Ritratto di Aurelio Bertola de' Giorgi
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Frasi

Frasi di Aurelio Bertola de' Giorgi

37 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 37 citazioni di Aurelio Bertola de' Giorgi, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Aurelio Bertola de' Giorgi (poeta e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Aurelio Bertola de' Giorgi

Chi la tua vana ambizion fomenta, / spesso a tuo danno i suoi vantaggi tenta. (da La volpe e il cervo, in Poesie)
I precetti non son nulla, / se l'esempio non si dà. (da Un savio e Galatea, in Poesie)

Rime e prose d'amore

Io prego tutta la rispettabile famiglia dei severi Filosofi a non aprire questo libretto. Non aspiro alla gloria di meritare la lor lettura: siccome non voglio la fredda lor critica, e i loro profani rimproveri. Mi basta il voto di qualche amabile Epicureo. Mi basta il sorriso approvatore della Bellezza. Ecco la mia ambizione, ecco la mia immortalità. (da Premessa, p. 31)
La delicata semplicità, e a fronte lo spirito del bel mondo sono il chiaroscuro di Rembrandt. E chi è che non ami di abbracciare col sentimento quella libera innocenza, la prima incantatrice natura? Tutto questo non è morale? Ben è da compiangersi chi non sa, o non può sentirla. (da Premessa, p. 32)
Pittore, ov'è la tela? apprestala e pingimi il Pudore. Riempiti l'anima delle più tenere e più delicate sensazioni. Sai tu bene che sia il Pudore? Il più soave condimento del piacere: ciò che è la primavera per gli augelli che cantano, è il Pudore per l'amor che sospira: ciò che a' fiori fa la rugiada; egli lo fa al desiderio. (da Il pudore, p. 86)
Non vi prendete pena dei danni del tempo: grato l'amore ad un cuor costante ve li spargerà di fiori. Le grazie della parola, qualche bellezza presa accortamente in imprestito, una assicurata, una buona dose di spirito daranno un lustro uniforme a tutte le età della vostra vita. (da Filosofia per Giulietta, pp. 88-89)
Fra tutte le fattezze e tutte le parti di un bel viso non ve n'ha alcuna che piaccia quanto una bocca graziosa. Restiamo soavemente sorpresi dai vezzi che regnano intorno alle labbra di certe persone, scoprendo ora un sorriso che va fino all'anima; ora due pozzette che compariscono e dispariscono con una successione che rapisce. (da La danza, p. 96)

Frasi da «Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni»

