Ritratto di Galileo Galilei
Justus Sustermans · Public domain

Frasi

Frasi di Galileo Galilei

95 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Galileo Galilei raccolte in un'unica pagina: 95 frasi, divise per libro e argomento.

Galileo Galilei (fisico, astronomo, filosofo, matematico e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Galileo Galilei

[...] altro non è l'esser ignorante, che il non si quietar nel vero.
Da Errori di Giorgio Coresio, in Le opere di Galileo Galilei, a cura di Antonio Favaro, 20 voll., Firenze, 1890–1909, vol. IV, 1894, p. 248, nota 2.
[...] che quell'istesso Dio che ci ha dotati di sensi, di discorso e d'intelletto, abbia voluto, posponendo l'uso di questi, darci con altro mezo le notizie che per quelli possiamo conseguire, sì che anco in quelle conclusioni naturali, che o dalle sensate esperienze o dalle necessarie dimostrazioni ci vengono esposte innanzi a gli occhi e all'intelletto, doviamo negare il senso e la ragione, non credo che sia necessario il crederlo [...].
Da Lettera a madama Cristina di Lorena.
Come sarà possibile attutare i balordi, se mentre voi impugnate una loro sciocchezza, vi si fanno incontro con un'altra maggiore?
Da Frammenti attinenti alla scrittura in risposta a L. delle Colombe e V. di Grazia, in Le opere di Galileo Galilei, a cura di Antonio Favaro, 20 voll., Firenze, 1890–1909, vol. IV, 1894, p. 444.
Consumai li diciotto anni migliori di tutta la mia età.
Dalla lettera A Fortunio Liceti a Padova, Arcetri, 23 giugno 1640.
Conta ciò che si può contare, misura ciò che è misurabile e rendi misurabile ciò che non lo è.
Citato in AA.VV., Il libro della scienza, traduzione di Martina Dominici e Olga Amagliani, Gribaudo, 2018, p. 43. ISBN 9788858015001
[...] essendo la natura inesorabile ed immutabile, e mai non trascendente i termini delle leggi impostegli.
Il dire che le opinioni più antiche ed inveterate sieno le migliori, è improbabile; perché sì come d'un uomo particolare l'ultime determinazioni pare che sieno le più prudenti, e che con gli anni cresca il giudizio, così dell'universalità degli uomini pare ragionevole che l'ultime determinazioni sieno le più vere.
Da Pensieri varj, § 1, in Le opere, vol. XIV, Società editrice fiorentina, Firenze, 1855, p. 329.
[...] il dubitare in filosofia è padre dell'inventione, facendo strada allo scoprimento del vero. (dalla lettera a Benedetto Castelli, 3 dicembre 1639)
Da Carteggio: 1639-1642, in Le opere di Galileo Galilei, a cura di Antonio Favaro, 20 voll., Firenze, 1890–1909, vol. XVIII, 1906, pp. 125-126.
Io, per me, non diffiderei di poter numerare altrettante cose, nell'università della natura, piccolissime ed efficacissime nel loro operare, quante alcuno ne potesse assegnar delle grandi: e sì come le arti, per la varietà delle loro operazioni, hanno bisogno non meno dell'uso di cose piccolissime che delle grandi, così la natura nella diversità de' suoi effetti ha bisogno di strumenti diversissimi, per poter quelli accomodatamente produrre; e tali operazioni con piccolissime si effettuano, che con maggiori, o non così bene, o pure in conto nissuno effettuar non si potrebbono. E chi dirà che l'ancora, per esser ferramento di così vasta mole, presti uso grandissimo nella navigazione, e che all'incontro l'indice magnetico, come cosa minima, resti inutile e di niuna considerazione degno? È vero che per fermar la nave l'aiuto dell'indice è nullo; ma non meno è inutile l'ancora per drizzarla e governarla nel suo viaggio: anzi per avventura la operazione di quello è più eccellente ed ammiranda che questa.
Riportato in La prosa di Galileo, a cura di Antonio Favaro, G. C. Sansoni Editore, Firenze, 1911, p. 76.
Io qui direi quello che intesi da persona ecclesiastica costituita in eminentissimo grado, ciò è l'intenzione dello Spirito Santo essere d'insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo.
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna.
Da Scritti letterari, a cura di Alberto Chiari, Le Monnier.
Io ven'ho volentier dato questo poco di saggio , il quale se da voi sarà con nausea ricevuto e con disprezzo ributtato, egli avrà pazienza, consolandosi che anco la natura tollera con flemma che uno uccellatore dilaceri e calpesti un vago uccelletto, che ella con sì mirabile artifizio ha fabbricato e che quel cacciatore non ne farebbe un simile in eterno.
Da Considerazioni sopra 'l discorso del Colombo, in Le opere di Galileo Galilei, a cura di Antonio Favaro, 20 voll., Firenze, 1890–1909, vol. IV, 1894, p. 656, nota 12.
[...] l'autorità dell'opinione di mille nelle scienze non val per una scintilla di ragione di un solo.
Da Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari, in "Le opere di Galileo Galilei", Vol. V, a cura di Antonio Favaro, Firenze, Tipografia di G. Barbera, 1895.
La Galassia infatti non è altro che un ammasso di innumerabili stelle disseminate a mucchi.
Citato in AA.VV., Il libro dell'astronomia, traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2017, p. 58. ISBN 9788858018347
[...] le conclusioni vere, benché nel primo aspetto sembrino improbabili, additate solamente qualche poco, depongono le vesti che le occultavano, e nude e semplici fanno de' lor segreti gioconda mostra.
Da Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, giornata prima, Scienzia nuova prima, intorno alla resistenza de i corpi solidi all'essere spezzati, in Le opere di Galileo Galilei, a cura di Antonio
Mio caro Keplero, cosa si può dire dei principali filosofi [...] che rifiutano di osservare i pianeti, la luna e perfino il mio telescopio?
Citato in AA.VV., Il libro dell'astronomia, traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2017, p. 60. ISBN 9788858018347
Mostro son io più strano e più diforme / che l'arpìa, la sirena o la chimera; / né in terra, in aria, in acqua è alcuna fiera, / ch'abbia di membra così varie forme. // Parte a parte non ho che sia conforme, / più che s'una sia bianca e l'altra nera; / spesso di cacciator dietro ho una schiera, / che de' miei piè van rintracciando l'orme. // Nelle tenebre oscure è il mio soggiorno; / ché se dall'ombre al chiaro lume passo, / tosto l'alma da me sen fugge, come // sen fugge il sogno all'apparir del giorno; / e le mie membra disunite lasso, / e l'esser perdo, con la vita, e 'l nome.
