Ritratto di Francesco Guccini
Niccolò Caranti · CC BY-SA 4.0

Frasi

Frasi di Francesco Guccini

439 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Francesco Guccini raccolte in un'unica pagina: 439 frasi, divise per libro e argomento.

Francesco Guccini (cantautore, scrittore e attore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Francesco Guccini

Brel, Brassens, Dylan... Con loro in mente, andavo all'impronta. "Dio è morto" non l'ho scritta avendo riferimenti discografici. L'ho fatta per me.
Citato in Pedrinelli, p. 147.
Ci siamo conosciuti perché era reciproca la curiosità. Capitò a Bologna, sarà stato il '66 [...] Addirittura avevamo pensato di fare, se non una tournée, un concerto assieme. Sarebbe stato "epocale" (si fa per dire, insomma). E poi per vari motivi non se n'è mai fatto niente. Lui disse anche: «...Sì, mi piacerebbe moltissimo eccetera, ma poi tu parli tanto, io invece non dico mai niente, non vorrei fare brutta figura...» Lui non diceva mai niente durante gli spettacoli.
Dall'intervista di Vincenzo Mollica nel programma televisivo Speciale TG1, Rai 1. Video disponibile su Youtube.com.
[...] ho una mia religiosità molto vaga, molto panteistica, per cui mi piace pensare di rincontrare tante persone che nel frattempo hanno deciso di andarsene prima di me. Io sono invece intenzionato a rimanere qua il più possibile, naturalmente. Sono quelle idee un po' romantiche; se ragiono freddamente dico che è impossibile, ma se lascio andare la fantasia... Sono sicuro in qualche modo di rincontrarle.
Da Stagioni, a cura di Valentina Pattavina, Einaudi, 2000, p. 31.
Io e Giorgio e eravamo accomunati da un forte rispetto reciproco, ma fra noi c'erano profonde differenze. Lui era un "borghese" di Milano, io, pur essendo nato a Modena, sono un montanaro. E poi, il ragionier Gaberscik e il maestro elementare Guccini. Due modi diversi di vedere le cose. E anche se poi ci siamo sempre trovati molto bene insieme, credo che queste differenze si notino.
L'uomo, non tutti per carità, guarda pochi metri accanto a sé. E si scorda presto. La storia è maestra di pochi. Insegna poco davvero, a noi italiani. Siamo partiti con le pezze al culo, e adesso ci dimentichiamo che chi viene qui ha la stessa faccia di noi cento anni fa. Ecco, Odysseus su questo avrebbe qualcosa da dire.
Citato in Guccini: "La storia è maestra di pochi", Gazzetta di Parma.it, 6 aprile 2011.
La storia non insegna mai niente. Anche dopo l'11 settembre si diceva che sarebbe cambiato tutto, ma non è cambiato nulla. Gli uomini non imparano. È nella natura umana dimenticarsi presto delle tragedie passate per riprendere la vita di sempre.
Dalla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora; citato in Francesco Guccini: «Dopo il coronavirus non cambierà nulla», Rollingstone.it, 14 aprile 2020.
Lei dice che quando è nata, il fascismo non c'era più. Dice anche di essere cristiana, ma quando è nata anche Cristo era già morto...
Dall'intervista di Diego Bianchi a Propaganda Live, LA7, 16 settembre 2022; citato in Giulia Turco, Francesco Guccini e la telefonata con Giorgia Meloni: "Rifiutai il suo invito, anni dopo mi infamò", Fanpage.it, 17 sett
Mio padre si è fatto due anni di servizio militare, due anni di guerra d'Africa e cinque anni di guerra mondiale: di cui due in campo di concentramento. Ecco, la sua era una generazione che aveva perso, essendo cresciuta durante il fascismo. Noi, bene o male, siamo invece riusciti a fare le nostre cose. Anche più dei giovani di oggi, che non hanno mai lavoro sicuro. La nostra generazione è stata abbastanza fortunata, ha trovato spazio, possibilità, modo di esprimersi. Non ha perso. Anche se, forse, quel concetto veniva solo da un momento di pessimismo di Giorgio. Solo, ho il rimpianto di non averglielo mai chiesto.
Citato in Pedrinelli, p. 148.
Nel 1964 era uscita Auschwitz, nel 1966-67 Dio è morto e all'epoca ricordo che ci incontravamo in un appartamento di amici, che era stato liberato dai genitori ed era stato battezzato "Folkstudio", dove ci trovavamo certe sere alla settimana a suonare e a discutere. Cantavamo canzoni anarchiche di fine Ottocento, inizi Novecento, come quelle di Pietro Gori.
Da Francesco Guccini: "Il mio '68 sognando Dylan e i Provos", Rep.repubblica.it, 31 gennaio 2018.
Ogni opera – sia una canzone, sia una poesia, sia un libro, un romanzo etc. – va per il mondo... e ognuno ha il diritto di interpretarla come vuole. Non è che il pensiero dell'autore sia necessariamente il pensiero giusto; non c'è un pensiero giusto: ci sono vari modi di interpretare una cosa, un pezzo, una frase...
Dal programma televisivo Che tempo che fa, Rai 3, 11 febbraio 2006.
Raoul e, prima ancora, suo zio Secondo hanno saputo intercettare l'ansia di spensieratezza che c'era nel Dopoguerra, una voglia di ballare che "faceva luce".
Citato in Matteo Cruccu, «Il suo ballo era luce. Ha saputo intercettare l'ansia di spensieratezza del Dopoguerra» Guccini: negli anni d'oro riusciva a suonare ogni sera, Corriere della Sera, 14 marzo 2021.
Zucchero è la semplicità: un modo di vedere la vita, gli amici e il proprio ambiente che difficilmente viene abbandonato. È rimasto ancorato ai posti che lo hanno prodotto.
Dal programma televisivo Un soffio caldo – Natale con Zucchero, Rai 2, 21 dicembre 2010.
Ricordo che proposi alla Equipe Dio è morto, ma rifiutarono per paura che la canzone facesse troppo casino. Avevo pronta anche Un altro giorno è andato e Maurizio Vandelli, il leader del gruppo, sentenziò che Guccini non aveva più un cazzo da dire. E questo atteggiamento fece sì che si rafforzasse la mia collaborazione con i Nomadi.
Lessi le memorie bolognesi di Romolo Bianconi, un lavoratore che raccontando la sua vita scrisse di un ferroviere anarchico, Pietro Rigosi, cui avevano amputato una gamba che decise di impadronirsi di un treno per farlo saltare. Fu una ballata, contro le ingiustizie sociali, che scrissi in mezz'ora.
Comprai l'indumento nel 1963 al mercatino di Trieste. Avevo finito il militare. Costò diecimila lire e veniva indossato dai soldati americani nella guerra di Corea. Anni dopo mi sono ritrovato in un mondo di eskimo.
Parlava di una ragazza che ora vive negli Stati Uniti e che allora viveva a Modena. C'era molta complicità tra noi. Poi si trasferì a Bologna. Sposò un americano. E sparì per un po' di tempo. Un giorno mi telefonò per dirmi che il matrimonio era andato a pezzi e lei lo aveva lasciato. Lui si uccise. E a me venne in mente di scriverci su una canzone.
Non so se Dante o Guinizzelli fossero musicisti, sicuramente lo erano i provenzali, quindi in un certo senso sono gli antenati dei cantautori, quindi si può dire che io sia un esperto del ramo. Diciamo che musica e poesia si sono separate dopo, si sono specializzate, ma certi procedimenti sono continuati, pensiamo ai libretti d’opera, ma anche noi cantautori...
L'ho conosciuto molto meglio dopo , negli anni d'oro del Tenco, ricordo che era un gran barzellettiere, il che non ha niente a che vedere con le sue grandi qualità musicali, ma è un aspetto che mi colpì molto perché era meno prevedibile.
Ogni tanto mi viene da pensare a vecchissime canzoni come Signorinella, Vecchia America, c'erano storie, parole messe bene insieme.

