Ritratto di Francesco Algarotti
Jean-Étienne Liotard · Public domain

Frasi

Frasi di Francesco Algarotti

25 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 25 citazioni di Francesco Algarotti, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Francesco Algarotti (scrittore, saggista e collezionista d'arte italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Francesco Algarotti

Amerà domani colei che non amò jeri. (da Il Congresso di Citera)
Il lapislazzoli, il quale si mostra brioso negli azzurri, smonta o smarrisce ne' verdi e più ancora ne' gialli ed è quasi perduto ne' rossi.
Citato in Salvatore Battaglia, Grande Dizionario della Lingua Italiana, Vol. VIII, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1973, p. 765.
il Rembrante dell'Italia. Abusò costui del detto di quel Greco quando domandatogli che fosse il suo maestro, mostrò la moltitudine che passava per via; e tale fu la magia del suo chiaroscuro, che, quantunque egli copiasse la natura in ciò ch'ella ha di difettoso e d'ignobile ebbe quasi la forza di sedurre anche un Domenichino, ed un Guido. (da Saggio sopra la pittura, Presso Marco Coltellini, Livorno, 1764, p. 144.)
La religione toglieva l'uomo dallo stato che per lui è il più insopportabile di tutti, dalla dubbietà. (da Saggio sopra il Gentilesimo)
La solitudine è la dieta dell'anima, disse sensatamente non so chi. (da Lettera al padre Giambattista Roberti)
Citato anche in Mario Pieri, Della vita di Mario Pieri, 1850. L'autore dell'aforisma sarebbe un generico Antico.
Tal fabbrica lodata a ragione dall'autor suo, dipinta e soleggiata dal pennello di Canaletto, di cui mi sono servito, non le posso dire il bello effetto che faccia massime specchiandosi nelle sottoposte acque [...]. Ella può ben credere che non mancano al quadro né barche né gondole, che fa in eccellenza il Canaletto, né qualunque altra cosa trasferir possa lo spettatore in Venezia; e le so dire che parecchi Veneziani han domandato qual sito fosse quello della Città ch'essi non avevano per ancora veduto. (da Raccolta di lettere sopra la pittura, Presso Marco Coltellini, 1764, pp 76-77)

Frasi da «Pensieri diversi»

Ad ogni poeta mediocre vengono talvolta fatti alcuni buoni versi.
Buona parte della felicità nostra sta nella distrazione da noi medesimi.
Gli epigrammisti in poesia sono come i fioristi in pittura.
L'uomo non pensa mai all'avvenire se non quando li dà noia il presente.
La Critica è venefica, e benefica.
La Donna non pone tanto studio nel vestirsi se non perché l'uomo viemeglio desideri di vederla spogliata.
La facilità grandissima che hanno gl'Italiani ad apprender la lingua spagnuola è cagione che non la sanno.
In Opere del conte Algarotti, vol. VII, Carlo Palese, Venezia, 1792, p. 29.
La falsa letteratura è peggiore assai dell'ignoranza. Meglio è non si muover di luogo che far cammino e aver smarrito la via.
La gelosia ha da entrar nell'amore, come nelle vivande la noce moscata. Ci ha da essere, ma non si ha da sentire.
La ignoranza dell'uno è la misura della scienza dell'altro.
Molti vanno a Parigi e pochi ci sono stati.
Quel poeta che non saprà che la lingua volgare non sarà che un poeta volgare.
Sotto alle più belle azioni ci è la vanità, come sotto a' più bei ricami ci è lo spago.

Dicono di Francesco Algarotti

Ebbe ingegno lucido e versatile o enciclopedico: gli mancò l'ingegno creatore. Come lo Zeno, come il Conti, come il Maffei, fu egli dei nobili divulgatori delle scienze e delle arti nel periodo che precorse da vicino il risorgimento letterario e civile d'Italia. Araldo de' nuovi tempi, egli è un odiatore dei sonettini e delle vuote accademie prima assai del Baretti, e vuol guarire l'Italia dal "morbo poetico„ ; e prima del Parini, quando scrive dei versi, si propone insegnamenti morali e intenti civili, come fece nelle epistole. Lasciò scivolare anche nella lingua, per il lungo soggiorno oltre l'Alpi, qualche voce o forma strana e impura, benché non fosse sciatto, anzi molto limasse le cose sue, ma in quella specie di lontano esilio gli crebbe l'amore della patria; e se dimenticò qualche volta nei suoi peregrinaggi la sua Venezia, fu per sentirsi più italiano.
Giuseppe Ortolani
Fu filosofo, e poeta sublime, promotore, e cultore delle arti imitatrici, ornato di varia erudizione; che nelle splendide Corti non con altra via, che colla felicità dell'ingegno, e colla benignità del costume, e colle sue oneste, nobili, e liete maniere seppe riempire lo spazio, ch'è fra il Trono, e la condizione di privato, e avvicinare lo stato di semplice Cittadino all'intima amicizia de' sommi Re, e rendersi chiaro, e famoso presso ogni culta nazione di Europa.
Domenico Michelessi
Gentiluomo perfetto, quale si rivela anche nella sua copiosa corrispondenza, incapace di qualsivoglia volgarità, parlatore facile e dotto, prontissimo di memoria, generoso delle proprie ricchezze, immune da ogni piccola invidia, alieno da ogni pettegolezzo, tutti gli volevano bene; e volentieri gli perdonano i posteri la sua vanità che non era mai superbia, la sua cortigianeria ch'era costume dei tempi, la sua galanteria con le belle signore.
Giuseppe Ortolani
Il Conte Algarotti fu il primo italiano, che si accinse all'impresa di rendere a tutti chiara la lingua de' filosofi, e scelse a tale disegno quella sì curiosa, e sì bella, ma niente men difficil parte della fisica, che tratta della natura della luce, e de' colori secondo il nuovo, ed ormai universalmente abbracciato sistema Neutoniano.
Domenico Michelessi
Nel tempo che Tartini faceva correr l'arco sulle corde e regolava i bischeri, l'Algarotti ebbe campo di sfoggiare la sua dottrina archeologica sulla genesi del violino, confutando Aristofane e Ateneo che fecero il violino coevo ad Orfeo, e confutando quelli che lo vollero inventato dagli Indiani e donato all'Italia dalle crociate; e piantandosi nell'opinione che vuole il violino figliuolo d'Occidente, e probabilmente dal principato di Galles, e trascorrendo sui vari trattamenti della sua forma, dalla viola primitiva alla viola da braccio, a quella da gamba; i quali a lungo andare generarono poi in Francia il piccolo violino.
Giuseppe Rovani
Uno di questi intelletti, ch'era la gioja sua , la sua delizia, si è il conte, Francesco Algarotti viniziano, giovane col quale, come la fortuna fu abbondevole di grandi averi, così fu d'ingegno la natura, che tanto glie ne diè quant'era in suo potere, ond'è da tutti amato, e stimato, e della sua dottrina, e della sua vena poetica ha dato al mondo chiarissime pruove.
Giampietro Zanotti

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026