Ritratto di Guy de Maupassant
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Frasi

Frasi di Guy de Maupassant

73 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 73 frasi di Guy de Maupassant: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Guy de Maupassant (scrittore e drammaturgo francese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Guy de Maupassant

Bisognerebbe amare, amare follemente, senza vedere ciò che si ama. Perché vedere è comprendere, e comprendere è disprezzare.
Da Un caso di divorzio; in Tutti i racconti neri, fantastici e crudeli, a cura di Lucio Chiavarelli, Newton Compton editori, 1994
I grandi artisti sono quelli che impongono all'umanità la loro particolare illusione.
Da Pietro e Giovanni, Prefazione
Il tempio di Segesta sembra essere stato posto ai piedi della montagna da un uomo geniale che aveva avuto la rivelazione del punto unico in cui lo doveva erigere. Anima da solo l'immensità del paesaggio che vivifica ed abbellisce divinamente.
Citato in Quando Segesta affascinò Alberto Moravia, Repubblica.it, 6 dicembre 2007.
Infatti nella vita tutto consiste nel poter digerire bene. Così l'artista trova l'ispirazione, i giovanotti la voglia d'amare, i pensatori le idee luminose e tutti quanti la gioia di stare al mondo.
Da Suicidi; in Tutti i racconti neri, fantastici e crudeli, a cura di Lucio Chiavarelli, Newton Compton editori, 1994
L'anno scorso [...] ho spesso accompagnato Monet in cerca di impressioni. Non era più un pittore, in verità, ma un cacciatore. Camminava, seguito dai bambini che portavano le sue tele, cinque o sei tele raffiguranti lo stesso soggetto in diverse ore del giorno e con diversi effetti di luce
Da La vie d'un paysagiste, "Gil Blas", 28 settembre 1886 in Monet. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Parigi catalogo della mostra presso Complesso del Vittoriano - Ala Brasini, Roma, 19 ottobre 2017 - 11 febbraio 201
La cosa più insignificante racchiude un po' d'ignoto. Troviamolo.
Da Pietro e Giovanni, prefazione; citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003.
La luna, al primo quarto, quella che sorge alle quattro o alle cinque di sera, è vivida, gaia, di lucentissimo argento; ma quella che appare dopo mezzanotte è rossastra, fosca, inquietante; è la vera mezzaluna delle tregende. Tutti i nottambuli devono averlo notato. La luna nuova, anche se sottile come un filo, manda una tenue luce allegra, che allieta il cuore, e disegna sulla terra ombre nitide; l'ultimo quarto diffonde appena un chiarore morente, che quasi non fa ombre.
Da Chi sa?, traduzione di Bruno Dell'Amore, Alfredo Fabietti, Ottavio Cecchi, in Jorge Luis Borges, Silvina Ocampo, Adolfo Bioy Casares (a cura di), Antologia della letteratura fantastica, Editori Riuniti, Roma, 1981.
[...] [il] matrimonio [...], secondo un uomo famoso, altro non è se non uno scambio di cattivi umori durante il giorno e di cattivi odori durante la notte.
Da Una trovata, in Maupassant, La casa Tellier, traduzione di Mario Picchi, Sansoni, 1965