Citazioni tratte da canzoni – Folk beat n. 1

Solo il silenzio come un sudario si stenderà / fra il cielo e la terra per mille secoli almeno. (da Noi non ci saremo, n. 1)
E catene di monti coperte di nevi / saranno confine a foreste di abeti. (da Noi non ci saremo, n. 1)
Risorgerà un mondo nuovo / ma noi non ci saremo. (da Noi non ci saremo, n. 1)
Non lo sapevi, ma cosa hai pensato / quando lo schianto ti ha uccisa, / quando anche il cielo di sopra è crollato, / quando la vita è fuggita. (da In morte di S.F., n. 2)
Sull'autostrada cercavi la vita / ma ti ha incontrato la morte. (da In morte di S.F., n. 2)
Vorrei sapere a che cosa è servito / vivere, amare e soffrire / spendere tutti i tuoi giorni passati / se così presto hai dovuto partire. (da In morte di S.F., n. 2)
Voglio però ricordarti com'eri / pensare che ancora vivi / Voglio pensare che ancora mi ascolti / e che come allora sorridi. (da In morte di S.F., n. 2)
Venerdì santo, anche l'amore sembra languore di penitenza. (da Venerdì santo, n. 3)
Venerdì santo, muore il Signore, tu muori, amore, fra le mie braccia. / Poi torna sera, resta soltanto, dolce, il ricordo: venerdì santo. (da Venerdì santo, n. 3)
Alzan gli occhi i pescatori verso il cielo così livido / le onde sembra che si fermino, non si sente che il silenzio / e le reti sono piene / di cadaveri d'argento. (da L'atomica cinese, n. 4)
Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio. (da Auschwitz (Canzone del bambino nel vento), n. 5)
Io chiedo: come può l'uomo uccidere un suo fratello? / Eppure siamo a milioni, in polvere, qui nel vento. (da Auschwitz (Canzone del bambino nel vento), n. 5)
Statale 17, com'è lunga da far tutta. (da Statale 17, n. 7)
Statale 17, sembri esplodere di sole, / Statale 17, alzo il dito inutilmente, / Statale 17, lungo nastro di catrame: / la gente bene dorme, sei deserta all'orizzonte / a quest'ora non c'è un cane che mi voglia prender su... (da Statale 17, n. 7)
Statale 17, sei triste nella sera, / non alzo più la mano, cammino piano piano sulla strada ormai deserta / mentre tu chissà se aspetti ancora, / mentre qui la strada che si sperde sembra un letto di cemento: / sono mortalmente stanco chissà mai se arriverò da te... (da Statale 17, n. 7)
Mia madre, santa donna di Dio, aggiunse un Pio per contentar / uno zio prete che per commosso ringraziamento mi battezzò. (da Il 3 dicembre del '39, n. 8)
La provvidenza ci ha poi aiutati con i soldati della Wehrmacht. (da Il 3 dicembre del '39, n. 8)
Mia madre, donna di gran pietà, cercò in politica verginità. (da Il 3 dicembre del '39, n. 8)
Mia madre, donna di grande amore, sentì nel cuore l'error di un dì / fu clericale, democristiana, e nella lana fede trovò. (da Il 3 dicembre del '39, n. 8)
Io chiesa, nobili e terzo stato sempre ho fregato solo per me. (da Il 3 dicembre del '39, n. 8)
Il fiume racconta leggende mentre veloce va al mare, / le narrano piano le onde e i pioppi le stanno a ascoltare. (da La ballata degli annegati, n. 9)
Per me era peso il passato, e l'acqua sembrava leggera. (da La ballata degli annegati, n. 9)
Odio il gusto del retorico, il miracolo economico, / il valore permanente e duraturo. (da Il sociale e l'antisociale, n. 10)
E voi bimbe sognatrici della vita delle attrici, / attenzione: da me state alla lontana. / Non mi piace esser per bene, far la faccia che conviene / poi alla fine sono sempre senza grana. (da Il sociale e l'antisociale, n. 10)
Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego / mentre io mi metto quello che mi pare. (da Il sociale e l'antisociale, n. 10)
Sono contro il matrimonio, sono senza patrimonio, / non ho quello che si dice un posto al sole. (da Il sociale e l'antisociale, n. 10)
Non amo viver con tutta la gente, mi piace solo la gente "bene" / come si dice comunemente: "bene si nasce non si diviene". (da Il sociale e l'antisociale, n. 10)
Sono elegante ed è inutile dire che le mie vesti son sempre curate, / perché è senz'altro importante il vestire perché è la tonaca che fa il frate... / In fondo sol due cose hanno importanza, e sono il conto in banca e l'eleganza. (da Il sociale e l'antisociale, n. 10)
Non ho rapporti coi proletari, soltanto a tarda notte lungo i viali. (da Il sociale e l'antisociale, n. 10)

Citazioni tratte da canzoni – Due anni dopo

Ed ogni giorno ormai sentirsi raccontare la storia conosciuta, / la frase risaputa, la propria morta vita. (da Lui e lei, lato A, n. 1)
Di antichi fasti la piazza vestita / grigia guardava la nuova sua vita, / come ogni giorno la notte arrivava, / frasi consuete sui muri di Praga, / ma poi la piazza fermò la sua vita / e breve ebbe un grido la folla smarrita / quando la fiamma violenta ed atroce / spezzò gridando ogni suono di voce. (da Primavera di Praga, lato A, n. 2)
Quando la fiamma col suo fumo nero / lasciò la terra e si alzò verso il cielo, / quando ciascuno ebbe tinta la mano, / quando quel fumo si sparse lontano, / Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava / all'orizzonte del cielo di Praga. (da Primavera di Praga, lato A, n. 2)
Dimmi chi era che in corpo, / portava la città intera che lo accompagnava: / la città intera che muta lanciava / una speranza nel cielo di Praga. (da Primavera di Praga, lato A, n. 2)
I manifesti sono visi di carta che non dicono nulla e che nessuno più guarda, / colori accesi dentro ai vicoli scuri, / sembrano un urlo quelle carte sui muri. (da Giorno d'estate, lato A, n. 3)
Giorno d'estate, giorno fatto di niente, / grappoli d'ozio danzan piano con me, / il sole è un sogno d'oro, ma evanescente, / guardi un istante e non sai quasi se c'è. (da Giorno d'estate, lato A, n. 3)
Il tempo è passato e la grande giornata / è quasi finita e non è cominciata: / hai visto che lui la tua amica ha baciato e da te / non verrà. (da Il compleanno, lato A, n. 4)
Consolati e pensa che il tuo compleanno / ritorna fra poco, soltanto fra un anno, / gli amici gentili un regalo faranno, ed il tuo tempo va / e non tornerà... (da Il compleanno, lato A, n. 4)
Quando il mio ultimo giorno verrà dopo il mio ultimo sguardo sul mondo, / non voglio pietra su questo mio corpo, perché pesante mi sembrerà. / Cercate un albero giovane e forte, quello sarà il posto mio; / voglio tornare anche dopo la morte sotto quel cielo che chiaman di Dio. (da L'albero ed io, lato A, n. 5)
E così, assieme, vivremo in eterno qua sulla terra, l'albero e io / sempre svettanti, in estate e in inverno contro quel cielo che dicon di Dio. (da L'albero ed io, lato A, n. 5)
E ancora non sai come potrai / trovare lungo i muri un'esperienza; / sapere vorrai, ma ti troverai / due anni dopo al punto di partenza. / E senti ancora quelle voci di mezzi amori e mezze vite accanto; / non sai però se sono vere o sono dentro all'anima soltanto. (da Due anni dopo, lato A, n. 6)
Parole a vuoto son passate nel cielo breve dell'estate, / la saga falsa degli amori è già finita come i fiori. / Ma i venditori di illusioni han già cantato le canzoni, / le sale buie splenderanno e i nuovi amori nasceranno. (da La verità, lato B, n. 1)
E li vedi, girare lenti strascicando i piedi, / parlare forte a tutti od a nessuno / o piangere aggrappati ai muri, stanchi e addormentati. / L'ora vola e il vino amico o ammazza o li consola / e il vino li fa vivere o morire / e la tristezza solita o li uccide o se ne va... (da Per quando è tardi, lato B, n. 2)
Vedi cara, è difficile a spiegare, / è difficile parlare dei fantasmi di una mente. / Vedi cara, tutto quel che posso dire / è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente. / Vedi cara, certe volte sono in cielo / come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà. / Vedi cara, è difficile a spiegare, / è difficile capire se non hai capito già... (da Vedi cara, lato B, n. 3)
Vedi cara, certi giorni sono un anno / certe frasi sono un niente che non serve più sentire. / Vedi cara, le stagioni ed i sorrisi / son denari che van spesi con dovuta proprietà. (da Vedi cara, lato B, n. 3)
Non cercare in un viso la ragione, / in un nome la passione che lontano ora mi fa. (da Vedi cara, lato B, n. 3)
Tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, / tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi. / Io cerco ancora e così non spaventarti / quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua! (da Vedi cara, lato B, n. 3)
Ophelia che vedi dentro al verde dell'acqua del fossato, / nei guizzi che la trota fa cambiando di colore? (da Ophelia, lato B, n. 4)
Cade il vino nel bicchiere poi nessuno più si muove / e non sai se fuori all'aria ci sia il sole oppur se piove. / E quell'uomo si ricorda e, per uno scherzo atroce, / quasi il vino gli dà forza, l'illusione gli dà voce. (da L'ubriaco, lato B, n. 5)

