Ritratto di Antonio Fogazzaro
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Frasi

Frasi di Antonio Fogazzaro

85 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 85 citazioni di Antonio Fogazzaro, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Antonio Fogazzaro (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Antonio Fogazzaro

Il lume nasce e muore; / che riman dei tramonti e delle aurore? / Tutto, Signore, / tranne l'eterno, al mondo / è vano.
Da A sera, in Piccolo mondo antico , Mondadori, 1964, p. 352.
La sua vita era questa. Sull'alba andava alla messa dell'arciprete. Lavorava fino alle undici. Mangiava pane, erbe, frutta, non beveva che acqua. Nel pomeriggio lavorava per niente le terre delle vedove e degli orfani. La sera, seduto sulla sua porta, parlava di religione.
Da Il Santo, cap. V, III.
Se è vero che il romanzo è la forma prevalente del sentimento poetico del nostro tempo, la povertà dell'arte italiana è ben grave.
Citato in Giulio Cattaneo, Introduzione, in Antonio Fogazzaro, Piccolo mondo antico, Newton Compton, 2010, p. 7.

Discorsi

[...] l'ingegno di Giacomo Zanella fu per eccellenza italiano. Nessuno fra i nostri poeti di questo secolo si è intinto, direi, quanto lui, alla superficie, nelle letterature straniere, restandone, quanto lui, intatto nel cuore. Egli si assimilò tutto che poté trovare nei poeti stranieri di chiaro, di corretto, di misurato, di conforme all'indole italica; la sua natura respinse inesorabilmente il resto. [...] Trovo poi che la profonda italianità sua fu temperata, colorata d'un carattere regionale spiccatissimo, che fu per eccellenza una italianità veneta. (p. 36)
[...] quella poesia in cui Giacomo Zanella, giunto alla maturità dell'ingegno, meglio specchiò sé stesso, è [...] latinamente grave, precisa, chiara, religiosa, venetamente conservatrice, conciliatrice, sempre mite, talvolta molle.
Essa venne sorgendo in mezzo all'opera abbondante dello scrittore come, in qualche solitudine, un insigne monumento sacro sorge fra le pietre sparse e le minori dimore di coloro che vi lavorano. Essenzialmente lirica, quindi disgregata e frammentaria in apparenza, ha veramente l'organismo di una potente unità. (p. 37)
La potenza della ragione è piuttosto ammirata che amata dagli uomini. Il comune degli uomini par credere a un antagonismo naturale fra la lucidità della ragione e il calore dell'affetto. Un uomo del quale vien detto che si governa in tutto secondo ragione, è spesso giudicato avere il cuore freddo. Poco diversamente giudica il mondo coloro che sa dediti all'amor di Dio. Li stima assorti nel Creatore e freddi verso le creature. Ne l'uno né l'altro di questi erronei giudizii umani sono senza scusa. Essi hanno realmente alcune apparenze a loro favore. Molte volte la ragione e l'affetto appariscono contraddirsi nella vita per modo che la prima ne prende quasi un colore odioso. Molte volte si vedono uomini dediti a un ascetismo sincero, alla preghiera, alla penitenza, che esercitano la carità verso il prossimo per ossequio a un padrone severo, per mortificazione di se stessi, senza calore d'anima, senza fuoco d'amore né per la famiglia né per la patria né per l'umanità, e paiono assiderati nel loro ascetismo. (p. 159)

Frasi da «Il mistero del poeta»

Quando Dio volle s'arrivò a quel malinconico Assmannshausen, un villaggio posato in fondo al valloncello di vigneti grigi per cui eravamo scesi, sul fiume stretto, scuro e iracondo. Mancando quasi un'ora all'arrivo del treno, Violet e io entrammo nella stazione, mentre gli altri andavano a bere il celebre vino rosso del paese. (cap. XLIII, pp. 353-354)

Scheda del libro «Il mistero del poeta»

Frasi da «Malombra»

