Frasi
Frasi di Eugenio De Signoribus
11 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 11 frasi di Eugenio De Signoribus: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Eugenio De Signoribus (poeta italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Veglie genovesi
Balbi di lumi luccicanti / di auto i marciapiedi rasoianti... // flash smash crash swoon / snack-bar break e swoom... (da Tavole genovesi, p. 18)
e viola / a becco in su, stecchito sullo spigolo, / sterco di fianco, segno di vicolo, / livida pietra specchio della fonte / il cielo (da Tavole genovesi, p. 23)
la pipinara strilla sul cemento / ai bassi vani lacera la seta // quanto vorrei che fosse un bastimento / cullante, davanti a Genova cheta... (da Tavole genovesi, p. 27)
a Genova arrivare / su una nave senza alcuna insegna / dopo aver scrutato costa costa / il profilo del mio paese / e ascoltato i cantori raccontare / la nobiltà di chi non ha cercato / la vivenza o la potestà terrena / col sangue servito a pranzo e a cena... (da Verso Genova, pp. 35-36)
la pulsante Genova / spesso nel suo diario ha scritto / – rinascere! – / non una parola formale / o il vanverare sull'emergenza / ma il grido della sirena marina / contro la pochezza del sognato / stanca dell'angelo della pazienza / stanca dell'umiltà / della fila supina / che non vede più la beltà cittadina / la sua contagiosa necessità (da Genova all'opera per l'evento, pp. 37-38)
Livida l'aria di Genova, bagnato l'asfalto. Un po' di pioggia è caduta ma / l'acqua, negli interstizi delle lastre dei marciapiedi, sembra sorga da sotto. / I rii invisibili segnano le strade aperte verso il mare. (da I rii, p. 45)
Questa apocalissi parla solo la lingua incustodita della natura. (da I rii, p. 45)
Non fuggo dove riconosco. Fui qui, in questo posto, più volte negli anni. E sempre mi è venuto in mente, qui stando, lo spazio marino d'aprile o d'ottobre. Lo spazio deserto di prima e dopo l'estate, dove stendersi, scomparire... Mai dunque fui in quegli slarghi di sabbie e scogli, più volte fui qui: a ragione della scrittura, nella sua tela. (da Balbi sei, p. 46)
Appare alla Darsena, davanti al Galata, il sommergibile "Nazario Sauro", inquietante e quieto.
Lo si può toccare nel fioco lume notturno, come un perturbante pesce, lì esposto, o lì venuto a morire. Il suo colore si confonde con l'acqua immota e bruna. (da Il sommergibile, p. 48)
Cinque piani in ascensore e siamo alla porta che introduce a una stanza rotonda, avvolta in un opaco chiarore uniforme: lo spazio appena muffito è vuoto di cose vere... ma fu un tempo lo studio di un erudito, lassù risalito a studiare e almanaccare... Nei disabitati affreschi (fregi di sbiadite stagioni e persi miti) sospesi sopra scaffali nudi, tracce d'una trascorsa gloria, di un'alta calma quasi al contatto col cielo... (da La torre dei Serra, pp. 49-50)
[...] appare la toccante corona di Genova. Gli occhi, da lassù, vorrebbero penetrare la minuta vita dei vicoli scuri [...] appena sotto lo strato dei Palazzi dipinti, l'evo stretto e il rinascente, viscere péste e bianche teste quasi nello stesso corpo... E piazza della Nunziata e il moto di via delle Fontane, fino al porto magniloquente con le possenti gru immobili: e giù la residenza dei Doria e su il Righi, dove approda la cabinovia in un ciuffeto verde. E là, il versante delle più recenti architetture: rupi abitative cresciute una sull'altra, quasi un'illusione ottica o una vertigine o una minaccia le file di finestre, senza balconi e appigli, che s'affacciano sul sottostante vuoto...
Da quassù, s'avverte il cordone invisibile che tiene lo stratificato perimetro dell'ardita città. (da La torre dei Serra, pp. 49-50)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026