Frasi
Frasi di Giorgio Scerbanenco
11 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 11 citazioni di Giorgio Scerbanenco, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Giorgio Scerbanenco (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Giorgio Scerbanenco
Anche la frase del saggio, nella bocca dello stolto, diviene un'ingiuria, un irritante suono, perché è detta da chi non ne misura la potenza. E anzi l'ignora.
L'ho ricordata tante volte. Il Suo piccolo libro da messa è con me, e lo trovo sempre più bello. Io abito qui vicino al Duomo, e basta che scenda di casa perché veda la cattedrale e la Madonnina, e allora rivedo anche Lei, e il Suo intimo, caldo studio di Poschiavo. E ricordo anche le Suore di San Sisto, tutte, ad una ad una, e la chiesetta dell'ospedale. Sono i ricordi buoni tra i pochi buoni che ho di due anni di esilio. E anche per questo hanno più valore. Certo ci rivedremo, le occasioni della vita sono infinite. Ma sarei così lieto di poterLa vedere a Milano.
La società è un gioco, vero? Le regole del gioco sono scritte nel codice penale, in quello civile e in un altro codice, piuttosto vago e non scritto, detto codice morale. Saranno codici molto discutibili, che devono essere continuamente migliorati, ma, o si sta alle loro regole, o non ci si sta. L'unico trasgressore alle regole del gioco che io posso rispettare è il bandito col trombone che si nasconde per le montagne: lui non sta alle regole del gioco, lui, anzi, dice chiaramente che non vuol giocare alla bella società e che le regole se le fa lui come vuole, col fucile. Ma i bari no, li odio e li disprezzo. Oggi ci sono i banditi con l'ufficio legale a latere, imbrogliano, rubano, ammazzano, ma hanno già studiato la linea di difesa con il loro avvocato nel caso fossero scoperti e processati e non vengono mai puniti abbastanza. Vogliono che gli altri stiano al gioco, alle regole, ma loro non ci vogliono stare.
Un calcio a piede nudo ha una sua particolare efficacia, può avere perfino effetti superiori a quelli di un calcio con la scarpa.
Frasi da «Traditori di tutti»
«Il dottor Lamberti?» La voce era meno giovane, era assai meno educata del modo di suonare il campanello, era greve di intonazione dialettale milanese, anche se le parole erano italiane, ma di quel pesante, sboccato milanese dell'estrema periferia, di Corsico o Cologno Monzese, dove il non raffinato ma bonario meneghino si mescola in campagna con altri dialetti lontani ed estranei alla sua natura. (p. 24)
No, lui pensò, qui bisognava adoperare il rasoio di Occam, bisognava fare economia di ipotesi, e l'ipotesi giusta era la più economica. (p. 50)
Dopo il temporale il cielo di Milano, perché Milano ha un cielo, divenne di un azzurro più acceso del cielo del Plateau Rosa; al di là dein palazzi, dai terrazzi agli ultimi piani, si vedevano chiarissimamente le montagne delle cime nevose. (p. 52)
Uomini ragno
Io mi vergogno di essere uomo, capitano! Io do le dimissioni da uomo! (p. 52)
Così era dolce dormire in quell'alba di febbraio, nella dolce grande città di Milano. E continuare a dormire, insieme, anche con la nuca forata dai proiettili. (p. 68)
[...] in tutto il mondo aleggiava in un modo o nell'altro, là mostruosa, qui più lieve, la paura e solo la paura. (p. 167)
Dicono di Giorgio Scerbanenco
Milano si presta al giallo, ma a un giallo che sta tra le mura delle case. Spesso quando si pensa alla Milano gialla o nera si pensa a Scerbanenco, alla sua Milano da marciapiede. Per me è un errore. I veri gialli italiani si possono svolgere solo tra le pareti casalinghe, non sono i gialli metropolitani all'americana.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026