Dove trovate un italiano bastantemente colto che vi parli come vi parlo io dell'arte? La grande maggioranza degli uomini educati non ne capisce niente, ma si guarda molto bene dal confessarlo. È curioso di star ad ascoltare un gruppo di questi sciocconi ipocriti davanti ad un quadro o a una statua, quando fanno una fatica del diavolo per metter fuori dell'ammirazione, credendo ciascuno di aver che fare con degli intelligenti. Se potessero levarsi la maschera tutti ad un tratto, udreste che risata!
Fuori del recinto le sponde che guardano mezzogiorno verdeggiano di ulivi frequenti, parlano di dolci invernate.
Io non sono amico di certe mollezze sentimentali moderne; io credo che è molto bene per l'uomo di ripassare ogni tanto le lezioni e i precetti ch'egli ha avuto, direttamente o indirettamente, dalla sventura, e di non lasciarli estinguere, di rinnovare il dolore, perché è il dolore che li conserva. E poi il dolore è un gran ricostituente dell'uomo, credete; e in certi casi è un confortante indizio di vitalità morale, perché dove non vi è dolore, vi è cancrena.

Scheda del libro «Malombra»

Frasi da «Miranda (Fogazzaro)»

IL LIBRO D'ENRICO
I
Miranda, dolce nome.
Ella sedea
Sul picciolo sedile a piè degli olmi,
Qual se le Grazie ve l'avesser posta.
Mio zio parlava del buon tempo antico;
Era scura la sera; io la guardai
Larghe e rade sentimmo in quel momento
cader di piova repentina;
Ella surse la prima, io dopo tutti. (p. 41)
XIX
Da molto tempo non apersi il libro.
Tutto m'irrita, l'ozio ed il lavor;
E, stanco, di posar non trovo loco.
Nell'inerte pensier richiamo a stento
La sua voce, il suo sguardo, il suo sorriso.
T'amo, sì t'amo, ognor mi sei presente!
Stasera dànno il «Faust». Furbo dottore,
Si comperò coll'anima l'amore,
E poi gabbò l'inferno
Che venduto gli aveva merce rubata
Al padre Eterno.
Ci andrò. Lo spirito mio sete ha di canti. (p. 60)

Frasi da «Piccolo mondo antico»

