Frasi
Frasi di Angelo Poliziano
17 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 17 citazioni di Angelo Poliziano, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Angelo Poliziano (poeta, umanista e filologo classico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Angelo Poliziano
Ben venga Maggio e il gonfalon selvaggio! / Ben venga primavera Che vuol ch'uom s'inamori. / E voi, donzelle, a schiera, con li vostri amadori, / Che di rose e fiori Vi fate belle il maggio, / Venite alla frescura Delli verdi arbuscelli.
La notte è lunga a chi non può dormire, / ma ancora è breve a chi contento giace [...].
[...] le opere dei poeti sono piene delle dottrine dei filosofi e delle scoperte dei filologi.
Venite al ballo, giovinetti e donne, / entrate in questa stanza / ove balla Speranza, / la cara iddia degl'infelici amanti; / e balleran cantando tutti quanti, | [...].
Detti piacevoli
Diceva un nuovo pesce: – La roba a' compagni, l'anima al diavolo, la carne a' coltelli. –
Diceva uno, parlando di non so chi, che egli aveva più passione che un venerdì santo.
Giostrandosi a questi dì et essendo caduto un giostrante, fu uno nella piazza che disse: – Un bel cader tutta la vita onora! –
«Tu fai come il can di Buttigrone». Questo cane dicono che andava sempre drieto a chi meglio era vestito.
Uno disse a un altro: – Tu hai tanta superbia perché 'l grano val poco! –
Frasi da «Fabula di Orfeo»
Udite, selve, mie dolce parole, / poi che la ninfa mia udir non vuole. / Ben si cura l'armento del pastore: / la ninfa non si cura dell'amante, / la bella ninfa che di sasso ha 'l core, / anzi di ferro, anzi l'ha di diamante. / Ella fugge da me sempre davante / com'agnella dal lupo fuggir suole. (p. 144)
Dicono di «Fabula di Orfeo»
In virtù di questo spazio creativo, appunto, nello spazio di soli «dua giorni», era nato uno dei prototipi del melodramma: il cui prestigio avrebbe contribuito nei secoli successivi – mutati gli esiti della trama in un più compiacente lieto fine – al favore goduto dal soggetto di Orfeo ed Euridice nel teatro musicale italiano, fino ai fasti europei del libretto di Calzabigi per l'azione teatrale musicata da Gluck. (Stefano Carrai)
Stanze – Citazioni
Ah quanto è uom meschin, che cangia voglia / per donna, o mai per lei s'allegra o dole, / e qual per lei di libertà si spoglia / o crede a sui sembianti, a sue parole! / Ché sempre è più leggier ch'al vento foglia, / e mille volte el dì vuole o disvuole: / segue chi fugge, a chi la vuol s'asconde, / e vanne e vien, come alla riva l'onde. (p. 44)
Dolce Paura e timido Diletto, / dolce Ire e dolce Pace insieme vanno; / le Lacrime si lavon tutto il petto / e 'l fiumicello amaro vrescer fanno; |Pallore smorto e paventoso Affetto / con Magrezza si duole e con Affanno; / vigil Sospetto ogni sentiero spia, / Letizia balla in mezzo della via. (p. 81)
Stanze – Stefano Carrai
Se il trionfo di Lorenzo era stato cantato dal poeta più alla moda nella Firenze degli anni Sessanta, vale a dire Luigi Pulci, ad assumersi il compito di celebrare sullo stesso metro dell'ottava rima l'impresa di Giuliano era ora l'astro nascente dell'umanesimo toscano, quell'«homericus adulescens», entrato di recente in casa del Magnifico, che dal borgo natio avrebbe tratto il nome di Poliziano.
Il poemetto ch'egli condusse avanti per centosettantuno stanze però non giunse mai al termine. Già la prematura scomparsa della bella dama, Simonetta Cattaneo Vespucci in nome e ad onore della quale il vincitore aveva combattuto dovette fargli nascere qualche dubbio circa l'opportunità di proseguire nella stesura. La tragica fine di Giuliano stesso, trucidato dai pugnali dei congiurati nell'aprile del '78, lo convinse una volta per tutte a lasciare quell'abbozzo nel cassetto, almeno finché un oscuro ammiratore, Alessandro Sarti, non venne a riscattarlo dall'oblio facendolo stampare a Bologna – insieme con lOrfeo e con due liriche in volgare – appena un mese prima della morte dell'ormai insigne filologo.
La corretta interpretazione dellincipit delle Stanze consente insomma una sorta di recupero del programma del Poliziano, il quale si proponeva evidentemente di non allontanarsi dalla tradizione e di far posto a sua volta, giunto che fosse a parlare della giornata del torneo, alla descrizione del solenne corteo («le gloriose pompe»), cui avrebbe dovuto seguire la narrazione dei «fieri ludi».
Dicono di Angelo Poliziano
L'ambiente neoplatonico in cui il poeta visse e si educò seppe dare quel soffio di idealità e di adorazione dell'arte che costituisce, senza alcun dubbio, uno dei miti più vitali della poesia quattrocentesca e rinascimentale. Non a caso vi si ispirerà (Stanze, I, 99 sgg.) Botticelli per quella sua Nascita di Venere che si trova oggi agli Uffizi.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026