Ritratto di Henry James
John Singer Sargent (died 1925) · Public domain

Frasi

Frasi di Henry James

55 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 55 frasi di Henry James: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Henry James (scrittore e critico letterario statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Henry James

Ci vuole un bel po' di storia per spiegare un po' di tradizione.
Citato in Mario Grasso, Punti di vista, FrancoAngeli, Milano, 2001, p. 37. ISBN 88-464-3200-2
Ci vuole un mucchio di storia per produrre un po' di letteratura.
Citato in Sergio Perosa, L'Euro America di Henry James, Neri Pozza, Vicenza, 1979, p. 19.
È l'arte che fa la vita, fa l'interesse, fa l'importanza [...] e non conosco alcun sostituto alla forza e alla bellezza del suo processo.
Da Lettera a H. G. Wells.
Criticare è valutare, impadronirsi, prendere possesso intellettuale, insomma stabilire un rapporto con la cosa criticata e farla propria.
Da Le prefazioni.
Forse farò un favore al lettore dicendogli come dovrà trascorrere una settimana a Perugia. La sua prima cura sarà di non aver fretta, di camminare dappertutto molto lentamente e senza meta e di osservare tutto quello che i suoi occhi incontreranno.
Da Transatlantic Sketches, 1875; citato in Perugia, Guide Electa Umbria, 1993.
Gatti e scimmie – scimmie e gatti – qui c'è tutta la vita umana!
Da La Madonna del futuro, in Segreti d'artista, traduzione di Pietro Pascarelli, Edizioni Grenelle, Potenza, 2016. ISBN 978-88-99370-15-2
In arte l'economia è sempre bellezza.
Da Le prefazioni.
L'emozione più intensa della mia vita letteraria, come di quella di parecchi altri, è stata The Master of Ballantrae, puro e forte cristallo, ragazzo mio, lavoro di ineffabile e squisita arte.
Dalla lettera a Robert Louis Stevenson del 21 marzo 1890, in Henry James e Robert Louis Stevenson, Amici Rivali. Lettere 1884-1894, traduzione di Lucio Angelini, Milano, Archinto, 1987, p. 51.
L'unica cosa che possiamo chiedere a priori a un romanzo, senza esporci a un'accusa di arbitrarietà, è di essere interessante.
Da The Art of Fiction
L'unica ragione d'esistere d'un romanzo è che tenti di rappresentare la vita.
L'unico requisito a mio avviso intrinseco alla stesura di un romanzo è, come ho già detto, la sincerità. Questa libertà è un privilegio splendido, e la prima lezione per il giovane romanziere è imparare a esserne degno. 'Apprezzala come merita', gli direi; 'prendine possesso, esplorala fino al limite ultimo, divulgala, gioiscine. La vita intera ti appartiene, e non prestare ascolto a chi vorrebbe stringerti nei suoi angoli dicendoti che soltanto qua o là dimora l'arte, o a chi vorrebbe persuaderti che questo messaggero divino si libra al di fuori della vita, respirando un'aria rarefatta e torcendo il capo dalla verità delle cose. Non v'è impressione di vita, né modo di vederla e sentirla, cui il disegno del romanziere non sappia offrire uno spazio; considera soltanto che talenti dissimili come Alexandre Dumas e Jane Austen, Charles Dickens e Gustave Flaubert, hanno operato entro questo territorio con pari dignità. Non dare troppo peso all'ottimismo e al pessimismo; sforzati di cogliere il colore della vita stessa. [...] Ricorda che il tuo primo dovere è di essere il più completo possibile – e di rendere l'opera perfetta. Sii prodigo, sii riguardoso, e ambisci al premio'.
Da L'arte della narrativa; citato in Lilla Maione, introduzione a Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Lilla Maione, Universale Economica Feltrinelli, X ed., Milano, 2014, p. 31.
L'uomo sano e saggio non si allontana mai dalla ragione e non si concede nessuno svago se non quello del proprio lavoro.
Da La lezione dei maestri.
[Londra] è il più grande agglomerato di vita umana, il compendio più completo del mondo.
Citato in AA.VV., Il libro di Sherlock Holmes, traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2021, p. 294. ISBN 9788858038758
[...] perfetto come un gioco di ragazzi ben giocato [...].
Citato in Emma Letley, Introduzione a Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Paolo Zanotti, Mondadori, Milano, 2014. ISBN 8852056270.
quelle sere alla sua mensa e nel suo palco, quei tè nelle sue belle sale coperte di quadri, che mi splendono agli occhi della memoria come vere stazioni di salvezza.
Citato in Aline B. Saarinen, I grandi collezionisti americani, Einaudi Editore, 1977 da La Lettura, Rizzoli Editore, dicembre 1977.

