Ritratto di Georges Bataille
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Frasi

Frasi di Georges Bataille

40 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 40 citazioni di Georges Bataille, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Georges Bataille (scrittore e filosofo francese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Georges Bataille

Non posso considerare libero un essere che dentro di sé non nutra il desiderio di sciogliere i legami del linguaggio.
Da Tradurre Bataille: la lingua del Collegio di Sociologia. "Nota" di Marina Galletti in Il Collegio di Sociologia, pag. XXIX.
Il sacro è l'agitazione prodiga della vita che, per durare, l'ordine delle cose incatena, e che l'incatenamento tramuta in scatenamento, in altri termini in violenza.
Da Teoria della religione.
Il sacrificio non è altro, nel senso etimologico della parola, che la produzione di cose sacre.
Da Critica dell'occhio.
L'atto sessuale è nel tempo ciò che la tigre è nello spazio.
Da La parte maledetta, traduzione di Francesco Serna, Bollati Boringhieri, Torino, 1992, p. 27. ISBN 8833906515
La verità ha una sola faccia, credo: quella di una violenta smentita.
Da Il morto, traduzione di Eugenio Ragni, Gremese Editore.
Non si tratta di voler stupidamente sfuggire all'utile, ancor meno di negare la fatalità che dà sempre a esso l'ultima parola [ma si tratta di fare spazio alla] possibilità di vedere apparire quel che seduce, ciò che sfugge nell'istante dell'apparire alla necessità di rispondere all'utile.
Da La réligion préhistorique, in Œuvres complètes, vol. XII, p. 513. Citato in F. C. Papparo, Per desiderio d'infinito, introduzione a Georges Bataille, L'aldilà del serio e altri saggi, Guida, 2000.

L'erotismo

Dell'erotismo si può dire, innanzitutto, che esso è l'approvazione della vita fin dentro la morte.
La passione ci consacra alla sofferenza, giacché, in fondo, essa è la ricerca di un impossibile. (introduzione)
La violenza, che non è in se stessa crudele, lo diviene nella trasgressione specifica di chi lorganizza. La crudeltà è una delle forme della violenza organizzata.

La congiura sacra – Citazioni

Una pressione infinitamente più pesante si esercita senza dubbio sui dittatori moderni, ridotti a trovare la loro forza nella identificazione con tutti quegli impulsi che Nietzsche disprezzava nelle masse, in particolare con «quella mendace autoammirazione e libidine razziale». C'è una derisione corrosiva nel fatto d'immaginare un possibile accordo tra l'esigenza nietzscheana e una organizzazione politica che impoverisce l'esistenza al vertice, che imprigiona esilia o uccide tutto ciò che potrebbe costituire un'aristocrazia di «spiriti liberi». Come se non fosse lampante che Nietzsche, quando richiede un amore a misura del sacrificio della vita, è per la «fede» che comunica, per i valori che la sua esistenza rende reali, evidentemente non per una patria...
«Nota per gli asini», scriveva già Nietzsche stesso, temendo una confusione simile, altrettanto miserabile. (p. 18-19)
[F. Nietzsche] Gai savoir, § 377 [trad. it. La gaia scienza, in Id., Opere, vol. 5, 2, Adelphi, Milano 1965]

Frasi da «La letteratura e il male»