L'orribile, quest'antica parola, vuol dire assai più che terribile. Una paurosa disgrazia, come quella narrata, commuove, sconcerta, impaurisce: non atterrisce. Perché si provi orrore più che la commozione dell'anima e più dello spettacolo di un morto, bisogna provare un fremito di mistero, o una sensazione di spavento anormale, innaturale. Un uomo che muore, anche nelle condizioni più drammatiche, non suscita orrore; un campo di battaglia non è orribile; la vista del sangue non è orribile; i delitti più vili di rado sono orribili.
Da L'orribile; in Le Horla e altri racconti dell'orrore, a cura di Lucio Chiavarelli, Newton Compton editori, 1994
Lo scorso anno, in questo paese, ho spesso seguito Claude Monet in cerca di 'impressioni'. Non era un pittore, in verità, ma un cacciatore. Andava, seguito dai bambini che portavano le sue tele, cinque o sei tele raffiguranti lo stesso motivo, in diverse ore del giorno e con diversi effetti di luce. Egli le riprendeva e le riponeva a turno, secondo i mutamenti del cielo. E il pittore, davanti al suo soggetto, restava in attesa del sole e delle ombre, fissando con poche pennellate il raggio che appariva o la nube che passava... E sprezzante del falso e dell'opportuno, li poggiava sulla tela con velocità... L'ho visto cogliere così un barbaglio di luce su una roccia bianca, e registrarlo con un fiotto di pennellate gialle che, stranamente, rendevano l'effetto improvviso e fuggevole di quel rapido e inafferrabile bagliore. Un'altra volta ha preso a piene mani uno scroscio d'acqua abbattutosi sul mare e lo ha gettato rapidamente sulla tela. Ed era proprio la pioggia che era riuscito a dipingere, nient'altro che della pioggia che velava le onde, le rocce e il cielo, appena distinguibili sotto quel diluvio.
Citato in Vanessa Gavioli, Monet, in I Classici dell'Arte, vol. 4, Rizzoli, 2003, p. 46.
L'uomo che ama normalmente sotto il sole, adora freneticamente sotto la luna.
Ormai ci conoscevano, nelle strade in cui giravamo dalla mattina alla sera, nelle stradine strette e senza marciapiedi di quella città che somiglia a un immenso labirinto di pietra, traforato da corridoi simili a sotterranei. Andavamo in quei vicoli percorsi da furiose correnti d'aria, stretti tra muri così alti che appena si riesce a scorgere il cielo.
Da Le sorelle Rondoli, pp. 223-224
Quale che sia la cosa che vogliamo dire, esistono una sola parola per esprimerla, un solo verbo per animarla, un solo aggettivo per qualificarla.
Dalla prefazione a Pietro e Giovanni
Se la guerra è una cosa orribile, il patriottismo non è forse l'idea madre che la nutre?
Da Les dimanches d'un bourgeois de Paris. Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
Siamo due razze, sulla terra: la razza di coloro che hanno bisogno degli altri, per esser calmi e sereni, e che nella solitudine sono spossati, affranti, come per l'ascensione a un formidabile ghiacciaio o per la traversata d'un deserto; e la razza di coloro che invece per la presenza di altre persone provano stanchezza, fastidio, oppressione, mentre l'isolamento li calma, li riposa profondamente nell'indipendenza e nel capriccio del loro pensiero.
Un bacio legale non potrà mai valere un bacio rubato.
Da Confessioni di una donna, in Maupassant, La casa Tellier, Sansoni 1965, trad. di Mario Picchi