Dicono di «Daisy Miller»

Certo nella sua opera, tutta sotto il segno dell'elusività, del non detto, della ritrosia, questo si presenta come uno dei racconti più chiari, con un personaggio di ragazza pieno di vita, eppure è un racconto non meno misterioso degli altri di questo introverso autore, tutto intessuto com'è dei temi che s'affacciano, sempre tra luce e ombra, lungo l'intera sua opera. (Italo Calvino)
Daisy Miller è una personalità terribilmente intrigante, un simbolo della vitalità e della freschezza tipiche del Nuovo Mondo, che anela all'indipendenza nel rifiuto di adeguarsi alle aspettative sociali del Vecchio Mondo europeo. (Peter Bogdanovich)

Scheda del libro «Daisy Miller»

Frasi da «Il giro di vite»

– Sono d'accordo nei riguardi del fantasma di Griffin o di quel che fosse, che l'essere apparso prima al bambino d'un'età così tenera, aggiunge alla vicenda un fascino particolare. Ma per quanto ne so, non è la prima volta che un fenomeno tanto affascinante coinvolge un bambino. Se la presenza d'un bambino dà effettivamente un altro giro di vite, che ne direste di due bambini? (Douglas: p. 4)
Era incredibilmente bello, e la signora Grose non aveva esagerato: davanti a lui ogni cosa veniva cancellata da uno slancio di appassionata tenerezza. ciò che fin dal primo momento mi rapì il cuore fu qualcosa di celeste, qualcosa che non avevo mai trovato, allo stesso grado, in altri bambini: la sua tranquilla, indescrivibile aria di non conoscere altro al mondo che l'amore. (Signorina Giddens: cap. III, p. 27)
Certo, in teoria tutti concordavamo ch'egli dovesse prender lezioni da me durante quell'incantevole estate, ma ora mi rendo conto che, per intere settimane, fui io piuttosto a ricevere lezioni. Imparai qualcosa – certamente all'inizio – che non avevo appreso nella mia vita modesta e limitata: imparai a divertirmi, e perfino a saper divertire, e a non pensare all'indomani. Era la prima volta, in un certo senso, che mi accorgevo dello spazio e dell'aria e della libertà, di tutta la musica dell'estate e dei misteri della natura. (Signorina Giddens: cap. III, p. 29)
Oso dire che mi consideravo, in poche parole, una giovane eccezionale, e mi confortava la certezza che ciò sarebbe stato sempre più chiaro a tutti. Bene, avevo proprio bisogno di essere eccezionale per poter affrontare le cose eccezionali che, di lì a poco, avrebbero cominciato a verificarsi. (Signorina Giddens: cap. III, p. 31)
Lo so, mi sto comportando come una pazza, ed è un miracolo che non lo sia davvero. Quello che ho visto io, vi avrebbe fatta impazzire, ma ha reso me soltanto più lucida, mi ha fatto comprendere molte altre cose. (Signorina Giddens: cap. XII, p. 95)
Si fanno vedere solo attraverso le cose, per così dire, o al di là di esse... in strani luoghi e in punti elevati, sulla cima delle torri, sui tetti delle case, fuori delle finestre, sulla sponda opposta degli stagni; ma c'è un sottile proposito, da entrambe le parti, di accorciare le distanze e superare l'ostacolo; e il successo dei tentatori è soltanto questione di tempo. Non hanno che da insistere nelle loro tentazioni. (Signorina Giddens: cap. XII, p. 96-97)
[...] una donna può sempre leggere in un'altra donna [...] (Signorina Giddens: cap. XII, p. 98)

Scheda del libro «Il giro di vite»

Frasi da «L'americano»