Le catene montane, di che il Reno è stretto da preso, o via via corteggiato da lunge, sono alpi Elvetiche, monti Vogesi, Hundsruk, Meliboco, Odenwald, Spessart, e alquante diramazioni inferiori de' monti settentrionali della Germania. Or tutte queste catene possono rispetto al fiume dividersi in due parti principali, a dritta l'una, l'altra a sinistra. (Lettera II, p. 5)
Al nord del Meno incomincia colla Selva Spessart una serie montana, donde scaturiscono e da un lato e dall'altro molti fiumi, fra i quali la Lana, e la Fulda. Parecchi de' medesimi non si fanno tributarj del Reno; e son protetti ne' lor capricciosi deviamenti fra il nord e il sud da immensi baluardi di rocce. La stessa serie va a terminare nelle più alte montagne settentrionali della Germania, toccando perfino il Fichtelberg in Franconia, i monti della Selva Ercinia e quelli della Turingia; ed è pur anche dalla medesima che spiccasi la specie di tettoja frapposta tra il Weser e l'Elba fino al mare: maravigliose intrecciature e protendimenti. Le montagne che fiancheggiano il nostro fiume a diritta, sono propriamente diramazioni dello Spessart. (Lettera II, p. 6)
Dai contorni del borgo di Wejer signoreggiasi una deliziosa gradazione di pendii, l'ultimo de' quali ci rappresentava l'immagine di una marina dolcemente agitata. Salendo ancora, ed è il salir sempre facile e sempre per mezzo a vigneti, il teatro che apresi sotto, è ricco e vario oltre modo: le catene di là dal Reno ma distintissime, e questo gran fiume in più punti; di qua e monti e colli di cento aspetti e colori, e foreste e boschetti; e oltre le città di Spira e Landau, quanti borghi e villaggi contansi mai di là, o a dir meglio non si contano, tanti pur sono! (Lettera IV, p. 18)
Continuando i nostri passeggi campestri, scendemmo a Neustat popolata da mille cattolici, due mila calvinisti, e d'alcune centinaja di luterani; fra i quali tutti era una volta un feroce mal animo, e ne sarà prova bastevole il ricordare come l'Elettore Carlo Filippo venne in persona in questa città a dimandare un cimitero per la comunione Romana da lui professata; e gli fu negato da prima. Né per la stessa ragione vedevansi una volta granfatto in concordia tra loro gli altri abitanti ancora di queste colline.La foce, sul cui ingresso siede Neustat, alza in qualche modo prospettive per contro a quella, onde apron varco, le catene montane di là dal Reno. Un miglio oltre per questa foce ove regna un certo orror che soddisfa, fa inaspettato incontro un mulino destinato a lavorare le agate, che traggonsi intorno a trenta miglia discosto di là. (Lettera IV, p. 20)
Giace Heidelberga a 17 miglia da Spira. La villa Elettorale di Schwezinghen che incontrasi dopo due terzi circa di cammino, ridonda di tutte le delizie e di tutti gli ornamenti più nobili e più sottili dell'arte; ma giace in pianura umida e malinconica: eppure appartiene ad un principe, il quale possiede intorno al Reno i più ameni e salubri paesetti del mondo. (Lettera V, p. 22)
Finalmente apresi la gola per cui scende il Neker, e dove siede la città, alla quale fan vario corteggio e molli pendii e disagevoli alture, dove la industria mostra aver consumato l'estremo delle sue forze.Balsamiche sono l'aria e l'acqua di questa città, che contiene fra cattolici, luterani e calvinisti dieci mila abitanti: è angusta, stringendola il monte da un lato, il Neker dall'altro. Il ponte di pietra ch'è Stato novellamente gittato sopra questo, non sarebbe indegno di una capitale: Heidelberga cessò di esser tale a cagione di dissidj in materia di religione; vecchia e fatal malattìa di queste contrade. (Lettera V, pp. 22-23)
E la veduta della città e de' contorni, da questa stessa banda del levante, è forse la più pittoresca delle altre sì per la forza e singolarità de' contrasti, come per la gradazione di tutti gli oggetti che vanno via sfumando e perdendosi nell'orizzonte. Lo sguardo in oltre è qui più raccolto, mercè la lunga gola dentro cui spazia; e può a sua posta fissarsi in molti quadri successivamente o in un solo, questo e quelli del pari intorniati da una cornice. (Lettera V, p. 23)
Tutte le alture Heidelberghesi sono di pietra arenaria; e questa ha sotto un bel granito, di cui veggonsi nella città alquante colonne: e granitose altresì sono le rocce, di cui il Neker è seminato. L'arenaria vien molto adoperata nelle fabbriche. Il rosseggiar ch'essa fa tratto tratto nuda e squarciata per mezzo a' boschi e a' vigneti, concorre non poco ai mutamenti di scena di questo teatro. (Lettera V, p. 25)
