Ritratto di Edgar Allan Poe
Unknown authorUnknown author; Restored by... · Public domain

Frasi

Frasi di Edgar Allan Poe

107 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 107 citazioni di Edgar Allan Poe, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Edgar Allan Poe (scrittore, poeta e critico letterario statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Edgar Allan Poe

[...] allo stesso modo che nell'etica il male è una conseguenza del bene, nella realtà è dalla gioia che nasce il dolore.
Da Berenice, traduzione di Elio Vittorini; in 2018.
Dalle mani delle talpe di una volta l'investigazione scientifica è finalmente passata in quelle dei veri, dei soli veri pensatori, degli uomini di ardente immaginazione.
Da Mellonta tauta, traduzione di Elio Vittorini; in 2018.
Disse il Corvo: "Mai più".
Da Il Corvo, ne Il Corvo e altre poesie, p. 69.
Essere sepolti vivi è senza dubbio, il più terribile tra gli orrori estremi che siano mai toccati in sorte ai semplici mortali. Che sia avvenuto spesso, spessissimo, nessun essere pensante vorrà negarlo. I limiti che dividono la Vita dalla Morte sono, nella migliore delle ipotesi, vaghi e confusi. Chi può dire dove finisca l'una e cominci l'altra?
Da La sepoltura prematura.
Dopo pochi giorni di sofferenza e molti altri di sogni deliranti pieni di estasi, le cui manifestazioni esteriori tu scambiasti erroneamente per dolore ed io ero impotente a disingannarti –, dopo alcuni giorni caddi, come tu hai detto, preda di uno stato di torpore senza respiro né movimento, e questo fu definito Morte, da quelli che erano intorno a me.
Le parole sono cose vaghe. Il mio stato non mi impediva di sentire. Mi sembrò non molto dissimile dallo stato di estrema quiete di chi, avendo dormito a lungo e profondamente, disteso immobile e completamente prostrato in un meriggio di mezza estate, comincia lentamente a riprendere conoscenza semplicemente perché ha dormito a sufficienza e senza essere svegliato da interventi esterni.
Non respiravo più, il polso era immobile, il cuore non batteva più. La volontà non mi aveva abbandonato, ma era senza potere. I sensi erano insolitamente attivi, sebbene in modo eccentrico – assumendo a caso ciascuno di essi la funzione di un altro.
Da Il colloquio di Monos e Una, traduzione di Daniela Palladini, in Tutti i racconti del mistero, dell'incubo e del terrore.
[...] è veramente da porre in dubbio che l'intelligenza umana possa creare un enigma di questa specie che poi l'ingegno umano con l'applicazione necessaria non riesca a spiegare.
Da Lo scarabeo d'oro, traduzione di Delfino Cinelli, in Edgar Allan Poe, Lo scarabeo d'oro e altri racconti, Mondadori, Milano, 1984.
Improvvisamente questo vortice prese forma chiara e definitiva in un circolo di più d'un miglio di diametro. Sul margine del turbine si levava una larga cintura di schiuma lucente della quale però non un solo fiocco cadeva nella voragine dell'imbuto spaventoso, costituito, fin dove si poteva spingere l'occhio, di una muraglia d'acqua, liscia lucida e nera, che formava con l'orizzonte un angolo di un 45 gradi, e girava vertiginosamente su se stessa con un moto rotatorio, dando ai venti la sua voce spaventosa, metà urlo, metà ruggito, quale neanche l'immane cateratta del Niagara alzò mai, nella sua agonia, al cielo.
Da Una discesa nel Maelstrom, traduzione di Delfino Cinelli, in Edgar Allan Poe, Racconti del terrore, Unità/Mondadori, Milano, 1992.
[...] la comune opinione, a certe condizioni, non va presa alla leggera. Quando sorge per conto proprio, e si manifesta in modo affatto spontaneo, dovremmo considerarla analoga a quella intuizione che è specifica qualità dell'uomo di genio. In novanta casi su cento io accetterei le sue conclusioni. Ma è importante non vi sia traccia alcuna di manipolazione.
Da Il mistero di Marie , in I racconti, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 2014. ISBN 9788858412220
La forza di una lingua è nel numero e nella varietà delle sue frasi idiomatiche. Queste sono forme del discorso che l'uso ha reso familiari, ed emancipate dalla restrizione menomante della grammatica regolare. Permettono al parlante di essere conciso, senza essere oscuro. Ciò che intende, espresso ellitticamente, è compreso distintamente e precisamente.
La viola, i viticci e la violetta.
Da La città nel mare, ne Il Corvo e altre poesie, p. 47.
[...] non provo orrore del pericolo che per la sua conseguenza sicura: il terrore.
Da La rovina della casa degli Usher, traduzione di Elio Vittorini; in 2018.
Non vi ho già detto che la pazzia di cui mi ritenete affetto è soltanto un'estrema acutezza dei sensi?
Da Il cuore rivelatore, traduzione di Elio Vittorini, in Obscura. , a cura di Giuseppe Lippi, Mondadori, 2018. ISBN 8852086706
Sin dalla mia fanciullezza io non sono stato / come gli altri; io non ho veduto / come gli altri vedevano; io non potevo derivare / le mie passioni da una comune sorgente. / Dalla stessa fonte io non ho attinto / il mio dolore; io non potevo destare / il mio cuore alla gioia colla stessa armonia; / e tutto ciò che amai, io lo amai da solo.
Da Solo, vv. 1-8, in Le poesie, traduzione di Federico Olivero, Laterza, Bari, 1912, p. 184.
Tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno in un sogno.
Da A Dream within a Dream.