L'enimma, o sonetto enigmatico, in Le opere di Galileo Galilei, a cura di Antonio Favaro, vol. IX, Tipografia di G. Barbera, Firenze, 1899.
Non mi pare che in questo luogo sia da passar con silenzio l'invenzione di Archimede d'alzar l'acqua con la vite: la quale non solo è maravigliosa, ma è miracolosa; poiché troveremo, che l'acqua ascende nella vite discendendo continuamente.
Da Meccaniche.
[...] non solamente non ascrivo a difetto in un trattato, ancorché indirizzato ad un solo scopo, interserire altre varie notizie, purché non siano totalmente separate e senza veruna coerenza annesse al principale instituto; che anzi stimo, la nobiltà, la grandezza e la magnificenza, che fa le azzioni ed imprese nostre meravigliose ed eccellenti, non consistere nelle cose necessarie (ancorché il mancarvi queste sia il maggior difetto che commetter si possa), ma nelle non necessarie, purché non sieno poste fuori di proposito, ma abbino qualche relazione, ancorché piccola, al principale intento. E così, per esempio, vile e plebeo meritamente si chiamerebbe quel convito nel quale mancassero i cibi e le bevande, principal requisito e necessario; ma non però il non mancar di queste lo fa così magnifico e nobile, che sommamente più non gli arrechino grandezza e nobiltà la vaghezza dell'egregio e sontuoso apparato, lo splendore dei vasi d'argento e d'oro, che, adornando la mensa e le credenze, dilettano la vista, i concenti di varie armonie, le sceniche rappresentazioni, e i piacevoli scherzi, all'udito così graziosi.
Dalla lettera al Principe Leopoldo di Toscana, 31 marzo 1640.
Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi.
Da Considerazioni al Tasso.
[...] quando noi fanciullescamente avessimo avuto a formar la Luna, galantissima ci saria parso di figurarla, dandogli una rotondissima e pulitissima superficie, ma non già così ha inteso di far la Natura, anzi tra quelle diversissime scabrosità è credibile che ella mille misterj, da lei sola intesi, abbia rinchiusi. E non è dubbio alcuno, che se nella Luna fussero giudici simili ai nostri, rimirando di là la superficie della Terra, nella quale altro che la disparità dei mari e dei continenti, e la inegualità della parte terrea non distinguerebbero, altrettanta ragione averiano di nominarla meno perfetta che se fusse di superficie pulitissima, quanta ne ha il sig. Colombo di desiderare, che la superficie Lunare sia ben tersa, per maggior perfezione di quella, poiché tutti gli ornamenti e vaghezze particolari, che sì mirabilmente abbelliscono la Terra, resteriano di là su invisibili ed inimmaginabili: così appunto fermandosi il nostro vedere ed intendere nella sola montuosità e disegualità della Luna, senza vedere o potersi immaginare quali particolari tra esse eminenze e cavità possano esser contenuti, pare che ella da una pulitissima superficie riceverebbe perfezione e bellezza.
Dalla lettera a Gallanzone Gallanzoni, 16 luglio 1611, in Le opere, vol. III, Società editrice fiorentina, Firenze, 1843, pp. 132-133.
[...] se bene la Scrittura non può errare, potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno de' suoi interpreti ed espositori, in varii modi: tra i quali uno sarebbe gravissimo e frequentissimo, quando volessero fermarsi sempre nel puro significato delle parole, perché così vi apparirebbono non solo diverse contradizioni, ma gravi eresie e bestemmie ancora; poi che sarebbe necessario dare a Iddio e piedi e mani e occhi, e non meno affetti corporali e umani, come d'ira, di pentimento, d'odio, e anco talvolta l'obblivione delle cose passate e l'ignoranza delle future.
Dalla lettera a D. Benedetto Castelli, 21 dicembre 1613, in Le opere di Galileo Galilei, a cura di Antonio Favaro, 20 voll., Firenze, 1890–1909, vol. V, 1895, p. 282.
Ridottovi a memoria il detto del Filosofo, che ignorato motu ignoratur natura, giudicate con giusta lanze sig. Rocco, qual de' duo modi di filosofare cammini piú a segno, o il vostro, fisico puro e semplice bene, o il mio, condito con qualche spruzzo di matematica; e nell'istesso tempo considerate chi piú giustamente discorreva, o Platone, nel dire che senza la matematica non si poteva apprender la filosofia, o Aristotele, nel tassare il medesimo Platone per troppo studio della geometria.
Da Esercitationi filosofiche di Antonio Rocco; citato in Koiré 1979, p. 291.
Sarebbe cosa molto ridicola se alcuno si meravigliassi che gli usurai, i ladri e gli assassini non restassero di assassinare per tante e tante evidentissime ragioni che i iurisperiti e i teologi adducono in detestazione di questi peccati; e mostrerebbe in certo modo di credere che gli assassini medesimi stimassero di aver ragione nell' assassinare, e che per ciò persistessero negli assassinamenti; il che non è.
Da Frammenti attinenti alla scrittura in risposta a L. delle Colombe e V. di Grazia, in Le opere di Galileo Galilei, a cura di Antonio Favaro, 20 voll., Firenze, 1890–1909, vol. IV, 1894, p. 446.
Sono spaventato dal destino del nostro maestro Copernico che, pur avendo conquistato fama immortale fra pochi, fu deriso e condannato da innumerevoli altri (tanto grande è il numero degli stolti).
Citato in AA.VV., Il libro dell'astronomia, traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2017, p. 39. ISBN 9788858018347
Tutte le verità sono facili da capire una volta che sono state rivelate. Il difficile è scoprirle.
Citato in AA.VV., Il libro della scienza, traduzione di Martina Dominici e Olga Amagliani, Gribaudo, 2018, p. 12. ISBN 9788858015001
... un nuovo artifizio di un occhiale cavato dalle più recondite speculazioni di prospettiva, il quale conduce gl'oggetti visibili così vicini all'occhio, et così grandi et distinti gli rappresenta, che quello che è distante, v.g., nove miglia, ci apparisce come se fusse lontano un miglio solo.
Dalla lettera a Leonardo Donato, Doge di Venezia, 24 agosto 1609. In Le opere di Galileo Galilei : edizione nazionale sotto gli auspicii di sua maestà il re d'Italia, a cura di Antonio Favaro, Isidoro del Lungo, V. Cerru

