Frasi
Frasi di Carlo Dossi
31 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 31 citazioni di Carlo Dossi, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Carlo Dossi (scrittore, politico e diplomatico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Frasi da «La desinenza in A»
Grassa cucina, malanno e medicina.
Il vino, quanto più si fà vecchio, tanto più si fà buono, mentre, se lo si beve, più non diventa né l'uno né l'altro.
Per quanto cupa una vita, rado è che non abbia due luminosi momenti, come appunto succede nel matrimonio, cioè l'entrata e l'uscita.
Uomo e donna complètansi vicendevolmente, come il bottone e l'occhiello, come il violino e l'archetto, come il seme e la terra.
Uniche gioje del matrimonio, ch'egli conosca, son quelle che gli vendette, salate, l'orefice.
Noi, la lingua che Natura ci ha dato, noi la vogliamo vibrare come meglio ci sembra. Stolti voi che credete, coi dizionari e le scuole, d'immobilizzarla, quando il pensiero, suo sangue, né le manette né il boja non arrestàrono mai, né Cristo né il Diàvolo.
Oh fuori dalle ipocrisie! Tutte le donne sono una stessa sonata.
Oh il primo amore pàlpita bene, ma quanto più l'ùltimo! Delle sole due volte in cui si ama davvero, l'una all'A della vita, l'altra alla Zeta, se il primo amore può dirsi il paradiso di Adamo, cioè dell'inscienza, l'altro lo è della scienza; è il paradiso di Epicuro e Gorini. [...] Il primo amore ci apre insomma una via; l'ùltimo ce la chiude; il primo sottintende un secondo, l'ùltimo... nulla. Ed è perciò che ci attacchiamo a quest'ùltimo come alla tàvola estrema il nàufrago.
d'inchiostro – Citazioni
L'amore o a dir meglio l'abitudine all'isolamento noi l'acquistiamo e si accentua in noi invecchiando. (da Natale in solitudine)
Vi ha un giorno nell'anno in cui il vae soli della Bibbia ci è in viso buttato, come ingiuria, dalla rossa vampa del caminetto e ci soffia gelato alle orecchie, come minaccia, dalla terra nevata. È il Natale. (da Natale in solitudine)
Oggi è Natale, il dì degli affetti, il dì dei ricordi, eppure non orma d'uomo s'imprime sull'umida zolla del cimitero, né un fiore adorna le croci, fuorché il nostro. (da Natale in solitudine)
Che è dunque colle sue piccine passioni l'umanità? anzi – «fra il lampo di vita e il tuono di morte» ov'è l'uomo? (da Il conforto della filosofia)
Chi non procede per una sol via, di nessuna va a capo; chi l'arco non tende del proprio intelletto ad un unico scopo, nulla colpisce. (da Il conforto della filosofia)
Di desiderio più che di soddisfazione cibasi Amore. Eternamente si amano gli ideali perché non raggiungonsi mai. (da Il conforto della filosofia)
Filosofia, dammi se non il sorriso, l'indifferenza almeno del saggio. Menti, ma consolami. (da Il conforto della filosofia)
Non c'è male [...] donde bene non sorga. (da Il conforto della filosofia)
d'inchiostro – Citazioni su d'inchiostro
Tutta l'autobiografia è piena di bozzetti e raccontini che, staccandosene, costituirono poi, con qualche aggiunta, il volume: d'inchiostro. Alcuni sono bozzetti di bambini dove il Dossi, da un niente, sa trarre una pagina indimenticabile: come nella scenetta che s'intitola Le caramelle e che bisogna leggere piano, assaporando. (Benedetto Croce)
L'Altrieri – Citazioni
– Solite scuse! Il calamajo! La penna, che rende grosso!... Come, se noi, i rè del creato, le copie autèntiche di Dio, dovèssimo ubbidire a de' materialìssimi oggetti! Cangiate scrittura, Bandinelli mio caro. Non sapete forse che nel caràttere calligràfico s'intravede anche il morale? Questo che voi possedete, sporco, ingarbugliato, è da arruffapòpoli, da testa balzana... già, guardate... non un puntino alle i, non una spranghetta alle ti! Bandinelli, procuràtevene uno, pieno, rotondo, cicccioso come la vostra presenza... (da Panche di scuola, p. 42, 1988)
La colonia felice: utopia lirica – Citazioni
Che è un matrimonio, in tutti i paesi del mondo, per quanto premeditato, se non un getto di dadi?