Citazioni tratte da canzoni – L'isola non trovata

Il Re di Spagna fece vela cercando l'isola incantata, / però quell'isola non c'era e mai nessuno l'ha trovata: / svanì di prua dalla galea come un'idea, / come una splendida utopia, è andata via e non tornerà mai più... (da L'isola non trovata, n. 1)
K.D. non seppe mai dire che sensazione la prese, / sentì il suo corpo svanire, le braccia eran ali rapprese. / Pianse qualcuno lontano che forse non conosceva / ed il suo pianto pian piano quell'orizzonte scioglieva... (da L'orizzonte di K.D., n. 2)
Forse l'abbiam vista nel passato, ma il ricordo se n'è andato dalla mente. / Cercala negli angoli del sogno per portarla lungo il mondo del presente. / Oh, se solamente io potessi rivederla com'è adesso per un'ora! / So di fiori grandi come soli ma mi sfuggono i colori, ancora. (da La collina, n. 3)
Dopo un bicchiere di vino con frasi un po' ironiche e amare, / parlava in tedesco e in latino, parlava di Dio e Schopenhauer. (da Il frate, n. 4)
Ma non ho ancora capito con la mia cultura fasulla / chi avesse capito la vita chi non capisse ancor nulla. (da Il frate, n. 4)
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, / quanto tempo è ormai passato e passerà? (da Un altro giorno è andato, n. 5)
Negli angoli di casa cerchi il mondo, / nei libri e nei poeti cerchi te, / ma il tuo poeta muore e l'alba non vedrà / e dove corra il tempo chi lo sa? (da Un altro giorno è andato, n. 5)
La sfera di cristallo si è offuscata / e l'aquilone tuo non vola più, / nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi / e il tempo passa e fermalo, se puoi! (da Un altro giorno è andato, n. 5)
Vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu, / ma il tempo passa e non ritorna più! (da Un altro giorno è andato, n. 5)
Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada, / l'indomani come tutto se ne andrà. / Ti guardi nelle mani e stringi il vuoto, / se guardi nelle tasche troverai / gli spiccioli che ieri non avevi ma / il tempo andato non ritornerà! / Il tempo andato non ritornerà! / Il tempo andato non ritornerà! (da Un altro giorno è andato, n. 5)
Bagasce sono i tuoi ricordi che fra canzoni e vino ti disturbano, / che ti molestano pian piano e il giorno sembra ormai così lontano. (da Canzone di notte, n. 6)
Se ridi o piangi è sempre uguale, le cose nel ricordo poi si sfumano, / il sacro si unirà al profano e il giorno sembra ormai così lontano. (da Canzone di notte, n. 6)
E dirò sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi, / cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i visi che si sono persi, / canterò soltanto il tempo... (da Il tema, n. 7)
C'era buio nella stanza, di malato un greve odore / e una lieve, pazza danza di mosconi in amore; / lievi ronzan le preghiere, poi qualcuno se n'è accorto: / si alzò atroce nella sera, solo un chiaro grido: "È morto!" (da L'uomo, n. 8)
Una vita: quante cose dice il prete in due parole; / lo ringraziano gli astanti, via l'inverno, c'è già il sole, / chiacchiere, risate lievi, vanno per il cimitero, / restan fiori con le scritte, resta al vento un drappo nero. (da L'uomo, n. 8)
E l'Asia par che dorma ma sta sospesa in aria l'immensa, millenaria sua cultura. (da Asia, n. 9)
Appare, a volte, avvolta di foschia, magica e bella, / ma se il pilota avanza su mari misteriosi è già volata via, / tingendosi d'azzurro, color di lontananza... // Il Re di Spagna fece vela cercando l'isola incantata... (da L'isola non trovata, n. 10)

Citazioni tratte da canzoni – Radici

La casa sul confine dei ricordi, / la stessa sempre, come tu la sai / e tu ricerchi là le tue radici / se vuoi capire l'anima che hai. (da Radici, n. 1)
La casa è come un punto di memoria, / le tue radici danno la saggezza / e proprio questa è forse la risposta / e provi un grande senso di dolcezza. (da Radici, n. 1)
I tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti / sembrava il treno anch'esso un mito di progresso / lanciato sopra ai continenti. (da La locomotiva, n. 2)
E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano / che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano / ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite / sembrava avesse dentro un potere tremendo / la stessa forza della dinamite. (da La locomotiva, n. 2)
Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali, / parole che dicevano: «Gli uomini son tutti uguali» / e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via / la bomba proletaria e illuminava l'aria / la fiaccola dell'anarchia. (da La locomotiva, n. 2)
Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva: / e sibila il vapore, e sembra quasi cosa viva; / e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria: / «Fratello non temere, che corro al mio dovere, / trionfi la giustizia proletaria!». (da La locomotiva, n. 2)
E che ci giunga un giorno ancora la notizia / di una locomotiva come una cosa viva, / lanciata a bomba contro l'ingiustizia! (da La locomotiva, n. 2)
Gli occhi guardavano voi, ma sognavan gli eroi, le armi e la bilia, / correva la fantasia verso la prateria, fra la via Emilia e il West. (da Piccola città, n. 3)
Se penso a un giorno o a un momento ritrovo soltanto malinconia. / È tutto un incubo scuro, un periodo di buio gettato via... (da Piccola città, n. 3)
E pensavo dondolato dal vagone: «Cara amica, il tempo prende, il tempo dà... / noi corriamo sempre in una direzione ma qual sia e che senso abbia chi lo sa... / Restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento, / le luci nel buio di case intraviste da un treno: / siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno». (da Incontro, n. 4)
Viene Gennaio silenzioso e lieve, un fiume addormentato / fra le cui rive giace come neve il mio corpo malato, il mio corpo malato... / Sono distese lungo la pianura bianche file di campi, / son come amanti dopo l'avventura neri alberi stanchi, neri alberi stanchi... (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino, ma nei convitti e in piazza / lascia i dolori e vesti da Arlecchino, il carnevale impazza, il carnevale impazza... / L'inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza / nei primi giorni di malato sole la primavera danza, la primavera danza... (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
Cantando Marzo porta le sue piogge, la nebbia squarcia il velo, / porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo, il riso del disgelo... / Riempi il bicchiere, e con l'inverno butta la penitenza vana, / l'ala del tempo batte troppo in fretta, la guardi, è già lontana, la guardi, è già lontana... (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
Con giorni lunghi al sonno dedicati, il dolce Aprile viene / quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele? |Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l'amore, / come la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole, dopo un giorno di sole... (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
Thomas Stearns Eliot, La terra desolata: «Aprile è il mese più crudele, genera / lillà da terra morta, confondendo / memoria e desiderio, risvegliando / le radici sopite con la pioggia di primavera.»
Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera, / il nuovo amore getti via l'antico nell'ombra della sera, nell'ombra della sera... (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
Agnolo Poliziano, Rime: Ben venga Maggio e il gonfalon selvaggio! / Ben venga primavera che vuol ch'uom s'inamori. / E voi, donzelle, a schiera, con li vostri amadori, / che di rose e fiori vi fate belle il maggio, / ven
Giugno, che sei maturità dell'anno, di te ringrazio Dio: / in un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato io... / E con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoro, / con le tue spighe doni all'uomo il pane, alle femmine l'oro, alle femmine l'oro... (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
Con giorni lunghi di colori chiari ecco Luglio, il leone, / riposa, bevi e il mondo attorno appare come in una visione, come in una visione... (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
Non si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe e oziose ore / mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore, di vino e di calore. (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull'età, / dopo l'estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità... / Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità, / come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità... (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
Non so se tutti hanno capito Ottobre la tua grande bellezza: / nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza, prepari mosto e ebbrezza... / Lungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazze, / lungo i miei monti colorati in rame fumano nubi basse, fumano nubi basse... (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
Cala Novembre e le inquietanti nebbie gravi coprono gli orti, / lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti, si festeggiano i morti... (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
E mi addormento come in un letargo, Dicembre, alle tue porte, / lungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte, tristi semi di morte... / Uomini e cose lasciano per terra esili ombre pigre, / ma nei tuoi giorni dai profeti detti nasce Cristo la tigre, nasce Cristo la tigre... (da Canzone dei dodici mesi, n. 5)
E poi e poi, gente viene qui e ti dice di sapere già ogni legge delle cose. / E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote... / E tutti, sai, ti san dire come fare, / quali leggi rispettare, quali regole osservare, qual è il vero vero... (da Canzone della bambina portoghese, n. 6)
E in questo sentiva qualcosa di grande / che non riusciva a capire, che non poteva intuire, / che avrebbe spiegato, se avesse capito lei, quell'oceano infinito... (da Canzone della bambina portoghese, n. 6)
E poi, e poi, che quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere, / ma il qualcosa che ti porti dentro, / cioè vivere. (da Canzone della bambina portoghese, n. 6)
I vecchi subiscon le ingiurie degli anni, / non sanno distinguere il vero dai sogni. / I vecchi non sanno, nel loro pensiero, / distinguer nei sogni il falso dal vero. (da Il vecchio e il bambino, n. 7)