Citazioni di Galileo Galilei – Attribuite

Eppur si muove!

Capitolo contro il portar la toga – Citazioni

Ma per trovar il bene io ho provato / Che bisogna proceder pel contrario: / Cerca del male, e l'hai bell'e trovato; / Però che 'l sommo bene e 'l sommo male / S'appaion com'i polli di mercato.
E se tu vuo' conoscer gli sciaurati, / Omacci tristi e senza discrizione, / Basta che tu conosca i preti e' frati, / Che son tutti bontà e divozione: / E questa via ci fa toccar il fondo, / E sciogl'il nodo alla nostra questione.
Non si temeva allor del mal franzese: / Però che, stand'ignudo alla campagna, / S'un avea qualche male, era palese.
Se tu vai fuor per far qualche faccenda, / Se tu l'hai a far innanzi desinare, / Tu non la fai che gli è or di merenda, / Perché la toga non ti lascia andare, / Ti s'attraversa, t'impaccia e t'intrica, / Ch'è uno stento a poter camminare.

Dialogo sopra i due massimi sistemi – Citazioni

La differenza che è tra gli uomini e gli altri animali, per grandissima che ella sia, chi dicesse poter darsi poco dissimile tra gli stessi uomini, forse non parlerebbe fuor di ragione. (dalla lettera introduttiva al Serenissimo Gran Duca)
Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza fu quella di colui che s'immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? parlare con quelli che son nell'Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni? e con qual facilità? con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta. (Giornata prima)
Io senza esperienza son sicuro che l'effetto seguirà come vi dico, perché cosí è necessario che segua; e piú v'aggiungo che voi stesso ancora sapete che non può seguire altrimenti, se ben fingete, o simulate di fingere, di non lo sapere. Ma io son tanto buon cozzon di cervelli che ve lo farà confessare a viva forza. (da Dialogo, giornata seconda, pp. 170 sg.; citato in Koyré 1979, p. 229)
La citazione non è letterale, ma piuttosto una parafrasi del Koyré che unisce due successivi interventi di Simplicio. Questo «modo» di citare non è infrequente in Koyré, lo segnaliamo una volta per tutte (ndt).
Voi errate, signor Simplicio; voi dovevi dire che ciaschedun sa ch'ella si chiama gravità. Ma io, non vi domando del nome, ma dell'essenza della cosa: della quale essenza voi non sapete punto piú di quello che voi sappiate dell'essenza del movente le stelle in giro, eccetuatone il nome, che a questa è stato posto e fatto familiare e domestico per la frequente esperienza che mille volte il giorno ne veggiamo; ma non è che realmente noi intendiamo piú, che principio o che virtú sia quella che muove la pietra in giú, di quel che noi sappiamo chi la muova in su, separata dal proiciente, o chi muova la Luna in giro, eccettoché (come ho detto) il nome, che piú singulare e proprio gli abbiamo assegnato di gravità, doveché a quello con termine piú generico assegnano virtú impressa, a quello diamo intelligenza, o assistente, o informante, ed a infiniti altri moti diamo loro per cagione la natura. (giornata prima, p. 58; citato in Koyré 1979, p. 248-9)
Nelle prove naturali non si deve ricercare l'esattezza geometrica. (giornata prima, p. 38; citato in Koyré 1979, p. 287)
Che i avessero in somma stima la scienza de i numeri, e che Platone stesso ammirasse l'intelletto umano e lo stimasse partecipe di divinità solo per l'intender egli la natura de' numeri, io benissimo lo so, né sarei lontano dal farne l'istesso giudizio. (giornata prima, p. 35; citato in Koyré 1979, p. 292)
In margine: Misteri de numeri Pitagorici, favolosi.
Extensive, cioè quanto alla moltitudine degli intelligibili, che sono infiniti l'intender umano è come nullo, quando bene egli intendesse mille proposizioni, perché mille rispetto alla infinità è come un zero; ma pigliando l'intendere intensive, in quanto cotal termine importa intensivamente, cioè perfettamente, alcuna proposizione, dico che l'intelletto umano ne intende alcune cosí perfettamente, e ne ha cosí assoluta certezza, quanto se n'abbia l'istessa natura; e tali sono le scienze matematiche pure, cioè la geometria e l'aritmetica, delle quali l'intelletto divino ne sa bene infinite proposizioni di piú, perché le sa tutte, ma di quelle poche intese dall'intelletto umano credo che la cognizione agguagli la divina nella certezza obiettiva, poiché arriva a comprenderne la necessità, sopra la quale non par che possa esser sicurezza maggiore. (giornata seconda, p. 129; citato in Koyré 1979, p. 292)
