Frasi

Frasi di Enrico Deaglio

22 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 22 citazioni di Enrico Deaglio, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Enrico Deaglio (giornalista e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Enrico Deaglio

C'è in Italia un militante anarchico, Alfredo Cospito, al 41 bis in un carcere di massima sicurezza in Sardegna in cui le celle sono sotto il livello del mare. Ha l'ergastolo ("ostativo", naturalmente) per aver messo due pacchi bomba all'ingresso della scuola allievi carabinieri di Fossano (Cuneo), nel 2006. Lo scoppio non provocò né morti, né feriti, ma avrebbe potuto teoricamente farne. Per questo contro Cospito, condannato per "strage", si sono adottate le misure più dure, inutili, disumane.
Da Cospito è sano, dunque può morire,maremosso.lafeltrinelli.it, 26 gennaio 2023.
Bresci era stato portato all'azione proprio dal fatto che il suo Re non amava i suoi sudditi, non amava il suo popolo. Infatti aveva premiato il generale Fiorenzo Bava Beccaris, che aveva ucciso duecento scioperanti a Milano, e il generale Robero Morra di Lavriano, che aveva represso nel sangue i contadini siciliani organizzati nei Fasci. (da Storia vera e terribile tra Sicilia e America, Sellerio editore, Palermo, 2015, p. 188)
Penso veramente che il caso Moro sia stata la svolta. 55 giorni prigioniero il leader che sta aprendo ai comunisti, ma dove può succedere? E poi la gestione della caccia ai rapitori... l'artificio della seduta spiritica per indicare il covo dove lo tengono... le trattative che coinvolgono i mafiosi...
So di dire cose sgradevoli ma sta di fatto che la compromissione fra grande industria del Nord e mafia è forte.
Ben più imponente e sanguinosa di quella politica. Ci fa battere l'Irlanda della guerra civile. Una storia così feroce non c'è mai stata in Europa. Chi ha avuto 10.000 morti ammazzati come noi al Sud? Per questo parlo di 11 settembre con dieci anni di anticipo.
Pesante, ma penso sia andata peggio. La mafia si è presa tutto il Paese.
Cossiga? Mi pare una brutta figura. Un caso più unico che raro: non denuda il re, aumenta l'opacità.
Anche la santificazione di Andreotti non mi va giù.
Gardini? Mi era simpatico. Ma resta invischiato nella più grande storia italiana: io racconto come le indagini abbiano accertato che la mafia entra in Borsa con la Calcestruzzi.
Mani pulite mi pare una cosa a metà. I magistrati non hanno capito molto e poi non sono andati a fondo. La madre di tutte le tangenti non è Enimont ma il rapporto con la mafia siciliana. Di Pietro ci aveva messo le mani con Gardini: questo credo sia il suo segreto.
Chi sono? Non me ne sono venuti in mente. Tranne Fellini in Amarcord, con l'analogia tra l'adolescenza e il fascismo. E oggi, come nel '34, torna la piccolezza, la limitatezza...
Comunque è bello essere in minoranza. Ed è anche bello che la gente legga la storia. Sennò Berlusconi finisce per essere senza tempo.
Una delle caratteristiche di questo libro è lo stupore. Volevo raccontare l'anomalia italiana. Mi piace la IV di copertina, dove si domanda: "Ma davvero tutto questo è successo in Italia?". Prendiamo Bossi e l'ampolla del Monviso. In quale altro Paese sviluppato è capitata una cosa simile?
Se Q fosse una divinità, una persona vera e in carne e ossa, un funzionario della malvagia burocrazia governativa a conoscenza dei peggiori segreti di stato, o ancora un'entità venuta da un'altra galassia, nessuno lo sapeva; e se qualcuno lo sapeva, se lo teneva per sé. Da quattro anni era presente sul web, e silenziosamente aveva dato origine a un culto digitale i cui adepti sostenevano che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rappresentasse l'ultimo baluardo prima che una "cabala" di democratici prendesse il potere sul pianeta per dedicarsi all’attività che preferiva: asservire sottoterra milioni di bambini, usarli per le proprie perversioni sessuali e poi ucciderli succhiandone il sangue al fine di procacciarsi l'eterna giovinezza. Q aveva dato ai suoi seguaci un appuntamento: il 6 gennaio. Il giorno del Grande Risveglio che tutti aspettavano era dunque giunto: come si evinceva dai messaggi che rimbalzavano nelle loro chat, gli adepti avrebbero marciato sul Campidoglio, arrestando e uccidendo i traditori che, dopo aver rubato le elezioni al presidente, volevano consegnare il potere ai democratici.
Oltre a Q, una seconda entità aveva indicato il 6 gennaio 2021 come l'ultima occasione per salvare l'America. Si trattava nientemeno che del presidente sconfitto alle ultime elezioni, Donald Trump, che per la prima volta nella storia della democrazia americana non intendeva accettare il verdetto delle urne, e aveva annunciato in tutti i modi che non avrebbe ceduto il potere. Quella mattina, Trump tenne un atteso comizio a Washington; davanti a lui c'erano migliaia di persone che sventolavano la lettera Q. Alcuni, in quella giornata, si rivolsero a lui chiamandolo "imperatore".
La presidenza Trump mi aveva non solo irritato, ma era persino riuscita a mettermi ansia. Quel 6 gennaio me ne stavo davanti al televisore, e potete immaginare quale fosse il mio stato d’animo. Ricordo che i cronisti non sapevano quali parole usare: riot, insurrection, storming, anarchy, e poi il termine che in americano non esiste, coup d'état. Strano, no? Gli americani, che hanno imposto al mondo tutto il lessico moderno, avevano bisogno del francese per dire quello che a loro sembrava impossibile, e per il quale, quindi, non avevano inventato un vocabolo.