È meglio non comandare del non venire obediti.
L'animo del malvagio è impervio all'alfabeto di Dio.
Per quanto stolta una donna, un uomo c'è sempre che la vince in stoltizia – il suo amante.
Tutto al bene fluisce: dove non può la virtù, giova il vizio.
Umanità vanitosa, che, non potendo della virtù, ti glorii del vizio!
Un uomo io lo stimo quanto insaccoccia. L'anima umana sta nella borsa. Vuota la borsa, addio anima!
Una colpa non è cancellata finché si rammenta.
Frasi da «Vita di Alberto Pisani»
Così, Rovani, artista-scienziato, si appresta a Gorini, scienziato-artista; Rovani, dall'ingegno settèsemplice, rossiniano, che, dopo di averci, con uno stile veramente umòristico, narrato cento degli ultimi anni della vita del mondo – torna a crearsi – e con un periodare togato, dissolvendo la Roma convenzionale delle platee e dei panchi che spiega capponi non àquile, soffia potente in una Roma vera, messa già nell'antiquaria pazienza, completa forse, ma rimasta cadàvere; Gorini, altìssimo genio, che sa forzar la materia a narrar le antiche vicende e a predir le venture, e che nel sublime racconto ritrova i fili d'insospettate scoperte, nè, pago di èsser profeta di splèndidi veri, splendidamente – nuovo Galileo – li annuncia. (p. 82)
Poi – una volta – ei si svegliò atterrito fra abbracci che lo strozzàvano quasi, baci furiosi, morsicature e graffiate; da quella volta non vide la pallìdissima donna che da lontano e rado, quando scendeva in giardino. Un giardino, notate, alla italiana, cioè, tutto geometrìa salvo il buon senso, a soli pini e mortella, perciò sempre di un verde senza speranza. Quanto ai viali... ghiaja; i fiori, portulàca ed ortiche... Già, per fomento, non ci avea sotterra che frate. (p. 89)
E poi! quante làgrime gli èran gocciate alla partenza di nonna? Nessuna. [...] E il bello è, che invece avea pianto a salatìssime la stiratora. Bene, che signìfica ciò? Che noi ci lasciamo pigliare, spesso dall'apparenza, rado dalla sostanza; che un brodo in tazza di porcellana ci par migliore di uno in iscudella di terra. (p. 110)
Già dissi; il nocco della difficoltà è il principio: che altro brama Arlecchino, quando vuol porre assieme una lèttera? Così, fatta una volta la prima, si va, ch'è un piacere, fino all'ùltima maglia; quel perioduccio, in cui abbiamo potuto, senza guastarla, accalappiare un'idea, ne invoglia a ripètere il gioco; le pàgine chìaman le pagine; la stessa oltrepassata fatica, perché non vada perduta, spìngene a nuova; e, a poco a poco, prendiamo la piega del fare; ancora un colpetto, eccoci artisti a màchina. (p. 158)
Dicono di Carlo Dossi
Carlo Dossi, realista-romantico, sognatore satirico, uomo su le cui labbra il sarcasmo si bacia con l'idillio.
Uomo soprattutto, dagli atteggiamenti nuovi, curiosi, pieni. In qual modo lo prenderemo? di dove ne cominceremo l'analisi? Egli ha attrattive squisite come scolaro e come maestro. Ecco la materia di un capitolo: il suo studio per Rabelais, Sterne, Richter, Manzoni, Rovani. Ed ecco la materia di un altro capitolo: la sua «attualità» nell'arte e nella vita d'oggi, perché egli contiene già buona parte della cosi detta letteratura d'avanguardia, come il futurismo (senza Marinetti) e dell'altra che direi di retroguardia, il, decadentismo elegiaco (Corazzini, Moretti, Gozzano). Ma si avverta che la sua arte, fatta di osservazione finissima, ama gli eccessi e li ricerca con lo stesso intuito che il caricaturista usa nel deformare le linee di una figura.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026