Ritratto di Giuseppe Ferrari
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Frasi

Frasi di Giuseppe Ferrari

9 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Giuseppe Ferrari raccolte in un'unica pagina: 9 frasi, divise per libro e argomento.

Giuseppe Ferrari (storico, filosofo e politico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Giuseppe Ferrari

Per riassumermi, mi limiterò a trasmettervi l'impressione che reco da Napoli, da me prima non vagheggiata se non ne' sogni o ammirata se non ne' libri suoi. Ho visto una città colossale, ricca, potente: innumerevoli sono i suoi palazzi, costrutti con titanica negligenza sulle colline, sulle alture, nei vichi, nelle piazze, quasi che indifferente fosse la scelta del luogo in una terra da per tutto incantevole. Ho visto strade meglio selciate che a Parigi, monumenti più splendidi che nelle prime capitali d'Europa, abitanti fratellevoli, intelligenti, rapidi nel concepire, nel rispondere, nel sociare, nel agire. Napoli è la più grande capitale italiana, e quando domina i fuochi del Vesuvio e le ruine di Pompei sembra l'eterna regina della natura e delle nazioni.
Dalla tornata dell'8 ottobre 1860 della Camera dei Deputati; consultabile nel resoconto stenografico, p. 936
Io, lo confesso, aveva vagheggiato un'altra Italia, nella quale il diritto di grazia cedesse il posto ad un nuovo diritto, per cui le nostre insurrezioni avessero un altro senso, e potessero raggiungere la meta in modo più diretto e più immediato. Io sperava che il voto universale potesse esprimere il voto della nazione redenta dal giogo dell'autorità; io sperava che le nostre discussioni, sciolte dai vincoli d'una religione dominante, potessero svolgersi chiedendo le conseguenze dei principii proclamati nel 1789, e che le attuali nostre agitazioni, ancora incerte e ondeggianti tra il mondo antico e il moderno, fossero i preludi d'una èra novella reclamata dalla scienza e non più soggetta né al rogo di Bruno, né ai tormenti di Galileo.
In Atti del Parlmanento italiano (1861), Atti del parlamento italiano (1861)/8.
I reazionarii delle due Sicilie si battono sotto un vessillo Nazionale, voi potete chiamarli Briganti, ma i padri e gli Avoli di questi hanno per ben due volte ristabiliti i Borboni sul Trono di Napoli, ed ogni qual volta la Dinastia legittima è stata colla violenza cacciata, il Napoletano ha dato tanti briganti, da stancare l'usurpatore e farlo convincere che, nel Regno delle Due Sicilie, l'unico Sovrano che possa governare, dev'essere della Dinastia BORBONICA, perché in questa Famiglia Reale soltanto si ha fede, e non in altri. Dicano quel che vogliano i nemici dei Borboni, ma la mia convinzione è questa, ed è basata sull'esperienza del passato e sui fatti che attualmente si compiono.
Citato in Teodoro Salzillo, Roma e le menzogne parlamentari, Malta, 1863, p. 34.
Non potete negare che intere famiglie vengono arrestate senza il minimo pretesto; che vi sono, in quelle province, degli uomini assolti dai giudici e che sono ancora in carcere. Si è introdotta una nuova legge in base alla quale ogni uomo preso con le armi in pugno viene fucilato. Questa si chiama guerra barbarica, guerra senza quartiere. Se la vostra coscienza non vi dice che state sguazzando nel sangue, non so più come esprimermi.
Citato in Patrick Keyes O'Clery, La rivoluzione italiana. Come fu fatta l'Unità della nazione, Ares, Milano, 2000. p. 528. ISBN 88-8155-194-2

Dicono di Giuseppe Ferrari

Ferrari, incompreso e incomprensibile alla Camera, raro e interrotto sulla cattedra, non pensa ch'egli solo o per primo almeno potrebbe fondare «la scuola critica italiana» che non ha da noi né sistema, né maestri, né cultori, né cattedre, né giornali, il che torna a dire che il pensiero soccombe o tiraneggia senza esame, senza discussione, senza tace.
Giuseppe Guerzoni
Ferrari rimproverò tanto a Gioberti, quanto a Mazzini il concetto di «missione italiana», concetto da lui giudicato privo di realtà storica nel mondo contemporaneo e dannoso in quanto tendeva a isolare l'Italia dalle correnti più vive della cultura e della politica le quali avevano il loro centro in Francia. L'Italia poteva sfuggire alla sua arretratezza solo inserendosi nel movimento rivoluzionario europeo e abbandonando il vagheggiamento di «missioni» irrealizzabili.
Massimo Luigi Salvadori
I due santoni del federalismo, Cattaneo e Ferrari.
Indro Montanelli e Marco Nozza
In Giuseppe Ferrari (1811-76) riviveva, con l'eredità del Romagnosi, lo spirito più ardente del secolo XVIII, l'ansia di liberazione che aveva animato, non solo i dottrinari, ma gli uomini d'azione dell'89. Anche il Ferrari combatteva la lotta per il rinnovamento d'Italia, ma, col Cattaneo, egli metteva al di sopra dell'indipendenza il problema della giustizia nella libertà, il problema di una riforma sociale e politica che impiantasse il nuovo Stato su una coscienza operosa dello Stato stesso.
Eugenio Garin
L'uomo che si oppose a Mazzini nel modo più netto dal punto di vista programmatico e che fece nel 1851 il più notevole tentativo per organizzare un partito repubblicano-federalista e democratico-sociale fu Giuseppe Ferrari.
Giorgio Candeloro

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026