Citazioni di Edgar Allan Poe – Attribuite

Signore aiuta la mia povera anima.
Citato in Patrizio Pacioni e Lorella De Bon, Delitti & Diletti, Melino Nerella Edizioni, 2010, p.199, ISBN 889631108X.

Cinquanta spunti

A quanto posso capire dell'"amare i nostri nemici", implica l'odiare i nostri amici.
Una causa produce certamente un effetto. Ma, in morale, è altrettanto vero che il ripetersi di effetti tende a produrre una causa! Questo è il principio di quello che tanto vagamente diciamo un'abitudine. (1896, p. 225)
I bambini non sono mai troppo teneri per essere fustigati: come le bistecche dure, più li batti più teneri diventano.
I giornalisti mi sembrano costituiti come gli Dei del Valhalla, che si facevano in pezzi ogni giorno, e che tutte le mattine si alzavano in perfetta salute. (1896, p. 223)
"L'ignoranza è una benedizione" — ma, perché la benedizione sia reale, l'ignoranza dev'essere così profonda da non sospettarsi ignorante.
Quando Luciano descriveva la sua statua «Una superficie di marmo pantelico pieno all'interno di sordidi cenci», doveva avere una vista profetica delle nostre grandi istituzioni finanziarie. (1896, p. 225)

Frasi da «Eureka»

[...] la luce attraverso la quale noi ora riconosciamo le nebulose deve essere unicamente quella che lasciò la loro superficie un gran numero di anni fa, [...] il fantasma di processi già da lungo tempo completati [...]. (1982)
[...] è chiaro non solamente che ciò che è evidente per una mente può essere non evidente per un'altra, ma anche che, ciò che è evidente per una mente ad una data epoca può essere solamente un po' evidente in un'altra epoca per la stessa mente. È chiaro, di più, che ciò che oggi è evidente anche per la maggioranza del genere umano, o per la maggioranza dei migliori intelletti del genere umano, può essere domani per questa maggioranza o più o meno evidente o anche niente affatto evidente. Si è visto, dunque, che il principio assiomatico stesso è suscettibile di variazioni e naturalmente che gli assiomi sono suscettibili di un simile cambiamento. Gli assiomi essendo mutabili, le «verità» che ne nascono sono pure necessariamente mutabili, o, in altre parole, non si può mai fare su di esse un assegnamento positivo come su verità – giacché la Verità e l'Immutabilità non sono che una stessa cosa. (1904, p. 50)
Considerando, dunque, il nostro sistema solare semplicemente come un tipo libero e generale di tutti gli altri, noi siamo andati tanto lontano nel nostro soggetto da poter esaminare l'universo sotto l'aspetto di uno spazio sferico sul quale esistono, dispersi ovunque con un'eguaglianza puramente generale, un numero di sistemi simili puramente in generale. (1904, p. 69)
Non esiste un essere pensante che, ad un certo punto luminoso della sua vita di pensiero, non si sia sentito perduto fra quel caos di futili tentativi per comprendere o credere che vi esiste qualche cosa più grande della sua propria anima. La più profonda impossibilità di un'anima a sentirsi inferiore di un'altra; l'intensa e opprimente insoddisfazione e ribellione del pensiero; – queste non sono, colle onnipotenti aspirazioni alla perfezione, queste non sono che le lotte spirituali, che coincidono colle lotte materiali verso l'Unità originale – sono, almeno per la mia mente, una specie di prova che sorpassa di molto ciò che l'Uomo chiama la dimostrazione che nessuna anima è inferiore ad un'altra – che non vi è, e non vi può essere, niente di superiore ad un'anima qualunque – che ogni anima è, in parte, il proprio Dio – il proprio Creatore: – in una parola, che Dio – il Dio materiale e spirituale – non esiste ora che nella Materia e nello Spirito diffusi nell'Universo; e che la concentrazione di questa Materia e di questo Spirito diffusi non saranno che la ricostituzione del Dio puramente Spirituale ed Individuale. (1904, p. 100)
Questa c'interessa, prima di tutto e molto chiaramente, a cagione della grande superiorità del suo volume apparente, non solo su qualunque altro gruppo nel firmamento, ma su tutti gli altri gruppi presi insieme. In paragone il più largo di questi gruppi non occupa che un punto solo e si vede distintamente soltanto coll'ajuto di un telescopio. La Galassia serpeggia attraverso al Cielo ed è brillantemente visibile ad occhio nudo. Ma essa interessa l'uomo principalmente, per quanto meno immediatamente, in quanto essa è la sua patria, la patria della terra su cui egli esiste, la patria del sole attorno a cui questa terra gira, la patria di quel «sistema» di sfere di cui il sole è il centro e l'astro primario – la Terra uno dei sedici secondarî o pianeti – la Luna uno dei diciassette terziarî o satelliti. La Galassia, lo ripeto, non è che uno dei gruppi che ho già descritti – uno di quei gruppi impropriamente chiamati «nebulose», che si rivelano a noi soltanto qualche volta per mezzo del telescopio – come macchie nebulose in diverse parti del cielo. Noi non abbiamo nessuna ragione di supporre che la Via Lattea sia in realtà più estesa che la più piccola di queste nebulose. La sua grande superiorità di dimensione non è che una superiorità apparente nata dalla nostra posizione in riguardo ad essa – cioè dalla nostra posizione nel mezzo di essa. (1904, p. 100)