Frasi da «Bel Ami»

Non è difficile passare per forte in materia; tutto sta nel non lasciarsi cogliere in flagrante delitto di ignoranza. (cap. I, 2010)
[...] il miglior modo per giungere a una transazione è sempre quello di lasciar che i debiti si accumulino. (cap. IV, 2012)
Il testo ha: «[...] il faut toujours accumuler ses dettes pour transiger.»
«Devo imparare il trucco anch'io,» pensava, scorgendo certi suoi colleghi sempre con le tasche gonfie d'oro, senza peraltro riuscir mai a capire a quali segreti espedienti essi ricorressero per procacciarsi tanta agiatezza. E pieno d'invidia immaginava intrallazzi a lui ignoti ed equivoci, ricompense per favori fatti, tutto un commercio illecito ma pur accettato e consentito. Già, doveva penetrare il mistero, entrar nella tacita associazione, imporsi ai colleghi che si dividevano la torta senza di lui. (cap. IV, 2012)
Quante belle cose piacevoli ci sarebbero nella vita, se si potesse contare sulla discrezione assoluta gli uni degli altri! Quello che spesso, molto spesso, quasi sempre, trattiene le donne, è la paura del segreto violato. (cap. V, 2010)
È profondo e triste il silenzio della stanza dove si vive soli. Non è soltanto il silenzio intorno a un corpo, ma il silenzio intorno a un'anima, e, quando un mobile scricchiola, si trasale fino in fondo al cuore, perché non ci si aspetta nessun rumore, nella casa tetra. (cap. VI, 2010)
La vita è un monte. Finché si sale, si guarda la vetta, e ci si sente felici; ma quando s'arriva lassù, si scorge d'un tratto la china, e giù in fondo la fine, che è la morte. L'ascesa è lenta, ma la discesa è un ruzzolone. (cap. VI, 2012)
[...] eravamo nati per vivere più in obbedienza alla materia che in obbedienza allo spirito; ma a furia di pensare, s'è creato uno squilibrio fra la nostra intelligenza ingigantita e le immutabili condizioni della nostra esistenza. Guardi la gente mediocre: se non son grosse catastrofi a cader loro fra capo e collo, son beati e contenti, senza soffrire per la comune sventura. Neppure le bestie ne soffrono. (cap. VI, 2012)
Una vita! qualche giorno, e poi più nulla! (cap. VIII, 2012)
Ebbene, ecco la sola cosa buona della vita: l'amore! Tenere fra le braccia la donna amata! Quello è il limite della felicità umana. (cap. VIII, 2010)
[...] s'accorse che la sua inquietudine proveniva da uno di quei pensieri non formulati e confusi, segreti, che nascondiamo a noi stessi e che scopriamo soltanto quando frughiamo in fondo al nostro animo. (cap. VIII, 2012)
Era uno di quegli uomini politici senza un suo volto preciso, senza convinzioni proprie, senza grandi mezzi, senza ardimento e senza una seria preparazione, un avvocatuccio di provincia, un simpatico figurino nella sua cittaduzza, un furbacchiotto che sapeva barcamenarsi fra i partiti estremisti, una specie di gesuita repubblicano e di fungo liberale di dubbia commestibilità, come ne spuntano a bizzeffe sul letamaio popolare del suffragio universale. (cap. II, 2012)
Cosa vuol dire l'abitudine a servirsi della religione come d'un ombrello! L'aria è mite, e ti fa da bastone da passeggio; c'è la canicola, ed è un parasole; diluvia, ed è un parapioggia; non sorti, e lo lasci in anticamera. (cap. IV, 2012)
«Nemmeno a farlo apposta, ho con me la chiave del confessionale.»
E frugatosi in tasca ne cavò un anello pieno di chiavi, ne scelse una e si diresse, a passo svelto, verso uno dei casotti di legno, specie di bussoli per la spazzatura dell'anima, dove i fedeli vuotano i loro peccati. (cap. IV, 2012)
Proprio vero che le parole d'amore, che son sempre le medesime, prendono il gusto delle labbra che le pronunciano. (cap. V, 2012)

Scheda del libro «Bel Ami»

Frasi da «La vita errante»

