Frasi
Frasi di Emilio De Marchi
45 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 45 citazioni di Emilio De Marchi, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Emilio De Marchi (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Emilio De Marchi
La penna è nella vita moderna ciò che la lancia fu nei tempi eroici, protegge, uccide, conquista. Chi non si addestra per tempo a maneggiare quest'arme, male per lui! II suo posto sarà tra i vassalli o i servi.
O buon Gesù, che invecchi sulla croce, / scendi, ripiglia la tua veste bianca; / vedi l'umanità, che a te la stanca / mano distende e stanca alza la voce.
Ambrogio Bazzero
Anch'egli amò la sua donna, ma non come tutti gli altri. Amò troppo castamente, e sacrificò all'ideale più che non sia permesso alla debole natura umana. Fenomeno strano è questo che in un tempo, in cui dal languido romanticismo l'arte e con essa il sentire si avviavano verso il godimento pagano del realismo, strano fenomeno veramente è il vedere questo solitario rifugiarsi nel deserto, con un'immagine sola soavissima nel cuore, meno donna alla fine che luminosa e innocente visione, ch'egli adorò estatico come quel d'Assisi adorò la Vergine sua.
Alle anime generose è poca soltanto una vita.
Il Bazzero, d'ingegno facile, senza le noiose distrazioni del bisogno, con un'anima semplice, con tanto medioevo appiccato alle pareti del suo studio, poté meglio di molti altri ricreare quel mondo morto intorno a sé. Né lo ricreava per sola vaghezza d'antiquario, come si disse, ma perché gli pareva che in quel mondo astratto i suoi sottili ideali respirassero meglio che nell'aria grossa della realtà pregna di cose.
Il pensiero era libero e audace, ma la volontà paurosa. Di questo squilibrio di forze, fra l'occhio che vede e la mano che non osa, egli si querelava spesso con me durante il nostro viaggio di piacere a Firenze e a Venezia, e spesso ne piange anche in questo libro, che è la storia dell'anima sua.
Non so dire se più dell'arte egli amasse la libera natura.
Frasi da «Demetrio Pianelli»
[...] la pazienza dei popoli è la mangiatoia dei tiranni [...]. (parte seconda, cap. II, p. 140)
La superbia è il cavallo dei ricchi: la povera gente è fin troppo onore quando va a piedi. (parte seconda, cap. VI, p. 190)
Non c'è mestiere più bello che fare lo zio d'America. (parte terza, cap. III, p. 228)
L'amore non si accende come un pagliaio e non c'è nulla che mandi più fumo di un fuoco mal fatto. (parte terza, cap. VI, p. 271)
Il mondo ama più le apparenze che la sostanza, e non c'è nulla che più offenda la gente incapace di bene quanto la vista del bene che fanno gli altri.
Non potendo difendersi dal bene che ricevono, gli uomini cercano di non accorgersene e di dimenticarsene presto, fin che giunge opportuno il momento di vendicarsi con un piccolo trionfo d'ingratitudine. (parte quarta, cap. III, pp. 362-363)
Giacomo l'idealista – Citazioni
Il bisogno che fa gli uomini cattivi, fa brutte le donne.
Il denaro non è l'idea, ma compera i padroni dell'idea.
Non c'è nulla che meglio si adatti a un'idea confusa quanto una parola che non si capisce.
Non è mai utile complicare la verità, specialmente quando si ha bisogno di far quattrini.
Vero e unico creatore di bene è l'affetto, l'affetto naturale che scorre quieto ma inesauribile, a portare i freschi ruscelli della vita; mentre la passione o è fiamma che dissecca o è un tormentaccio rovinoso, che assorda, trascina, devasta.
