Frasi
Frasi di Friedrich Schiller
82 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Friedrich Schiller raccolte in un'unica pagina: 82 frasi, divise per libro e argomento.
Friedrich Schiller (poeta, filosofo e drammaturgo tedesco). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Friedrich Schiller
Anche il bello deve morire.
Breve è il dolore; la beatitudine eterna!
Ciò che uno rifiuta in un minuto non glielo restituisce l'eternità.
Contro la stupidità gli dèi stessi lottano invano.
L'artista è, sì, figlio del suo tempo, ma guai a lui se ne è, nel contempo, l'alunno o, addirittura, il favorito.
L'universo è uno dei pensieri di Dio.
L'uomo gioca unicamente quando è uomo nel senso pieno della parola ed è pienamente uomo unicamente quando gioca.
La storia mondiale è la corte di giustizia del mondo.
La voce della maggioranza non è garanzia di giustizia.
[...] quanto mai opposta alla forma tragica, poiché l'azione ha già avuto luogo e cade quindi completamente al di là della tragedia. Si aggiunga che ciò che è già accaduto, essendo ormai immutabile, è per sua natura tanto più terribile, e che il terrore che possa essere accaduto qualcosa affligge l'animo umano in modo ben diverso dal terrore che possa accadere qualcosa in futuro. – L'Edipo è, per così dire, solo un'analisi tragica. Tutto è già presente, e non fa che essere sviluppato. Ciò può avvenire mediante un'azione semplicissima e in un lasso di tempo assai breve, anche se le vicende erano complicate e soggette a varie circostanze. E di quanto se ne avvantaggia il Poeta! Ma temo che l'Edipo formi un genere a sé, e che non ne esista una seconda specie...
Se noi abbracciamo con passione un tale che è degno del nostro disprezzo, sentiamo penosamente la costrizione della natura. Se proviamo avversione per un altro che pure c'impone il rispetto, sentiamo penosamente la costrizione della ragione. Ma se egli suscita la nostra affezione mentre ha, insieme, acquistato il nostro rispetto, sparisce la costrizione del sentimento e della ragione, e noi cominciamo ad amarlo, cioè a giucare nello stesso tempo con la nostra affezione e col nostro rispetto.
Senza gioia, nella gioia più intensa, / sola, con fare ritroso, / Cassandra si muoveva in silenzio / nel laureto di Apollo. / La veggente si rifugiò nel bosco, / nei più fondi penetrali, / e nell'ira gettò al suolo / le bende sacerdotali: // – Ognuno è schiuso all'esultanza, / di felicità ogni cuore si colma, / nei vecchi genitori è la speranza, / e la sorella è tutta adorna. / Io sola vivo solitaria e cupa, / poiché la dolce illusione mi schiva, / e vedo, alato, a queste mura / lo sfacelo che si avvicina. // Una fiaccola vedo che splende, / Ma Imeneo non la stringe nelle mani, / verso le nubi, ecco, si tende, / ma non sono le fiamme lustrali. / Vedo che lieti preparano feste, / ma nello spirito presago / sento ormai il dio che incede / e ne farà misero strazio. // E biasimano il mio lamento / e disprezzano il mio dolore, / da sola devo portare nel deserto / il mio tormentato cuore, / da chi è felice sono evitata, / gli animi lieti mi scherniscono! / Dura sorte mi hai destinata / Pitio, tu, dio maligno! // Perché mi hai gettata in questo / luogo ad annunciare il tuo oracolo, / nella città dei ciechi in eterno, / con il mio vigile animo? / Perché mi concedesti di vedere / in quello che non sarà eluso! / Il fato deve accadere / e farsi vicino ciò che è temuto. // Togliere il velo è utile, / quando il terrore è alle porte? / Solo l'inganno è la vita, / e il sapere è la morte.
Si può parlare di anima bella quando il sentimento morale ha finalmente assicurato il suo dominio su tutti i moti interiori dell'uomo, fino al grado in cui esso può lasciare senza timore all'istinto la guida della volontà, senza correre mai il rischio di trovarsi in conflitto con le decisioni che esso prenderà. In un'anima bella, quindi, le singole azioni non sono mai, propriamente parlando, morali, mentre è morale il carattere nel suo insieme. Nessuna delle singole azioni può esserle attribuita a merito, perché soddisfare un istinto non può mai esser detto cosa meritoria. L'anima bella non ha altro merito che quello di esistere.
Si spinge innanzi il forte; / rimane indietro il fiacco, e l'orgoglioso / cade in mezzo alle beffe degli astanti; / ma vince tutti quanti / nella lotta il prudente.