Scheda del libro «Eureka»

Frasi da «La filosofia dell'arredamento»

Parliamo dell'armonia di una stanza come parleremmo dell'armonia di un quadro: perché sia il quadro che la stanza possono venire ricondotti agli stessi principi incrollabili che regolano ogni forma d'arte. (1986)
Il tappeto è l'anima dell'appartamento [...]. (1986)
Ma abbiamo visto appartamenti di proprietà di americani con mezzi modesti che, se non altro per meriti negativi, potrebbero competere con qualsiasi salotto in bronzo dorato dei nostri amici oltreoceano. Perfino in questo momento ci si presenta agli occhi della mente una stanza piccola e senza ostentazione, dall'arredamento impeccabile. Il proprietario se ne sta su un divano addormentato, l'aria è fresca, l'ora si avvicina a mezzanotte. Mentre lui dorme noi tracceremo un abbozzo della sua stanza.
È una stanza oblunga, lunga circa dieci metri e larga otto: una forma che di solito offre le possibilità migliori per la disposizione dei mobili. Ha soltanto una porta, tutt'altro che grande, su una delle due estremità del parallelogrammo, e soltanto due finestre sull'altra. (1986)

Scheda del libro «La filosofia dell'arredamento»

Frasi da «I delitti della Rue Morgue»

Da tempo il gioco del whist è stato rammentato per la sua azione sulla facoltà del calcolo; si sa di uomini del piú alto grado d’intelletto che vi prendevano un piacere in apparenza incomprensibile mentre evitavano come troppo frivoli gli scacchi. E, difatti, non vi è nulla che metta alla prova la facoltà dell’analisi, come questo gioco. Il miglior giocatore di scacchi della Cristianità può esser poco di piú che il miglior giocatore di scacchi; laddove esser forte nel gioco del whist significa posseder la capacità di riuscire in tutte quelle imprese ben altrimenti importanti nelle quali una mente si trovi a combattere con un’altra. E dicendo "esser forti" ho voluto alludere a quella perfezione nel gioco che implica l’intendimento di tutte le sorgenti dalle quali possono derivare vantaggi legittimi, i quali sono non solo diversi ma complessi e spesso si nascondono in recessi del pensiero assolutamente inaccessibili al ragionamento comune.
Da Gli assassinii della Rue Morgue, in Edgar Allan Poe, Lo scarabeo d'oro e altri racconti, cit.
Sono poche le persone che non si sono divertite, in qualche momento della loro vita, a ripercorrere le fasi del loro pensiero risultate in certe conclusioni. È un'occupazione di notevole interesse, spesso, e chi vi si cimenta per la prima volta si stupisce del divario, della distanza apparentemente incolmabile tra punto di partenza e punto di arrivo. (1996)
Si può anche essere troppo profondi. La verità non è sempre in un pozzo. Anzi, per quanto riguarda le nozioni più importanti, io credo che sia invariabilmente alla superficie. Profonde sono le valli nelle quali la cerchiamo, ma è sulle cime della montagna, che essa viene trovata. Dei modi e delle sorgenti di questa specie di errori, la contemplazione dei corpi celesti ci porge mirabili esempi. Dando rapide occhiate a una stella, guardandola obliquamente, voltando verso di lei la parte laterale della retina (più sensibile della parte centrale alla luce debole), la vedrete distintamente, ne potrete apprezzare il chiarore; chiarore che diminuisce di mano in mano che voltate direttamente la sguardo su di lei. In questo caso l’occhio è effettivamente colpito da un maggior numero di raggi; ma nel primo vi è una capacità più viva e raffinata di ricevibilità. Con la troppa profondità indeboliamo e rendiamo perplesso il pensiero; si potrebbe far scomparire lo stesso astro di Venere dal firmamento, fissandolo troppo a lungo, in modo troppo concentrato o in modo troppo diretto. (Auguste Dupin)
Le più alte facoltà della riflessione sono utilizzate più intensamente e con maggior profitto dal modesto gioco della dama che da tutta l'elaborata futilità degli scacchi. (citato in Tutti i racconti del mistero, dell'incubo e del terrore)
Osservare attentamente, vuol dire ricordarsi distintamente [...]. (Auguste Dupin)

Scheda del libro «I delitti della Rue Morgue»

Frasi da «Il gatto nero»

