Frasi
Frasi di Cesare Lombroso
24 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 24 citazioni di Cesare Lombroso, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Cesare Lombroso (medico, antropologo e criminologo italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Cesare Lombroso
Così un animaluccio come la termite, giunge a far crollare intere città e, viceversa, può edificare dei palazzi alti dieci metri, capaci di resistere alle inondazioni, alle più torrenziali. E le formiche giungono a fabbricarsi delle città, anzi degli imperi, tutti uniti tra loro da fratellanza strettissima, e manifestazioni singole di virtù sodali [...].
Analogamente intendono molti animali il sistema monarchico, a un dipresso come lo intendevano gli antichi , che veneravano i loro Re, ma seguendo la dottrina di Confucio, lo sopprimevano quando veniva meno ai suoi doveri. Così le api hanno adottato una pura forma monarchica.
Io che passo dal tristo scalpello anatomico alla fredda e severa analisi della storia, mi sento tratto tratto scappare il proponimento inamovibile e mi vien voglia di abbandonare la vita del pensiero per quella del poeta.
Io sono molto vergognato e dolente d'aver combattuto con tanta tenacia la possibilità dei fatti così detti spiritici; dico dei fatti perchè alla teoria ancora sono contrario. Ma i fatti esistono e io dei fatti mi vanto di essere schiavo.
La riconoscenza non esiste in natura, è dunque inutile pretenderla dagli uomini.
Lee, poeta, verseggiò «in delirio» 13 tragedie: un giorno, un cattivo collega avendogli detto che era facile scrivere come i matti, egli rispose: «Come gli stupidi sì, come i matti no».
Nei nostri tempi, Giorgio Fox, il fondatore dei , deve l'energia della sua propaganda a vere allucinazioni. In grazia a queste abbandona la famiglia, si veste di cuoio, si chiude nei cavi degli alberi, sente che tutti i cristiani, , son figli di Dio. Niuno gli crede; ma egli ode una voce che gli grida: «G. C. ti comprende;» sta 14 giorni in una specie di letargia; e mentre il suo corpo sembra morto, la mente continua ad agire: il che si ripete poi nei suoi seguaci, tutti onesti, ma visionari, profeti.
Nulla somiglia più ad un matto, sotto l'accesso, quanto un uomo di genio, che mediti e plasmi i suoi concetti.
Non si ha nomea di scienziati per poco! – Ed eccoli all'opera, costoro, e abbandonando la sicura e unica strada dell'esperimento, e delle osservazioni, inaugurato dal grande Bresciano si danno a spigolare, fra le pagine polverose degli ospedali e delle Biblioteche, pochi e rari casi studiati senza metodo, ed anzi con quello guasto dalla prevenzione o dalla fantasia, di malattie simili alla pellagra e vergini dall'uso del e quindi ad arzigogolare le più strane e ridicole spiegazioni sulle cause di quel morbo, dallo del sole (povera Sicilia), all'onanismo, (poveri seminari), all'abuso del vino (poveri osti), fino alla sifilide, alla lebbra, che io, fino a certe muffe crittogame che piovono giù dall'alto delle capanne sul desco dei contadini!!
Vi ebbero perfino degli spiriti bizzarri, i quali dopo molti e lunghi , a scoprire che la pellagra non esistette mai, il che al dir vero mi pare il non plus ultra della miope petulanza dei falsi eruditi.
Un riformatore poiché non mise che un solo malato per ciascun letto; egli fu il primo che pensò a dividere i malati in categorie; fu insomma il creatore dell'ospedale moderno; fu il primo a fondare il Workhouse aprendo nel suo ospizio una casa, dove i poveri senza tetto e i viaggiatori senza denari potevano dormire.
In Calabria
Prima di ogni cosa: terribile ci appare l'effetto della cattiva distribuzione della proprietà. Tu vedi nelle Calabrie vaste estensioni di terreni deserti, perchè in mano d'un solo senza che altri ne possegga una spanna, mentre quei paesi ove la proprietà è in mano di molti offrono più agiatezza, maggiore salute, minore criminalità. [...]
Conviene mutar prima di tutto l’ordinamento della proprietà terriera, spezzando i latifondi e cominciando a restituire ai Comuni le terre che essi lasciaronsi usurpare dai baroni e dai banchieri loro sostituti ed alleati; e inalvearvi una colonizzazione interna, e una coltura intensiva dei terreni che offrirebbe il primo rimedio contro all’ emigrazione, alle disoccupazioni, alla eccessiva mitezza dei salari ed alla scarsa produzione.
L'uomo delinquente – Citazioni
Bartolo Longo, in omaggio alla Madonna e del Santuario di Pompei, seppe raccogliere 135 orfanelle e 70 figli dei carcerati addestrandoli in arti loro conformi e nell'agricoltura, mescolando all'ascetismo e al feticismo per la Madonna, la modernità nell'ampio uso di pubblicità e rendiconti e fotografie, e riescendo così a collocare anche alcune orfanelle in famiglie benevole ed oneste.
Don Bosco fu a 26 anni, nel 1841, nel convitto di S. Francesco d'Assisi; sotto la guida di don Cafasso, visitando le carceri di Torino, cominciò ad interessarsi della sorte dei giovani delinquenti, a riflettere che se in tempo si fosse presa cura di loro, almeno una parte di essi avrebbe potuto essere salvata, e a pensare che questo deve essere un altissimo ufficio per la religione e per la società.
Una sera nel 1847, vicino al corso Valdocco, si trovò circondato da una ventina di giovinastri, che lo beffeggiavano. Don Bosco non si perdette d'animo, e quando questi per burla gli proposero di pagar loro una pinta – Volentieri, ma voglio bere anch'io. E mantenne la parola.