Genova vista dal mare è una delle cose più belle che si possano vedere al mondo.
La città si innalza in fondo al golfo, come se uscisse dai flutti, ai piedi della montagna. Lungo le due coste che si arrotondano intorno a lei per racchiuderla, proteggerla e accarezzarla, vi sono quindici cittadine, serve e vassalle, che riflettono nell'acqua le case dai colori chiari. A sinistra della loro grande patrona ci sono Cogoleto, Arenzano, Voltri, Pra, Pegli, Sestri Ponente, San Pier d'Arena; a destra, Sturla, Quarto, Quinto, Nervi, Bogliasco, Sori, Recco, Camogli, ultima macchia bianca sulla punta di Portofino, che chiude il golfo a sud est.
Sopra al suo immenso porto, Genova si stende sui primi mammelloni delle Alpi, che si innalzano dietro, curvi e allungati in una gigantesca muraglia. Sul molo, la torre alta e quadrata del faro, detto 'la Lanterna', sembra una candela smisurata. (p. 42)
Dopo aver aggirato il molo est, entriamo nel porto, pieno di navi, le belle navi del Mezzogiorno e dell'Oriente dai colori incantevoli, tartane, bilancelle, maone, fornite di vele e alberati e pitturate con grande fantasia, guarnite di madonne blu e oro, santi ritti sulla prua, animali bizzarri considerati santi protettori.
Tutta questa flotta con vergini e talismani contro la sventura è allineata lungo le banchine, con i nasi puntuti e ineguali rivolti verso il centro dei bacini. Poi appaiono, raggruppati per compagnie, robuste navi a vapore in ferro, strette e alte, dalle forme colossali e sottili. Al centro di questi pellegrini del mare, vi sono dei navigli bianchi, dei grandi tre alberi o brigantini vestiti, come gli Arabi, di abiti appariscenti sul quale scivola il sole. (pp. 42-43)
A Genova si prova quello che si prova a Firenze e ancora di più a Venezia, l'impressione di una città molto aristocratica caduta in potere del volgo.
Qui nacque il pensiero dei rudi signori che si battevano o commerciavano sui mari e che poi, col denaro delle loro conquiste o del commercio, costruivano gli straordinari palazzi di marmo, che ancora oggi fiancheggiano le strade principali.
Quando si entra in queste magnifiche residenze signorili, che i discendenti dei grandi cittadini della più fiera delle repubbliche hanno dipinto di colori chiassosi, quando se ne paragona lo stile, i cortili, i giardini, i portici, le gallerie, le superbe decorazioni con l'opulenta barbarie delle belle dimore della Parigi moderna, appartenenti a milionari capaci di incassare soldi ma non di concepire e realizzare una cosa nuova e bella, si comprende che nella nostra società democratizzata, composta da ricchi finanzieri senza gusto e da parvenu privi di tradizioni la distinzione data dall'intelligenza, il senso della bellezza delle forme, quello della perfezione nelle proporzioni e nelle linee sono scomparsi. (pp. 43-44)
Un'opera d'arte è superiore soltanto se è, nello stesso tempo, un simbolo e l'espressione esatta di una realtà.
Davanti a noi una spessa nuvola si leva lentamente come una cortina bianca che sale e che sorge dalla terra. Avanziamo ancora qualche passo, naso e bocca avvolti, per non essere soffocati dallo zolfo, ed all'improvviso, davanti ai nostri piedi, si apre un prodigioso, uno spaventevole abisso, di quasi cinque chilometri di circonferenza.
Citato in Rina La Mesa, Scrittori stranieri in Sicilia, Cappelli, 1961
La bestia è calma, e dorme in fondo, tutt'in fondo. Solo la pesante fumata sfugge dal prodigioso fumaiolo alto 3312 metri.
Non è nient'altro che un paesaggio, ma un paesaggio dove si trova tutto quello che sembra fatto sulla terra per sedurre gli occhi, la mente e l'immaginazione.

Scheda del libro «La vita errante»

Frasi da «Pierre e Jean»