Nell'amore delle bestie, disinteressato sino al sacrifizio, c'è qualche cosa che va direttamente al cuore di colui che ha avuto di frequente l'occasione di mettere a prova la comune amicizia, la labile fedeltà del mero "uomo".
Da Il gatto nero, traduzione di Delfino Cinelli, in Edgar Allan Poe, Racconti del terrore, L'Unità-Mondadori, Milano, 1992.
Era un animale di notevoli proporzioni e bellezza, tutto nero e dotato di un'intelligenza sbalorditiva. A tale proposito, mia moglie, incline in cuor suo alla superstizione, faceva continue allusioni alla inveterata credenza popolare che considera tutti i gatti neri streghe travestite...
Citato in Rachael Hale, 101 cataclismi: Per amore dei gatti, Contrasto, 2004, p. 5. ISBN 88-89032-33-2

Scheda del libro «Il gatto nero»

Frasi da «Il genio della perversione»

Non c'è in natura una passione più diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull'orlo di un precipizio, medita di gettarvisi. (2010)
Oggi sono in catene e sono qui. Domani sarò senza ceppi... ma dove? (2010)

Scheda del libro «Il genio della perversione»

Il racconto di Arthur Gordon Pym – Citazioni

, saltato su di colpo, giurò, con una formidabile bestemmia, che neanche per tutti gli Arthur Pym della cristianità sarebbe rimasto a dormire mentre soffiava un così bel vento di sudovest. (cap. I, 2018)
In tutti i fatti che tornano a pregiudizio di qualcosa, non troviamo mai di che trarre delle conclusioni davvero sicure, neanche dai dati più elementari. (cap. II, 2018)
Ed è strano che proprio nel descrivermi i momenti più terribili di sofferenza e di disperazione egli riuscisse a svegliare in me il maggior interesse per la vita del marinaio. Verso il lato luminoso del quadro provavo appena una limitata simpatia. Mentre non avevo altro per la mente che fame e naufragi, prigionia e morte fra tribù barbariche, tutta un'esistenza di dolore e di lagrime sopra qualche grigio scoglio desolato, in mezzo a un oceano inaccessibile e sconosciuto. (cap. II, 2018)
Feci i sogni più terribili. Orrore, calamità d'ogni specie si abbattevano su di me. In mezzo ad altre miserie che mi affliggevano mi pareva che demoni di sinistro e feroce aspetto mi soffocassero sino a morte sotto enormi cuscini. Smisurati serpenti mi tenevano nella stretta delle loro spire fissandomi ardentemente in faccia con paurosi occhi scintillanti. Poi, deserti sterminati di desolazione e spavento si stendevano dinanzi al mio sguardo. Immensi, altissimi tronchi d'alberi, grigi e senza foglie, si levavano in successione infinita fino a perdita di vista. Avevano le radici sepolte dentro a sconfinate paludi, le cui acque ferme e di colore oscuro coprivano sinistre la superficie della terra. E gli strani alberi sembravano dotati di vitalità umana, agitavano in ogni senso le loro braccia da scheletri e gridavano sopra la morta distesa delle acque chiedendo misericordia, con l'accento acuto, penetrante, della disperazione e dell'agonia. (cap. II, 2018)
Sangue, questa parola delle parole, sempre così carica di mistero, di sofferenza e terrore [...]. (cap. III, 2018)
Vi sono alcune situazioni critiche nelle quali l'uomo non può trovarsi senza provare il più profondo interesse alla conservazione della propria esistenza: un interesse che va crescendo di minuto in minuto in ragione della fragilità del filo a cui questa esistenza è sospesa. (cap. XII, 2018)
[...] di certo non v'è sciagura, tra le tante nelle quali può incorrere l'esistenza umana, più di codesta d'esser sepolti vivi capace di portare sino al parossismo dell'angoscia, nel fisico e nel morale. La tetra oscurità nella quale ci si trova avviluppati, la terribile oppressione ai polmoni, le esalazioni soffocanti della terra umida, unite alla sinistra considerazione di essere, fuori dai più lontani limiti della speranza, nelle precise condizioni di chi è morto, riempiono il cuore umano d'una pena e di un orrore intollerabili, da non potersi concepire. (cap. XXI, 2018)

Il sistema del Dottor Catrame e del Professor Piuma – Citazioni

Quando un pazzo sembra perfettamente sano, è proprio il momento di mettergli la camicia di forza. (1985)
Non credete a nulla di quanto sentite dire e non credete che alla metà di ciò che vedete. (1985)

Frasi da «L'uomo della folla»

Dopo una malattia durata qualche mese, ero ormai convalescente e, mentre riacquistavo le forze a poco a poco, mi sentivo in uno di quei felici stati d'animo che sono esattamente il contrario dellennui: un'estrema curiosità, una mente lucidissima, quando la nube si dissolve (come dice il poeta) e lo spirito eccitato travalica di molto i suoi limiti consueti, proprio come i lucidi e schietti ragionamenti di Leibniz superano l'insensata e superficiale retorica di Gorgia. Il semplice fatto di respirare era motivo di gioia, e perfino ciò che solitamente è fonte di dolore mi procurava piacere. Provavo per tutto quel che avevo intorno una tranquilla e intensa curiosità.
Edgar Allan Poe, L'uomo della folla, in Racconti, traduzione e cura di Mariarosa Mancuso, Feltrinelli, 2014. ISBN 8858818776

Scheda del libro «L'uomo della folla»

Frasi da «La filosofia della composizione»