Citazioni tratte da canzoni – Opera buffa

Bello col vestito della festa, bello con la brillantina in testa / bello, con le scarpe di coppale e l'andata un po' per male, ed in bocca il riso amar... / Le donne treman quando monto la Gilera, fremono aspettando alla balera, / muoion spasimando nell'attesa che ad un mio cenno d'intesa io le stringa nel casquè. (da Il bello, n. 1)
Canzone uscita su 45 giri nel 1968 ed incisa nel 1970 da Lando Buzzanca.
Più d'una donna procace ha simulato l'amor / con un suo bacio mendace, promessa fallace di un attimo sol. (da Di mamme ce n'è una sola, n. 2)
Per capire la nostra storia bisogna farsi ad un tempo remoto: / c'era un vecchio con la barba bianca, lui, la sua barba, ed il resto era vuoto. / Voi capirete che in tale frangente quel vecchio solo lassù si annoiava, / si aggiunga a questo che, inspiegabilmente, nessuno aveva la T.V. inventata... // Be', poco male, pensò il vecchio un giorno, a questo affare ci penserò io: / sembra impossibil, ma in roba del genere, modestia a parte, ci so far da Dio! / "Dixit", ma poi toccò un filo scoperto, prese la scossa, ci fu un gran boato: / come T.V. non valeva un bel niente, ma l'Universo era stato creato... (da La Genesi, n. 3)
Prese un poco di argilla rossa, fece la carne, fece le ossa, / ci sputò sopra, ci fu un gran tuono ed è in quel modo che è nato l'uomo... (da La Genesi, n. 3)
La brava giovane campava bene, ma ormai sentiva il richiamo dell'arte: / qualunque cosa lei avrebbe donato sol per avere in un film una parte. / Se ne andò a letto con tre produttori, studiò dizione, bel canto, regia, / mimica, scenica, recitazione e apparve nuda in un film di Golia. (da Fantoni Cesira, n. 4)
E la morale di questa storia al giorno d'oggi non è tanto strana: / per aver soldi, la fama e la gloria bisogna essere un poco puttana! (da Fantoni Cesira, n. 4)
Ma questo fatto dell'educazione non è ben visto dalla nazione: / "morte alla pillola atea e nociva! Per l'aspirina si gridi evviva!" (da Talkin' sul sesso, n. 5)
Italia per bene, sii sveglia, sii desta, intendi l'orecchio, solleva la testa! Ah, ah... / I giovani d'oggi han scoperto, vergogna, chi porta i bambini, non è la cicogna! (da Talkin' sul sesso, n. 5)

Citazioni tratte da canzoni – Stanze di vita quotidiana

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta, / ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta, / qualcuno è andato per età, qualcuno perché già dottore / e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po' peggiore. (da Canzone delle osterie di fuori porta, n. 1)
Ma non ho scuse da portare, non dico più d'esser poeta, / non ho utopie da realizzare: stare a letto il giorno dopo è forse l'unica mia meta... (da Canzone delle osterie di fuori porta, n. 1)
Si alza sempre lenta come un tempo l'alba magica in collina, / ma non provo più quando la guardo quello che provavo prima. / Ladri e profeti di futuro mi hanno portato via parecchio, / il giorno è sempre un po' più oscuro, sarà forse perché è storia, sarà forse perché invecchio... (da Canzone delle osterie di fuori porta, n. 1)
Ride chi ha nel cuore l'odio e nella mente la paura. (da Canzone delle osterie di fuori porta, n. 1)
Son stanco d'aver detto le cose che dirò, di aver già fatto le cose che farò, / ma è tardi, troppo tardi, piangere ormai sulla rinuncia triste a quello che non fai... // Credevo l'incertezza possibilità e il dubbio assiduo l'unica ragione, / ma quali scelte hai fatto in piena libertà: ti muovi sempre dentro a una prigione... // Non è la luce o il buio né l'ero ed il sarò, non è il coraggio che ti fa dir "vivrò", / è solo un'altra scusa che usare vuoi per la rinuncia triste a quello che non puoi... (da Canzone della triste rinuncia, n. 2)
Inizia presto all'alba o tardi al pomeriggio, / ma in questo non c'è alcuna differenza, / le ore che hai davanti son le stesse, son tante, / stesso coraggio chiede l'esistenza... (da Canzone della vita quotidiana, n. 3)
Ipocrisie leggere, rabbie da poco prezzo, / risposte argute date sempre tardi, / saluti caldi d'ansia, di noia o di disprezzo / o senza che s'incrocino gli sguardi, // le usate confidenze di malattie o di sesso / dove ciascuno ascolta sol se stesso: / finzioni naturali in cui ci adoperiamo / per non sembrar di esser quel che siamo. (da Canzone della vita quotidiana, n. 3)
Chi glielo dice a chi è giovane adesso di quante volte si possa sbagliare, fino al disgusto di ricominciare perché ogni volta è poi sempre lo stesso. (da Canzone per Piero, n. 4)
Quei giorni spesi a parlare di niente sdraiati al sole, inseguendo la vita / come l'avessimo sempre capita, come qualcosa capito per sempre. (da Canzone per Piero, n. 4)
Io dico sempre "non voglio capire", ma è come un vizio sottile e più penso / più mi ritrovo questo vuoto immenso, e per rimedio soltanto il dormire. / E poi ogni giorno mi torno a svegliare e resto incredulo, non vorrei alzarmi, / ma vivo ancora e son lì ad aspettarmi le mie domande, il mio niente, il mio male... (da Canzone per Piero, n. 4)
Le strade sono aperte ed il momento viene sempre. (da Canzone delle ragazze che se ne vanno, n. 5)
T'invidio perché ancora hai molte pagine da aprire / di un libro che ho già letto e che tu devi ancor scoprire, / ma quando capirai che cerchi un libro che non c'è, / allora ti ricorderai di me. (da Canzone delle ragazze che se ne vanno, n. 5)
Ma eroi, profeti, miti, santi, bambole e banditi ti rapiranno ancora tante volte / o tu li aspetterai e non verranno mai, per una aperta chiudi cento porte. (da Canzone delle ragazze che se ne vanno, n. 5)
Le ore sono andate e le parole consumate attendon le parole che verranno. / Castelli e primavere che hai creduto di vedere non sai se son durante un'ora o un anno. / Son pronti i tuoi misteri: chiama ciò che non conosci, / già corri dove ho corso, verso nuove strade e voci, / ma se vorrai capire tutto questo che cos'è, / allora ti ricorderai, allora ti ricorderai, allora ti ricorderai di me. (da Canzone delle ragazze che se ne vanno, n. 5)
O sera scendi presto, o mondo nuovo arriva! / Rivoluzione, cambia qualche cosa. / Cancella il ghigno solito di questa ormai corrosa, / mia stanca civiltà che si trascina. (da Canzone delle situazioni differenti, n. 6)
Malinconie discrete che non sanno star segrete, / le piccole modeste storie mie, / che non si son mai messe addosso il nome di poesie. (da Canzone delle situazioni differenti, n. 6)
Di giorno bevo l'acqua e faccio il saggio, / per questo solo a notte ho quattro soldi di messaggio / da urlare in faccia a chi non lo raccoglie. (da Canzone delle situazioni differenti, n. 6)
Noi siamo come tutti e un poco, giorno dopo giorno, / sciupiamo i nostri "oggi" come "ieri". (da Canzone delle situazioni differenti, n. 6)