Frasi da «Il cappello del prete»
L'arte è cosa divina; ma non è male di tanto in tanto scrivere anche per i lettori. (Avvertenza premessa dall'autore, p. VIII)
Per quanto su un nudo scoglio non resti che di morire di fame, pure si preferisce soffrire un giorno di più al morir subito. (parte I, cap. II, p. 17)
La coscienza — aveva scritto il dottor Panterre — è un geroglifico scritto col gesso sopra una tavola nera. Si cancella così presto, come si fa. La coscienza è il lusso, l'eleganza dell'uomo felice. E Dio? Dio una capocchia di spillo puntato nel cuscino del cielo.... (parte I, cap. II, p. 21)
La società è come le donne. Non si offende d'essere tradita se non quando lo sa. Se la lasci nella sua ignoranza, la donna ti vorrà bene come prima. (parte I, cap. II, p. 22)
Nel rispetto dei diritti e delle leggi ogni debole trova la sua difesa e la sua protezione, e l'egoismo di ciascuno viene a creare questo grande egoismo sociale che si chiama la legge. (Barone Santafusca: parte I, cap. V, p. 66)
La speranza è niente, ma dà un buon sapore alla roba. (parte I, cap. VI, p. 73)
La fortuna è come l'onda del mare grosso che vi spinge a terra, ma non vi lascia mai sbarcare e qualche volta vi ammazza sullo scoglio. (Filippino: parte I, cap. VI, p. 75)
La vita è un fiume che dopo un uragano ha le acque torbide; ma lasciate passare dell'acqua, e a poco a poco il fiume andrà schiarendosi. (Barone Santafusca: parte I, cap. VII, p. 83)
Il paradiso e l'inferno sono in fondo a un sacchetto. Tu vi cacci la mano e tiri a sorte.... (Barone Santafusca: parte I, cap. VII, p. 84)
Il mattino è la giovinezza del giorno, una giovinezza che torna ogni giorno, mentre l'altra, ahimè, una volta passata non ritorna più. (parte I, cap. VIII, p. 86)
[...] fanciullezza, felice età, quando il giuoco ci rende tutti eguali. (parte I, cap. XIII, p. 135)
Nella nausea del male s'invoca il bene come un porto di rifugio e di riposo. Forse c'è un paradiso terrestre oltre quel porto, ma chi lo nega non lo merita. (parte I, cap. XIV, p. 136)
[...] [il] mondo dei bisogni semplici e degli affetti semplici della natura. Solo in questo terreno vergine cresce l'erba della felicità. (parte I, cap. XVI, p. 170)
[...] questo sistema detto di democrazia che consiste nel raccogliere su un foglio stampato i pettegolezzi, che le pescivendole sparpagliano sui loro usci. Colla scusa di un «si dice», si stampano cose che nessuno dice, che nessuno vorrebbe dire, e nemmeno sentire a dire. (parte II, cap. III, p. 202)
Regola generale, per un giornalista, un misfatto esiste sempre e specialmente quando si accorge che non esiste. Questo processo del prete ha troppo interessato i nostri buoni lettori perché si possa ora disgustarli con un non farsi luogo a procedere. Noi abbiamo bisogno di galvanizzare il nostro morto, di farlo vivere oggi per ammazzarlo dimani, seppellirlo dopo, esumarlo più tardi, e ciò almeno fino alle prossime elezioni politiche, cioè fino a nuovi assassini politici. E perché non faremo tutto ciò con un morto, se lo facciamo sempre coi vivi? (Cecere: parte II, cap. V, p. 225)
Chi manda al diavolo un giornalista, lo manda a casa di suo nonno. Il divino poeta ha detto che il diavolo è il padre della menzogna, e noi siamo i figli della figlia.... capite. (Cecere: parte II, cap. V, p. 226)
Il bene è necessario alla vita quasi come l'olio alla macchina. (parte II, cap. VII, p. 260)
I nostri figliuoli
Parini che in pieno teatro, contro chi urlava: «Morte agli aristocratici!» grida: «Viva la libertà! Morte a nessuno!» doveva avere un cuore meglio temperato del nostro, che ai primi bisbigli di abbasso e di viva, scantoniamo nel viottolo più buio.
Un cittadino che non abbia un significato politico quel tanto che basti per la chiarezza del suo carattere, non solo è un valore nullo nella generale attività, ma un terreno insidioso sul quale non mi arrischierei di fabbricare la mia casa.
Una boccata d'aria sui laghi e sulle colline fa bene al sangue, mentre il restare un mese di più nell'afa d'agosto e litigare sui bilanci delle Società cooperative, oltre alle inimicizie che si fanno, lima la salute.