La serie di colli che occupa di là dal Neker a sinistra lo spazio frapposto tra Heidelberga e il borgo di Heppenheim, e tra questo e i terreni magri e sabbiosi verso Darmstat, è notissima sotto il nome di Bergstras, ch'è quanto dire la via del monte. Siepi, filari d'alberi, campetti, viti a cocchio e a festoni, piante fruttifere, ancor di quelle che direbbesi mal comportare quel clima, questi ed altri modi di cultura e prodotti mi rappresentavano in più luoghi una viva immagine delle nostre colline. Ben disse l'imperatore Giuseppe II. sul primo vedere il Bergstras: eccomi in Italia. (Lettera VI, p. 27)
Heppenheim giace alle falde: la sua rocca che torreggia in cima a un monte sporgente in fuori, è un bel solo in quella musica pittoresca. In questo come negli altri borghi e villaggi l'agiatezza è quasi comune; e gli abitanti danno quella grande e rara prova di essere contenti, facendo vedere di voler contento anche altrui: certo sono umani ed anche leali più che non prometterebbe un paese sì di continuo battuto. Parecchi viaggiatori si lagnano aspramente de' postiglioni di colà: sonomi anch'io imbattuto in alcuni che avrebbero voluto essere inquieti e fraudolenti; ma un mezzo boccal di vino facevagli tosto cangiar voglia. Or non so se sia permesso di dichiarare malvagia una plebe, che si lascia condurre al buono con così poco. (Lettera VI, p. 28)
Chi ha veduto Manheim allorché vi risedeva la Corte, a stento la riconoscerebbe oggi. Sotto questa città entra nel Reno il Neker, superbo di trentacinque influenti; quanti non ne vanta altro maggior tributario Renano. Nasce nella Selvanera non così discosto dalle sorgenti del Danubio: e verso la città di Tubinga si torce in modo per contro a questo, che si direbbe incerto di morire Svevo, o di andare a portar le sue acque fuori della sua patria. (Lettera VII, p. 29)
A Wickeard villaggio situato a sei miglia da Magonza, balza agli occhi una più nuova forma di paese. Parte del monte detto Wetteraw vien giù stendendosi fino alle rive del Meno, e forma due colline, sopra una delle quali è lo stesso Wickeard, e sull'altra Hocheim. I contorni del primo producono vini eccellenti; ma ancor più squisiti si hanno dai vigneti di Hocheim; quindi dal suo nome danno gl'Inglesi il nome di Hock a tutti i vini Renani. La strada che da questo villaggio conduce a Magonza, offre così deliziosa varietà di vedute, come se si distendesse a molte miglia, e non è che di tre sole: il confluente del Reno e del Meno è uno de' più bei punti che vi si godano, grande e maestoso, dove gli altri sono gentili ed ameni. Gli abitanti di questi luoghi son robusti, ben fatti, e di un'indole gaja. (Lettera VIII, p. 33)
La sera del dì diciotto settembre giunsi a Magonza, la cui situazione è incomparabile, la popolazione di oltre a venticinque mila abitanti; né il fabbricato in generale da biasimarsi: molto vi si lavora colla pietra arenaria, e parecchie delle sue case minori son tinte del suo colore. E quì e altrove ho trovato giustissima l'osservazione da altri già fatta, che dal color delle case di un paese si può spesso argomentare la qualità delle pietre dei monti vicini. Magnifiche sono le fortificazioni di questa città: v'ha chi sostiene, non so con quanta ragione, non essere tenute nel miglior modo. Il Reno è il suo gran baluardo. Se non che contraddice veramente ad ogni feroce idea di assedj e di assalti il soave del pari che ricco prospetto de' circostanti suoi poggi. (Lettera VIII, pp. 33-34)
La piccola città di Bingen, che ebbe l'onore di essere ampliata da Druso, e fu restaurata dall'imperatore Giuliano, siede presso la foce della Nae. Nel breve spazio frapposto ad essa foce e a quella del Meno è a notarsi il numero degli influenti, alcuni de' quali sembrano tanti svariati golfi disposti lungo l'amabil mare che si va solcando. Più considerabile ancora è il numero delle isolette da contarsi forse fino a venti. Vuolsi ancora in così adorno tratto del Reno por mente alla magnifica svolta che esso fa al settentrione dall'occidente, sulla qual direzione si era messo alquanto oltre Spira: si direbbe rinchiusa tra le foci del Meno è della Nae; ed è la più grande a che si arrischj da Basilea fino alla sua di visione. (Lettera XI, p. 44)
Uscito dai Vosgj della Lorena, si fa poi grande mercé il tributo di quattordici fiumicelli. Or dilata il suo letto fra dipinte freschissime valli, or lo strigne fra montagne altissime e tagliate a piombo, or rallenta, or affretta il cammino, diverso di colore, di suono, di figura. Vien giù portando quantità di pietre verdi, e frantumi di pietre brune, in cui trovansi grani e globetti di color grigio o di verde pallido. Benché le sue rive spesso ridenti, feraci, ben coltivate mal si agguaglino in generale alle Renane, tuttavia la forma delle vallate e i legami e l'andamento delle sue montagne e le diverse sostanze che in queste tratto tratto si osservano, non han già un carattere comune, e in alcun luogo l'han tutto nuovo. (Lettera XI, p. 45)