Citazioni tratte da canzoni – Via Paolo Fabbri 43

Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante, / che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica o parole un po' rimate, / che non merita nemmeno l'attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare, / se tu te la sei voluta, a loro non importa niente, / te l'avevan detto che finivi male... (da Piccola storia ignobile, n. 1)
E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo desiderando quasi di morire, / presa come un animale macellato stavi urlando, ma quasi l'urlo non sapeva uscire / e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi davvero sola fra le mani altrui, / che pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi / di tuo padre, di tua madre e anche di lui. (da Piccola storia ignobile, n. 1)
E un'altra volta è notte e suono, / non so nemmeno io per che motivo, forse perché son vivo / e voglio in questo modo dire "sono" / o forse perché è un modo pure questo per non andare a letto / o forse perché ancora c'è da bere / e mi riempio il bicchiere... (da Canzone di notte n. 2, n. 2)
Eppure fa piacere a sera, / andarsene per strade ed osterie, vino e malinconie, / e due canzoni fatte alla leggera / in cui gridando celi il desiderio che sian presi sul serio / il fatto che sei triste o che ti annoi, / e tutti i dubbi tuoi... (da Canzone di notte n. 2, n. 2)
È bello ritornar "normalità". / È facile tornare con le tante stanche pecore bianche. / Scusate, non mi lego a questa schiera: / morrò pecora nera. (da Canzone di notte n. 2, n. 2)
Non scampa, fra chi veste da parata, / chi veste una risata... (da Canzone di notte n. 2, n. 2)
Ognuno vive dentro ai suoi egoismi vestiti di sofismi / ognuno costruisce il suo sistema / di piccoli rancori irrazionali, di cosmi personali / scordando che poi infine tutti avremo due metri di terreno... (da Canzone di notte n. 2, n. 2)
E un'altra volta è notte e suono, / non so nemmeno io per che motivo, forse perché son vivo / o forse per sentirmi meno solo, / o forse perché è notte e vivo strani fantasmi e sogni vani, / che danno quell'ipocondria ben nota, / poi, la bottiglia è vuota... (da Canzone di notte n. 2, n. 2)
Però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia... (da L'avvelenata, n. 3)
Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare, / godo molto di più nell'ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare... (da L'avvelenata, n. 3)
Se son d'umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: / di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo! (da L'avvelenata, n. 3)
Io tutti, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, / io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista. / Io frocio, io perché canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino, / io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia un po' di vino, voglia di bestemmiare. (da L'avvelenata, n. 3)
Ma se io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse, farei lo stesso, / mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso. (da L'avvelenata, n. 3)
Gli arguti intellettuali trancian pezzi e manuali, / poi stremati fanno cure di cinismo, / son pallidi nei visi e hanno deboli sorrisi / solo se si parla di strutturalismo. (da Via Paolo Fabbri 43, n. 4)
Se fossi accademico, fossi maestro o dottore / ti insignirei in toga di 15 lauree ad honorem, / ma a scuola ero scarso in latino e il pop non è fatto per me / ti diplomerò in canti e in vino qui in via Paolo Fabbri 43. (da Via Paolo Fabbri 43, n. 4)
Jorge Luis Borges mi ha promesso l'altra notte / di parlar personalmente col "persiano", / ma il cielo dei poeti è un po' affollato in questi tempi, / forse avrò un posto da usciere o da scrivano: / dovrò lucidare i suoi specchi, / trascriver quartine a Kayyam, / ma un lauro da genio minore / per me, sul suo onore, non mancherà... (da Via Paolo Fabbri 43, n. 4)
Ma anche i miei eroi sono poveri, si chiedono troppi perché... (da Via Paolo Fabbri 43, n. 4)
Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa / e quasi non ti accorgi dell'energia dispersa / a ricercare i visi che ti han dimenticato / vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il peccato... (da Canzone quasi d'amore, n. 5)
D'altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni / e pago la mia casa, pago le mie illusioni, / fingo d'aver capito che vivere è incontrarsi, / aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, / bere, leggere, amare... grattarsi! (da Canzone quasi d'amore, n. 5)
Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce / la vita, com'è fatta e come uno la gestisce / e i mille modi e i tempi, poi le possibilità, / le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità. (da Il pensionato, n. 6)
Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo / di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo. (da Il pensionato, n. 6)

Citazioni tratte da canzoni – Amerigo

Probabilmente uscì chiudendo dietro a sé la porta verde. / Qualcuno si era alzato a preparargli in fretta un caffè d'orzo. / Non so se si girò, non era il tipo d'uomo che si perde / in nostalgie da ricchi, e andò per la sua strada senza sforzo. (da Amerigo, n. 1)
Colpiva il cranio raso e un misterioso e strano suo apparecchio: / un cinto d'ernia che sembrava una fondina per la pistola. (da Amerigo, n. 1)
E già sentiva in faccia l'odore d'olio e mare che fa Le Havre. (da Amerigo, n. 1)
L'America era Life, sorrisi e denti bianchi su patinata; / l'America era il mondo sognante e misterioso di Paperino. (da Amerigo, n. 1)
L'America era allora per me provincia dolce, mondo di pace, / perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta. (da Amerigo, n. 1)
Un sogno lungo il suono continuo ed ossessivo che fa il Limentra. (da Amerigo, n. 1)
Non so come la vide, quando la nave offrì New York vicino: / dei grattacieli il bosco, città di feci e strade, urla, castello. / E Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell'Appennino, / l'inglese un suono strano che lo feriva al cuore come un coltello. (da Amerigo, n. 1)
L'America era un angolo, l'America era un'ombra, nebbia sottile, / l'America era un'ernia, un gioco di quei tanti che fa la vita, / e dire boss per capo e ton per tonnellata, "raif" per fucile. (da Amerigo, n. 1)
Quand'io l'ho conosciuto o inizio a ricordarlo era già vecchio. / Sprezzante come i giovani, gli scivolavo accanto senza afferrarlo / e non capivo che quell'uomo era il mio volto, era il mio specchio, / finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo. (da Amerigo, n. 1)
Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura, / dai preti d'ogni credo, da ogni loro impostura, / da inferni e paradisi, da una vita futura, / da utopie per lenire questa morte sicura, / da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura, / da fedeli invasati d'ogni tipo e natura, / libera, libera libera, libera nos Domine. (da Libera nos Domine, n. 2)
Ogni cosa alla lunga mi molesta / e cerco un'altra festa, e poi le feste in fondo mi han stancato... (da 100, Pennsylvania Ave, n. 3)
Ma tu non sei cambiata di tanto e se cos'è un orgasmo ora lo sai, / potrai capire i miei vent'anni allora e i quasi cento adesso capirai. (da Eskimo, n. 4)
Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà, / non era la rivolta permanente: diciamo che non c'era e tanto fa. (da Eskimo, n. 4)
Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà. / Tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent'anni fa. (da Eskimo, n. 4)
Perché a vent'anni è tutto ancora intero, perché a vent'anni è tutto "chi lo sa", / ma a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età. (da Eskimo, n. 4)
Io come sempre faccio quel che posso, domani poi ci penserò... se mai. (da Eskimo, n. 4)
Ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai: / ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime, oramai. (da Eskimo, n. 4)
Cinque anatre andavano a sud: forse una soltanto vedremo arrivare, / ma quel suo volo certo vuole dire che bisognava volare, che bisognava volare. (da Le cinque anatre, n. 5)
E corre l'uomo confuso verso / ciò che neanche lui capisce, / chi ha programmato la sua vita / non sa chi sia e dove; ma che / importa, se solo questo lo fa / già dubitare del suo equilibrio / e aperta è già la strada oscuramente / verso una nuova realtà. (da Mondo nuovo, n. 6)

