Ritratto di Federico II di Svevia
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Frasi

Frasi di Federico II di Svevia

26 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 26 citazioni di Federico II di Svevia, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Federico II di Svevia (re di Sicilia (r. 1198-1250), sovrano del Sacro Romano Impero (r. 1215-1250), re di Gerusalemme). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Federico II di Svevia

Fedele Andria, stretta al nostro cuore, / non sia mai che Federico rimanga insensibile ai tuoi omaggi. / Salute a te Andria felice, priva di ogni gravame. (traduzione di Fulvio Delle Donne)
Citato in Fulvio Delle Donne, Federico II: , Viella, agosto 2016. ISBN 9788867287109
Abbiamo perciò disposto che, nell'amenissima città di Napoli, si insegnino le arti e si coltivino gli studi di ogni professione, affinché i digiuni e affamati di dottrina trovino dentro il regno stesso di che soddisfare le loro brame, e non siano costretti, per procurare d'istruirsi, a imprendere lunghi viaggi, e mendicare in terre straniere. [...] sotto pena delle persone e delle cose, che nessuno osi uscire dal Regno per motivi di studio né che entro i confini del Regno osi apprendere o insegnare altrove.
Dalla generalis littera inviata da Siracusa, atto istitutivo dell'Università Federico II di Napoli. Citato in Vittorio Del Tufo, Federico, l'Anticristo e i cervelli in fuga nella Napoli del 1200, ilmattino.it, 22 settemb
Il giorno che vorrò castigare una provincia la farò governare da un filosofo.
Citato in Umberto Eco, Sulla letteratura, Bompiani
Melfi nobile città dell'Apulia, circonvallata da mura di pietra, celebre per salubrità dell'aria, per affluenza di popolazioni, per fertilità dei suoi campi, ha un castello costruito su di una rupe ripidissima, opera mirabile dei Normanni.
Gennaro Araneo, Notizie storiche della città di Melfi nell'antico reame di Napoli, Sodi, 1866, p.23.
Non invidio a Dio il paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia.
Citato in Terra Madre, la Sicilia all'Expo di Milano, ansa.it, 5 maggio 2015.

Citazioni di Federico II di Svevia – Attribuite

Il mondo è vittima di tre impostori: Mosè, Cristo e Maometto, due dei quali morti in maniera onorevole, a differenza di Cristo morto in croce.
La paternità della frase appartiene agli ambienti della Sorbona intorno al 1200. Fu attribuita a Federico II dalla propaganda papale anti-imperiale (cfr. Hubert Houben, Federico II. Imperatore, uomo, mito, il Mulino, 200