[...] Le Havre separa la bassa Normandia dall'alta. Nella bassa Normandia la costa piatta digrada in pascoli, in prati e campi fino al mare. La costa dell'alta Normandia, invece, è ripida: una grande scogliera, frastagliata, dentellata, magnifica, che forma, fino a Dunkerque, un'immensa muraglia bianca, dove in ogni insenatura si nasconde un villaggio o un porto: Etretat, Fécamlp, Saint-Valery, Le Tréport, Dieppe, ecc. (cap. I)
Sentiva male in qualche parte, senza sapere dove; portava in sé un piccolo punto doloroso, uno di quegli indolenzimenti quasi insensibili che non si sanno localizzare, ma che impacciano, irritano, rendono tristi e depressi; una sofferenza ignota e lieve, qualcosa come il seme di un dolore. (cap. II)
Quando si nasce poveri, bisogna lavorare; ebbene, tanto peggio: si lavora! Ma quando si hanno rendite, perbacco, bisognerebbe essere stupidi per sgobbare. (Papà Roland: cap. III)
Quando non si è soli non ci si sente più così smarriti. Nei momenti di turbamento e di incertezza sentiamo almeno qualcuno muoversi intorno a noi. È già qualche cosa dare del tu ad una donna, quando si soffre. (cap. III)
«Le donne,» pensava, «devono apparirci in un sogno o in una aureola di lusso, che sublimi la loro volgarità.» (Pierre: cap. III)
Uscì presto e ricominciò a girare per le strade, sepolte sotto la nebbia che rendeva la notte pesante, opaca e nauseabonda. Sembrava che un fumo pestilenziale fosse calato sulla terra. Si vedeva la nebbia passare sui fanali a gas e, a momenti, pareva spegnerli. I selciati delle strade diventavano scivolosi come nelle serate di gelo e pareva che dai ventri delle case si sprigionassero tutti gli odori cattivi, puzza di cantine, di fossi, di fogne, di cucine povere, per mescolarsi all'orribile sentore di quella nebbia vagante. (cap. IV)
Quando si svegliò al buio soffocante della sua camera risentì, prima ancora che i pensieri lo riprendessero, quel senso di oppressione, quel malessere che lascia in noi il dolore dopo aver dormito. Come se la disgrazia che ci ha colpiti soltanto il giorno prima, durante il sonno sia entrata nel nostro corpo lasciandolo pesto e indolenzito come una febbre. (cap. V)
Il bacio colpisce come il fulmine, l'amore passa come un uragano; poi la vita, di nuovo, si calma come il cielo e ricomincia come prima. Ci ricordiamo, forse, di una nuvola? (cap. V)
L'amore tra uomo e donna è un patto volontario nel quale chi manca è colpevole soltanto di perfidia; ma, quando la donna diventa madre, il suo dovere è molto maggiore, perché la natura le assegna una razza. Se viene meno allora, è vile, indegna, infame. (cap. V)
Com'è miserabile e ingannatrice, la vita!... Non c'è nulla che duri... (Louise Roland: cap. VII)
È brutta, la vita. Se una volta si trova un po' di dolcezza, siamo colpevoli di esserci abbandonati ad essa e, più tardi, la scontiamo a prezzo molto caro. (Louise Roland: cap. VIII)

Scheda del libro «Pierre e Jean»