Il gruppo degli scogli si viene rinnovellando indi a non molto; e un vecchio castello in cima a un di essi ne rileva la prospettiva prolungata fin giù in fondo dal villaggio di Asmanshausen, le cui terre vantano uno squisito vin rosso: e tutto il tratto di paese dalla banda orientale sotto a cui si tragitta da Magonza fin quì, e che prolungasi ancora per alquante miglia, è quel Ringau sì famoso pe' suoi vini, e sparso tutto di una felice popolazione di vignajuoli. (Lettera XII, p. 48)
Giù in fondo la città di Oberwesel, a cui sull'alto aggiugne ornamento una rocca, le rupi vicine, diversi villaggi attorno, il fortino in mezzo al Reno, Caub e la sua fortezza, alcuni villaggi che dubbiamente si presentano in lontananza, il culto, il deserto, l'orrido, il gentile, tutto ciò apparve ai nostri occhi in un punto, e fortunatamente apparve rinchiuso entro uno spazio orlato da una parte del più puro azzurro del cielo, e dall'altra di una fascia di nuvolette radenti le cime de' monti, e pompeggianti di più colori. (Lettera XIV, p. 57)
Come uscivamo il dì appresso dalle rive di San Goar, ecco poco oltre grandeggiarci sugli occhi quel castello che avevamo già contemplato da San Goar, ma non più tale quale allor ci comparve. Siede a diritta il borgo di Welmich: e questo e il castello prendono quasi rilievo dal prospetto di una superba gradazione di monti, appiè de' quali caccia se stessa in fuori una serpeggiante lingua di terra: i folti alberi di che è inghirlandata, spandono deliziosi e mobili padiglioni sopra le acque. Ma tutto ciò tacque entro e d'intorno a noi alla pittoresca eloquenza della stessa San Goar veduta di contro la corrente, e quasi a rovescio: eravi il patetico caratteristico di questo sito, eravi inoltre un non so che di più vario e di più grande. (Lettera XXII, p. 90)
La più dolce delle sorprese non istà ella in questo, che i desiderj si scontrino coll'oggetto nel momento stesso in che nascono? (Lettera XXII, p. 92)
Braubach borgo appartenente all'Hassia Darmstat è posto a diritta presso un tenue influente, circa a cinque miglia da Poppard. Gli si leva a ridosso la fortezza di Marxburg sopra un dirupo isolato, e mesce alcun che di robusto al piacevole di che appariscono ornarsi e il borgo e i contorni. Or ciò veduto in certa distanza ne invogliò di approdare. Ma Braubach ci si svelò come un mucchio di casolari, i quali a foggia di labirinto ingombrano un lato della lurida gola del monte e alquanto spazio del dorso del monte stesso: né i contorni son quelli che ci volea far credere il Reno. (Lettera XXVI, p. 101)
Il fiume Lana uscito dal Westerwald nel principato di Nassausiegen, traversa ampie valli, e come penetra nell'Hassia rinvigorisce sempre più il corso, e s'arricchisce dell'acqua di oltre a ventiquattro influenti, fra i quali è il Dill, che ne acquista da undici. Le sue rive vantano molti borghi e città. De' monti fra cui scorre, quali si ammantano di vigneti, quali di boschi; e le lor acque minerali, le lor terre colorate tengonsi in pregio. Con alcune delle sue spaziose e frequenti svolte allaga periodicamente. (Lettera XXVII, p. 104)
Coblenza contiene poco oltre a diecimila abitanti. Dalla sua stessa fortezza la bombardarono i Francesi nel 1632. e nel 1688. restò assai danneggiata. Benché rifabbricata vagamente in qualche lato, non però risponde abbastanza alla sfarzosa vaghezza de' suoi contorni; lo che piace meno che se i contorni fosser men belli: a quel modo che ci rammarichiamo di due travolti occhi in un leggiadro volto; e non ci dorrebbe granfatto di vederli in un brutto ceffo. (Lettera XXIX, p. 108)
La città di Neuwied è residenza de' Principi Conti di questo nome, che da qualche tempo fanno ogni prova onde renderla vaga e opulenta. Il suo fabbricato è nitido ed uniforme; ed alcuni perciò la chiamano la picciola Manheim, come altri dissero questa la picciola Torino; la qual seconda appellazione sa il Cielo quanto sia giusta. Le sue campagne sono feraci e ridenti; e direbbesi ingiusto il Reno, che caccia quindi se stesso in corsa precipitosa; né le forze del più fitto verno vagliono ad arrestarlo: mai non agghiaccia qui interamente. (Lettera XXXII, p. 124)
