Ritratto di Danilo Dolci
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Frasi

Frasi di Danilo Dolci

11 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Danilo Dolci raccolte in un'unica pagina: 11 frasi, divise per libro e argomento.

Danilo Dolci (sociologo, poeta e educatore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Danilo Dolci

A chi obietta che finora nella storia non sono stati possibili cambiamenti strutturali con metodi nonviolenti, che non sono esistite rivoluzioni nonviolente, occorre rispondere con nuove sperimentazioni per cui sia evidente che quanto ancora non è esistito in modo compiuto, può esistere. Occorre promuovere una nuova storia.
Da Non sentite l'odore del fumo?, Laterza, Bari, 1971, p. 90, in Una rivoluzione nonviolenta, p. 144.
È una storia complicata quella di Portella, ma tu dovrai fare un film semplice, che lo possano capire tutti, perché se la gente capisce cos'è successo quel giorno, avrà in mano uno strumento per cogliere il senso di tutte le stragi che, dalla fine degli anni '60, hanno insanguinato l'Italia.
Citato in Paolo Benvenuti, Come è nato il film "Segreti di Stato", www.conmagazine.it, 8 novembre 2016.
Il vivere mi inorridisce / e affascina / siamo minimi microbi / in bilico distratto / tra disperazione e presunzione.
Da Il dio delle zecche.
La creatività non si trasmette. Ma ognuno incontrando l'occasione di poterla sperimentare, può accendersene.
Citato in Amico Dolci, Il Centro per lo sviluppo creativo "Danilo Dolci", in Una rivoluzione nonviolenta, p. 154.
Non è vero che la gente non capisce, non possa capire. Vero, invece, che la gente perlopiù è allevata con tanto invisibili quanto mostruosamente consistenti paraocchi affinché non possa affrontare i suoi problemi.
Da Nessi fra esperienza etica e politica, vol. II, Lacaita, Manduria, 1993, in Una rivoluzione nonviolenta, p. 144.
Quando le raffiche della burrasca / crescono / devi inventare l'angolo, ogni tratto, / a cui la furia / sommergente infonda / forza avanzante – / col timone arrischiare di sapere / come tagliare il mare.
Se l'occhio non si esercita, non vede. / Se la pelle non tocca, non sa. / Se l'uomo non immagina, si spegne.
Da Il limone lunare.
Vi sono grato / di non esservi vergognati di me / quando mi eran contro quasi tutti [...] / Vi lascio / una vita scoperta intensamente / giorno per giorno: / ho cercato per voi / di guardare oltre l'attimo vivendolo....

Dicono di Danilo Dolci

Danilo mi fa venire in mente la storia di fra Michele Minorita. È un'antica cronaca fiorentina, rievoca anche la figura di un monaco, appartenente all'ordine dei «fraticelli della povera vita», che praticavano la povertà assoluta che predicavano che nel Vangelo Cristo e gli apostoli non avevano mai riconosciuto la proprietà privata. Il Papa Giovanni XXII condannò questa affermazione come eresia: e fra Michele per averla predicata fu condannato, nel 1389, al rogo.
Piero Calamandrei
Evitiamo di creare un mito di comodo, per liquidarlo. Basta dire: «è un essere superiore, un apostolo, un eroe» per sottintendere: «noi, con lui, non c'entriamo». Si tratta invece di un architetto, come noi, che ha optato per una via alternativa senza la quale l'architettura scade nel mestierantismo avaro, perde ogni forza di «profezia», [...] diviene un mezzo sconsolato per campare magari agiatamente, ma privi di felicità.
Bruno Zevi
Non dimentichiamo come è cominciata la vicenda di Danilo. Il caso determinante della sua vita è stato l'incontro con un bambino morto di fame. Quando nell'estate del 1952 Danilo ebbe visto morire di fame il figlioletto di Mimma e Giustina Barretta, allora egli si accorse di trovarsi "in un mondo di condannati morte"; e gli apparve chiara l'idea che questo mondo non si redime con la violenza, ma col sacrificio. Fu allora che disse: «su questo stesso letto dove questa creatura innocente è morta di fame, io, che potrei non essere povero, mi lascerò morire di fame come lui, per portare una testimonianza, per dare con la mia morte un esempio, se le autorità non si decideranno a provvedere». E dopo una settimana di digiuno, che già aveva ridotto Danilo in fin di vita, le autorità finalmente intervennero, non per pietà, ma per liberarsi dalla responsabilità di lasciarlo morire; essi decisero di offrire subito le prime somme occorrenti per pagare i debiti dei pescatori e dei braccianti del luogo e, e per iniziare i lavori di sistemazione delle strade e delle acque. Poi nuovamente si fermarono: ma soltanto così Danilo era riuscito a svegliare il torpore burocratico dei padroni.
Piero Calamandrei

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026