La zia Irene e l’anarchico Tresca – Citazioni

A proposito: «vidaliano» è un termine in disuso; non esiste più nessuno sul pianeta che si definisca «vidaliano». Però può ancora interessare agli archeologi e agli antropologi: deriva da Vittorio Vidali, comunista nato a Trieste proprio nel 1900, che girò il mondo suscitando rivolte e rivoluzioni, circondato dall’aura dell’eroe, ma dai suoi nemici considerato il peggior killer che il comunismo abbia mai prodotto, un assassino «per conto di Stalin» che in Spagna, in Messico e in America asciugò centinaia di «nemici del popolo», specie se anarchici e trotzkisti. Ma anche il comunista che salvò Trieste dai fascisti e dai titini e che restituì la città all’Italia. (cap. 1)
Pino Pelosi, detto la Rana, abitava dietro piazza Giovanni Winckelmann, il celebre storico dell’arte, il primo omosessuale formalmente accettato in Vaticano, ucciso a Trieste da un ragazzo. Pasolini portò Pelosi con sé, perché il ragazzo aveva dimenticato le chiavi di casa. E, naturalmente, Pasolini conosceva Winckelmann e la sua storia. Inquietante, non trova? Quello di Pasolini è stato l’ultimo grande delitto di Roma – con quello di Aldo Moro, naturalmente. Adesso ci sono solo delitti deteriorati, brutti palazzi, comparse prevedibili. (cap. 1)
Mentre lo guardava assaporare la sua sigaretta in silenzio, a Marcello venne in mente un film di Nanni Moretti. era il primo, Ecce bombo, una cosa post ’68. La scena era quella di uno studente «de sinistra» che rispondeva alle domande dell’esame di maturità. Aveva presentato una tesina e il professore lo interrogava. Lui diceva, in continuazione: «Trent’anni di malgoverno democristiano», come se fosse una verità incontestabile, una formula. Fino a quando il professore, quasi timidamente, gli diceva: «Scusi, ma perché dice malgoverno democristiano? Cosa vuol dire? Si spieghi». E il ragazzo diceva: «Beh, il malgoverno dei democristiani. Non è d’accordo?». E il professore: «No». A quel punto interveniva lo stesso Nanni Moretti, che urlava isterico: «Il ragazzo l’ho preparato io!». Una delle scene più esilaranti che Marcello ricordasse del cinema italiano. (Cap. 5)
Carlo Tresca, il leggendario anarchico italiano, il più coraggioso e nobile avversario di Benito Mussolini, è stato ucciso l’11 gennaio 1943, alle 20.40, nel centro di Manhattan, la retrovia della democrazia del ventesimo secolo. La strada è deserta e buia. La Ford riparte con a bordo Galante. Il rumore del suo motore viene riconosciuto da due dipendenti del consolato norvegese che hanno dimestichezza con la meccanica: sarà loro la prima testimonianza. Arriva l’ambulanza che trasporta il cadavere di Carlo Tresca al vicino St Vincent’s Hospital. La polizia transenna la zona. Un bossolo viene trovato a pochi metri da dove Tresca è caduto. La pistola, una calibro 32, è stata abbandonata sulla 5a Strada a cento metri di distanza. (Cap. 6)
“Nel gennaio del 1943 i gerarchi fascisti, che erano dei tromboni delinquenti, ma non erano fessi, sapevano che sarebbero stati sconfitti e misero al sicuro il bottino. Non quello dello Stato, il loro. Il primo posto in cui nascondere i soldi fu il Vaticano, l’Istituto per Opere di Religione fu fondato allora proprio a questo scopo. Bella banca: austera, ambiente di segreti millenari, garanzie date direttamente da Dio, presenza capillare su tutto il territorio, forse il più grande patrimonio immobiliare al mondo. Giulio Andreotti e Michele Sindona ci sguazzarono, fin dall’inizio. E, d’altra parte, l’Italia dopo la guerra non ha certo visto vendette finanziarie contro gli sconfitti... a meno che mi sia sfuggito qualcosa. I Savoia, i nobili, i latifondisti pugliesi e siciliani, gli agrari romagnoli, gli industriali profittatori di guerra di Torino e di Milano, i federali, i gerarchi, i centurioni... Non mi sembra di ricordare che nessuno di questi sia finito in un appartamento di due stanze. O ricordo male? Non mi sembra che il popolo abbia dato l’assalto ai castelli dei signori. O ricordo male?” (Cap. 9)

Dicono di Enrico Deaglio

Ad ogni buon conto se si poteva avere qualche dubbio sulla "linea della fermezza" all'epoca in cui si svolsero i fatti, oggi non è più lecito. Non è infatti un caso che il terrorismo abbia cominciato a perdere colpi proprio dopo il caso Moro e si sia liquefatto in pochi anni. È la dimostrazione che la linea della fermezza era giusta non solo dal punto di vista etico e giuridico ma anche da quello pratico. Se avessimo dato retta ai Craxi, ai Mancini, ai Signorile, ai Pace, ai Liguori e ai Deaglio, cioè a tutta quell'area che civettava col terrorismo, oggi Renato Curcio sarebbe il padrone del Paese.
Massimo Fini

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026