Tante figure umane piene di rancori che si credevano eterni, di arguzie che parevano inesauribili, fedeli ad abitudini di cui si sarebbe detto che solo un cataclisma universale potesse interromperle, figure non meno familiari di quegli alberi alle generazioni passate, e scomparse con essi. (2010, p. 24)
I due ricci pendenti a lato della sua mansueta bruttezza avevano un particolare accento di rassegnazione sotto l'ombrello del marito, proprietario, ispettore e geloso custode di tante eleganze. (2010, p. 26)
Falso occhio mobile, / Mento pelato, / Lingua di vipera / Cor di castrato, / Branche policrome, / Bisunto saio, / Maiuscolissimo / Cappello a staio. / Ecco l'immagine / Del vil Tartufo / Che l'uman genere / E il cielo ha stufo. (1957, p. 29,)
Austriacante per paura, mentre la padrona di casa lo era per convinzione. (2010, p. 33)
Fra tante difficoltà, fra tante angustie. Pure, pensava adesso, se il matrimonio si fosse fatto pubblicamente, pacificamente, col solito proemio di cerimonie ufficiali, di contratti, di congratulazioni, di visite, di pranzi, tanto tedio sarebbe riuscito più ripugnante all'amore che questi contrasti. (2010, p. 36)
Certi volumi di giurisprudenza dormivano sotto un dito di polvere, e non una foglia della piccola gardenia in vaso, sul davanzale della finestra di levante, ne aveva un atomo solo. Questi eran già sufficienti indizi, là dentro, del bizzarro governo d'un poeta. (2010, p. 37)
Aveva collere pronte, impetuose, fugaci; non sapeva odiare e nemmanco risentirsi a lungo contro alcuno. (2010, p. 38)
Egli aveva appena posato le mani sullo strumento che la sua immaginazione si accendeva, l'estro del compositore passava in lui e nel calore della passione creatrice gli bastava un fil di suono per veder l'idea musicale e inebbriarsene. (2010, p. 38)
Focoso e impetuoso com'era, Franco aveva tuttavia la semplice tranquilla fede d'un bambino. Punto orgoglioso, alieno dalle meditazioni filosofiche, ignorava la sete di libertà intellettuale che tormenta i giovani quando la loro ragione ed i loro sensi cominciano a trovarsi a disagio nel duro freno di una credenza positiva. (2010, p. 39)
Franco entrò in sala mentre la voce nasale diceva le soavi parole «Ave Maria, gratia plena» con quella flemma, con quella untuosità, che sempre gli mettevano in corpo una tentazione indiavolata di farsi turco. (2010, p. 40)
Dei paeselli di Casarico e di S. Mamette, accovacciati sulla riva come a bere. (2010, p. 47)
Le case [...] tutte bianche e ridenti verso l'aperto, tutte scure verso quell'altra disgraziata fila di case che si attrista dietro a loro, somigliano certi fortunati del mondo che di fronte alla miseria troppo vicina prendono un sussiego ostile, che si stringono l'uno all'altro, si aiutano a tenerla indietro. (2010, p. 48)
Resistendo a quelle carezze perché vi sentiva una gratitudine di cui non avrebbe sopportate le parole. (2010, p. 49)
Che, insieme a uno squisito sentimento della vita come dovrebb'essere, possedeva un senso acuto della vita com'è realmente. (2010. p. 51)
Ricevette l'abbraccio commosso de' suoi nipoti senza corrispondervi, quasi seccato da una dimostrazione superflua, seccato che non accogliessero più semplicemente una cosa tanto semplice e naturale. (2010, p. 59)
Offerse la sua servitù alla signora Teresa riveritissima, la sua devozione alla sposina amabilissima, la sua osservanza allo sposo compitissimo. (2010, p. 59)
Vi fu dunque nelle sue parole un grammo di sincerità, un grammo d'oro che bastò a dar loro il suono del buon metallo. (2010, p. 75)
Aveva risposto a Franco quasi aspramente come se l'affetto del vivo offendesse in qualche modo l'affetto della morta. (2010, p. 84)
V'impresse una violenza d'amore più forte che tutti gli insulti, che tutte le bassezze odiose del mondo. (2010, p. 87)
Chi passando per l'alto lago avesse potuto discernere tutte queste figure meditabonde, inclinate all'acqua, senza veder le bacchette né i fili né i sugheri, si sarebbe creduto nel soggiorno d'un romito popolo ascetico, schivo della terra, che guardasse il cielo giù nello specchio liquido, solo per maggiore comodità. (2010, p. 94)