Preferisco iniziare con la considerazione d'un effetto. Tenendo sempre presente l'originalità – poiché inganna se stesso chi s'arrischia a rinunciare a una sorgente d'interesse così ovvia e facilmente attingibile –, io anzitutto mi chiedo: "Fra gli innumerevoli effetti, o impressioni, di cui il cuore, l'intelletto, o (più generalmente l'anima è suscettibile, quale devo scegliere nel caso presente?" Avendone scelto uno che sia soprattutto nuovo e, inoltre, intenso, passo a considerare se può essere meglio raggiunto con gli eventi dell'azione o col tono – se per mezzo di eventi ordinari e di un tono speciale, o, viceversa, con la singolarità degli eventi e, insieme, del tono – cercando poi attorno a me (o piuttosto in me) quelle combinazioni di eventi, o di tono, che più mi saranno d'aiuto nella costruzione dell'effetto. (1971)
Niente è più evidente del fatto che ogni intreccio degno del nome deve essere elaborato fino al suo dénouement prima che si tenti la stesura di qualche parte. Solo tenendo sempre presente il dénouement si può dare a un intreccio il suo necessario aspetto di coerenza, o connessione causale, facendo in modo che, in ogni punto, gli avvenimenti e soprattutto il tono seguano lo sviluppo del disegno. (1971)
Se un'opera letteraria è troppo lunga per essere letta in una sola seduta, noi dobbiamo rinunciare all'effetto, immensamente importante, che è dato dall'unità d'impressione, perché interferiscono nella lettura le faccende del mondo e, così, ogni cosa in quanto totalità è subito distrutta. (1971)
Ciò che chiamiamo una poesia lunga è, in realtà, una semplice sequenza di poesie brevi, cioè, di brevi effetti poetici. Non c'è bisogno di dimostrare che una poesia è tale solo in quanto eccita intensamente l'anima, elevandola; e tutti gli eccitamenti intensi sono, per necessità fisica, brevi. Per questa ragione almeno metà del Paradiso perduto è essenzialmente prosa, una successione di eccitamenti poetici in cui interferiscono, inevitabilmente, altrettante depressioni: poiché il tutto è privo, per la sua estrema lunghezza, di quell'importantissimo elemento artistico che è la totalità, o unità, d'effetto. (1971)
[...] la Bellezza è l'unico spazio legittimo della poesia. [...] Quel piacere che è, ad un tempo, il più intenso, il più elevante e il più puro si ha, credo, nella contemplazione del bello. Infatti, quando gli uomini parlano di Bellezza non intendono precisamente una qualità, come si suppone, ma un effetto – in breve, si riferiscono appunto a quella intensa e pura elevazione dell'anima – non dell'intelletto o del cuore, di cui ho detto e che si prova nella contemplazione "del bello". Ora, io dichiaro la Bellezza l'unico spazio della poesia semplicemente perché è un'ovvia regola dell'Arte che gli effetti siano fatti derivare da cause dirette, che gli obiettivi siano raggiunti con i mezzi più adatti, nessuno ancora essendo stato così stolto da negare che la particolare elevazione cui si allude è più prontamente raggiunta nella poesia. Ora, la Verità, o la soddisfazione dell'intelletto, e la Passione, o l'eccitamento del cuore, benché fino a un certo punto raggiungibili nella poesia, sono molto più rapidamente raggiunti nella prosa. La Verità, infatti, richiede una precisione, e la Passione una "familiarità" (i veramente appassionati mi comprenderanno), che sono assolutamente opposte a quella Bellezza ch'io sostengo essere eccitamento, o piacevole elevazione, dell'anima. (1971)
La Bellezza di ogni specie, nelle sue più alte manifestazioni, invariabilmente muove alle lacrime l'anima sensibile. La Malinconia è dunque il più proprio di tutti i toni poetici. (1971)
[...] mi chiesi: "Fra tutti gli argomenti malinconici, qual è, secondo il concetto universale dell'umanità, il più malinconico?" La Morte, fu l'ovvia risposta. "E quando" mi dissi "è più poetico questo argomento, fra tutti il più malinconico?" Dopo quanto ho già abbastanza ampiamente spiegato, la risposta, anche qui, è ovvia: "Quando è più strettamente congiunto alla Bellezza: dunque la morte di una bella donna è, indiscutibilmente, l'argomento più poetico del mondo [...]". (1971)

Scheda del libro «La filosofia della composizione»

