- Prima pubblicazione
- 1973
- Genere
- autobiografia, saggio
- Ambientazione
- Unione Sovietica
- Lingua originale
- russo
«Arcipelago Gulag» è un'opera di Aleksandr Isaevič Solženicyn, pubblicata per la prima volta nel 1973.
Il libro si svolge in Unione Sovietica.
Il libro in breve
Arcipelago Gulag è un saggio di inchiesta narrativa, edito in tre volumi, scritto tra il 1958 e il 1968 da Aleksandr Solženicyn sul sistema dei campi di lavoro forzato nell'URSS. Durante il regime comunista, l'utilizzo sistematico della giustizia politica disseminò l'Unione Sovietica di campi di lavoro forzato.
Il Gulag (da: Glavnoe Upravlenie LAGerej i mest zaključenija, Direzione generale dei campi e dei luoghi di detenzione) era un'istituzione penitenziaria volta a rieducare il prigioniero spesso tramite il lavoro. Oggi, con la parola "gulag" in Occidente si intende spesso qualsiasi carcere o campo di prigionia sovietico.
Poggiando su testimoni oculari - vittime superstiti - e materiale primario di ricerca, l'autore vi riversò anche la propria esperienza di prigioniero politico nei campi di lavoro forzato; egli vi percorre l'iter carcerario: dall'istruttoria ai lager speciali, dall'arresto cagionato da una delazione, fino al termine della pena scontata.
Fonte: Wikipedia, voce «Arcipelago Gulag» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Arcipelago Gulag»
Alcuni collegamenti sono di affiliazione: se acquisti, il sito può ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.
Frasi tratte da «Arcipelago Gulag»
A che limiti di mostruosità si deve ridurre la vita della gente, perché migliaia di uomini, nelle prigioni, nei cellulari e nei vagoni invochino, come loro unica speranza di salvezza, la forza sterminatrice di una guerra atomica!...
Ma nessuno piangeva. L'odio prosciuga le lacrime. (vol. 3, parte 6, cap. 4, p. 454)
Come riassumere in una frase l'intera storia russa? Il paese delle possibilità soffocate. (vol. 3, parte 6, cap. 5, p. 476)
I prigionieri, tra gli uomini, sono quelli che più soffrono il freddo, più di qualunque altra cosa. (vol. 3, parte 6, cap. 5, p. 477)
Ecco l'attimo che invocavamo, i miei amici e io, quando non eravamo ancora studenti. L'attimo per il quale pregano tutti gli zek del GULAG (all'infuori degli ortodossi). È morto, il dittatore asiatico. Ha tirato le cuoia, la carogna. Oh, chissà che incontenibile giubilo ci deve essere in questo momento là da noi nel lager speciale! Mentre qui le maestre di scuola, delle giovani ragazze russe, singhiozzano da spezzare il cuore: «Cosa ne sarà adesso di noi?» Hanno perduto la persona più cara... Vorrei urlare loro attraverso tutta la piazza: «Cosa ne sarà di voi? Semplicemente, i vostri padri non verranno più fucilati! I vostri fidanzati non verranno più arrestati! E voi non sarete più delle ČS!» (vol. 3, parte 6, cap. 5, p. 485)
Di semplice c'è una cosa sola, una verità che la nostra società rifiuta più violentemente di ogni altra: e cioè che il tronco più profondo della nostra vita è la coscienza religiosa, e non la coscienza ideologica formata dal partito. (vol. 3, parte 6, cap. 6, p. 500)
Altri libri di Aleksandr Isaevič Solženicyn
Libri simili
Schede su altri cataloghi
Domande frequenti
Chi ha scritto «Arcipelago Gulag»?
Quando è uscito «Arcipelago Gulag»?
Dove è ambientato «Arcipelago Gulag»?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026