Il Biancòn aveva, a sua insaputa, una discreta dose di mansuetudine in un doppio fondo che Iddio gli aveva fatto nel cuore senza avvertirnelo. (2010, p. 95)
Davvero, egli non aveva coscienza di sé come di un organismo distinto dall'organismo governativo austriaco. [...] Il suo vero Iddio era l'Imperatore; rispettava quello del cielo come un alleato di quello di Vienna. (2010, pp. 95-96)
Per la solità bontà che ad ogni simile contrasto saliva saliva silenziosamente dietro le renitenze dello zio fino a sormontare, a coprir tutto con una larga onda di acquiescenza o almeno con la frase sacramentale «del resto, fate vobis». (2010, p. 101)
Mi pare che qualcuno potrebbe dire: che obbligo ha Iddio di regalarci l'immortalità? L'immortalità dell'anima è una invenzione dell'egoismo umano che in fin dei conti vuol far servire Iddio al comodo proprio. Noi vogliamo un premio per il bene che facciamo agli altri e una pena per il male che gli altri fanno a noi. (2010, p. 104)
«[...] Guarda la forma di questa rosa, guarda il portamento, guarda le sfumature, le venature di questi petali, guarda quella stria rossa; e senti che odore, adesso! E lascia star la filosofia.»
«Lei è nemico della filosofia?», osservò il professore, sorridendo.
«Io sono amico», rispose Franco, «della filosofia facile e sicura che m'insegnano anche le rose.» (2010, p. 105)
Un tenace, fiero sentimento d'indipendenza intellettuale resisteva in lei all'amore. Ella poteva tranquillamente giudicar suo marito, riconoscerne le imperfezioni e sentiva ch'egli non poteva altrettanto, lo sentiva umile nel suo amore, devoto senza fine. (2010, p. 110)
Vi sono anime che negano apertamente la vita futura e vivono proprio secondo la loro opinione, per la sola vita presente. Queste non sono molte. Poi vi sono anime che mostrano di credere nella vita futura e vivono del tutto per la presente. Queste sono alquanto più. Poi vi sono anime che alla vita futura non pensano e vivono però in modo da non mettersi troppo a repentaglio di perderla se c'è. Queste sono più ancora. Poi vi sono anime che credono veramente nella vita futura e dividono pensieri e opere in due categorie che fanno quasi sempre ai pugni fra loro: una è per il cielo, l'altra è per la terra. Queste sono moltissime. Poi vi sono anime che vivono per la sola vita futura nella quale credono. Queste sono pochissime e la signora Teresa era di queste. (1957, pp. 115-116)
«Il colèra», disse Luisa, «se avesse giudizio, potrebbe fare bellissime cose; ma non ne ha.» (2010, p. 124)
Aveva del resto un inconscio bisogno di amare senza speranza per potersi poi compiangere, per la voluttà di un doppio intenerimento, verso una bella creatura e verso se stesso. (2010, p. 146)
Ella entrò frettolosa, con la testolina bionda chiusa in un gran cappuccio nero, come una primavera travestitasi, per chiasso, da dicembre. (2010, p. 146)
Franco si divertì a spegner il lume e osservò che la filosofia poteva trovarsi male al buio, ma che la poesia ci si trova benissimo. (2010, p. 147)
Così ciascuno dei critici saliti nella navicella d'un grande poeta si crede fare una via differente. Chi stima dirigersi verso un ideale, chi verso un altro, chi stima accostarsi a un modello, chi a un altro, chi andar avanti, chi tornar indietro; e il poeta li commove, li scuote col suo verso tutti insieme, li porta sulla propria via. (2010, pp. 147-148)
E quanto ai dolori che non vengono dagli uomini ma dalle condizioni stesse della vita umana, le pareva di ammirar coloro che vi resistono per una forza loro propria sopra quegli altri che invocano e ottengono aiuto dallo stesso Essere onde furono percossi. (2010, p. 136)
Non lasciò più la dolce mano, la tenne egli pure come l'avrebbe tenuta un amante, non guardando mai Luisa, serbando impassibile il viso e rigida la persona. Parlava con la mano sola, con l'anima nel palmo e nelle dita. (2010, p. 149)
«Dio, le ragioni! Le ragioni si sentono, le devi sentire senza che io te le dica!» (2010, p. 154)