Racconti fantastici

Ho paura della paura; paura degli spasmi del mio spirito che si smarrisce, paura di questa orribile sensazione del terrore incomprensibile. [...] Ho paura dei muri, dei mobili, degli oggetti familiari che si animano, per me, d'una vita animale. Ho paura soprattutto dell'orribile turbamento della mia mente, della ragione che mi sfugge, confusa, dispersa da una misteriosa e invisibile angoscia. (da Lui?)
Nella maggioranza dei casi, le donne leggiadre non hanno un'intelligenza in proporzione con la loro persona. (da Lettera trovata indosso a un annegato)
Voi, signora, che avete occhi azzurri, non potete considerare l'esistenza, giudicare le cose e gli eventi come se aveste occhi neri. Il colore del vostro sguardo deve fatalmente corrispondere al colore del vostro pensiero. (da Lettera trovata indosso a un annegato)
Il passato mi attira, il presente mi atterrisce perché l'avvenire è la morte. (da La chioma)
[...] la più poetica e la più precisa delle arti, vaga come un sogno ed esatta come l'algebra. (da Lettera di un pazzo)
Il suicidio! ma è la forza di quelli che non hanno più forza, è la speranza di quelli che non credono più, è il sublime coraggio dei vinti! Già: in questa vita c'è almeno una porta che possiamo sempre aprire per passare dall'altra parte! La natura ha avuto un moto di pietà: non ci ha imprigionati. (da L'addormentatrice)
Si può amare un'amica come la propria moglie: la passione non ha legge. (da Le tombali)
Quello che amiamo con violenza finisce sempre con l'ucciderci. (da La notte)
Da quando ho sentito la solitudine del mio essere, mi sembra di sprofondare ogni giorno di più in un oscuro sotterraneo del quale non trovo i margini, del quale non conosco la fine, e che forse non ha limite! Ci vado senza alcuna compagnia, senza nessuno ntorno a me, senza un vivente che percorra questa stessa via tenebrosa: questo sotterraneo è la vita. (da "Solitudine")
No, nessuno comprende gli altri, checché si pensi, checché si dica, checché si tenti. La terra sa forse che cosa avviene nelle stelle gettate lassù? Ebbene, non maggiormente l'uomo sa quello che avviene in un altro uomo. Noi siamo lontani uno dall'altro più di quegli astri, siamo soprattutto isolati, perché il pensiero è insondabile. Conosci qualcosa di più spaventoso di questo sfiorare essere che non possiamo penetrare? Ci amiamo l'un l'altro come se, incatenati vicinissimi, tendessimo le braccia senza riuscire a congiungerci. Ci travaglia un torturante bisogno d'unione, ma tutti i nostri sforzi rimangono sterili, i nostri abbandoni inutili, le nostre confidenze infruttuose, i nostri amplessi impotenti, le nostre carezze vane. Quando vogliamo compenetrarci, gli slanci dell'uno verso l'altro non fanno che urtarci l'uno contro l'altro. E io ho un bel volere donarmi interamente, aprire tutte le porte della mia anima: ma non riesco ad abbandonarmi. Conservo in fondo, proprio nell'intimo, quel luogo segreto di ME dove nessuno penetra. Nesuno può scoprirlo, entrarvi, perché nessuno m'assomiglia, perché nessuno comprende nessun altro. (da "Solitudine")
Non ho paura d'un pericolo: se un uomo entrasse qui dentro lo ucciderei senza fremere. Non ho paura dei fantasmi; non credo al sovrannaturale. Non ho paura dei morti; credo all'annientamento definitivo di tutti gli esseri che trapassano. Allora?...già. Ebbene ho paura di me stesso, paura della paura; paura degli spasmi del mio spirito che si smarrisce, paura di questa orribile sensazione del terrore incomprensibile." (da "Lui?")
14 luglio. Festa della Repubblica. Ho passeggiato per strada. petardi e bandiere mi rallegravano come un fanciullo, anche se è stupido essere allegri a una data fissa, per decreto governativo. Il popolo è un gregge imbecille, qualche volta stupidamente paziente, qualche volta ferocemente ribelle. Se gli si dice: «Divertiti», si diverte. Gli dicono «Va' a a combattere il nemico», e lui va a combattere. Gli dicono: «Vota per l'Imperatore», e lui vota così. Poco dopo gli dicono: «Vota per la Repubblica». E lui vota così.
Anche coloro che lo influenzano sono idioti, con la sola differenza che non ubbidiscono a degli uomini, ma a dei princìpi, che non possono essere altro che stolidi, sterili e falsi proprio per il fatto che sono dei princìpi, e cioè idee ritenute certe e immutabili, in un mondo dove non si è sicuri di nulla, dato che la luce è un'illusione, il rumore è un' illusione. (da Le Horla)

Frasi da «Una vita»

E poiché aveva finito d'attendere non c'era più nulla da fare, né oggi, né domani, né mai. Tutto ciò le dava una vaga delusione. È così che crollano i sogni. (pp. 74-75)
Non c'è niente di peggio, quando s'è vecchi, che rimettere il naso nella propria giovinezza. (p. 137)
Il curato si avvicinò a Giovanna, le prese le mani, cercò di farle animo versando in quel povero cuore l'onda untuosa dei conforti chiesastici, parlò della morta, la celebrò in termini sacerdotali, mostrandosi triste di quella falsa tristezza dei preti per i quali un cadavere rappresenta pur sempre un beneficio [...]. (p. 140)

Scheda del libro «Una vita»