Io vi dico che quando uno non sa la verità da per sé, è impossibile che altri gliene faccia sapere; posso bene insegnarvi delle cose che non son né vere né false, ma le vere, cioè le necessarie, cioè quelle che è impossibile ad esser altrimenti, ogni mediocre discorso o le sa da sé o è impossibile che ei le sappia mai: e cosí so che crede anco il signor Salviati. (giornata seconda, p. 183; citato in Koyré 1979, p. 294)
Quello, che noi ci immaginiamo, bisogna che sia o una delle cose già vedute, o un composto di cose o di parti delle cose altra volta vedute.
Questi che esaltano tanto l'incorruttibilità, l'inalterabilità, etc., credo che si riduchino a dir queste cose per il desiderio grande di campare assai e per il terrore che hanno della morte; e non considerano che quando gli uomini fussero immortali, a loro non toccava a venire al mondo. Questi meriterebbero d'incontrarsi in un capo di Medusa, che gli trasmutasse in istatue di diaspro o di diamante, per diventar piú perfetti che non sono.
Io per me reputo la Terra nobilissima ed ammirabile per le tante e sì diverse alterazioni, mutazioni, generazioni, etc., che in lei incessabilmente si fanno; e quando, senza esser suggetta ad alcuna mutazione, ella fusse tutta una vasta solitudine d'arena o una massa di diaspro [...], io la stimerei un corpaccio inutile al mondo, pieno di ozio e, per dirla in breve, superfluo e come se non fusse in natura. (Giornata prima)
Ho grande opinione che voi ancora non l'intendiate, ma abbiate imparate a mente quelle parole scritte da qualcuno per desiderio di contraddire e mostrarsi più intelligente dell'avversario, mostrarsi, però, a quelli che, per apparir eglino ancora intelligenti, applaudono a quello che e' non intendono, e maggior concetto si formano delle persone secondo che da loro son manco intese.
Estrema temerità mi è parsa sempre quella di coloro che voglion far la capacità umana misura di quanto possa e sappia operar la natura, dove che, all'incontro, e' non è effetto alcuno in natura, per minimo che e' sia, all'intera cognizion del quale possano arrivare i piú specolativi ingegni. Questa cosí vana prosunzione d'intendere il tutto non può aver principio da altro che dal non avere inteso mai nulla, perché, quando altri avesse esperimentato una volta sola a intender perfettamente una sola cosa ed avesse gustato veramente come è fatto il sapere, conoscerebbe come dell'infinità dell'altre conclusioni niuna ne intende. (Giornata prima)
È forza confessare che il voler trattare le quistioni naturali senza geometria è un tentar di fare quello che è impossibile ad esser fatto. (Giornata seconda)
Sì come nell'apprension de' numeri, come si comincia a passar quelle migliaia di milioni, l'immaginazion si confonde né può più formar concetto, così avvenga ancora nell'apprender grandezze e distanze immense. (Giornata terza)
E finalmente io ti domando, oh uomo sciocco: Comprendi tu con l'immaginazione quella grandezza dell'universo, la quale tu giudichi poi essere troppo vasta? Se la comprendi, vorrai tu stimar che la tua apprensione si estenda più che la potenza divina, vorrai tu dir d'immaginarti cose maggiori di quelle che Dio possa operare? Ma se non la comprendi, perché vuoi apportar giudizio delle cose da te non capite?
Vedete adunque qual sia la forza del vero, che mentre voi cercate d'atterrarlo, i vostri medesimi assalti lo sollevano e l'avvalorano. (Salviati: giornata seconda; 1897, p. 230)
[...] le conclusioni vere hanno mille favorevoli rincontri che le confermano [...]. (Salviati: giornata seconda; 1897, p. 273)
Ora, che altro è la Terra che un globo pensile e librato in aria tenue e cedente, il quale, portato in giro in un anno per la circonferenza di un gran cerchio, ben deve acquistar senz'altro motore una vertigine circa 'l proprio centro, annua e contraria all'altro movimento pur annuo? (Salviati: giornata terza; 1897, p. 425)
[...] la cognizione de gli effetti è quella che ci conduce all'investigazione e ritrovamento delle cause, e senza quella il nostro sarebbe un camminare alla cieca, anzi più incerto, poiché non sapremmo dove riuscir ci volessimo, che i ciechi almeno sanno dove e' vorrebber pervenire; però innanzi a tutte l'altre cose è necessaria la cognizione de gli effetti de' quali ricerchiamo le cagioni [...]. (Salviati: giornata quarta; 1897, p. 443)
[...] quanto al miracolo, ricorriamovi parimente doppo che avremo sentito i discorsi contenuti dentro a i termini naturali; se ben, per dire il mio senso, a me si rappresentano miracolose tutte l'opere della natura e di Dio. (Sagredo: giornata quarta; 1897, p. 448)

