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Libro · 1623

Il Saggiatore

di Galileo Galilei · titolo originale II Saggiatore

Prima pubblicazione
1623
Genere
saggio
Lingua originale
italiano

«Il Saggiatore» è un'opera di Galileo Galilei, pubblicata per la prima volta nel 1623.

Il libro in breve

Il Saggiatore, nel quale con bilancia esquisita e giusta si ponderano le cose contenute nella Libra astronomica e filosofica di Lotario Sarsi Sigensano è un trattato scritto da Galileo Galilei sotto forma di lettera indirizzata a Virginio Cesarini e stampato nell'ottobre del 1623 a Roma, con l'imprimatur del teologo domenicano Nicolò Riccardi e la dedicatoria degli Accademici dei Lincei al nuovo papa Urbano VIII.

Fonte: Wikipedia, voce «Il Saggiatore (trattato)» · licenza CC BY-SA 4.0

Indice dei capitoli

  1. Dedica
  2. Prefazione
  3. Capitolo I
  4. Capitolo II
  5. Capitolo III
  6. Capitolo IV
  7. Capitolo V
  8. Capitolo VI
  9. Capitolo VII
  10. Capitolo VIII
  11. Capitolo IX
  12. Capitolo X
  13. Capitolo XI
  14. Capitolo XII
  15. Capitolo XIII
  16. Capitolo XIV
  17. Capitolo XV
  18. Capitolo XVI
  19. Capitolo XVII
  20. Capitolo XVIII
  21. Capitolo XIX
  22. Capitolo XX
  23. Capitolo XXI
  24. Capitolo XXII
  25. Capitolo XXIII
  26. Capitolo XXIV
  27. Capitolo XXV
  28. Capitolo XXVI
  29. Capitolo XXVII
  30. Capitolo XXVIII
  31. Capitolo XXIX
  32. Capitolo XXX
  33. Capitolo XXXI
  34. Capitolo XXXII
  35. Capitolo XXXIII
  36. Capitolo XXXIV
  37. Capitolo XXXV
  38. Capitolo XXXVI
  39. Capitolo XXXVII
  40. Capitolo XXXVIII
  41. Capitolo XXXIX
  42. Capitolo XL
  43. Capitolo XLI
  44. Capitolo XLII
  45. Capitolo XLIII
  46. Capitolo XLIV
  47. Capitolo XLV
  48. Capitolo XLVI
  49. Capitolo XLVII
  50. Capitolo XLVIII
  51. Capitolo XLIX
  52. Capitolo L
  53. Capitolo LI
  54. Capitolo LII
  55. Capitolo LIII

I capitoli si aprono su Wikisource.

Dove trovare «Il Saggiatore»

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Frasi tratte da «Il Saggiatore»

[...] molte volte coloro che vanno in maschera, o son persone vili che sotto quell'abito voglion farsi stimar signori e gentiluomini, e in tal maniera per qualche lor fine valersi di quella onorevolezza che porta seco la nobiltà; o talora son gentiluomini che deponendo, così sconosciuti, il rispettoso decoro richiesto a lor grado, si fanno lecito, come si costuma in molte città d'Italia, di poter d'ogni cosa parlare liberamente con ognuno, prendendosi insieme altrettanto diletto che ognuno, sia chi si voglia, possa con essi motteggiare e contender senza rispetto. (Prefazione)
La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. (cap. 6, p. 232)
[...] trattando della scienza che per via di dimostrazione e di discorso umano si può da gli uomini conseguire, io tengo per fermo che quanto più essa di , tanto minor numero di conclusioni prometterà d'insegnare, tanto minor numero ne dimostrerà, ed in conseguenza tanto meno alletterà, e tanto minore sarà il numero de' suoi seguaci: ma, per l'opposito, la magnificenza de' titoli, la grandezza e numerosità delle promesse, attraendo la natural curiosità de gli uomini e tenendogli perpetuamente ravvolti in fallacie e chimere, senza mai far loro gustar l'acutezza d'una sola dimostrazione, onde il gusto risvegliato abbia a conoscer l'insipidezza de' suoi cibi consueti, ne terrà numero infinito occupato; e gran ventura sarà d'alcuno che, scorto da straordinario lume naturale, si saprà torre da i tenebrosi e confusi ne i quali si sarebbe coll'universale andato sempre aggirando e tuttavia più avviluppando. Il giudicar dunque dell'opinioni d'alcuno in materia di filosofia dal numero de i seguaci, lo tengo poco sicuro. (cap. 9, p. 239)
[...] quando da un effetto il quale può depender da più cause separatamente, altri ne inferisce una particolare, commette errore; ma quando le cause sieno tra di loro inseparabili, sì che necessariamente concorrano sempre tutte, se ne può ad arbitrio inferir qual più ne piace, perché qualunque volta sia presente l'effetto, necessariamente vi è anco quella causa. (cap. 12, p. 251)
[...] il ritrovar la risoluzion d'un problema segnato e nominato, è opera di maggiore ingegno assai che 'l ritrovarne uno non pensato né nominato, perché in questo può aver grandissima parte il caso, ma quello è tutto opera del discorso. (cap. 13, pp. 258-259)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Il Saggiatore»?
«Il Saggiatore» è stato scritto da Galileo Galilei.
Quando è uscito «Il Saggiatore»?
La prima pubblicazione risale al 1623.
Si può leggere «Il Saggiatore» gratis?
Sì, il testo è disponibile legalmente su Liber Liber e Wikisource.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026