Blake, che non fu un pazzo, restò alla frontiera della pazzia.
Tutta la sua vita ha avuto un solo significato: egli ha dato alle visioni del suo genio poetico la precedenza sulla realtà prosaica del mondo esteriore. (p. 72)
L'insegnamento di Blake si fonda anzi sul valore in sé – esteriore all'io – della poesia. [...] Questa identità tra l'uomo e la poesia non ha soltanto il potere di opporre la morale alla religione e di fare della religione l'opera dell'uomo (non di Dio, non della trascendenza della ragione), essa restituisce alla poesia il mondo in cui ci muoviamo. (p. 76-77)
Blake non fu un filosofo a nessun titolo, ma ha dichiarato ciò che è essenziale con un vigore e anzi con una precisione che la filosofia può invidiargli. (p. 83)
L'essenza delle sue opere [di De Sade] è la distruzione: non solamente la distruzione degli oggetti, delle vittime messe in scena [...] ma anche dell'autore e della sua stessa opera. (p. 100)
È vero che i suoi libri differiscono da ciò che abitualmente è considerato letteratura come una distesa di rocce deserte, priva di sorprese, incolore, differisce dagli ameni paesaggi, dai ruscelli, dai laghi e dai campi di cui ci dilettiamo. Ma quando potremo dire di essere riusciti a misurare tutta la grandezza di quella distesa rocciosa? [...] La mostruosità dell'opera di Sade annoia, ma questa noia stessa ne è il senso. (pp. 106-107)
Proust, facendoci conoscere la sua esperienza della vita erotica, ci ha offerto un aspetto intellegibile di un tale avvincente gioco di opposizioni. [...] Sembra che si possa cogliere il male, ma solo nella misura in cui il bene può esserne la chiave. Se l'intensità luminosa del Bene non concedesse la sua tenebra alla notte del Male, il male non avrebbe più la sua attrattiva. È una verità difficile: colui che la intende sente rivoltarsi qualcosa in sé. Sappiamo tuttavia che gli oltraggi più forti alla sensibilità provengono da contrasti [...] La felicità senza la sventura che si lega ad essa come l'ombra alla luce sarebbe oggetto di una immediata indifferenza. Questo è tanto vero, che i romanzi descrivono senza posa la sofferenza e quasi mai la soddisfazione. Insomma, il pregio della felicità consiste nel non essere frequente: se fosse facile, verrebbe sdegnata, e associata alla noia [...] la verità non sarebbe quella che è, se non si ponesse generosamente contro il falso. (pp. 127-131)
Kafka... Capì che la letteratura gli rifiutava la soddisfazione attesa, e questo egli voleva: ma non cessò di scrivere. Sarebbe anzi impossibile dire che la letteratura lo deluse. (p. 138)
La forza silenziosa e disperata di Kafka fu questo non voler contestare l'autorità che gli negava la possibilità di vivere, fu l'allontanarsi dall'errore comune che, di fronte all'autorità, implica il gioco della rivalità. Se colui che rifiutava la costrizione alla fine è vincitore, diviene a sua volta, per se stesso e per gli altri, simile a coloro che ha combattuto, a coloro che si incaricano di esercitare la costrizione. (p. 145)
Insomma, [Kafka] volle essere infelice per appagarsi: il punto più segreto di questa infelicità era una gioia così intensa, che egli dice di morirne. (p. 146)

Scheda del libro «La letteratura e il male»

Le lacrime di Eros

La semplice attività sessuale è diversa dall'erotismo; la prima è data nella vita animale e solo la vita umana presenta un'attività definita forse da un aspetto «diabolico», al quale conviene il nome di erotismo.
Nessuno immagina un mondo in cui la passione ardente cesserebbe decisamente di turbarci... Nessuno, d'altra parte, considera la possibilità di una vita che non sarebbe mai più legata dal calcolo.
Quel che non è cosciente non è umano.
Spesso, in me, la soddisfazione di un desiderio si oppone all'interesse. Ma le cedo, perché essa è bruscamente diventata il mio fine ultimo!
Un senso di decadenza ci deprime, se opponiamo allo scatenamento senza misura, all'assenza di paura, il calcolo.