Frasi da «Il Saggiatore»

[...] molte volte coloro che vanno in maschera, o son persone vili che sotto quell'abito voglion farsi stimar signori e gentiluomini, e in tal maniera per qualche lor fine valersi di quella onorevolezza che porta seco la nobiltà; o talora son gentiluomini che deponendo, così sconosciuti, il rispettoso decoro richiesto a lor grado, si fanno lecito, come si costuma in molte città d'Italia, di poter d'ogni cosa parlare liberamente con ognuno, prendendosi insieme altrettanto diletto che ognuno, sia chi si voglia, possa con essi motteggiare e contender senza rispetto. (Prefazione)
La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. (cap. 6, p. 232)
[...] trattando della scienza che per via di dimostrazione e di discorso umano si può da gli uomini conseguire, io tengo per fermo che quanto più essa di , tanto minor numero di conclusioni prometterà d'insegnare, tanto minor numero ne dimostrerà, ed in conseguenza tanto meno alletterà, e tanto minore sarà il numero de' suoi seguaci: ma, per l'opposito, la magnificenza de' titoli, la grandezza e numerosità delle promesse, attraendo la natural curiosità de gli uomini e tenendogli perpetuamente ravvolti in fallacie e chimere, senza mai far loro gustar l'acutezza d'una sola dimostrazione, onde il gusto risvegliato abbia a conoscer l'insipidezza de' suoi cibi consueti, ne terrà numero infinito occupato; e gran ventura sarà d'alcuno che, scorto da straordinario lume naturale, si saprà torre da i tenebrosi e confusi ne i quali si sarebbe coll'universale andato sempre aggirando e tuttavia più avviluppando. Il giudicar dunque dell'opinioni d'alcuno in materia di filosofia dal numero de i seguaci, lo tengo poco sicuro. (cap. 9, p. 239)
[...] quando da un effetto il quale può depender da più cause separatamente, altri ne inferisce una particolare, commette errore; ma quando le cause sieno tra di loro inseparabili, sì che necessariamente concorrano sempre tutte, se ne può ad arbitrio inferir qual più ne piace, perché qualunque volta sia presente l'effetto, necessariamente vi è anco quella causa. (cap. 12, p. 251)
[...] il ritrovar la risoluzion d'un problema segnato e nominato, è opera di maggiore ingegno assai che 'l ritrovarne uno non pensato né nominato, perché in questo può aver grandissima parte il caso, ma quello è tutto opera del discorso. (cap. 13, pp. 258-259)
Parmi d'aver per lunghe esperienze osservato, tale esser la condizione umana intorno alle cose intellettuali, che quanto altri meno ne intende e ne sa, tanto più risolutamente voglia discorrerne; e che, all'incontro, la moltitudine delle cose conosciute ed intese renda più lento ed irresoluto al sentenziare circa qualche novità. (cap. 21, pp. 279-280)
[...] dico bene, parermi cosa assai nuova che, di quel che sta in fatto, altri voglia anteporre l'attestazioni d'uomini a ciò che ne mostra l'esperienza. L'addur tanti testimoni, signor Sarsi, non serve a niente, perché noi non abbiamo mai negato che molti abbiano scritto e creduto tal cosa, ma sì bene abbiamo detto tal cosa esser falsa; e quanto all'autorità, tanto opera la vostra sola quanto di cento insieme, nel far che l'effetto sia vero o non vero. (cap. 45, p. 337)
Se il discorrere circa un problema difficile fusse come il portar pesi, dove molti cavalli porteranno più sacca di grano che un caval solo, io acconsentirei che i molti discorsi facesser più che un solo; ma il discorrere è come il correre, e non come il portare, ed un caval barbero solo correrà più che cento frisoni. (cap. 45, p. 340)
Se il Sarsi vuole ch'io creda a Suida che i Babilonii cocesser l'uova col girarle velocemente nella fionda, io lo crederò [...] ora, a noi non mancano uova, né fionde, né uomini robusti che le girino, e pur non si cuocono [...] e perché non ci manca altro che l'esser di Babilonia, adunque l'esser Babiloni è causa dell'indurirsi l'uova, e non l'attrizion dell'aria. (cap. 45, p. 340)

Scheda del libro «Il Saggiatore»