Viaggio in Sicilia

Nel siciliano [invece], si trova già molto dell'arabo. Egli possiede la gravità di movimento, benché tenga dall'italiano una grande vivacità di mente. Il suo orgoglio natìo, il suo amore per i titoli, la natura della sua fierezza e persino i tratti del viso lo avvicinano anzi più allo spagnolo che all'italiano. Tuttavia, quel che suscita sempre, non appena si mette piede in Sicilia, l'impressione profonda dell'oriente, è il timbro della voce, l'intonazione nasale dei banditori per le strade. La si ritrova ovunque, la nota acuta dell'arabo, quella nota che sembra scendere dalla fronte nella gola, mentre, nel nord, sale dal petto alla bocca. E la cantilena trascinata, monotona e morbida, sentita di sfuggita dalla porta aperta di una casa, è proprio la stessa, col ritmo e con l'accento, di quella cantata dal cavaliere vestito di bianco che guida i viaggiatori attraverso i grandi spazi spogli del deserto. (pp. 39-41)
In una, la Latomia del Paradiso, si osserva, in fondo ad una grotta, una strana apertura, chiamata l'orecchio di Dionisio, il quale veniva ad ascoltare vicino a questo buco, così almeno dicono, i lamenti delle proprie vittime. Circolano pure altre versioni. Alcuni eruditi pretendono che la grotta, messa in comunicazione col teatro, servisse da sala sotterranea per le rappresentazioni cui prestava l'eco della sua prodigiosa sonorità; i minimi rumori, infatti, vi assumono una sorprendente risonanza. (p. 125)
La Venere di Siracusa è una donna, ed è anche il simbolo della carne. [...] La Venere di Siracusa è la perfetta espressione della bellezza possente, sana e semplice. Questo busto stupendo, di marmo di Paros, è – dicono – La Venere Callipigia descritta da Ateneo e Lampridio, data da Eliogabalo ai siracusani.
Non ha testa! E che importa? Il simbolo non è diventato più completo. È un corpo di donna che esprime tutta l'autentica poesia della carezza.
Schopenhauer scrisse che la natura, volendo perpetuare la specie, ha fatto della riproduzione una trappola.
La forma di marmo, vista a Siracusa, è proprio l'umana trappola intuita dall'artista antico, la donna che nasconde rivela l'incredibile mistero della vita.
È una trappola? Che importa! Essa chiama la bocca, attira la mano, offre ai baci la tangibile realtà della carne stupenda, della carne soffice bianca, tonda e soda e deliziosa da stringere.
È divina, non perché esprima un pensiero, bensì semplicemente perché è bella. (pp. 127-133)
La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo... Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un'estremità all'altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura.

Adattamenti – Film

Il maschio e la femmina (1966)
Bel Ami - Storia di un seduttore (2012)

Dicono di Guy de Maupassant

Ci sono scrittori che si perdono e naufragano nella realtà che li risucchia e li abolisce, come soggetti tagliati fuori dal tutto. È, in questo caso, il numero, la pluralità, il particolare, che imprigiona la coscienza creatrice e la riassorbe definitivamente in sé. Così avviene di Zola e di Maupassant.
Gino Gori
Ho letto Maupassant. Ti prende con la maestria dei colori, ma non ha nulla da dire, poveretto.
Lev Tolstoj
Lui sì, che è un vero scrittore. I suoi racconti fanno sostanzialmente schifo, ma i romanzi sono buoni. Mi sono imbattuto in qualche frase davvero ficcante. Sono appena sceso dalla brandina per annotarmene una, che in sostanza dice qualcosa come: «Aveva quel fortunato aspetto che le donne sognano e gli uomini trovano repellente». Non è fantastica?
Aleksej Naval'nyj
Prendi i suoi racconti, sono stati scritti nella seconda metà dell'800, eppure sono velocissimi. Ogni incipit predispone un piano inclinato, e l'occhio del lettore non può fare altro che scorrere giù. Sono più avvincenti di un reel su Instagram. Maupassant, a leggerlo, è uno di quelli che fotte la rete.
Luca Ricci

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026