Frasi
Frasi di Giuseppe Montesano
8 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 8 citazioni di Giuseppe Montesano, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Giuseppe Montesano (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Giuseppe Montesano
La cultura è sempre stata vista come un valore, ma non è di per sé un valore e viene venduta, anche da noi insegnanti, perché noi crediamo che sia un valore. Però anche questa è un'illusione, perché la cultura non esiste in se stessa, se non diventa parte profonda di noi. Nietzsche diceva che la cultura, se non si trasforma in carne e sangue, è una cultura d'accatto, perché non ha trasformato la mia vita. [...] Dunque la cultura è di per se un valore? No. Siamo noi umanisti a farne un valore.
Napoli è sempre a rischio di diventare l'esperimento del futuro, di tutto quello che toccherà al resto d'Italia. Ogni tanto qualcuno è affascinato da una città apparentemente attaccabile, malleabile ai poteri. Sembra, invece non lo è. È la sensazione che hanno i potenti. Ma Napoli conserva un elemento di irriducibilità. L'avverto come una persona: per conoscerla devi andare a fondo.
Nessuna grande letteratura è mimetica al cento per cento, non è mai un documentario, cioè un registratore acceso per imitare la realtà, una telecamera puntata. Noi partiamo dalla realtà perché ci stiamo dentro, ma poi la inventiamo, in qualche modo, per ritornare ancora una volta alla realtà, e ciò significa che l'immaginazione è la chiave di volta di qualsiasi comma letterario. Cos'è però l'immaginazione? Non è la fantasticheria, è un allontanarsi dalla realtà immediata per guardarla meglio, per scoprirla, con le armi dell'emozione e della conoscenza.
Vermeer non rappresenta né interni borghesi né ragazze con orecchini; Vermeer non ci mostra la società, l'Olanda o la famiglia; Vermeer non racconta nessuna storia, non fa alcun ritratto che somigli a qualcuno, non tramanda memorie; Vermeer non studia la superficie della realtà, ma non vuole nemmeno rivelare chissà quale arcano nascosto sotto la mirabile apparenza del mondo che lui sogna attraverso la pittura; da Vermeer ci arriva solo una musica che sussurra: «Là, tutto è ordine e bellezza, lusso, calma e voluttà».
Non c'è nient'altro che la Bellezza, nell'opera di Vermeer. E i verdi ardenti dei panneggi, e i rossi sublimi, e gli arabeschi eccelsi, e gli occhi umidi e le ombre traslucide, i gioielli e le vetrate, tutto questo non è ciò che rappresenta: tutto questo evoca solo la Bellezza.
Frasi da «Nel corpo di Napoli»
'O Tolomeo aveva cantieri aperti quasi dovunque, e altri contava di aprirne, e per tutto gennaio e febbraio ci facemmo su e giù infinite volte Barra, Ponticelli, San Giuseppe Vesuviano, Sant'Anastasia, Marano, Calvizzano, Giugliano, Sant'Antimo, Afragola, Secondigliano, Poggioreale, San Giorgio a Cremano...
I posti per i quali giravamo avevano a volte l'effetto di ammutolirmi per ore. Non riuscivo nemmeno più a pensare che erano brutti, insensati, atrocemente disumani. Mi afferrava una sorta di spavento, e persino 'O Tolomeo si azzittiva. Ma il suo silenzio non durava a lungo. Ci diceva che eravamo schizzinosi, e che quella era la vita. (p. 75)
Illuminati a giorno, alti come grattacieli, robusti da sembrare in grado di sfidare i secoli, quei cimiteri toglievano il respiro. Allo sfascio e alla fatiscenza che scrostava le case dei vivi, dissolveva gli intonaci, ne arrugginiva o scoloriva i cancelli e le inferriate facendo colare le acque lungo gli infissi di alluminio anodizzato, i cimiteri opponevano le loro luci perpetue, la loro geometria cementizia e un ordine veramente definitivo. (p. 76)
L'energia psichica era equivalente a quella fisica, e la materia non contava niente. Così solo quella che si poteva suscitare con mezzi non materiali era la vera energia, l'energia inesauribile. L'uovo mitologico che scoppia, e da cui esce il mondo, non era una fantasia: l'uovo alchemico conteneva la materia prima, cioè l'energia che rompeva tutte le barriere e “faceva nascere le cose”. Non lo aveva detto anche Nietzsche? “Una forza più grande cresce, e un nuovo superamento. Grazie ad essa si frantumano l'uovo e il suo guscio...’ Non era così? L'aveva scritto in Così parlò Zarathustra, e Nietzsche di energia ne capiva, no? (p. 141)
Nel 1656, nel tempo della peste , la fogna sotto a via Toledo, il “chiavicone”, era stata inzeppata di cadaveri, materassi, piatti, vestiti, con la speranza che un “lavarone” si portasse via tutto verso il mare. E lo stesso era accaduto con la grotta degli Sportiglioni, che ora non c'era più. Là si buttarono non soltanto i cadaveri, ma pure i moribondi, e gente ancora “viva viva”, solo per il sospetto che fosse stata contagiata. Era sempre stato così, la città di sopra buttava sotto tutto quello che considerava infetto. (p. 145)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026