Dicono di Federico II di Svevia

Federico era un affascinante personaggio bifronte. Da un lato, impersonava le caratteristiche culturali e politiche del Principe moderno. Dall'altro, era profondamente immerso nella cultura e nelle visioni del suo tempo. Il suo sguardo ripercorreva i sogni di rinascita imperiale e di pacifico ricongiungimento con l'Oriente, che erano stati di alcuni suoi predecessori: back to the future, o meglio, avanti nel passato.
Giorgio Ruffolo
Federico II, il cosiddetto imperatore [...] re della pestilenza [...] eretico e precursore dell'Anticristo.
papa Gregorio IX
Federico II venne e sarà prossimamente rovinato, e un altro non è ancora venuto
Federigo II aspirava a riunire l'Italia sotto un solo principe, una sola forma di governo e una sola lingua; e tramandarla a' suoi successori potentissima fra le monarchie d'Europa.
Ugo Foscolo
Il principe potente e tre volte beato, Federico, Bagliore di fuoco, la meraviglia del mondo, / il cui arco è di bronzo e il cui dardo è folgore / che brucia da parte a parte i nemici, / a lui Federico, che ha il nome sfavillante e guida la gloria, / servono la terra, il mare e la volta del cielo.
Giorgio di Gallipoli
Le civiltà mussulmana, bizantina, italiana e tedesca vi si incontrarono e si mescolarono, più che in qualunque altro posto. Il greco e l'arabo erano ancora lingue vive, in Sicilia. Federico imparò a parlare correntemente sei lingue, e in tutte e sei sapeva esasere spiritoso. Aveva nel palmo della mano la filosofia araba, e aveva relazioni amichevoli con i maomettani, cosa che scandalizzava i pii cristiani. Era un Hohenstaufen, e in Germania poteva essere considerato un tedesco. Ma per cultura e sentimenti era italiano, con una punta di bizantino e d'arabo. I suoi contemporanei lo sguardavano con stupore, che gradualmente andava mutandosi in terrore [...]. Ancora vivo, era già un soggetto di miti. Si diceva che fosse autore d'un libro De Tribus Impostoribus: i tre impostori erano Mosè, Cristo e Maometto. Il libro, mai esistito, fu attribuito a molti nemici della Chiesa, l'ultimo dei quali fu Spinoza.
Bertrand Russell
Lo 'mperadore Federigo fue nobilissimo signore; e·lla gente ch'avea bontade venia a·llui di tutte parti, però che l'uomo donava volentieri e mostrava belli sembianti a chi avesse alcuna speziale bontà. A·llui veniano sonatori, trovatori e belli favellatori, uomini d'arti, giostratori, schermitori, e d'ogni maniera gente. (Anonimo, Novellino, Novella XIX – Come tre maestri di nigromanzia vennero alla corte dello 'mperadore Federigo)
Nessun principe nella storia moderna offre per avventura contrasti così violenti fusi al crogiuolo di una energica individualità, e temperati alle più dolci armonie di una natura riccamente dotata. Straniero e indigeno al tempo stesso, figlio di uno Svevo e di una Normanna, Italiano per nascita, per educazione e tendenze dell'animo; spirito vivace, colto e penetrativo; indole ambiziosa e veemente, ingegno poetico, cuore appassionato e animo altero; sapiente, dolce e affabile talora, tiranno capriccioso e collerico talaltra, atto a trascorrere sino alla demenza sotto l'impero della passione; assennato, equo e generoso in certi momenti; superstizioso e libero pensatore ad un tempo, pur sempre pagano; accoppiando in sé la forza e la serietà del Nord alla venustà siciliana e all'ardore saraceno. Federigo II fu, sotto le splendide parvenze di un monarca orientale, l'inscrutabile sfinge, la meteora abbagliante del secolo in cui visse.
Margarita Miniati
Quando giunge il grande Federico, servo di Dio / il sole riluce, l'aria si fa tiepida, l'acqua ribolle, la terra rinverdisce.
Marquard de RiedQui Federico II viene descritto come signore degli elementi naturali, secondo una tradizione comune a Johanet d'Albusson e Terrisio d'Atina. La descrizione si riferisce all'ingresso pacifico e trionfale in Gerusalemme ne
Quando queste soluzioni furono esposte davanti all'imperatore Federico ‒ sia esaltata la sua gloria! ‒ egli si compiacque molto delle risposte che io davo a colui che si atteggiava presso di lui a filosofo . Ci furono tra noi numerose discussioni su parecchi argomenti e numerose questioni e risposte e ciò durò per dieci anni. Io sono sceso nelle terre dell'imperatore e ho visto la saggezza delle sue azioni e dei suoi impegni, i suoi sapienti, i suoi notai, i suoi consiglieri, i suoi giudici e i suoi capi, il cibo della sua mensa e le dimore dei suoi servitori.
Juda ben Salomon Cohen
Sale dal mare una bestia piena di nomi blasfemi, la quale, infierendo con zampe d'orso e con fauci di leone, e nelle altre membra con forma di leopardo, apre la bocca per oltraggiare il nome divino, e non smette di assalire con simili dardi né il tabernacolo di Dio né i santi che abitano nei cieli.
papa Gregorio IX
Tale imperò che gentilezza volse, / secondo 'l suo parere, / che fosse antica possession d'avere / con reggimenti belli.
Dante AlighieriQui "gentilezza" ha il significato di nobiltà.
Uno spirito schiettamente tedesco, germanico, avvolge lo Staufen (lo spirito che mancò totalmente a un Napoleone), facendone, nella sua pericolosità, quasi un precursore di Mefistofele, che non zoppica e non ha corna di caprone, ma va per il mondo con la chioma bionda, lo sguardo innocente e la bellezza del fanciullo di Puglia, e con armi rapite agli dei vince senza combattere.
Ernst Kantorowicz
Davanti a Dio la scomunica non va oltre la colpa degli uomini.
Dio e l'imperatore hanno liberato un Sepolcro che dà speranza a tutti i cristiani. Avendo egli dato il suo meglio, dovrebbe essere sciolto dalla scomunica.
È la Basilica del Santo Sepolcro, sita in Gerusalemme.
Giusta è l'obbedienza sino a quando il maestro fa il bene, ma quando vuol costringere Dio all'ingiustizia, allora dobbiamo abbandonarlo e metterci al fianco di chi è nel giusto.
Egli adunque allor si propose di ristabilire da una parte le leggi normanne già andate in disuso, ed altre nuove leggi egli ordinò: secondo questo disegno commise al suo cancelliere Pier delle Vigne, perché compilasse un codice, il quale comprendesse non solo le costituzioni da lui ordinate, ma quelle ancora dei re normanni, che ei volle autorizzare espressamente.
Ma Federigo suo figlioulo fu di altissimo animo, e delle cose di Stato intendentissimo. Comeché egli avesso conservato il sistema della polizia normanna, pure accrebbe, e vie meglio ordinò alcune leggi, e tutte le ridusse in un codice. Al gran Giustiziero aggiunse quattro Giudici, o sia la Gran Corte. E statuì che due volte l'anno nella città di Piazza [Piazza Armerina] si dovesse tener parlamento, ove si presentassero contro i Magistrati le querele dei sudditi. E in questi tempi cominciano a far comparsa le Università, e ad assister nei Parlamenti. E quantunque egli fosse involto in continue, ed aspre guerre, pure amò le lettere, e nella sua Corte in Palermo fu coltivata la poesia volgare, dove fiorirono «I Siciliani, Che fur già i primi». (Discorsi intorno alla Sicilia, Libro I, pp. 22-23)
Citato in .
Pure il maggior grado di rappresentanza fu quello di essere stati ammessi nei parlamenti. Vedea Federigo, che da per tutto in Europa davasi ai comuni importanza e vigore, e già alcuni tra i Sovrani chiamavanli alle corti generali della nazione ad opporre i suffragj e la unione di quelli al corpo feudale.
Seppe il primo l'imperador Federigo immaginare un corpo di Dritto, e comprenderlo in un codice, il quale contenesse leggi a stabilire il sistema politico, ed a regolare le azioni e i giudizj: già era in quel risorto il diritto romano, e disegnò Federigo e seppe recare ad effetto una compilazione di leggi ad esempio dei Teodosii e dei Giustiniani.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026