Poesie

Appoggio il mio cazzo contro la tua guancia / la punta sfiora il tuo orecchio / lecca le mie borse lentamente / la tua lingua è dolce come lacqua // La tua lingua è cruda come una macellaia / è rossa come una coscia / la sua punta è un cucù che sbuca / il mio cazzo singhiozza di saliva. (da Appoggio il mio cazzo)
In Poesie erotiche, Nautilus, Torino, 1990.
Nelle mie calze viola il profumo di mela / il pantheon della bitta maestosa / un cul di cagna aperto / alla santità della via. (da La lisciva)
In Poesie erotiche, Nautilus, Torino, 1990.
Apro il cielo / come s'apre la gola / dei morenti / sono calmo / come un toro / che mugghia sotto la pioggia / Non sono un uomo / io muggisco / sono più idiota del fulmine / che scoppia a ridere / voglio fare un baccano / così grande / che non ci si sentirà più. (da Il mio canto)
In Poesie erotiche, Nautilus, Torino, 1990.
O morte io son quel cervo / che divorano i cani / La morte eiacula sangue. (da Il marciapiede di Danaide)
In Poesie erotiche, Nautilus, Torino, 1990.

Frasi da «Storia dell'occhio»

Sono nato da un padre sifilitico (tabetico). Divenne cieco (lo era all'atto del mio concepimento) e quando avevo due o tre anni, a causa della stessa malattia, rimase paralizzato. (2005, p. 146)
Alcune settimane dopo la crisi di follia di mio padre, mia madre, dopo una scena odiosa che le fece mia nonna in mia presenza, a sua volta perse la ragione. Attraversò un lungo periodo di malinconia. Le idee di dannazione che allora la dominavano mi irritavano ancor più, in quanto ero costretto a sorvegliarla in continuazione. Il suo delirio mi terrorizzava al punto che una notte tolsi dal caminetto due pesanti candelabri dallo zoccolo in marmo: avevo paura che mi ammazzasse nel sonno. Giunsi a picchiarla, persa la pazienza, torcendole le mani disperatamente, volevo costringerla a ragionare.Mia madre un giorno spari, approfittando di un istante in cui mi ero distratto. L'abbiamo cercata a lungo; la trovò mio fratello, appena in tempo, impiccata in solaio. Comunque ritornò in vita.Scomparve una seconda volta: dovetti cercarla senza fine lungo il ruscello in cui avrebbe potuto annegarsi. Attraversai di corsa terreni paludosi. Alla fine mi trovai davanti a lei, su un sentiero: era bagnata fino alla cintola e la sua gonna grondava l'acqua del ruscello. Era uscita da sola dall'acqua gelida del ruscello (si era in pieno inverno), che in quel punto era troppo poco profonda per annegarsi. (2005, p. 148)

Scheda del libro «Storia dell'occhio»