Dicono di «Il Saggiatore»

Un'altra opera da ricordare agli Italiani è il Saggiatore, che in forma di lettera il Galilei diresse a monsignore Virginio Cesarini, dotto prelato ed amico grandissimo di Galilei, e contiene la confutazione di ciò che Lotario Sarsi (il gesuita Grassi) espose nella sua Libera astronomica intorno alla natura delle comete ed al loro andamento, apparse in quell'epoca (1618); esso è un modello di scrittura polemica, sia per l'ordine e la chiarezza, sia per l'eleganza e la venustà dello stile, modello pur troppo rarissimo ai giorni che corrono. (Dionisio Gambioli)

Scheda del libro «Il Saggiatore»

Dicono di Galileo Galilei

Assolto Galileo, con tanto di richiesta di "perdono" all'umanità, Giovanni Paolo II personalmente osserva che l'unico torto dello scienziato pisano (perché un torto gli si doveva pure riconoscere) è stato di aver rifiutato il suggerimento del cardinale Bellarmino di presentare come un'ipotesi il sistema copernicano; che è un modo indiretto di salvare la figura stessa del santo porporato.
Claudio Rendina
Chi è costui che d'alti pensier pieno / tanta filosofia porta nel volto? / È il divin Galileo, che primo infranse / l'idolo antico, e con periglio trasse / a la nativa libertà le menti; / novi occhi pose in fronte a l'uomo, Giove / cinse di stelle; e fatta accusa al Sole / di corruttibil tempra, il locò poi, / alto compenso, sopra immobil trono.
Lorenzo Mascheroni
Come Archimede tra i grandi uomini dell'antichità è forse il più degno di esser posto vicino ad Omero, cosi il Galileo lo è di sedere appresso l'Ariosto.
Angelo Fabroni
Chi legge le lettere, i trattati, i dialoghi di Galileo, vi trova subito l'impronta della cultura toscana nella sua maturità, uno stile tutto cosa e tutto pensiero, scevro di ogni pretensione e di ogni maniera, in quella forma diretta e propria, in che è l'ultima perfezione della prosa. Usa i modi servili del tempo senza servilità, anzi tra' suoi baciamano penetra un'aria di dignità e di semplicità, che lo tiene alto su' suoi protettori. Non cerca eleganza, né vezzi, severo e schietto, come uomo intento alla sostanza delle cose, e incurante di ogni lenocinio. Ma se cansa le esagerazioni e gli artificii letterarii, non ha la forza di rinnovare quella forma convenzionale, divenuta modello. Avvolto in quel fraseggiare d'uso, frondoso e monotono, trovi concetti nuovi e arditi in una forma petrificata dall'abitudine, pure eletta, castigata, perspicua, di un perfetto buon gusto.
Francesco De Sanctis
Da scienziato credente […] è mia profonda convinzione che sia compito nostro cercare nella natura e nell’universo, come fece Galileo Galilei, padre della scienza moderna, le impronte di Dio.
Antonino Zichichi
E però ci sembra che il dramma di Galileo guadagni più alta e nobile luce se viene interpretato non come il dramma dell'individuo di genio che cozza contro difficoltà d'ambiente, ma piuttosto come dramma della coscienza cattolica, che di fronte a sì importante svolta tarda fatalmente a prender coscienza dei nuovi valori e del loro significato. Galileo tenta l'instaurazione del nuovo metodo e della nuova visione dell'universo nell'interno della dottrina cattolica e non contro di essa. In certo senso il grande scienziato è della schiera dei riformatori, e se fallì nello scopo si spiega con la dimensione della riforma, alla cui vastità la durata della vita d'un solo uomo fu breve. Ma non fallì la scienza, che nel 1728 (vale a dire un secolo dopo la pubblicazione del Dialogo sopra i due massimi sistemi, allorché l'astronomo reale di Greenwich, James Bradley, con la scoperta del fenomeno celeste della irradiazione della luce, poté offrire la prova indiscutibile, non trovata dal Galilei, dell'eliocentrismo), finalmente riuscì a persuadere la Chiesa cattolica a ritirare il Dialogo dalla lista dei libri messi all'Indice. Era la chiarificazione d'un equivoco, non la rivincita d'un avversario inesistente.
Ugo Maria Palanza
Galilei e Kant entrambi trasformano vecchi mondi colla creazione di elementi nuovi: per Galilei il nuovo è il metodo di ricerca nella Natura, con cui s'inaugura lo sperimentalismo moderno: per Kant è il metodo critico, che il nuovo concetto dello spirito.
Saverio Fausto De Dominicis
Galilei fu il primo a combinare conoscenza empirica e matematica e perciò viene considerato il padre della scienza moderna.
Fritjof Capra
Galilei non è un fisico soltanto; Galilei è soprattutto un filosofo. Dopo i deliramenti delle filosofie aprioristiche della Natura, dopo il progresso delle scienze sperimentali e la trasformazione loro da descrittive in genetiche, chi potrà accontentarsi a vedere in Galilei un fisico, e nelle dottrine sperimentali fatti senza relazione alla spiegazione generale della vita?
Saverio Fausto De Dominicis
Galileo, chi si oppose al tuo genio / fu più vil del coyote nel canyon, / se la chiesa ti ha messo all'indice, / be' che male c'è tu la metti al medio.
Caparezza