Come la religione favorisca i sentimentalismi deboli, com'essa che predica la sete della giustizia sia incapace di formare negl'intelletti devoti a lei il vero concetto di giustizia. (2010, p. 156)
Lo aveva capito bene. Del resto era tanto tempo ch'egli aveva capito una cosa! Che cosa? Oh, una cosa naturale! Naturalissima! Meritava egli di essere amato da lei? No certo; egli era un povero disutile e niente altro. Non era naturale che dopo averlo conosciuto bene, ella lo amasse meno? Perché certo certo lo amava meno di una volta!
Luisa tremò che questo fosse vero, disse «no, Franco, no» e lo sgomento di non saperlo dire con energia bastante le paralizzò la voce. Egli che aveva sperato una smentita violenta, sussurrò atterrito: «Dio mio!». (2010, p. 165)
No caro Pasotti! [...] Non si cercano oggi tutte le vie di affamare la mia famiglia e me, per offrirci domani del pane sporco. (p. 175, 2010)
Era un amico, aveva errato gravemente, gravissimamente, ma con una buona intenzione. Dove andavano a finire le massime di Franco, la carità, il perdono delle offese, s'egli non perdonava neppure a chi aveva voluto fargli del bene? (2010, p. 178)
La ribelle intravveduta, sentita qualche volta da Franco attraverso l'amante, la creatura dall'intelletto forte sopra l'amore e orgoglioso, non potuta mai conquistare interamente, gli stava ora di fronte, tutta vibrante nella coscienza della sua ribellione. (2010, p. 179)
Non ho mai potuto veramente sentire, per quanto mi sforzassi, questo amore di un Essere invisibile e incomprensibile, non ho mai potuto capire il frutto di costringer la mia ragione ad accettare cose che non intende. (2010, p. 181)
Ebbe un momento l'idea di spogliarsi, l'abbandonò subito poiché sua moglie stava alzata a lavorare. Tolse la coperta, si coricò vestito. (2010, p. 184)
Confessa che voialtri credenti amate le vostre credenze anche perché sono un comodo riposo dell'intelletto. (2010, p. 200)
Disprezzò la pioggia scrosciante che le batteva sul capo e sulle spalle, che la cingeva d'un torbido velo e di strepito. Le piaceva, forse, quella passione delle cose intorno alla sua propria. (2010, p. 210)
Tutto vibrante di una commozione senza nome. (2010, p. 225)
Egli ebbe il senso di una irreparabile rovina nell'anima di lei e tacque. (2010, p. 225)
Pianse, al buio, la sua figliuola, senza ritegno, senza nemmeno quel ritegno che vien dalla luce. [...] Parole incomposte di strazio e di fede ardente, chiamando Dio in aiuto, Dio, Dio che lo aveva colpito. (2010, p. 226)
Se realmente esisteva una Intelligenza, una Volontà, una Forza padrona degli uomini e delle cose, la mostruosa colpa era sua. [...] Meglio la signoria della Natura senza Dio, meglio un padrone cieco ma non nemico, non deliberatamente cattivo. (2010, p. 228)
Friend era infermo da due giorni. Tutta la brigata si commosse e lamentò il caso con la segreta speranza che il maledetto mostro fosse per crepare. (2010, p. 229)
Per fortuna la guardia [...] era un galantuomo che mangiava a malincuore il pane austriaco per non averne potuto trovare altro. (2010, p. 240)
Sai neanche immaginare cosa tu sei per me e cosa farei per non darti senza necessità un piccolo dolore, mentre pare che a te non importi nulla di lacerarmi l'anima? (2010, p. 271)
Parlavano della futura Italia [...] ma si sentiva che non importava loro un fico secco della vita pur di farla libera, questa vecchia patria, e grande. [...] «I nostri figli ci faranno il monumento, ma dopo verranno, mi capisce, con licenza, quelle figure porche dei nostri nipoti, e mi par di sentirli: "Come l'han fatta da cani", diranno, "quei vecchi insensati l'Italia!".» (2010, p. 272)
Una vecchia, che aveva tre figli fra quei soldati, gridava loro, tutta scarmigliata ma non piangente, che si ricordassero del Signore e della Madonna. «Sì», brontolo un vecchio sergente che li accompagnava, «ca s'ricordo del Sgnour, d'la Madonna, del Vescov e del prevost!» I soldati molto pratici del «prevost», la prigione militare, risero della barzelletta e il battello partì. (1957)