Soffiò Iddio, e si dispersero.
Tra gli uomini d'affari, i portatori di sacchi dello Stato, e le teste che pensano, di rado si può sperare armonia.
Tutti gli uomini diventano fratelli.
Vi è sempre in Kant, come in Lutero, qualcosa che ricorda il monaco, il quale, anche uscito dal chiostro, non può tuttavia cancellarne da sé le tracce.
Frasi da «Don Carlos»
I lieti giorni d'Aranjuèz già vanno / Al suo termine. (I, 1; 1835)
Ogni volta che leggo nel mio Plutarco le storie dei grandi uomini, questo secolo di imbrattacarte mi ripugna. (I, 2)
Le grandi anime sanno soffrire tacendo. (I, IV; 1969)
Un attimo, vissuto in paradiso / non è pagato troppo caro con la morte. (I, 5)
Solo sa che sia amore chi ama senza speranza. (II, VIII; 1969)
I malati come te, figliolo, hanno bisogno di una cura efficace e della sorveglianza del medico. Tu rimani in Spagna. (II, II; 2004)
Che cosa può sgomentarmi se la morte non mi sgomenta? (III, 2)
Re! re, sempre e soltanto re! Nessun'altra risposta se non questa eco vuota e vana? Batto a questa rupe chiedendo acqua, acqua per la sete che mi divora: e mi si restituisce oro rovente. (III, II; 2004)
Rinunciate al culto innaturale che ci annienta. [...] Un tratto della vostra penna e il mondo è creato una seconda volta. Dateci, sire, la libertà di pensiero! (III, X; 2004)
La verità è stata creata per il saggio, la bellezza per la sensibilità del cuore, e l’una e l’altra si appartengono. (IV, XXI; 2013)
Il re ha pianto. (IV, XXIV; 2004)
Il mio edificio crolla: avevo dimenticato il tuo cuore. (V, I; 2004)
La natura? Non so di che si tratta. L'assassinio è adesso la parola d'ordine. I vincoli umani sono spezzati. Tu stesso, sire, li hai spezzati nei tuoi regni. [...] Non esiste un Dio? Come possono i re devastare a tal punto la sua creazione? [...] Guardate qui! È morto per me! Non avete lacrime? Scorre sangue o piombo rovente nelle vostre vene? (V, IV; 2004)
Dicono di «Don Carlos»
Questa tragedia è la prima che Schiller scrivesse in verso , ritmo che permette di adoperare le forme del conversare nella poesia, senza toglierle punto della sua dignità. Fu parimente la prima incursione del poeta nel terren della storia; egli vi seminò tutte le dovizie della sua . L'amore segreto della giovane regina pel figlio del suo sposo, la passione fervente dell'infante per la matrigna, la malinconica tenerezza di lui pel suo amico Posa, la tirannia sospettosa, l'atra gelosia di Filippo II, tutte le occulte passioni che dividono la famiglia reale, animano vivamente la dipintura delle prime sedizioni de' , dei progressi della riforma, e dell'imperio dell'inquisizione su la Spagna. All'interesse drammatico il magico colorito dello stile con cui Schiller ha imbellito la sua tragedia. (François-Adolphe Loève-Veimars)
Fiesco
L'ambizione ha occhi di bronzo, che mai il sentimento ha inumiditi.
L'arte è la mano destra della natura.
Un animo aperto mostra una fronte aperta. (III, 5)
Frasi da «Guglielmo Tell»
Anche al più debole resta aperta un'ultima scelta... / Un salto giù da questo ponte, e sono libera. (I, 2)
Chi troppo riflette poco fa. (III, I; 1969)
Deh! non fallirmi / Nel più grave cimento, o mia balestra, / Tu che in tanti convivi, in tanti giochi / M'hai fedele obbedito / Oggi soltanto / Reggiti come suoli, o corda mia, / Ed ali al dardo non fallaci impenna. / Se questa freccia dalla man mi sfugge / Senza cogliere il punto, una seconda / Più non ho che l'emendi.
— Fin da' primi anni / Io trattai la balestra, e nelle leggi / Del saettar m'istrussi. / Il centro io colsi / Di famosi bersagli, e molti ottenni / Nelle gare e nei giochi incliti premi. / Ma far oggi confido il mio sovrano / Colpo, ed un premio guadagnar, che darmi / Lo maggior non potrebbe Elvezia tutta.