Citazioni tratte da canzoni – Metropolis

Che oroscopo puoi trarre questa sera, Mago? (da Bisanzio, lato A, n. 1)
O forse io, forse io, ho sottovalutato questo nuovo Dio. (da Bisanzio, lato A, n. 1)
Città assurda, città strana di questo imperatore sposo di puttana, / di plebi smisurate, labirinti ed empietà, / di barbari che forse sanno già la verità, / di filosofi e di eteree, sospesa tra due mondi, e tra due ere... (da Bisanzio, lato A, n. 1)
Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile, / segreto e ambiguo come questa vita, / Bisanzio è un mito che non mi è consueto, / Bisanzio è un sogno che si fa incompleto, / Bisanzio forse non è mai esistita. (da Bisanzio, lato A, n. 1)
Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare, / la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi Venezia la vende ai turisti. (da Venezia, lato A, n. 2)
Testo di Gian Piero Alloisio e Francesco Guccini.
Stefania era bella, Stefania non stava mai male, / è morta di parto gridando in un letto sudato d'un grande ospedale; / aveva vent'anni, un marito, e l'anello nel dito. (da Venezia, lato A, n. 2)
Venezia è un albergo, San Marco è senz'altro anche il nome di una pizzeria, / la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra. (da Venezia, lato A, n. 2)
Venezia è anche un sogno, di quelli che puoi comperare, / però non ti puoi risvegliare con l'acqua alla gola, e un dolore a livello del mare. (da Venezia, lato A, n. 2)
Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa: / Novella Duemila e una rosa sul suo comodino, Stefania ha lasciato un bambino. (da Venezia, lato A, n. 2)
Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità: / del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne frega. (da Venezia, lato A, n. 2)
Quante volte per altri è vita quello che per noi è un minuto. (da Antènor lato A, n. 3)
La giustizia disse "bandito", ma un poeta gli avrebbe detto / che era come l'Ebreo errante, come il Batavo maledetto. (da Antènor lato A, n. 3)
Questa vita che ci birilla come bocce da biliardo. (da Antènor lato A, n. 3)
Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli, / col seno sul piano padano ed il culo sui colli, / Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale, / Bologna la grassa e l'umana già un poco Romagna e in odor di Toscana... (da Bologna, lato B, n. 1)
Bologna per me provinciale Parigi minore. (da Bologna, lato B, n. 1)
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte, / Bologna capace d'amore, capace di morte, / che sa quel che conta e che vale, che sa dov'è il sugo del sale, / che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita... (da Bologna, lato B, n. 1)
Bologna è una ricca signora che fu contadina: / benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina, / che sa che l'odor di miseria da mandare giù è cosa seria / e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perché sa la paura. (da Bologna, lato B, n. 1)
Bologna è una strana signora, volgare matrona, / Bologna bambina per bene, Bologna "busona", / Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto / rimorso per quel che m'hai dato che è quasi ricordo, in odor di passato.... (da Bologna, lato B, n. 1)
Cos'è un lager? / Sono mille e mille occhiaie vuote, / sono mani magre abbarbicate ai fili, / son baracche, uffici, orari, timbri e ruote, / son routine e risa dietro a dei fucili, / sono la paura l'unica emozione, / sono angoscia d'anni dove il niente è tutto, / sono una pazzia e un'allucinazione / che la nostra noia sembra quasi un rutto. / Sono il lato buio della nostra mente, / sono un qualche cosa da dimenticare, / sono eternità di risa di demente, / sono un manifesto che si può firmare. (da Lager, lato B, n. 2)
Cos'è un lager? / Son recinti e stalle di animali strani, / gambe che per anni fan gli stessi passi, / esseri diversi, scarsamente umani, / cosa fra le cose, l'erba, i mitra, i sassi; / ironia per quella che chiamiam ragione, / sbagli ammessi solo sempre troppo dopo: / prima sventolanti giustificazioni, / una causa santa, un luminoso scopo. / Sono la furiosa prassi del terrore / sempre per qualcosa, sempre per la pace; / sono un posto in cui spesso la gente muore; / sono un posto in cui, peggio, la gente nasce. (da Lager, lato B, n. 2)
E non andrà il televisore, cosa faremo in queste ore? / Rumore attorno non si sente, giochiamo a immaginar la gente, / corriamo a fare gli incubi indiscreti, curiosi d'ozi e di segreti, / di quei pensieri quotidiani che a notte il sonno fa lontani / o che nel sogno sopra a un viso diventan urlo od un sorriso, / il paradiso, inferno, mani, l'odio e amore. (da Black-out, lato B, n. 3)
In fondo è proprio un gran bel gioco a far l'amore tanto e non bere poco. (da Black-out, lato B, n. 3)
Poveri bimbi di Milano, coi vestiti comprati all'Upim, / abituati ad un cielo a buchi che vedete sempre più lontano. / Poveri bimbi di Milano, così fragili, così infelici, / che urlate rabbia senza radici con occhi tinti e con niente in mano. / Poveri bimbi di Milano, derubati anche di speranza, / che danzate la vostra danza in quello zoo metropolitano. / Poveri bimbi di Milano, con fazzoletti come giardini, / poveri indiani nella riserva, povere giacche blu questurini... (da Milano (Poveri bimbi di), lato B, n. 4)
Poveri bimbi di Milano dall'orizzonte sempre coperto, / povera sete di libertà costretta a vivere nel deserto. / Poveri bimbi di Milano dalle musiche come un motore, / col più terribile dei silenzi la solitudine del rumore. / Poveri bimbi di Milano, figli di padri preoccupanti / con un esistere da nano e nella mente sogni giganti. / Poveri bimbi di Milano, numerosi come minuti, / viaggiatori di mete fisse, spettatori sempre seduti... (da Milano (Poveri bimbi di), lato B, n. 4)

Citazioni tratte da canzoni – Guccini

La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-Up / e il sorriso da fossette e denti era da pubblicità / come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill / mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR. (da Autogrill, n. 1)
Il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere / che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere. (da Autogrill, n. 1)
Non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia? / Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via. (da Autogrill, n. 1)
Il treno, ah, un treno è sempre così banale se non è un treno della prateria / o non è un tuo "Orient Express" speciale, locomotiva di fantasia. / L'aereo, ah, l'aereo è invece alluminio lucente, l'aereo è davvero saltare il fosso, / l'aereo è sempre "The Spirit of Saint Louis", "Barone Rosso" / e allora ti prende quella voglia di volare che ti fa gridare in un giorno sfinito, / di quando vedi un jumbo decollare e sembra che s' innalzi all'infinito. (da Argentina, n. 2)
L'Argentina è solo l'espressione di un'equazione senza risultato. (da Argentina, n. 2)
Nelle lunghe ore d'inattività e di ieri / che solo certa età può regalare, / Samuele Gulliver tornava coi pensieri / ai tempi in cui correva per il mare / e sorridendo come sa sorridere soltanto / chi non ha più paura del domani, / parlava coi nipoti, che ascoltavano l'incanto / di spiagge e odori, di giganti e nani, / scienziati ed equipaggi e di cavalli saggi / riempiendo il cielo inglese di miraggi... (da Gulliver, n. 3)
I desideri sono solo nostalgia / o malinconia d'innumeri altre vite. (da Gulliver, n. 3)
Sono da secoli o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace, / non so più dire da quanto sento angoscia o pace. (da Shomèr ma mi-llailah?, n. 4)
La notte, udite, sta per finire ma il giorno ancora non è arrivato, / sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato. / Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate, / tornate ancora se lo volete, non vi stancate. (da Shomèr ma mi-llailah?, n. 4)
Ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà, / che la risposta sull'avvenire è in una voce che chiederà: / "Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell". (da Shomèr ma mi-llailah?, n. 4)
Il titolo e il ritornello della canzone si basano su un verso di Isaia (21, 11): «Sentinella, quanto resta della notte?».
Ma se fossimo stati un'altra coppia fra le tante / avremmo trasformato tutto in quella poca gioia / o avremmo litigato per sfogare ad ogni istante l'urlare della noia? (da Inutile, n. 5)
Contandoli uno a uno non son certo parecchi, / son come i denti in bocca a certi vecchi, / ma proprio perché pochi son buoni fino in fondo / e sempre pronti a masticare il mondo. (da Gli amici, n. 6)
Per quello che ci basta non c'è da andar lontano / e abbiamo fisso in testa un nostro piano: // se e quando moriremo, ma la cosa è insicura, / avremo un paradiso su misura, / in tutto somigliante al solito locale, / ma il bere non si paga e non fa male. (da Gli amici, n. 6)