Galileo era un Illuminato. Ed era allo stesso tempo un devoto cattolico. Tentò di ammorbidire la posizione della Chiesa sulla scienza affermando che quest'ultima non metteva in discussione l'esistenza di Dio, ma caso mai la rafforzava. Scrisse che, quando seguiva al telescopio il movimento dei pianeti, riusciva a sentire la voce di Dio nella musica delle sfere celesti. Sosteneva che scienza e religione non erano nemiche, ma alleate, che usavano due linguaggi diversi per raccontare la medesima storia, una storia di simmetria e di equilibrio: paradiso e inferno, giorno e notte, caldo e freddo, Dio e Satana... Tanto la scienza quanto la religione cantavano le lodi della simmetria divina, proclamavano l'eterna lotta tra la luce e le tenebre.
Dan Brown
Galileo fu forse il primo ad avere l'esperienza di osservare i cieli così come realmente sono.
I. Bernard Cohen
Galileo Galilei è stato il più grande scrittore della letteratura italiana: non lo dico io, ma Italo Calvino.
Piergiorgio Odifreddi
Galileo Galilei quell'uomo sommo, ed immortale fu il primo, che innalzatosi sopra le idee de' secoli, che lo precedettero, osò con incredibile ardire aprirsi una strada tutta nuova, e non mai calcata dai Matematici, e fondare la vasta ed immensa scienza della natura.
Antonio Ludeña
Ho scritto questo dramma per purgare il gran Galileo dell'accusa di viltà mossagli con tanta apparenza di verità dai suoi nemici. Cerco in esso di mostrare come alte e generose e veramente degne di lui furono le ragioni che lo indussero alla famosa ritrattazione. I.N.
Ippolito NievoGli ultimi anni di Galileo Galilei.
Hora, quantunque il Sig. Galileo, quasi in tutte le cose mostri di contrariare ad Aristotile, nel quale è la somma delle filosofiche verità, rinovando molte delle antiche opinioni; non credo già che egli debba annoverarsi trà quegli; stimando io, che egli il faccia solo per esercizio di ingegno. Imperoche, se altrimenti fosse, avvenga che per molti suoi meriti, e ragioni, io il reverisca, e reverirò sempre, parendomi, che a torto sia doventato un'Antiperipatetico; in questo particolare, io vorrei poter doventare, un'Antigalileo, per gratitudine di quel gran principe di tante accademie, capo di tante scuole, soggetto di tanti poeti, fatica di tanti storici, il qual lesse più libri, che non hebbe giorni, conposene più, che non hebbe anni; novello, e divin Briareo, che par, che con cento mani, e penne dettasse sempre cento opere.
Lodovico delle Colombe
Il gran Galileo, l'onore della patria nostra, il gran precursore di Newton, quello di cui sarà glorioso il nome insino che gli uomini conserveranno l'usanza del pensare, quello , le di cui sventure saranno una macchia, ed un obbrobrio eterno per il secolo in cui visse.
Pietro Verri
Il metodo scientifico moderno, e il conseguente enorme potere che ha oggi la Scienza, è nato in Italia con Galileo Galilei.
Carlo Rubbia
Il pensiero logico, da solo, non ci può fornire conoscenze sul mondo dell'esperienza e termina in essa. Le proposizioni puramente logiche sono vuote davanti alla realtà. È grazie a questa conoscenza e soprattutto per averla fatta penetrare a colpi di martello nel mondo della scienza, che Galileo è diventato il padre della fisica moderna e soprattutto delle scienze naturali moderne.
Albert Einstein
Io sono convinto che il conflitto fra la Chiesa e Galileo (o Copernico) non fosse inevitabile; che esso non rientrasse nella natura di un conflitto fatale fra opposte filosofie dell'esistenza che prima o poi si sarebbe verificato, ma piuttosto uno scontro di temperamenti individuali aggravato da coincidenze sfortunate. In altre parole, io credo che l'idea che il processo a Galileo sia stato una specie di tragedia greca, una resa dei conti fra cieca fede e illuminata ragione sia un errore di ingenuità.
Arthur Koestler
L'aspetto, sotto cui si è presentato Galileo agli occhi affascinati di tutti, è proprio quello ch'ei divisava nelle sue intenzioni: a nessun altro meglio che a lui è riuscito mai di farsi credere al mondo qual'ei voleva apparire, l'unico sole che sorge, senz'esser preceduto da aurora, a illuminare le tenebre del mondo; il creatore insomma dal nulla di ogni scienza sperimentale. Ma chiunque, dai pregiudizi, non s'è lasciato in tutto privare del senno, comprende assai facilmente che una tal pretensione è contraria ai fatti, ed è contraria ai consueti ordini della natura, com'è giusto contrario a questi stessi ordini che il sole nasca sull'orizzonte, senz'esser preceduto da aurora.
Raffaello Caverni
La Bibbia dice che non gira, e i vecchi sapientoni ne danno mille prove. Domineddio l'agguanta per gli orecchi e le dice: sta' ferma! Eppur si muove.
Bertolt Brecht
La Chiesa cattolica ha commesso un grave errore limitandosi a minacciare di morte e a costringere all'abiura un uomo simile, invece di ammazzarlo senza tanti complimenti: perché dal modo suo e degli spiriti a lui affini di vedere le cose avrebbero poi tratto origine [...] gli orari ferroviari, le macchine utensili, la psicologia fisiologica e l'attuale corruzione morale cui la Chiesa stessa non riesce più a far fronte. Probabilmente ha commesso questo errore per troppa accortezza, perché Galilei non era soltanto lo scopritore della legge della caduta dei gravi e del moto della terra, ma anche un inventore al quale si interessava, come si direbbe oggi, il grande capitale.