Il forte è più formidabile da solo. (I, III; 1969)
Il mio Signor tu sei, / Tu sei balivo del mio re; ma quello / Che nel suo nome commettesti, osato / Il mio re non avrebbe: in queste valli / Per giudicarne ei ti mandò (severo Giudice, è ver, che grave ira v'accende), / Ma non perché ti sfreni impunemente / E con gioja omicida ad ogni empiezza: / V'è Dio lassù che vendica e castiga.
Io levo al ciel la mia mano innocente, / E maledico al tuo misfatto. / Io fui Giusto vendicator della natura, / Ma tu ne fosti l'assassino. / Nulla ho comune con te. Quel violento / Tuo braccio è morte, il mio difesa....
La violenza è sempre terribile, / anche quando la causa è giusta. (II, 2)
Nemmeno l'uomo più buono può stare in pace, / se ciò non garba al suo cattivo vicino. (IV, 3)
Stringiti alla patria / e siile fedele con tutto il tuo cuore. (II, 1)
Tu cangiasti in veleno il dolce latte / Delle mie vene ; a non pensati eccessi / Avvezzato tu m'hai.. . / Chi tratto ha il dardo / Sul capo di suo figlio, oh! ben nel core / Può saettar del suo nemico !
Frasi da «I masnadieri»
Colui che non teme di nulla non è meno potente di colui che da tutti è temuto. (Franz Moor: I, 1; 1846, p. 12)
La legalità non ha mai prodotto un grand'uomo, ma la libertà cova e fa schiudere i colossi e i grandi eventi. (Karl Moor: I, 2)
Uomini! uomini! Falsa, ipocrita razza di coccodrilli! Gli occhi vostri son acqua, ed è bronzo il vostro cuore. (Karl Moor: I, 2; 1846, p. 31)
La tua sapienza sia quella dei capi canuti, ma il tuo cuore... oh, il tuo cuore sia quello d'un fanciullo innocente! (Maximilian von Moor: V, 2; 1846, p. 185)
Maria Stuarda – Citazioni
Ah, popolo mobile che cede al minimo vento! Sventura a chi s'appoggia su questa canna.
Io sono migliore della mia fama. (III, 4)
La virtù di un uomo / si prova soltanto nell'ora del pericolo. (I, 7)
Tutti giudicano secondo l'apparenza, nessuno secondo la sostanza. (II, 5)
Wallenstein
Al cuore estasiato solo il mondo sereno dei prodigi può dare una risposta, rivelare gli eterni spazi, con opulenza porgere i mille rami, ove l'inebriato spirito beatamente si culla. La favola è la patria dell'amore, le piace vivere tra fate, talismani, e credere negli dèi, poiché essa è divina. (III, 4)
Chi non arrischia non può sperare. (I, VII; 1969)
È la volontà che fa l'uomo grande o piccolo. (La morte di Wallenstein, IV, 8)
È lo spirito che foggia il corpo a sua immagine. (La morte di Wallenstein, III, 13)
I sentimenti ci nobilitano, non l'opinione del mondo. (La morte di Wallenstein, IV, 8)
Il buon angelo dell'uomo è il tempo. (La morte di Wallenstein, V, XI; 1969)
In un cerchio ristretto lo spirito si restringe: / l'uomo cresce col crescere dei suoi scopi. (L'accampamento di Wallenstein)
Ché di banalità è fatto l'uomo, / e chiama l'abitudine sua balia. (La morte di Wallenstein)
L'uomo saggio previene. (I, 2)
La guerra è un rozzo e violento mestiere. (I Piccolomini)
La posterità non intreccia ghirlande per gli imitatori.
La vita è seria, l'arte è gaia.
Ogni delitto / porta in sé, dentro il suo impulso, un angelo / vendicatore: l'angoscia dell'attesa. (La morte di Wallenstein, I, 7)
Qual è il significato più breve di un lungo discorso?
Un carattere coerente con se stesso / è sempre nel giusto. / Contraddirsi: l'unico torto è questo. (La morte di Wallenstein)
Dicono di Friedrich Schiller
Il patetico, afferma Schiller, nasce da due condizioni: in primo luogo dalla sofferenza, che impegna la parte naturale e sensibile dell'uomo; in secondo luogo dalla libertà morale, in forza della quale l'uomo si dichiara indifferente alla sofferenza.
Il primo germe della teoria schilleriana dell'arte come libero giuoco è in Kant. [...] Da Kant trae lo Schiller il suo motivo fondamentale del giuoco, come attività libera, cioè senza costrizione, senza lo scopo serio d'un bisogno sensible da soddisfare, d'una conoscenza oggettiva da costruire, o d'un fine morale.