Citazioni tratte da canzoni – Signora Bovary

Ricordi, le strade erano piene di quel lucido scirocco / che trasforma una realtà abusata e la rende irreale. / Sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco / e in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale. / Tu dietro al vetro di un bar impersonale, / seduto a un tavolo da poeta francese, / con la tua solita faccia aperta ai dubbi / e un po' di rosso routine dentro al bicchiere: / pensai di entrare per stare assieme a bere / e a chiacchierare di nubi... (da Scirocco, n. 1)
E le lacrime si aggiunsero al latte di quel tè. (da Scirocco, n. 1)
Ma è meglio poi, un giorno solo da ricordare / che ricadere in una nuova realtà sempre identica. (da Scirocco, n. 1)
Ma che cosa c'è in fondo a questa notte, / quando l'ora del lupo guaisce / e il nuovo giorno non arriva mai, mai / e il buio è un fischio lontano che non finisce / di minuti lunghi come il sudore, / di ore che tagliano come falci / e i tuoi pensieri sono un cane in chiesa / che tutti prendono a calci. (da Signora Bovary, n. 2)
Van Loon, uomo destinato direi da sempre ad un lavoro più forte / che le sue spalle o la sua intelligenza non volevano sopportare / sembrò quasi baciato da una buona sorte / quando dovette andare. (da Van Loon, n. 3)
Van Loon viveva e io lo credevo morto / o, peggio, inutile, solo per la distanza / fra i suoi miti diversi e la mia giovinezza e superbia d'allora, / la mia ignoranza: / che ne sapevo quanto avesse navigato / con il coraggio di un Caboto fra le schiume / di ogni suo giorno e che uno squalo è diventato, / giorno per giorno, pesce di fiume... (da Van Loon, n. 3)
Ora Van Loon si sta preparando piano al suo ultimo viaggio, / i bagagli già pronti da tempo, come ogni uomo prudente, / o meglio, il bagaglio, quello consueto, di un semplice o un saggio, / cioè poco o niente / e andrà davvero in un suo luogo o una sua storia / con tutti i libri che la vita gli ha proibito, / con vecchi amici di cui ha perso la memoria, / con l'infinito. (da Van Loon, n. 3)
Ti accorgerai com'è facile farsi un inutile software di scienza / e vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienza. (da Culodritto, n. 4)
Vola tu, dov'io vorrei volare, verso un mondo dove è ancora tutto da fare / e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare. (da Culodritto, n. 4)
S'illuminava poi come di colpo / lungo l'effimero consueto di una sera, / s'illuminava di una gioia grande / quando si avvicinava a una tastiera / e preferiva quelle un poco usate, / quelle in cui tutti mettono le mani, / quelle ingiallite dal tempo, un po' scordate / dall'ignoranza e dalla passione degli umani... (da Keaton, n. 5)
Testo di Claudio Lolli e Francesco Guccini.
E finalmente un chissacchì non mi delude, / forse, però non sa, probabilmente, / è in una provincia lontana come una palude / dai nostri discorsi di suonare fra la gente; / una provincia come una sconfitta, / meno che essere una minoranza dignitosa, / e una palude è certo troppo fitta / di voli di zanzara per suonarci qualche cosa... (da Keaton, n. 5)
Keaton, quello vero, l'ultima volta che l'hanno visto passeggiava / lungo le strade e per il vento di Roma / durante le pause di un film con Franchi e Ingrassia. / Aveva in corpo mille litri di alcool, / la faccia la solita, senza allegria; / si ubriacava ogni giorno con la troupe borgatara / alla faccia della cirrosi epatica, / perché lui ci teneva al suo pubblico, / più che al suo fegato. (da Keaton, n. 5)
Ma dove quelle stagioni smisurate quando ogni giorno figurava gli anni a venire / e dove a ogni autunno quando finiva l'estate trovavi la voglia precisa di ripartire? // Che ci farai ora di questi giorni che canti, dei dubbi quasi doverosi che ti sono sorti, / dei momenti svuotati, ombre incalzanti di noi rimorti, / che ci potrai fare di quelle energie finite, di tutte quelle frasi storiche da dopocena; / consumato per sempre il tempo di sole e ferite, / basta vivere appena, basta vivere appena... (da Le piogge d'aprile, n. 6)
Esistenza, che stai qui di contrabbando, / come un ladro sempre pronta per fuggire, / ogni età chiude in sé i crismi dello sbando, sbaglio e intuire, / coi suoi giochi di carambola e rimando, prendere e offrire, / ma si muoia solo un po' di quando in quando, / ma sia poco a poco che si va a morire... (da Canzone di notte n. 3, n. 7)
Ma si perda perché siam tre volte buoni / e si vinca solo in sogni straordinari. (da Canzone di notte n. 3, n. 7)

Citazioni tratte da canzoni – Quello che non...

La vedi nel cielo quell'alta pressione, la senti una strana stagione? / Ma a notte la nebbia ti dice di un fiato che il dio dell'inverno è arrivato. (da Quello che non...)
E l'urlo di sempre che dice pian piano: / "Non siamo, non siamo, non siamo." (da Quello che non..., n. 1)
Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente / come se il tempo per noi non costasse l'uguale, / come se il tempo passato ed il tempo presente / non avessero stessa amarezza di sale. (da Canzone delle domande consuete, n. 2)
Se ci sono non so cosa sono e se vuoi / quel che sono o sarei, quel che sarò domani, / non parlare non dire più niente, se puoi, / lascia farlo ai tuoi occhi, alle mani... (da Canzone delle domande consuete, n. 2)
Pronto a dire "buongiorno", a rispondere "bene", / a sorridere a "salve", dire anch'io "come va?" / Non c'è vento stasera. Siamo o non siamo assieme? / Fuori c'è ancora una città? (da Canzone delle domande consuete, n. 2)
Brandelli di canzoni, frasi e televisioni parlano dalle finestre aperte, / in un telegiornale qualcuno il bene o il male denuncia, auspica, avverte; / frasi del quotidiano ti sfiorano pian piano ed entrano senza toccarti / s'infilano negli angoli della tua casa suoni che tu non sai. (da Canzone per Anna, n. 3)
Niente "se" e "forse", fra le occasioni avute e perse / restano solo ore scomparse, / di certo hai solo quello che farai... (da Canzone per Anna, n. 3)
Fa niente, danno in TV un programma intelligente, / ci vuole un tè aromatico e bollente / e poi che il sonno arrivi a poco a poco. (da Canzone per Anna, n. 3)
Con gesti da gatto infilava sui tetti le antenne, / in alto d'estate sui grattacieli della periferia / come un angelo libero, in bilico sulla città. (da Ballando con una sconosciuta, n. 4)
Felicità che sappiamo soltanto guardare, aspettare, cercare già fatta, / quasi fosse anagramma perfetto di facilità, / barando su un'unica lettera... (da Ballando con una sconosciuta, n. 4)
Che cosa dicono le ragazze della notte a quei baristi ruffiani e discreti / che si chinano preteschi sul bancone per confessare chissà quali segreti / e poi guardano in controluce a un bicchiere e agili danzano versando un liquore; / quanto da dire e quanto c'è da bere mentre la notte macina le ore... (da Le ragazze della notte, n. 5)
Finché anche dai vetri affumicati spinge la luce ed entra all'improvviso / e autobus gonfi di sonni arretrati passano ottusi nel mattino intriso / di edicole che espongono i giornali pieni di fatti che sappiamo già, / di cappucci e brioche e dei normali rumori che ha al mattino una città... (da Le ragazze della notte, n. 5)
L'oggi ha cambiato facciata, ma di quell'ieri passato io so / che tante ne potreste raccontare e il ricordo stempera e non guasta / quante cose e facce da narrare che come si dice un romanzo non basta, / nate con un rapido "a domani", continuate in giorni di "si" e "no", / lampi sotto cieli suburbani e raffica il tango che vi presentò... (da Tango per due, n. 6)
La vita che buffa cosa, ma se lo dici nessuno ride. (da Tango per due, n. 6)
Dove scappare per sentirsi vero, dove fuggire per non essere diverso? / E sognò il circo, realtà capovolta, mondo di uguali perché tutti strani, / la nostra solita realtà stravolta, quell'Eden senza giganti o nani. (da Cencio, n. 7)
Ma il tempo più ottuso di noi incalza per tutti, sia per i giganti che i nani: / chi immaginava allora che ognuno sarebbe finito in un proprio circo personale? / Vincenti o perdenti non importa, ma quasi mai secondo i propri piani, / con la faccia tinta, sul trapezio, fra i leoni, solo attenti a non farsi troppo male.. (da Cencio, n. 7)
Le Alpi, si sa, sono un muro di sasso, una diga confusa, fanno tabula rasa / di noi che qui sotto, lontano, più in basso, abbiamo la casa; / la casa ed i piedi in questa spianata di sole che strozza la gola alle rane, / di nebbia compatta, scabrosa, stirata che sembra di pane / ed una strada antica come l'uomo marcata ai bordi dalla fantasie di un duomo / e fiumi, falsi avventurieri che trasformano i padani in marinai non veri... (da Æmilia, n. 8)
Canzone già interpretata da Dalla Morandi nell'album Dalla/Morandi (1988).
Emilia sdraiata fra i campi e sui prati, lagune e piroghe delle terramare, / guerrieri del Nord dai capelli gessati, ne hai visti passare! / Emilia allungata fra l'olmo e il vigneto, voltata a cercare quel mare mancante / e il monte Appennino rivela il segreto e diventa un gigante. (da Æmilia, n. 8)
Vero, aperto, finto, strano, chiuso, anarchico, verdiano... brutta razza, l'emiliano! (da Æmilia, n. 8)
Emilia sognante fra l'oggi e il domani, di cibo, motori, di lusso e balere, / Emilia di facce, di grida, di mani. (da Æmilia, n. 8)