I nostri figliuoli – Citazioni sul libro
In questo libro raccolgo il meglio... delle molte cose che ho avuto occasione di scrivere... intorno al grave argomento dell'Educazione dei figli, e non credo di fare opera inutile se penso al bisogno che in Italia si sente di libri, i quali, senza dir cose nuove, abbiano a diffondere la massime della morale educativa.
Le quattro stagioni
Nella Primavera -nota un vecchio almanacco- si semina la speranza, crescono i fiori del lieto vivere, germoglia l'amore. Nell'Estate si lavora la vita, cresce il coraggio e la fiducia in sè stessi, fiorisce l'ambizione. Nell'Autunno si raccoglie ciò che si è seminato e si sparge la tolleranza sulle umane cose. Nell'Inverno, mentre abbrucia le ultime illusioni, l'uomo riposa nella rassegnazione e nella pietà. (p. 11)
Uno dei più amabili vecchi ch'io abbia conosciuto nella mia vita. (p. 83)
Redivivo – Citazioni
Noi non decoriamo noi stessi per il gusto fatuo di rimirarci in uno specchio. Anche la gloria piace, se sappiamo che fa piacere a qualcuno: è nell'opinione altrui che mette radici l'ambizione degli uomini. (cap. XVIII)
La terra fa l'uomo simile a sé; e come soffre la pianta che esce dalla sua coltura e dal suo clima, così soffre l'uomo costretto a vivere d'aria non sua nell'associazione spirituale di uomini diversi, in un clima morale non adatto al suo temperamento.
Questo benedetto sentimento verso la patria che ci produce, non è in fondo che un bisogno d'adattamento fisico e morale. E poiché l'uomo trova il piacer suo nel minor sforzo ch'egli mette al vivere, ecco perché la patria, cioè la terra a cui ci adattiamo, ci piace più d'ogni altra. L'amor di patria è dunque sacro, perché è un piacere della vita... (cap. XIX)
Dicono di Emilio De Marchi
Venticinque anni or sono si spegneva in Milano nella sola età di cinquant'anni un uomo che alla solidità di un carattere anche per quei tempi nobilissimo e raro univa una genialità d'artista e di scrittore non comune. Milano che colla sua proverbiale ospitalità sa albergare spesso tra le sue mura la più varia e strana gente d'arte, di lettere e di giornalismo, ed anche entusiasmarsi fin troppo dietro immeritevoli fame, non deve dimenticare questo suo ottimo figliolo, questo educatore paziente, quest'uomo che fece dell'onestà e del dovere uno stemma della sua vita e una gioia pel suo cuore: questo Emilio De Marchi che, prettissimo milanese tra milanesi, meglio d'ogni altro l'adorò e la riprodusse nella sua gente più umile, nella sua fresca ironia, nella sua ingenuità paesana, ne' suoi ambienti tipici, nella sua anima romantica, nella sua malinconia.
La concezione fondamentale dell'arte e dell'azione educatrice di Emilio De Marchi risiedeva in un ideale di moralità e di bene. A quest'idea vitale egli informò tutta la sua vita, essa irradiò viva e sensibile come una luce mattinale attraverso tutta la sua opera poetica e narrativa.
Il De Marchi fu un pariniano e un manzoniano de' più schietti e convinti, e del Manzoni non solo accolse e fece suo il culto per la pietà, pel dovere e per l'accettazione del proprio destino, ma lo imitò anche nello stile, in quell'intonazione affabile del discorso narrativo e perfino, qua e là, in certo fraseggiare trasandato all'ambrosiana. Ma quest'imitazione che sovente venne imputata al De Marchi come una a noi non pare che venga ad infirmare la bontà fondamentale della opera sua di scrittore. A malgrado quella, la struttura e lo svolgimento de' suoi romanzi hanno un'impronta tutta loro propria, vigorosa e inconfondibile. Il suo più che un sentire ed esprimersi manzoniano, era un sentire ed un esprimersi del paese dov'era nato, un sentire lombardo, a cui il Manzoni se mai pel primo aveva dato una voce, trovato un tono.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026