Frasi
Frasi di Euripide
56 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Euripide raccolte in un'unica pagina: 56 frasi, divise per libro e argomento.
Euripide (tragediografo ateniese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Euripide
Ares detesta i ritardatari.
Chi può sapere se il vivere non sia morire / e se il morire non sia vivere?
Chi trascura di imparare nella giovinezza perde il passato ed è morto per il futuro.
Gli uomini timidi non fanno neppur numero nei combattimenti, e quantunque presenti, sono assenti.
I messaggeri degli dèi.
Il silenzio per i saggi è una risposta. (frammento 977 N.2)
L'uomo giusto è nato per il bene del prossimo.
La donna è il peggiore dei mali.
Non conviene sdegnarsi con le cose, / Che de' nostri dolori non han cura; / Ma ben farà chi riscontrando in esse, / Per ventura, ben seppe maneggiarle.
Non è facile fermare un sasso quando è uscito dalla mano, né un discorso quando è uscito dalla bocca.
Non sprecare lacrime nuove per vecchi dolori.
Quando l'amore eccede non porta agli uomini né onore né virtù.
Si è schiavi del denaro o della sorte.
Frasi da «Alcesti»
Admeto: Vivi pure più a lungo di Zeus, così sia!
Ferete: Imprechi contro il genitore che non ti ha fatto nulla?
Admeto: Vedo che desideri tanto vivere a lungo!
Ferete: Come?! non sei tu che stai sotterrando costei al tuo posto?
Admeto: Sciagurato! questa è la prova della tua vigliaccheria!
Ferete: Non è morta per causa mia! Questo non puoi dirlo!
Admeto: AH! se avrai bisogno di me un giorno!
Ferete: Procurati parecchie mogli, così saranno in più a morire!
Admeto: è tua questa vergogna! sei tu che non hai voluto morire!
Ferete: Il piacere di portarmi alla tomba non l'hai avuto.
Admeto: Morirai comunque un giorno e ingloriosamente!
Ferete: M'importa poco la mala fama dopo morto! (vv. 700 sgg., traduzione di Michela Mariani)
Chi deve morire è già morto. E un morto non è più niente. (527; citato in Valerio Massimo Manfredi, Idi di marzo, Mondadori, 2008)
Solo a parole [...] i vecchi invocano la morte, deprecando l'età avanzata e la lunghezza della vita: se la morte si presenta da vicino, nessuno vuole morire, e la vecchiaia per loro non è più un peso.
Ti sia lieve la terra che ti ricopre. (462-463; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921)
Baccanti – Citazioni
Gli dei ci creano tante sorprese: l'atteso non si compie, e all'inatteso un dio apre la via.
Il tempo è breve; chi insegue l'immenso perde l'attimo presente.
Or quando nella tènebra / notturna il pie' mio candido / agiterò nel bacchico tripudio, / la cervice crollando all'ètra rorido, / come cerbiatta che del prato allegrasi / fra le verdi delizie, / poi che la truce caccia / ha sfuggita, e l'insidia / delle ben tese reti? Col suo sibilo / il cacciatore l'impeto / dei cani aizza invan sulla sua traccia: / ch'essa, pari ad un turbine, / via per i prati lanciasi / lunghesso il fiume; e nelle solitudini / ove uom non giunge, posa, / e tra i virgulti della selva ombrosa. // Che è saggezza? E qual fu mai dai Superi / dono piú insigne agli uomini largito, / che la man dei nemici / tener sulle cervici? / E quanto è bello a noi sempre è gradito.
Parla da saggio ad un ignorante ed egli dirà che hai poco senno. (480)
Ifigenia in Aulide – Citazioni
Proprio il tuo silenzio dimostra che sei d'accordo. (1142)
Agamennone È fallace decoro; e il potere, / sebben dolce, ad averlo t'accora. / Uno sbaglio talor verso i Numi / la tua vita sconvolge; talora / la cruccian gli umori / degli uomini, tristi e discordi. (Romagnoli 1929, p. 99)
Agamennone Oh quanto giova esser del volgo! Piangere / posson senza riguardo, e ciò che vogliono / liberamente dir; ma per me, nobile, / tutto ciò sconverrebbe. Al viver nostro / dà le norme il decoro; e della turba / siamo gli schiavi. (Romagnoli 1929, p. 120)
Oreste – Citazioni
Non c'è nulla di migliore di un amico vero, non la ricchezza, non il potere: perché la folla è un contraccambio che non vale un amico nobile.
È nei momenti difficili che gli amici devono essere utili ai loro amici; quando la sorte è favorevole, che bisogno c'è di amici? Basta il dio, se vuole aiutarci.
Gli amici che nella sfortuna non si dimostrano tali sono amici solo di nome, e non di fatto.
Le donne sono sempre coinvolte nelle vicende degli uomini, col risultato di peggiorarle.
L'esitazione, fra amici, è un gran male.
Noi siamo servi degli dèi, qualsiasi cosa gli dèi siano.
