina e calzoni bianchi, bianche damine con la crinolina e la pettinatura a paniere ed esigui ventagli. (Da Parte prima, p. 7)
Quanto a Kafka, come tutti sanno, suo padre Herrmann (o Heřman) era nato nel villaggio di Osek presso Strakonice (Boemia meridionale) nella famiglia di un beccaio israelitico. [...] L'insegna della bottega del padre raffigurava un nero uccello, una kavka, ossia una cornacchia, eine Dohle. Con un nome ceco di sua invenzione egli chiama Odradrek un rocchetto di filo che sale e scende le scale su due bacchette, un'ammatassata parvenza, paragonabile agli smemorati e imperfetti angeli dell'ultimo Klee. (Da Parte prima, pp. 42-43)
Alla stirpe degli automi praghesi appartiene Odradek, il rocchetto di refe a forma di stella, che sta in piedi e va in giro nel racconto kafkiano Il cruccio del padre di famiglia. La sua pragheità vien rafforzata dal nome, che non è un astratto Klangmaterial, come, poniamo, Ango Laina di Blümner, ma un vocabolo ceco contiguo al verbo «odraditi»: dissuadere. Tutta una rêverie si potrebbe impostare su questo groviglio di filo agglobato, metà fantoccio metà oggetto ambiguo, che emette un suono «simile al frusciar di foglie cadute»: dibattere se sia un'Alruna meccanica, della natura di quella che fabbrica, nel Gatto Murr, Mastro Abramo, o un rottame comprato al tandlmark, che obbedisca a un segreto impulso di animazione, come le due buffe palline di celluloide bianca addogata d'azzurro, che saltellano alla zannesca nella stanza di Blumfeld, scapolo non più giovane. (Da Parte prima, pp. 178-179)

Scheda del libro «Praga magica»

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026