Citazioni tratte da canzoni – Parnassius Guccinii

Il cielo dell'America son mille cieli sopra a un continente; / il cielo della Florida è uno straccio che è bagnato di celeste, / ma il cielo là in prigione non è cielo, è un qualche cosa che riveste / il giorno e il giorno dopo e un altro ancora sempre dello stesso niente. (da Canzone Per Silvia, n. 1)
L'America è una statua che ti accoglie, e simboleggia, bianca e pura, / la libertà, e dall'alto, fiera, abbraccia tutta quanta la nazione, / per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione / perché di questa piccola italiana ora l'America ha paura. (da Canzone per Silvia, n. 1)
Mi chiedo se ci sono idee per cui valga restare là in prigione / e Silvia non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente. // Mi chiedo cosa pensi alla mattina nel trovarsi il sole accanto / o come fa a scacciare fra quei muri la sua grande nostalgia / [...]. / Mi chiedo ma non riesco a immaginarlo; penso a questa donna forte / che ancora lotta e spera perché sa che adesso non sarà più sola. (da Canzone Per Silvia, n. 1)
La vedo con la sua maglietta addosso, con su scritte le parole / che sempre l'ignoranza fa paura, ed il silenzio è uguale a morte. (da Canzone Per Silvia, n. 1)
L'acqua che passa fra il fango di certi canali / tra ratti sapienti e pneumatici e ruggine e vetri / chissà se è la stessa lucente di sole o fanali / che guardo oleosa passare rinchiusa in tre metri. / Si può stare ore a cercare se c'è in qualche fosso / quell'acqua bevuta di sete o che lava te stesso / o se c'è nel suo correre un segno od un suo filo rosso / che leghi un qualcosa a qualcosa, un pensiero a un riflesso. (da Acque, n. 2)
E l'acqua passa e gira e colora e poi stinge, cos'è che mi respinge e che m'attira; / acqua come sudore, acqua fetida e chiara, amara senza gusto né colore. / Ma l'acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest'aria bassa, / ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente... (da Acque, n. 2)
E fuori: Milano muore di malinconia, di sole che tramonta là in periferia, / di auto del ritorno, famiglie, freni e gas di scarico. / Lontano il centro è quasi un altro mondo, / San Siro un urlo che non cogli a fondo, / ti taglia un senso vago di infinito panico. / Spunta un gasometro dietro a muri neri, oziosi vagolano i tuoi pensieri / e in aria il cielo è un qualche cosa viola carico... (da Samantha, n. 3)
Ed io, burattinaio di parole, perché mi perdo dietro a un primo sole, / perché mi prende questa assurda nostalgia? (da Samantha, n. 3)
E sorridevi e sapevi sorridere, coi tuoi vent'anni portati così, / come si porta un maglione sformato su un paio di jeans... (da Farewell, n. 4)
E sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore, / quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore... (da Farewell, n. 4)
Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione, / e il peccato fu creder speciale una storia normale. / Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo, / sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo. / E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa; / siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa. (da Farewell, n. 4)
Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d'estate / con qualcosa di fragile come le storie passate: / forse un tempo poteva commuoverti ma ora è inutile credo, / perché ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me. (da Farewell, n. 4)

Dicono di Francesco Guccini

A me Guccini fa venire in mente Ridolini. Non fraintendetemi... Larry Semon era un uomo intelligente e preparato, dotato di fantasia, inventiva, di uno spirito poetico accompagnato da una solida preparazione pratica, della rara capacità di scegliere collaboratori con cui rimanere amico per tutta la vita; era di era un uomo carattere generoso, e dotato di quel tanto di eccentricità che non guasta mai. Anche Francesco Guccini possiede queste caratteristiche... La ragione per cui mi viene da associare i due personaggi è... un singolare percorso che parte dalla carta stampata per arrivare al mondo dello spettacolo. [...] Per quanto riguarda Guccini, probabilmente i miei colleghi sceneggiatori ed io avremmo un concorrente agguerritissimo e soprattutto serio, che si prefigge di trovare sempre il modo di rendere la materia appetibile senza, per questo, scendere a compromessi, svendendosi o sputtanandosi. Resta il fatto che, così come si usa la frase "un film alla Ridolini", ho sentito anche dire "una canzone alla Guccini". E, in questo caso, non ci sono dubbi di interpretazione.
Alfredo Castelli
Abbiamo delle nonne in comune io e Guccini. Fa piacere avere tra i parenti un tipo come lui. Sembra che non si sia mai allontanato da Pàvana, e racconta storie che hanno come scenario quei paesaggi che hanno accompagnato anche la mia infanzia: col cuore e le parole dei poeti.
Enzo Biagi
Alle mie canzoni, a parte le più vecchie come Il pescatore o Bocca di rosa, preferivano quelle di Guccini.
Fabrizio De André
Bolognesi! Ricordatevi: Sting è molto bravo, però tenetevi il vostro Guccini. Uno che è riuscito a scrivere 13 strofe su una locomotiva, può scrivere davvero di tutto.
Giorgio Gaber
Di Guccini porto nella memoria le bottiglie. Un tipo che come lui ha bevuto un Mar Caspio di vino dimostra che l'alcool non è affatto contrario all'arte.
Stefano Benni
era l'unico poeta della canzone d'autore. Gli altri, me compreso, con l'eccezione forse di Guccini, sono bravi, non poeti.
Roberto Vecchioni
Mi piace soprattutto per quello che mette nei suoi testi e per il personaggio che è: il classico tipo che entra col vino bianco e dice: "Mi disseto un momento e cominciamo subito".
Leo Ortolani
Quella di Guccini è la voce di quello che un tempo si diceva il "movimento". Oggi, semplicemente una voce di gioventù. E cioè di granitica coerenza con il proprio linguaggio e pensiero. Nella sua opera c'è un discorso interminabile: sull'ironia, sull'amicizia, sulla solidarietà.
Dario Fo
Se Fabrizio De André è stato un poeta della canzone. Se Francesco De Gregori è un intellettuale con la chitarra. Guccini è la sintesi di entrambi. Guccini non ha di De André l'immediatezza, la folgorazione. Non ha il ragionamento distaccato di De Gregori. Ma ha tutto il resto. Ironia, senso della storia, capacità di indignarsi, impegno politico vissuto con sospetto, curiosità verso il mondo.
Roberto Cotroneo
Se mi avessero dato venti lire ogni volta che ho ascoltato "Incontro" mi ci sarei comprato un biglietto aereo da farci il giro del mondo. Conosco tutte le canzoni di Guccini a memoria. Quando sono andato a cercarlo a Pàvana e mi si è dischiuso in tutta la sua grandezza, è stato come essere davanti alla Madonna di Loreto.
Leonardo Pieraccioni

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026