Newman guardò per qualche istante la signora Tristram, lisciandosi i baffi.
«È una vera bellezza?» domandò.
«No»
«Oh, allora è inutile...»
«Non è una bellezza, ma una donna bellissima: due cose assai diverse. Una bellezza non ha difetti sul volto; il volto di una donna bellissima può avere dei difetti che non fanno che rendere più profondo il suo fascino». (1988, p. 49)
Il gentiluomo sul divano era un formidabile esemplare americano. Ma non si limitava ad essere un bell'americano; era in primo luogo, fisicamente, un bell'uomo. (1993, p. 19)
Come dice il proverbio francese, la più bella donna del mondo può dare soltanto ciò che possiede. (1993, p. 40)
Non è una bellezza, ma è bella, due cose molto diverse. Una bellezza ha un viso impeccabile, mentre il viso di una bella donna può avere difetti che servono soltanto a intensificare il suo fascino. (1993, p. 43)
Monsieur sa bene com'è Parigi. Una città pericolosa per la bellezza, quando la bellezza non possiede un sou. (1993, p. 47)
Io trovo che si riesce a derivare molto più piacere da questa malinconica esistenza se non si guarda troppo per il sottile. (1993, p. 73)
La gente è superba soltanto quando ha qualcosa da perdere, e umile quando ha qualcosa da guadagnare. (1993, p. 80)

Scheda del libro «L'americano»

Dicono di «L'americano»

Da buon melodramma – e L'americano lo è, senza equivoci o remissioni, con tutti gli elementi esteriori del feuilleton, non ancora sublimati nella metafora come sarà nelle fasi successive dell'opera jamesiana: un castello sinistro, un duello, un delitto segreto, una confessione sul letto di morte, un'eroina che si chiude, sepolta viva, tra le mura di un convento situato in rue de l'Enfer – il romanzo abbonda in contrapposizioni radicali e manichee, bianco contro nero, buoni contro malvagi, innocenza americana contro raffinate crudeltà europee, una mappa perfetta di quel mondo diviso in due che Peter Brook ci descrive ammirevolmente nel suo L'immaginazione melodrammatica. (Guido Fink)

Scheda del libro «L'americano»

Frasi da «Ore italiane»