Robert Musil
Le accuse contro Galileo erano molteplici. Primo: leggeva, teneva in casa e leggeva libri proibiti, i libri dell'Aretino che indulgono ai piaceri della carne. Peccato. Non eresia ma peccato. Seconda accusa: Galileo negli ultimi diciotto mesi non è mai andato a messa e non si è mai confessato e qui la cosa comincia da essere leggermente più grave. Punto terzo: Galileo convive con una donna, Marina Gamba, veneziana e fuori dal sacramento del matrimonio ha già avuto due figli, e questo è già un problema ancora più pesante. Ma soprattutto Galileo fa gli oroscopi a pagamento. E quando fa gli oroscopi, il denunciante dice che Galileo dice alla persona a cui fa l'oroscopo che ciò che capita nella sua vita è determinato in modo rigido dalla posizione dei pianeti, delle stelle, delle costellazioni al momento della nascita, quindi non c'è libero arbitrio ma se non c'è libero arbitrio, questa è eresia.
Enrico BelloneStralci di questa citazione sono stati campionati nel brano di Caparezza, Il dito medio di Galileo, traccia n. 4 dell'album Sono il tuo sogno eretico (2011).
– Lo sai che fu processato dall'Inquisizione perché sosteneva che la Terra girava attorno al sole?
– Processato e condannato, i suoi libri bruciati.
– Ma come facevano a essere così ottusi?
– È facile guardare sette secoli indietro e giudicare cos'è giusto e sbagliato.
– Sarà. Ma le cose si ripetono. (Star Trek: Deep Space Nine, Nelle mani dei profeti)
Lo studio del testo dell'abiura di Galileo dovrebbe farsi con l'adeguata attenzione in tutte le sedi d'insegnamento del pianeta, qualunque sia la religione dominante, non tanto per confermare quella che oggi è ormai un'ovvietà per tutti, che il Sole sta fermo e la Terra gli si muove intorno, ma come metodo per prevenire l'insorgere di superstizioni, lavaggi del cervello, idee preconcette e attentati vari contro l'intelligenza e il senso comune.
José Saramago
Lui è Tino Tini. Tino è come Galileo Galilei, cioè un uomo dal nome singolare e dal cognome plurale.
Stanis La Rochelle
Ma esisteva una potente corporazione di uomini la cui ostilità a Galileo non venne mai meno: gli aristotelici delle università. L'inerzia della mente umana e la sua resistenza all'innovazione sono ampiamente dimostrate non solo, come ci si potrebbe aspettare, dalla parte della massa ignorante – che viene facilmente influenzata una volta che se ne è colpita l'immaginazione – ma presso i professionisti dotati di interessi costituiti nella tradizione e nel monopolio del sapere. L'innovazione costituisce una duplice minaccia per le mediocrità accademiche: essa mette in pericolo la loro oracolare autorità ed evoca la profonda paura che il loro completo edificio intellettuale, laboriosamente costruito, possa crollare.
Arthur Koestler
Meraviglia spiegar dell'ampia Terra, / onde il vasto Oceano / ha nel suo grembo invariabil moto, / mosse all'humano ingegno amabil guerra; / ei già fallace, e vano / chiamò stupor al basso Mondo ignoto / alta virtù fe noto / al sublime intelletto / ciò, che tenne Natura in se celato / o negli abissi, ò nell'aereo tetto / or contro stuolo avverso avvelenato / gran GALILEO vien di ragione armato.
Iacopo Cicognini
Pervenne al Doge un anonimo, in cui si accusava Galileo di tenere presso di sé una governante, cosa cotesta immorale per l'anonimo. Si sa che da tempo a Galileo era morta la moglie. Il Doge adunò il Consiglio dei Dieci, cui parlò in pretto veneziano così: «Povereto, mi non saveva che aveva da mantegné la governante; propongo di aumentargli di cinque zecchini lo stipendio mensile».
Dionisio Gambioli
Seguace di Platone in quanto sentenziava come il sommo greco non potersi studiare la natura senza la Geometria, ripudiò anche egli la vana dialettica aristotelica, che alcuni ristretti spiriti ancora tenevano per sublime fonte di verità, altamente affermando e esempio provando che la vera filosofia è scritta solo nel gran libro della natura. Fu appunto l'esperienza interpretata colla Geometria, controllata esperimento, il succo vitale del fecondo metodo detto metodo sperimentale ; non da lui scoperto, che è anzi antichissimo, ma efficacemente applicato e promosso; pel quale poi andò anche troppo famoso Bacone da Verulamio, che lo promosse sì e con qualche efficacia, specie presso i connazionali; ma più col Magistero della parola, quasi in severo abito di predicatore, che coll'esempio di varie ed importanti scoperte; di queste invece fu tutta piena la vita di Galilei, il quale può ritenersi il vero fondatore del Metodo Sperimentale o meglio della Filosofia naturale.
Dionisio Gambioli
Tu vivrai Galileo come quel Galileo messo in croce prima di te...
Caparezza

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026