Marginalia – Citazioni

Che cosa può esserci di più consolatorio per l'orgoglio e per la coscienza di un uomo della convinzione che, vendicandosi sui suoi nemici per l'ingiustizia subitane, non fa che rendere loro giustizia? (1986)
Come regola generale, nessuno dovrebbe apporre la sua faccia al suo libro. Guardando il contegno dell'autore il lettore è raramente in grado di mantenere il proprio.
Credo sia Montaigne a dire: «La gente parla di pensare ma, per parte mia, non inizio mai a pensare finché non mi metto a scrivere». Un sistema migliore per lui sarebbe stato quello di non mettersi mai a scrivere prima di aver smesso di pensare. (2019)
Diffamare un grand'uomo è la maniera più rapida per un piccolo uomo di conquistarsi la grandezza. (2019)
Dite a un farabutto, tre o quattro volte al giorno, che è un fiore d'onestà, e come minimo farete di lui la quintessenza della sincera «rispettabilità». D'altro canto, accusate con troppa insistenza un uomo onorato di essere un furfante e lo riempirete della sorda ambizione di mostrarvi che non avete affatto torto. (2019)
Dopo aver letto tutto quello che è stato scritto, e dopo aver pensato tutto quello che si può pensare sul tema di Dio e sul tema dell'anima, chi vuole difendere a tutti i costi il suo diritto di pensare si troverà ad affrontare questa conclusione: su questi temi, il pensiero più profondo è quello che con maggiore difficoltà si differenzia dal più superficiale sentimento. (1986)
Fossi chiamato a definire, molto brevemente, la parola «Arte», la chiamerei «la riproduzione di quel che i Sensi percepiscono in Natura attraverso il velo dell'anima». (2019)
Gli uomini di genio sono assai più numerosi di quanto si pensi. Apprezzare, infatti, fino in fondo l'opera di quello che chiamiamo genio significa possedere integralmente il genio stesso che l'ha prodotta. Ma chi l'apprezza può essere poi totalmente incapace di riprodurre l'opera, o di farne di simili, per puro difetto di quanto si potrebbe chiamare l'abilità costruttiva. Fatto, questo, del tutto indipendente da quanto comprendiamo nella definizione stessa di genio. (1986)
Guardando il mondo così com'è, negare che, per arrivare al successo materiale, la Malvagità sia strada più sicura della Virtù, parrebbe una follia. Per «lievito dell'iniquità» le Scritture intendono il lievito mediante il quale gli uomini s'innalzano. (2019)
Ho una grande fiducia negli stupidi – i miei amici la chiamerebbero sicurezza di sé [...]. (2019)
Il naso è l'immaginazione della massa. Dal quale, sempre e comunque, essa si lascia tranquillamente menare. (2019)
[...] nelle costruzioni umane, una particolare causa ha un particolare effetto, un particolare scopo determina un particolare oggetto; ma non ravvisiamo alcuna reciprocità. L'effetto non agisce sulla causa, l'oggetto non cambia rapporto con lo scopo. Nelle costruzioni divine, l'oggetto è oggetto o scopo, a seconda di come scegliamo di considerarlo, mentre lo scopo è scopo o oggetto; sicché ci è impossibile stabilire (in astratto, e non materialmente – senza appoggiarci a fatti contingenti) la differenza tra i due. [...] Il piacere che ricaviamo da qualunque esercizio di umana ingegnosità è direttamente proporzionale allapprossimarsi a questa specie di reciprocità fra causa ed effetto. Per costruire una trama, ad esempio, nella letteratura d'invenzione, dovremmo prefiggerci di organizzare gli elementi, o episodi, in modo tale da non poter discernere se uno qualunque di essi dipenda da un altro, o lo sorregga. In questo senso, naturalmente, una perfezione di trama è inarrivabile nella realtà, perché chi costruisce è l'Uomo. Le trame di Dio sono perfette. L'universo è una trama di Dio. (2019)
[...] i romanzi alla moda sono proprio il genere di libri che circolano fra le classi non alla moda [...]. (1986)
La filosofia riformista moderna che annienta l'individuo a forza di aiutare la massa, e la recente legislazione riformista che proibisce il piacere allo scopo di promuovere la felicità sembrano trucioli caduti dall'antico ceppo della legge feudale francese che, per impedire che si disturbassero le giovani pernici, multava sarchiatori e zappatori. (1986)
La coscienza dei nobili natali è una forza morale con un valore che i democratici, benché versati in matematica, non sono mai in grado di calcolare. «Pour savoir ce qu'est Dieu,» dice il barone di Bielfeld «il faut être Dieu même.» (2019)
La vita reale dell'uomo è felice, soprattutto perché egli si aspetta sempre che lo sarà a breve. Mentre, nel considerare la vita ipotetica, ci prospettiamo gelide certezze anziché calde aspettative, e tribolazioni che quadruplicano al solo prevederle. (2019)
Lo stile veramente conciso è quello che più rapidamente trasmette il senso. (2019)
Mi sono a volte divertito a tentare di immaginare quale sarebbe la sorte di un individuo dotato, o meglio segnato da un'intelligenza molto al di sopra di quella della sua generazione. Sarebbe naturalmente consapevole della sua superiorità; e non potrebbe fare a meno, se per tutto il resto è un uomo come noi, di manifestarla, quella consapevolezza. In questo modo si farebbe dei nemici a ogni passo. E dal momento che le sue idee e le sue riflessioni differirebbero molto da quelle di tutta l'umanità, verrebbe evidentemente preso per pazzo. Una situazione orrendamente penosa. Neppure l'inferno sarebbe in grado di escogitare un tormento peggiore: essere accusati di debolezze straordinarie per il solo fatto di essere straordinariamente forti. (1986)
Nessuna eccezione, neanche in favore di Dante: l'unica cosa ben detta del Purgatorio è che si può andare più lontano e cascar peggio. (2019)
Non è assolutamente una fantasia senza senso il fatto che, in una esistenza futura, quella che riteniamo la nostra esistenza presente sarà ai nostri occhi come un sogno. (2019)
Non è davvero coraggioso colui che, quando gli fa comodo, teme di sembrare o di essere un codardo. (2019)
Non è una legge che la necessità tende a generare quanto necessario? (2019)
Non posso fare a meno di pensare che gli scrittori d'avventura in genere farebbero ogni tanto bene a prendere spunto dai cinesi che, nonostante che costruiscano le case dall'alto in basso, sono tanto ragionevoli da cominciare i libri dalla fine. (1986)
Per Gibbon, esprimersi con chiarezza era un merito di gran lunga inferiore all'esprimersi in maniera scorrevole e concisa. (2019)
Postulare che, in quanto uomini, diciamo in genere deliberatamente la verità è un errore radicale. Quasi ogni verità viene pronunciata d'impulso, ed è quindi detta, non scritta. Ma quando studiamo materiali storici, ci dimentichiamo di queste considerazioni. Stravediamo per documenti che di solito mentono; e trascuriamo la Cabala che non mente, se la si interpreta a dovere. (1986)
Quando la musica ci muove alle lacrime, apparentemente senza ragione, piangiamo non, come suppone il Gravina, per «eccesso di piacere»; ma per eccesso di uno smanioso, stizzoso dolore, dato che noi, semplici mortali, non siamo ancora in condizione di pascerci di quelle estasi superne delle quali la musica ci offre appena un vago e invitante barlume. (2019)
Quando un uomo di genio parla del «difficile» intende, semplicemente, «l'impossibile». (2019)
Quanti bei libri sono lasciati nel dimenticatoio per colpa dell'inefficacia del loro attacco! (1986)
Se non fosse una vergogna, pochi cosiddetti apoftegmi non confesserebbero apertamente di essere epigrammi. Al pari del fioretto nelle scuole di scherma, nessuna loro parte ci è realmente utile se non la punta, che mai arriviamo a toccare del tutto, a motivo d'un piatto bottoncino di sicurezza. (2019)
[...] se volete dimenticare qualcosa in un lampo, basterà annotare di ricordarselo. (2019)
Solo l'occhio di lince del filosofo sa ancora scorgere, dietro il velo d'indegnità sulla vita dell'uomo, la sua dignità. (2019)
Tracciando una distinzione fra un popolo e una massa, scopriremo che un popolo istigato all'azione è una massa; mentre una massa, che cerca di pensare, si stempera in un popolo. (2019)
Un argomento forte in favore della religione cristiana è questo: le offese contro la Carità sono pressoché le uniche che le persone in punto di morte arrivino – non a capire – ma a sentire – come un delitto. (2019)