Parla tacendo. (1592)
Frammenti di alcune opere – Melanippe incatenata
Molti uomini, a causa del riso,
producono gioie illusorie: ma io
odio i buffoni che per mancanza dei saggi
hanno bocche senza freno, e non
vanno verso armonia d'uomini, ma nel riso degne
case abitano, e dalle navigazioni
giungon salvi a casa (frammento 492)
È dolorosissima l'odiosa stirpe femminile:
ché quelle corrotte a quelle non abbattute
hanno accomunato infamia e biasimo, e
le malvagie alle non malvagie: peraltro, quanto alle nozze,
non sembrano ragionar sanamente verso gli uomini. (frammento 493)
Niente è più maligno di una donna
maligna, e neanche di una donna nobile nulla
giunge ad una vetta minore: ma le due nature sono diverse. (frammento 494)
L'avete punita: e infatti lì giaccion malate
le cose delle donne; essi per i ragazzi
o per la discendenza non morirono
ritenendola malvagia: inoltre, quest'ingiustizia
a molte cadde addosso e continua ad avanzare,
sicché la virtù svanisce. (frammento 497)
A parte mia madre, io odio tutto il genere femminile! (frammento 498)
Dunque invano verso le donne il biasimo maschile
punge, vano scoccar di freccia, e parla male:
che esse siano inferiori ai maschi, lo dico io. (frammento 499)
Qualsiasi giovane ha un padre scorbutico
ed odioso in casa, acquista grandi mali. (frammento 500)
Quanti s'occupano di nozze che non furono fissate
faticano invano: bisogna che per un marito
colei che è migliore ed irreprensibile venga in casa. (frammento 501)
Quanti si sposano o per la razza di grandi nozze
o per molti soldi, non sanno cosa sia sposarsi:
ché i poteri della donna in casa
schiavizzano l'uomo, e non ce n'è uno libero.
Ricchezza importata nelle nozze femminili
è senza guadagno: ché i divorzi non son facili. (frammento 502)
Di giusti letti, di giuste nozze
con saggezza
godere per i mortali è l'ottimo. (frammento 503)
Figliolo, per certi uomini che hanno una vita
breve essa è conforto, per altri un malo carico. (frammento 504)
Qualsiasi mortale sopporti bene le cose che accadono,
mi sembra esser il migliore in saggezza. (frammento 505)
Vi sembra giusto far balzare i peccati verso gli dei
con ali, e poi nei fogli del libro di Zeus
scrivere queste cose, e Zeus che li vede
punire i mortali? Né il gran cielo
di Zeus che scrive i peccati dei mortali
basterebbe, né chi osservi di
mandare a ciascuno la punizione: ma Giustizia
è più vicino se volete vedere. (frammento 506)
Perché non lasci che i morti sian morti
e raccogli dolori troppo rapidi? (frammento 507)
C'è un antico proverbio: hanno potere le azioni dei più giovani,
mentre dei più vecchi lo hanno i voleri. (frammento 508)
E che altro? È voce ed ombra uom vecchio. (frammento 509)
Ahimè, quant'è giovane e stolto l'uomo! (frammento 510)
Ché il nome di schiavo illustre non muore,
e molti dei liberi sono minori. (frammento 511)
Quello è tanto illustre cittadino, quanto malo uomo. (frammento 512)
Forse non avrebbe osato uccidere i vendicatori. (frammento 513)
Frammenti di alcune opere – Epinicio per Alcibiade
Or te io canterò, figlio di Clinia.
Bella è vittoria, ma ancor più bello
– cosa che non toccò ad altri Elleni –
correr col carro primo, poi secondo
ed anche terzo, ed uscirne invitto
per ben due volte e farsi incoronare
d'olivo e farsi proclamare a voce
da un araldo. (frammento 3)
Dicono di Euripide
Egli scende negli abissi del cuore umano, lo analizza, lo notomizza, ce lo nel suo turbamento, nelle sue lotte e passioni: in una parola, Euripide introduce nell'arte greca l'elemento del pathos.
Euripide dà forma ai personaggi, e nello stesso tempo li decostruisce: di fronte alla sua anatomia essi non hanno più niente di nascosto. Se Sofocle aveva detto di Eschilo ch'egli faceva il giusto pur senza averne coscienza, Euripide avrebbe dovuto dire di lui ch'egli faceva quel che non bisognava fare, poiché non ne aveva coscienza.
Euripide è il primo drammaturgo che segue consapevolmente un'estetica. Di proposito egli cerca ciò che è perfettamente comprensibile: i suoi eroi sono nei fatti quel che sono quando parlano. Essi si esprimono totalmente attraverso le parole, là dove invece i personaggi di Eschilo e di Sofocle sono assai più profondi e più pieni rispetto alle parole che dicono: propriamente essi balbettano su di sé.
Euripide segna il passaggio dalla tragedia alla filosofia, dall'arte alla speculazione, dal tormento dell'elaborazione estetica a quello del concetto.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026