Frasi
Frasi di Arrigo Petacco
13 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 13 frasi di Arrigo Petacco: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Arrigo Petacco (scrittore, giornalista e storico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Arrigo Petacco
Alla memoria di Norma, la cui famiglia lamentava altri sette infoibati, nel dopoguerra venne un riconoscimento autorevole. L’Università di Padova, su proposta di Concetto Marchesi e con l’unanimità del Consiglio della facoltà di lettere e filosofia, le conferì la laurea honoris causa. In quell’occasione, qualcuno obiettò che Norma non meritava tale riconoscimento perché "non era caduta per la libertà", ma Concetto Marchesi, benché militante comunista, affermò che Norma Cossetto era caduta per l’italianità dell’Istria e che meritava più di chiunque altro quel riconoscimento.
Cavour, Garibaldi e Mazzini sono i padri della Patria ma per la verità si odiavano, tutti quanti tra di loro si odiavano moltissimo. Cavour ha giocato Garibaldi, lo ha strumentalizzato, Garibaldi si è difeso contro di lui, Mazzini era odiato da entrambi, però la Storia li vuole tutti insieme perché tutto sommato tutti e tre hanno contribuito all'unificazione nazionale (Intervista ad Arrigo Petacco autore del "Il Regno del Sud")
«Crocco» però non era un patriota, bensì un criminale comune feroce e sanguinario. (da La regina del sud, Mondadori, 1992, p. 176)
Dell'annessione dell'Austria al Terzo Reich, che era uno dei progetti prioritari di Hitler, al solo parlare Mussolini si spazientiva. Oltre che per l'amicizia personale che lo legava al cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss, non gradiva affatto l'idea di ritrovarsi il Terzo Reich al Brennero.
Il Meridione non era in mano a un Paese abbandonato come lo racconta la storia risorgimentale, a Napoli c'era la ferrovia prima che a Torino, a Napoli costruivano le prime navi a vapore che a Genova non le costruivano ancora, nel Regno di Napoli c'erano le acciaierie, il ferro, la ghisa, costruivano già i ponti di ferro! C'era già in embrione una notevole promessa di sviluppo industriale. I nordisti si presero tutto, arrivò un certo Bastogi da Livorno che si prese tutto il monopolio delle ferrovie e praticamente il nord impedì al sud di crescere ed è venuto fuori quello che è venuto fuori. (Intervista ad Arrigo Petacco autore del "Il Regno del Sud")
L'uccisione di Umberto I – a quanto riportò – era il risultato di un complotto ordito a Paterson da un gruppo di affiliati alla «vera» Mano Nera: quella anarchica. Gaetano Bresci era stato estratto a sorte, quale esecutore del regicidio, mediante l'estrazione dei numeri della tombola, un sistema molto in uso anche fra i malviventi di New York. (da Joe Petrosino, Oscar Storia, Arnoldo Mondadori editore, Milano, 2001, p. 51)
La morte di Norma Cossetto, istriana di Santa Domenica di Visinada, un paesino vicino a Visignano, è uno dei tanti episodi drammatici che simboleggiano la bestiale ondata di violenza che si abbatté sugli italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia dopo l’8 settembre del 1943. Ma è forse l’unico che si può raccontare dall’inizio alla fine.
Mussolini nutriva per la figlia Edda una tenerezza tutta particolare non solo perché era la sua primogenita, ma anche perché gli ricordava i tempi in cui stentava a legare il pranzo con la cena. La definiva affettuosamente «figlia della miseria» e, quasi volesse farsi perdonare, la colmava di mille attenzioni [...].
Anche da adulta, Edda conservò questo privilegio e suo padre le serbò sempre un trattamento speciale appagando non solo i suoi capricci, ma perdonandole anche le sue ribellioni. Perché Edda, pur amandolo profondamente, era anche l'unica in famiglia che osava contraddirlo.
Una donna che abitava nei pressi della scuola-prigione, udendo i suoi lamenti, ebbe il coraggio, verso sera, di avvicinarsi alle imposte: Norma, ancora legata al tavolo, invocava i genitori, chiedeva aiuto, chiedeva acqua, chiedeva pietà. Dopo giorni di sofferenza, la povera ragazza fu condotta nel paese di Santa Domenica dove il solito «Tribunale del popolo» la condannò sbrigativamente a morte insieme ad altri ventisei compagni di sventura. Per tutti, la tomba doveva essere una foiba di Villa Surani. I morituri furono legati insieme e scortati fino al luogo dell’esecuzione da sedici partigiani titini. Norma non si reggeva in piedi, ma prima di precipitarla nella voragine, i giustizieri vollero ancora approfittare di lei. E dopo avere infierito su quel povero corpo ormai inanimato, le recisero i seni e le conficcarono un legno nei genitali.
Frasi da «L'uomo della provvidenza»
Rivoluzionario, socialista, pacifista, interventista, repubblicano, monarchico, e infine Duce e condottiero, egli si distingue da Lenin, da Hitler e dagli altri dittatori del suo tempo proprio per questa sua funambolica capacità di trasformarsi. Quelli conquistarono il potere fidando su incrollabili certezza e obbedendo a schemi precedentemente stabiliti, lui lo conquistò mutando i suoi programmi in corso d'opera con la disinvoltura di un esperto giocoliere. (cap. 1, p. 4)
Costretto a cercare una via d'uscita fra una destra acefala, reazionaria e spaventata e una sinistra impazzita che «voleva fare come in Russia», Mussolini riuscì, con l'uso spregiudicato della persuasione e della violenza, a organizzare un partito nuovo e diverso compiendo il «miracolo» di unire nello stesso fascio monarchici e repubblicani, cattolici e anticlericali, estremisti di destra ed estremisti di sinistra. (cap. 1, p. 4)
Angelica (destinata a diventare commissario del popolo del primo governo bolscevico e poi, dopo l'abiura, la ninfa Egeria dei socialdemocratici italiani) compensava la sua scarsa venustà con una vivace intelligenza. Più vecchia di otto anni del suo «Benitoscha», come lei lo chiamava, prese il giovane rivoluzionario italiano sotto la sua ala protettrice e lo introdusse negli ambienti della sinistra tradizionale facendogli conoscere, fra gli altri, anche un suo «ex» dal nome ancora oscuro: Vladimir Il'ič Ul'janov, poi ribattezzato Lenin. Di lui, anni dopo, Mussolini ricorderà: «Era un gran sentimentale: come me amava molto la musica». (cap. 3, p. 22)
I più temibili concorrenti di Hitler sono Gregor Strasser ed Ernst Röhm che godono di una popolarità quasi uguale a quella del Führer e che si oppongono alle sue aperture verso la destra economica e gli Elmetti d'acciaio. (cap. 11, p. 160)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026