La città di Andernach appartiene all'Elettor di Colonia: di rozzo e malinconico fabbricato, siede assai felicemente pel sito. Le terre che la cingono, sono in alcun lato feraci di biade, e di grappoli, in altro sterili e ingrate, là sopra tutto dove le pomici le ricoprono. Non vi è come in altre parti Renane sì caldo l'amore per l'agricoltura, nella quale fomenta forse qualche lentezza e trascuraggine il chiamar che fa a se molte braccia il lavoro indefesso di quelle cave delle quali dirò fra poco, e un commercio in cui si pigliano principal parte vino, biade, acque minerali, legname, materiali vulcanici. Il Reno che è quì assai profondo, offre un buon porto. Sonovi magazzini, e scala di merci e di trasporto di più maniere. (Lettera XXXIV, p. 130)
Brohl giace in modo che si direbbe edificato ad artifiziosa prospettiva, ed è tale che il militare crederebbe vedervi il modello di una fortezza; il solitario v'immaginerebbe secreti e pacifici romitaggi. Eppure non fu che la necessità che lo fece collocare alquanto sinuosamente entro la gola che aprono due monti; cioè a sottrarlo alle inondazioni del fiume contenuto qui da assai basse rive. Gli sta per contro il villaggio di Honningen. Seguono non volgari contrasti fra alture addobbate di viti, ricche cascate di alberi, nude punte petrose, castelli altri a metà diroccati, altri interi; e quello di Reineke è quasi un monarca in mezzo alla sua corte; mostrato a dito in distanza di molte miglia e da chi sale e da chi scende il Reno, invoglia di visitarlo quanto potrebbe fare un insigne monumento di antica o nuova arte: ma noi lo sapevamo somigliante a certi romorosi uomini di lettere, che da lontano promettono gran cose; e a chi ceda alla tentazione di farsi for presso, non presentano nulla. (Lettera XXXVII, p. 141)
Linz piccola città dell'Elettorato di Colonia giace sulla riva orientale; e dove il Reno è già divenuto un magnifico lago. Fra i lieti borghi e villaggi che sorgono qua e là, giuoca a maraviglia la squarciata fortezza di Okenfels. La città è nella parte più vistosa dell'anfiteatro; ma non ad altro destinata oggi che a far prospettiva. Le guerre del secolo scorso vi lasciarono enormi vestigie: il suo fabbricato non è che squallore. Degradazioni di colline formano varj ordini di sedili di questo antifiteatro. La dolce sinuosità delle ripe si vela di mezze tinte assai chiare, che van poi leggermente imbrunendosi per unirsi al colore delle terre più elevate e rimote. (Lettera XXXVIII, p. 146)
Lo spettacolo che presentano i basalti foggiati e ammucchiati dalla mano della natura è uno de' più belli e grandiosi: una infinità di colonne giacenti in varie e bizzarre maniere, di colonne nel cui regolar lavoro si giurerebbe avere l'industria umana adoperato ogni forza. Laddove poi vi si accoppi alcunché di fresca scena campestre, non si può dire abbastanza dell'effetto che produce sull'animo: e tale appunto è quello del monte a cui c'incaminammo poco dopo il levar del sole. (Lettera XLI, p. 157)
Ma come uno si avvicini, vien distinguendo con diletto la giacitura e la direzione diversa di quelle colonne basaltine, una parte delle quali così rimangonsi chiuse entro terra, che lasciano solamente vedere una delle loro estremità. Negli spazj onde i gruppi sono disegualmente divisi tra loro, il suolo colorasi di un grigio che trae alquanto al gialliccio: lo che rompe le tinte predominanti, e induce non so quale incerta ombra di amenità per mezzo a quel cupo e severo. Tale altresì è il color della terra che ricopre immediatamente i basalti; e in cui son misti minuti residui di lavagna e di ocra ferrea con sabbia. (Lettera XLI, p. 158)
Per poco che uno gusti le scienze naturali, si sente quivi invitato a qualche ricerca intorno alla formazione di questi prismi maravigliosi. Molti han ricusato di riconoscerne autore il fuoco, parendo loro impossibile che un così violento agente abbia prodotto corpi sì regolari, e direi quasi eleganti. Se non che dove costoro si portassero ad osservare la figura che assumono nel raffredarsi spontaneamente le masse di vetro fuso, già svanirebbe ai loro occhj quella impossibilità. (Lettera XLI, p. 159)
Già passando vicin di Unkel avevamo incominciato a godere dello spettacolo delle così dette Sette Montagne, che poi sì bene signoreggiavamo da Oberwinter. Questi sette promontori alzano maestosamente il capo lungo il Reno: ciascun de' medesimi vuol fare un singolar punto di prospettiva; sfoggia ciascuno bizzarre figure; tutti insieme poi in lontananza, da presso e generano un sorprendente effetto pittorico, e fan tumultuare alti e fecondi pensieri nell'animo degl'indagatori della natura. Sono vulcanici a più segni, né si stenta a distinguere nel penultimo la forma di un cratere, e la via che tenner le lave. (Lettera XLII, p. 163)

Scheda del libro «Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni»

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026