Dicono di Georges Bataille

Mi diverte del resto pensare che non si possa uscire dal surrealismo senza incappare in Bataille, tanto è vero che il disgusto per il rigore non può tradursi se non in una nuova sottomissione al rigore.
Con Bataille, niente che non si sappia a memoria; assistiamo a un ritorno offensivo del vecchio materialismo antidialettico che tenta, questa volta, di farsi gratuitamente largo attraverso Freud...
Il caso di Bataille presenta questo aspetto paradossale, e per lui imbarazzante, che la sua fobia dell'"idea", dal momento in cui si propone di comunicarla, non può che prendere piega ideologica...
Lui che nelle ore del giorno, percorre antichi e talvolta allettanti manoscritti con caute dita di bibliotecario (com'è noto esercita questa professione alla Bibliotèque Nationale) si pasce la notte delle immondizie di cui, a propria immagine, vorrebbe vederli pieni...
André Breton
È triste vedere come un'ampia corrente limacciosa sia alimentata da fonti situate ad una notevole altitudine.
Walter Benjamin
Questo simbolo solare, Bataille lo avrebbe adottato volentieri, per il suo significato eracliteo che gli riconosceva. Ma il movimento hitleriano nella sua totalità era giudicato da lui e da noi tutti come un mostruoso tentativo schiavista, mirante a una ricomposizione "monocefala" della società.
Pierre Prévost
Sotto molti aspetti, la conferenza di Hans Mayer sulle «società degli uomini» della Germania romantica confermerà la comunicazione di Bataille su Hitler e l'Ordine teutonico: essa mostrerà che le società segrete antinapoleoniche – quali l'Ordine tedesco organizzato dai discepoli di Fichte – si ispirano ai ricordi dell'Ordine teutonico.
Denis Hollier
Lewitzky ha pronunciato due conferenze sullo sciamanismo. La questione mi appassionava perché nello schema che aveva adottato(quello di Mauss) vi era antinomia totale tra la magia e religione. A quell'epoca ero profondamente luciferiono, e consideravo Lucifero come il ribelle efficace. Così lo sciamanismo mi interessava in quanto sintesi tra le potenze religiose e il dominio delle cose infernali. Bataille, dal canto suo, si trovava in uno stato d'animo pressappoco identico, con la differenza che Bataille voleva diventare veramente uno sciamano.
Roger Caillois
Si riconoscono facilmente i temi delle ricerche di Dumézil, tradotti nelle preoccupazioni (o ossessioni) che dominavano i protagonisti del Collége, Bataille e Caillois. Schematizzando potremmo dire che per Bataile era il nesso tra la morte (e la sessualità) e il sacro, per Caillois quello tra il sacro e il potere. In entrambi, questi temi, implicavano un atteggiamento estremamente ambiguo nei confronti delle ideologie fasciste e naziste.
Alexandre Kojève, che pure tenne una conferenza al Collège su «Les conceptions hégéliennes», aveva osservato ironicamente che il programma di Bataille e Caillois era paragonabile al tentativo di un prestigiatore di credere alla magia attraverso i propri trucchi.
Già in una lettera scritta a Raymond Queneau a Roma, nel 1934, subito dopo aver visitato la mostra sulla rivoluzione fascista, Bataille confessava il fascino esercitato su di lui da quell'esibizione di simboli mortuari, di drappi neri, di teschi, osservando che si trattava nonostante tutto di qualcosa di serio, che non doveva rimanere dominio esclusivo della propaganda fascista. In una conferenza su «Le pouvoir», tenuta al Collège da Bataille il 19 febbraio 1938, in sostituzione di Caillois ammalato, la fascinazione esercitata dalla simbologia fascista si traduceva addirittura nella contrapposizione tra il fascio effigiato in Italia «sur le ventre de toutes les locomotives» e il crocifisso collegato frazerianamente a una «représentation obsessionnelle de la mise à mort du roi». La scure littoria, commentava Bataille, in quanto strumento delle esecuzioni capitali, «est opposé ostensiblement à l'immage du roi supplicié». La stessa atmosfera torbida, intimamente colpevole attrazione per i riti mortuari del nazismo fa da sfondo al romanzo Le blue du ciel, scritto nel 1935 e pubblicato più di vent'anni doppo.
Il testo della conferenza di Bataille su «Hitler et l'ordre teutonique» (24 gennaio 1939) non ci è rimasto: possiamo solo congetturare le sue probabili divergenze dalla lucidissima ricostruzione storica di Hans Mayer su «Les rites des associations politiques dans l'Allemagne romantique» (18 aprile 1939) e il loro rapporto con le associazioni protonaziste e naziste.
Di fatto nei due anni di attività del Collège (dal novembre 1937 al luglio 1939), tra la vigilia del patto di Monaco e la vigilia della guerra, apprendisti sciamani come Bataille e rigorosi sciamanologhi come Lewitzky, aspiranti fondatori di società segrete come Caillois e storici delle sette come Mayer, trovarono un terreno comune di discussione. Chi guarda retrospettivamente è colpito soprattutto dall'ambiguità della cornice e dall'eterogeneità dei partecipanti. E tuttavia l'equivoco progetto di una «sociologia sacra» delle realtà contemporanee, giustamente criticato da Leiris, aveva di che attrarre, in quel momento, anche osservatori distaccati, poco inclini alle confusioni misticheggianti e estetizzanti.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026