Frasi da «Quattro chiacchiere con una mummia»

E allora parlammo della grande bellezza e importanza della Democrazia e ci demmo un gran da fare per comunicare al Conte un giusto sentimento dei vantaggi di cui godevamo vivendo in un luogo dove imperava il suffragio ad libitum, e non c'era re.
Il Conte ascoltò con palese interesse, e in verità sembrava non poco divertito. Quando avemmo finito, disse che, molto tempo prima, era accaduto qualcosa del genere. Tredici province egizie decisero di colpo di essere libere, proponendo in tal modo un magnifico esempio al resto dell'umanità. Riunirono i loro saggi, e apparecchiarono la costituzione più ingeniosa che fosse possibile concepire. Per qualche tempo se la cavarono non troppo male; soltanto, avevano preso l'abitudine di darsi delle arie in modo da non credersi. Alla fine, tuttavia, quei tredici stati, più altri quindici o venti, finirono in preda del più odioso, del più intollerabile dispotismo di cui mai si sia sentito parlare sulla faccia della Terra.
Chiesi quale mai fosse il nome del tiranno usurpatore. Per quel che il Conte riusciva a ricordare, il suo nome era Plebaglia. (1983)

Scheda del libro «Quattro chiacchiere con una mummia»

Un capitolo sugli spunti

Ci sono [...] scrittori che mostrano deficienze assolute di capacità costruttive e che quindi, nonostante la più fertile delle invenzioni, naufragano miseramente nella trama. A questa categoria appartiene Dickens. (1986)
Nella vita di ognuno capita almeno una volta che lo spirito sembri abbandonare brevemente il corpo e, sollevandosi al di sopra delle faccende mortali quanto basta per uno sguardo d'insieme che abbracci tutto, faccia una valutazione della propria umanità, con la massima accuratezza possibile a quel dato spirito. E qui l'anima si separa dalla propria idiosincrasia, dall'individualità; e riflette sulla sua esistenza non come una sua proprietà esclusiva, ma come parte dell'Ente universale. Le decisioni valide e importanti a cui poi ci atteniamo, ogni rigenerazione sensazionale di un carattere sono effetti di queste crisi esistenziali. È quindi la coscienza di noi stessi a degradarci e a mantenerci nella degradazione. (1986)
Pochi pensatori non si sorprenderebbero a scoprire, mentre ripercorrono a ritroso il loro universo mentale, quanto spesso le prime impressioni, quelle intuitive, si siano dimostrate vere. Ad esempio una poesia ci affascina da bambini. Adolescenti, ci troviamo dentro una quantità di errori. Nella prima età adulta la disprezziamo e la condanniamo radicalmente, e soltanto quando la maturità ha accordato i nostri sentimenti, allargato le nostre conoscenze e perfezionato la nostra intelligenza ritorniamo al nostro modo di sentire originario e all'ammirazione primitiva; con l'aggiunta del piacere che dà sempre il sapere come mai ne eravamo allora contenti, e perché l'ammiriamo ancora. (1986)
Spesso non si capisce che cosa sia la Trama, e nessuno l'ha mai definita correttamente. Molti la considerano un semplice complesso di fatti. Ma nell'accezione più rigorosa la trama è quello da cui non si può togliere o spostare nessuna delle componenti senza che tutto frani. (1986)
Tutti gli uomini di genio hanno i loro detrattori. Ma è solo una non distributio medii dedurne che per la stessa ragione tutti quelli che hanno detrattori siano uomini di genio. (1986)