Far sparire le barbarie non si può tutto ad un tratto, ma ben si può scemarne i danni [...] coll'incoraggiare, infine, o alla peggio terrorizzare, i cittadini onesti, ma deboli, così che, posti fra le due paure dei criminali e della legge, siano costretti a preferire la seconda alla prima, al qual metodo Manhès deve d'aver distrutto 4000 briganti in poco meno di quattro mesi.
Tre tribuni studiati da un alienista – Citazioni
Il Cianchettini si paragona a Galileo e a Gesù Cristo, ma scopa la scala della caserma. Passanante si nomina presidente della Società politica e fa il cuoco. Mangione si classifica martire dell'Italia e del proprio genio, eppure si adatta a far da sensale. (cap. 1, p. 9)
È il Coccapieller un uomo di statura elevata, con fronte alquanto sfuggente e seni frontali spiccati. La testa tende assai più all'ultrabrachicefalia che non avvenga nel più dei Romani attuali, i quali pendono al dolicocefalo; e relativamente alla statura è di volume piuttosto scarso.
Gli occhi, senza essere strabici, hanno poca parallassi fra di loro; e se non fosse errabondo come di chi temesse continuamente un agguato, lo sguardo, come la , avrebbe un'impronta di bonomia quasi giovanile e non mostrerebbe alcuno dei caratteri dell'uomo criminale e meno ancora dell'alienato.
Anche la scrittura, ricca di prolungamenti, di graffe a lettere allungate, uniformi, non ha nulla dell'alienato e nemmeno del mattoide; è propria, piuttosto, d'un uomo astuto ed abile nei commerci — d'una volpe, direbbero i toscani, che abbia pisciato su molte nevi. (cap. 3, p. 71)
[...] è certo che il Coccapieller ebbe dei veri accessi megalomani. – In carcere per es., credeva dover egli comandare, gli altri obbedire; minacciava i guardiani; e dichiarava che, nominato deputato, avrebbe fatto cacciar via i ministri e 402 deputati − e peggio anche se non rigavan dritti; disturbava le più alte autorità dello stato per nonnulla, anche per veri delirii, mandava un giorno, per es., a chiamare il Procuratore del Re, per dirgli: Io non sono Re se non perché non lo voglio essere: si regoli in conseguenza (sic). (cap. 3, pp. 81-82)
Dicono di Cesare Lombroso
Il Prof. Lombroso ha visto nei fenomeni spiritici un semplice affare di psichiatria per il solo motivo ch'egli è psichiatra, alla stessa guisa che un teologo ci vede chiara come il sole l'azione del demonio.
«Lombroso è un emerito coglione». Il compagno Ossipon sostenne l'urto di questa bestemmia con un impressionante sguardo vuoto. E l'altro, i cui occhi spenti e offuscati facevano apparire più nere le ombre profonde sotto la fronte ampia e ossuta, mugugnò, afferrandosi ogni due parole la punta della lingua fra le labbra come se la masticasse con rabbia: «Ma voi un idiota simile lo avete mai visto? Per lui, il criminale è il detenuto. Semplice, no? E quelli che lo hanno messo in prigione, che lo hanno costretto ad entrarvi? Proprio così. Costretto a entrarvi. e il crimine, che cos'è? Lo sa lui cos'è, quest'imbecille che si è fatto strada in questo mondo di idioti rimpinzati di cibo guardando le orecchie e i denti di un mucchio di poveri diavoli sfortunati? Sarebbero i denti e le orecchie a imprimere il marchio al criminale? Ma davvero? E la legge allora, che gli imprime il marchio ancora meglio, questo grazioso strumento per marcare a fuoco inventato dai supernutriti per proteggersi dagli affamati? Applicazioni col ferro rovente sulla loro pelle vile, eh? Non lo sentite anche da qui l'odore e il rumore della pellaccia del popolo che brucia e sfrigola? Ecco come si fabbricano i criminali, perché i tuoi Lombroso ci possano scrivere su le loro baggianate.»
Lombroso ed i suoi seguaci s'immaginano che il genio confina con la alienazione, ma essi si ingannano di grosso. Il genio, o meglio l'uomo di genio, è l'ordine personificato.
Una volta mostrarono a Lombroso una foto di detenuti e gli chiesero chi fosse quello che mostrava più nettamente i caratteri del criminale. Lombroso mise il dito su una testa che stava al centro della foto, dietro agli altri. Era il cappellano. Lombroso si giustificò poi affermando che non tutti realizzano le proprie inclinazioni... «Astra inclinant, non necessitant.»
«A quel massimo degli umani intelletti, Paolo Sarpi, ragionevolmente parve lo straordinario ingegno una prontissima passività a ricevere e riprodurre in sè anco le minime impressioni degli oggetti o sensibili o intelligibili, e però non altro che una straordinaria e male invidiata malattia, la quale i moderni fisiologi nel moderno linguaggio chiamerebbero lenta encefalite».
Queste righe di Pietro Giordani potrebbero trovar posto nei Precursori del Lombroso del dottor Antonini. Dove il prosatore piacentino diagnosticava una encefalite lenta, i filosofi contemporanei vedono, con l'autore dell'Uomo di genio, una nevrosi, una psicosi, una forma di epilessia.
Alcuni, tuttavia, combattono la teoria del Lombroso perché temono precisamente che sia diretta, o possa portare a comprimere, a deprimere i sentimenti d'ammirazione che il genio eccita nella mediocre e infima umanità, e a scemarne l'importanza sociale.
Max Nordau è stato seguace tanto fervente del Lombroso, che ha esteso la teoria oltre le intenzioni del maestro, sino a considerare la più gran parte degli ingegni artistici universalmente ammirati ai nostri giorni come il prodotto di una degenerazione.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026