L'anima, nell'atteggiamento estetico, si afferma secondo lo Schiller, superiore a tutte le sue attuali determinazioni; non si sente, cioè, chiusa, dominata da una di esse, capace di determinarsi in modi infiniti.
La capacità linguistica del tedesco ha raggiunto con Schiller una perfezione, una completezza, un'autentica classicità espressiva. Dagli inizi solitari, in cui Schiller percorre con un decennio di ritardo lo scompiglio culturale e formale dello Sturm und Drang, lo scrittore approda a una pienezza stilistica, che non abbandonò più.
La sola grandezza di Schiller consiste nell'aver rovinata la tragedia: essa non se n'è ancora riavuta. Gli eroi dei suoi Drammi non ha hanno il menomo passato interiore, – solamente il «Fiesco», il migliore dei suoi lavori e appunto perciò così maltrattato dai letterati, e, in grado minore, la «Pulzella d'Orleans» potrebbero esser considerati come eccezioni. Egli stesso è affatto privo di intelligenza per i problemi interiori dell'uomo, e pensa così poco a fare del delitto o dell'amore, della brama di conoscenza o della vanità, del bisogno d'impero o di sacrificio, l'oggetto della [su]a poesia, che attribuisce sempre la più gran parte della colpa agli astri fatali.
Le idee di Kant sono evidenti in Schiller, che grazie ad esse si allontanò dalla teodicea di Lessing, tipica del diciottesimo secolo, e intraprese la strada che lo avrebbe portato alle teorie romantiche del teatro.
Libertà per Schiller vuol dire appunto assenza di costrizione, non soltanto fisica, ma anche morale; perché anche il dovere ci costringe dolorosamente quando contrasta con l'impulso sensibile, come nel rigorismo kantiano. Libertà estetica per Schiller è qualcosa di più che libertà morale: questa ultima sarebbe bensì una liberazione dagl'impulsi sensibili, ma ci porrebbe sotto l'impero d'una legge subita con la nostra umana natura. La libertà estetica ci sottrae pure alla sofferenza di questa costrizione, facendoci sentire la legge etica, come conforme alla nostra naturale inclinazione.
Lo Schiller è il poeta prediletto dei Tedeschi, perché egli stesso si sentì tedesco nel cuore.
Schiller, come altri artisti tedeschi, credeva che, avendo spirito, si potesse anche improvvisare con la penna su ogni sorta di argomenti difficili. Ed ecco che i suoi saggi in prosa – sotto ogni riguardo un modello di come non si debbono affrontare questioni scientifiche di estetica e di morale – e un pericolo per lettori giovani i quali, nella loro ammirazione per il poeta Schiller, non hanno il coraggio di pensar male dello Schiller pensatore e scrittore.
Schiller e la responsabilità, la sua missione di poeta. Fare ciò a cui si è chiamati, farlo interamente, almeno nella propria intima anima non tollerare ambiguità. Schiller l'ha sempre cercato e per questo è diventato più grande di Goethe.
Non negare che Schiller sia stato, nei primi suoi anni, imitatore poco avvertito di , e che il suo Wallenstein, che è uno de' suoi drammi storici più veri e più semplici insieme, sia scritto sotto l'inspirazione dell'illustre suo amico. Maria Stuart e Guglielmo Tell si risentono pure dell'ascendente del patriarca delle lettere alemanne; ma Schiller, se non fosse stato rapito quando l'immenso suo ingegno cominciava a dare i frutti della maturità, avrebbe forse un giorno parlato più vivamente del suo felice rivale al cuore del popolo.
Ogni sua opera sempreppiù raccostavalo alla verità; e la malinconia che eragli naturale e che spandevasi ne' suoi scritti, mostravasi [...] in maggiore accordo coi sentimenti dei suoi compatrioti scontenti del presente e inquieti sull'avvenire, che non l'umore di , il quale affettava sovente il più profondo disprezzo verso la moltitudine e le sue pretensioni.
Schiller era il poeta per eccellenza virtuoso; non fu mai suo scopo, come puossi dire di , di le costumanze, i pregiudizj di un'epoca; esso voleva scendere nel cuore umano, pingerlo nella speranza di una vita migliore, e mostrare in tutta la sua sublimità l'anima elevata dai sentimenti di religione. Alla face di questi medesimi sentimenti egli alternamente delinea la lotta della libertà con la necessità, della ragione con le umane passioni, e i conflitti dell'uomo col proprio destino.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026