Adattamenti – Film

Danza macabra (1964)

Dicono di Edgar Allan Poe

– Che sta leggendo?
– Non sto leggendo, sto solo "rifamiliarizzando" con Edgar Allan Poe.
– Non lo conosco.
– No, be', era un uomo invaso dall'ansia. È morto in un modo incredibilmente spaventoso, in preda al delirium tremens. Si verifica quando un lungo abuso di alcol è seguito da un'improvvisa astinenza. Il corpo va in shock da ipersensibilità, si hanno le allucinazioni più orribili come ratti, serpenti, scarafaggi che escono dal pavimento e vermi che strisciano sulle pareti. L'intero sistema nervoso è in massima allerta e si provano costantemente panico e paranoia e poi il sistema circolatorio cede, ma panico e orrore rimangono fino al momento della morte. (Nymphomaniac)
De Maistre ed Edgar Poe mi hanno insegnato a ragionare.
Charles Baudelaire
Dov'era il racconto poliziesco prima che Poe vi soffiasse il respiro della vita?
Arthur Conan Doyle
Edgar Allan Poe può giustamente essere chiamato il padre della "fantascienza". Fu lui che a dare veramente inizio al romance, a intessere brillantemente nella e attorno alla storia un filo scientifico.
Hugo Gernsback
Nel 1841 Poe aveva cominciato a leggere un romanzo di Dickens, che conteneva tra l'altro la narrazione di un crimine misterioso: alle prime pagine, aveva subito capito l'enigma; riflettendo sul metodo da lui seguito, aveva scoperto contemporaneamente le regole dell'inchiesta poliziesca e quelle della narrazione poliziesca.
Oreste del Buono
Quel che soprattutto attira l'attenzione di Poe sono le situazioni in cui la mente trova a combattere contro se stessa.
Mariarosa Mancuso
Si è affermato un'infinità di volte che quest'autore è solo accidentalmente americano, e che lo stesso sarebbe potuto "accadere" a Londra come a Upsala. Io non posso essere d'accordo. Non solo è americano, ma è addirittura yankee, il terrificante e umoristico Poe: sia nella continua precisione e nel realismo dei suoi svariati giochi con le tenebre, le scritture segrete e il verso poetico, sia nelle ventate di enorme ciarlataneria che ricordano Barnum.
Jorge Luis Borges
Si potrebbe affermare senza tema di smentita che l'aggettivo che s'incontra più di frequente nei racconti di Poe sia wild. Wild, selvaggio, bizzarro, strano, fantastico, grottesco, pazzo; in quanti e quali diversi significati non viene da lui adoperata questa parola, quanti e quali sfumature dello straordinario non riesce a farla contenere. A voler stabilire una regola che dagli attributi che adoperano più spesso gli scrittori si possa dedurre il loro carattere, nel caso di Poe si rasenterebbe da vicino il vero.
Delfino Cinelli
Tre quinti genio e due quinti cialtrone. (James Russel Lowell)
Citata da Sergio Perosa nell'introduzione ai Racconti del Grottesco, I edizione Oscar Classici Mondadori
Quasi privi di ogni traccia di principi morali, o del mondo concreto e dei suoi eroismi, o dei più semplici affetti del cuore, i versi di Poe testimoniano una intensa disposizione per la bellezza tecnica e astratta, con un'arte della rima portata all'eccesso, una incorreggibile propensione ai temi notturni, e un sottofondo demoniaco dietro ogni pagina – e, a una valutazione finale, rientrano con ogni probabilità tra le luci elettriche della letteratura d'immaginazione, fulgide, abbaglianti, ma senza calore. V'è nella vita e nelle reminiscenze del poeta, un indescrivibile magnetismo, come nelle sue poesie.
Poe fu molto cordiale, di una cordialità sommessa, aveva un bell'aspetto, era vestito bene, ecc. Mi è rimasto un ricordo nitido e piacevole della sua espressione e del suo parlare, sia nella forma che nella sostanza; molto gentile e umano, ma come spento, un po' sfinito forse.
Verso la fine, tra le altre tante cose, avevo anche dato una scorsa alle poesie di Edgar Poe, che non mi piacevano, per quanto riconoscessi sempre che, al di là del campo limitato dei loro ritmi (che costituiscono una specie di perpetuo carillon musicale, che va dal si bemolle al sol) erano delle espressioni melodiose e forse insorpassate di certe alcune fasi della morbosità umana.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026