Scheda del libro «Piccolo mondo antico»

Frasi da «Piccolo mondo moderno»

Aperse la finestra, bevve l'aria fredda, scura e muta. (2011, p. 25)
Prese un'aria di Sibilla restìa. (2011, p. 28)
Mi accoravo del mio inganno come di non saper decifrare in me stesso i desideri che mi rendevano inquieto. (2011, p. 41)
Mi pareva che avessero acqua nelle vene, acqua santa, se vuole, ma troppo diversa da quel sangue pieno di fuoco latente che mi sentivo io. (2011, p. 42)
Mi piaceva sopra tutto, credo, perché mi ero accorto di piacere a lei. (2011, p. 42)
Ha finito per tanto tempo di sdilinquirsi per la bellezza che ora si crede sincero. (2011, p. 66)
Che forse la sessa intera religione cattolica era un grande spettrale cadavere in piedi come l'abbazia. (2011, p. 75)
«Lei?» diss'egli ridendo. «Un mondano come Lei?»
«Io non sono un mondano, caro Maironi. Io prendo interesse a osservare le vanità mondane e non sono mondano come un astronomo non è celeste.» (2011, pp. 75-76)
Una religione nuova! Poniamo, se vuole, la religione mia, ch'è la religione del dubbio, una religione che invece di obbligarci a credere quello che non si può sapere, ci proibisce di negarlo e c'impone il dubbio, il quale è infinitamente più sapiente e utile della fede, poiché ci dispone a tutte le possibilità! (2011, p. 78)
«Ecco, i cattolici, come sono» ribatté Dessalle, sorridendo. «Ci vogliono addirittura empi. Più ci avviciniamo a voi, meno ci sopportate. Si potrebbe sostenere benissimo che la vostra religione insegna l'odio del prossimo». (2011, p. 79)
Di lunghe frondi mobili ai fiati vagabondi della notte. [...] Un'ora beata in quel solingo incanto di marmi e di luna, fra le rose inquiete, accennanti un voluttuoso invito. (2011, p. 103)
Le facce compunte dei devoti stupidamente prostrati, come a lui pareva, ciascuno davanti a un piccolo specchio, guardandovi un piccolo Iddio della propria mente. (2011, p. 131)
Si ritirò accigliato dentro le trincee della propria dignità. (2011, p. 150)
Una fisionomia da Sfinge che non vuol proporre il suo enigma. (2011, p. 187)
Ogni cosa vi ha l'impronta di un sentimento, di una personale idea di bellezza, che ci movono a sospirare per un triste, indefinibile senso dell'assenza di qualcuno che ivi passò e che avremmo amato. (2011, p. 237)
Se tutte le note musicali volessero essere il la perché il la comanda, addio musica! (2011, p. 241)

Scheda del libro «Piccolo mondo moderno»

Dicono di Antonio Fogazzaro

Egli poneva nell'opera sua la poesia degli affetti profondi, la bellezza delle memorie, il sacro mistero della morte. Non era, no, uno di uomini alteri che si pongono di fronte all'universo e si illudono di pesarlo e di definirlo. Era l'uomo del piccolo mondo antico e del piccolo mondo moderno, della sua gente, della gente del suo sangue, della gente del suo amore. Cercava, non l'uomo, ma gli uomini, ed in tutti gli uomini quel senso del divino dal quale si sentiva gloriosamente acceso il cuore nel petto. Aveva bisogno della intimità degli spiriti e delle cose.
Renato Simoni
Fogazzaro è il poeta della ereditarietà, come Zola ne è il clinico: ma il segno delle discendenze è, per lui, quasi esclusivamente spirituale; è un brivido rivelatore, è una rapida e commossa intuizione, è la possente trasmissione di due misteri alti e nostalgici: Dio e l'amore.
Renato Simoni
Si compiace ne' suoi romanzi di analizzare minutamente la sottile anima femminile, idealizzandone il valore, e trascura i personaggi maschili che appaiono quasi sempre o evanescenti o irreali: direi anzi che il Fogazzaro ha dato ai suoi uomini anima femminile, alle sue donne anima virile.
Lorenzo Gigli
Tra gli autori di ieri, a Fogazzaro va la mia convinta simpatia. Ma resta per me insuperata l'attrattiva verso la stupenda costruzione logica delle pagine di Biagio Pascal.
Giulio Andreotti

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026