- Autore
- Georges Bataille
- Prima pubblicazione
- 1957
- Genere
- saggio, critica letteraria
- Lingua originale
- francese
«La letteratura e il male» è un'opera di Georges Bataille, pubblicata per la prima volta nel 1957.
Il libro in breve
La letteratura e il male è un libro scritto nel 1957 da Georges Bataille e pubblicato presso Gallimard. In italiano è stato tradotto da Andrea Zanzotto nel 1973.
Attraverso l'analisi delle opere di Emily Brontë, Charles Baudelaire, Jules Michelet, William Blake, Sade, Marcel Proust, Franz Kafka e Jean Genet (ai quali dedica un capitolo ciascuno), Bataille fa una considerazione sul fatto che la letteratura è legata in modo inseparabile al male e al senso di colpa.
I saggi, rivisti e ampliati e che possono essere letti anche singolarmente, erano stati già pubblicati sulla rivista "Critique", di cui era direttore.
Fonte: Wikipedia, voce «La letteratura e il male» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «La letteratura e il male»
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Frasi tratte da «La letteratura e il male»
Blake, che non fu un pazzo, restò alla frontiera della pazzia.
Tutta la sua vita ha avuto un solo significato: egli ha dato alle visioni del suo genio poetico la precedenza sulla realtà prosaica del mondo esteriore. (p. 72)
L'insegnamento di Blake si fonda anzi sul valore in sé – esteriore all'io – della poesia. [...] Questa identità tra l'uomo e la poesia non ha soltanto il potere di opporre la morale alla religione e di fare della religione l'opera dell'uomo (non di Dio, non della trascendenza della ragione), essa restituisce alla poesia il mondo in cui ci muoviamo. (p. 76-77)
Blake non fu un filosofo a nessun titolo, ma ha dichiarato ciò che è essenziale con un vigore e anzi con una precisione che la filosofia può invidiargli. (p. 83)
L'essenza delle sue opere [di De Sade] è la distruzione: non solamente la distruzione degli oggetti, delle vittime messe in scena [...] ma anche dell'autore e della sua stessa opera. (p. 100)
È vero che i suoi libri differiscono da ciò che abitualmente è considerato letteratura come una distesa di rocce deserte, priva di sorprese, incolore, differisce dagli ameni paesaggi, dai ruscelli, dai laghi e dai campi di cui ci dilettiamo. Ma quando potremo dire di essere riusciti a misurare tutta la grandezza di quella distesa rocciosa? [...] La mostruosità dell'opera di Sade annoia, ma questa noia stessa ne è il senso. (pp. 106-107)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026