Genova è il viluppo topografico più intricato del mondo e anche una seconda visita vi aiuta poco a dipanarlo. Nelle meravigliose strade genovesi curve, tortuose, ripide, vertiginose, misteriose, il visitatore è realmente e totalmente immerso nel tradizionale bozzetto italiano. (p. 142)
Credo che l'orgoglio della città sia il porto, con la sua grande capacità e che il testamento dell'ultimo duca di Galliera, il quale ha lasciato quattro milioni di dollari per il suo ampliamento e per il miglioramento delle attrezzature, ne farà senza dubbio uno dei più grandi scali commerciali di Europa. (p. 142)
In primo luogo avevo trovato il mio albergo, il Croce di Malta, molto accogliente, sistemato com'era in un gigantesco palazzo sul bordo della rada brulicante e non molto pulita. Era la casa più grande in cui fossi mai entrato, solo il pianterreno avrebbe potuto contenere una dozzina di caravanserragli americani. Nell'ingresso incontrai un signore americano, il quale, e ne aveva in realtà pieno diritto, era seccato per quelle dimensioni fastidiose – ci voleva un quarto d'ora per salire dal piano terra – e desiderava sapere se esistevano a Genova degli alberghi «un po' più semplici». L'edificio costituisce un eccellente esempio di architettura genovese; per quanto abbia potuto osservare vi erano poche case più piccole di questo titanico hotel. (p. 143)
Come ho accennato, Genova è la più tortuosa e incoerente delle città; distesa qua e là sui fianchi e sulle creste dei dodici colli, è segnata da precipizi e burroni che sono irti di quegli innumerevoli palazzi per i quali, fin dalla prima volta che ci siamo stati, abbiamo udito che il luogo è famoso. Questi grandi edifici, con quelle forme variegate e un po' sbiadite, innalzano i loro enormi cornicioni ornamentali ad altezze vertiginose, dove, in un certo modo indescrivibilmente disperato e pieno di desolazione, sorpassandosi l'un l'altro, sembrano riflettere lo sfavillio e lo splendore del caldo Mediterraneo. Giù a pianterreno, nelle vie strette e senza sole, la gente si muove di un moto perpetuo, andando e venendo, oppure fermandosi sugli ingressi cavernosi o sulla soglia dei negozi bui e affollati, parlando, ridendo, chiacchierando, lamentandosi, vivendo la propria vita in quel modo fatto di conversazione che è tipicamente italiano. (pp. 143-144)
Qui tutti sono magnificamente abbronzati e vi è un gran numero di quei tipi bizzarri, color del mogano, marinai dal torace nudo con orecchini e cinture cremisi, che sembrano popolare un porto del sud con il coro di "Masaniello". (p. 146)
Né tutti i palazzi si allineano su buie stradine; i più belli e i più impressionanti formano una splendida sequenza lungo entrambi i lati di due strade molto ben tenute, su cui si aprono, accanto ai grandi portoni d'ingresso, diverse rimesse per tiri a quattro. Molti di questi sono aperti e svelano all'interno imponenti scalee di marmo con balaustre in forma di leoni accucciati e cortili pomposi circondati da muri di un tenero giallo solare. (p. 146)
Uno di questi grandi edifici è tinteggiato di un bel rosso e ospita in particolare quella gente importante di cui ho parlato poc'anzi. Essa in verità vive al terzo piano, ma qui hanno una fuga di stupende sale dipinte e dorate, nelle quali affreschi prospettici coprono i soffitti a volta, mentre ricche modanature danno rilievo alle ampie pareti. Gli eccellenti locatari portano il nome di Van Dyck, sebbene siano membri della nobile famiglia di Brignole-Sale, un rampollo della quale, la duchessa di Galliera, ha da ultimo dato prova della sua nobiltà, facendo dono della galleria di Palazzo Rosso alla città di Genova. (pp. 146-147)
Si tratta forse del punto, nell'intera Ravenna, dove l'impressione possiede un'autorità sovrana ed una grande forza emotiva. [...] Su entrambi i lati e dinnanzi a voi, attraverso la luce fioca, si scorgono appena tre enormi sarcofagi barbarici che contengono i resti di altissimi personaggi del basso impero. È come se la storia si fosse nascosta sotto terra per sfuggire alle ricerche e voi l'aveste felicemente riportata alla luce. Sulla destra trovano ricetto le ceneri dell'imperatore Onorio e al centro quelle di sua sorella Galla Placidia, una donna che credo debba aver trascorso una vita decisamente avventurosa. Dall'altra parte sono sepolte le ossa di Costanzo III. Il luogo potrebbe assomigliare ad una piccola grotta naturale, striata di minerali luminescenti; c'è qualcosa di assolutamente spaventoso a sostare in silenzio così vicino a questi tre fantasmi imperiali. L'ombra del gran nome romano si stende su quei giganteschi sepolcri e dimora per l'eternità dentro quelle anguste pareti. (da Ravenna, 2020, pp. 420-421)

Scheda del libro «Ore italiane»

Frasi da «Ritratto di signora»

È sciocco dubitar di sé stessi come sarebbe dubitare del proprio miglior amico: anzi si deve cercare di essere il proprio migliore amico e di vivere così in eletta compagnia. (p. 48)
Uno non rinuncia al suo paese come non rinuncia alla sua nonna: sono ambedue istituzione antecedenti alla sua scelta: elementi del complesso della sua vita che non possono esser completamente eliminati. (p. 86)
Chiamo ricca la gente ch'è in grado di realizzare gl'impulsi della propria immaginazione. (p. 177)
Quando un'amicizia cessa di crescere, comincia immediatamente a declinare, non essendoci alcun punto di equilibrio tra il piacer di più e il piacer meno. (p. 315)
[…] essendo infatti uno degli svantaggi dell'esprimere avversione, che voi non potete godere nello stesso tempo il credito dell'esprimer simpatia. (p. 484)
Se non siamo buoni americani, siamo certamente europei meschini.
Citato in AA.VV., Il libro della letteratura, traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 186. ISBN 9788858024416

Scheda del libro «Ritratto di signora»

Frasi da «Roderick Hudson»

Stare a Roma e non far mai una passeggiata a piedi, sarebbe, mi sembra, poco divertente. (p. 251)
Ogni persona porta nella sua religione le caratteristiche della sua natura. (p. 254)
La chiesa cattolica era un tempo la più superba istituzione del mondo, e s'imponeva alle anime umane. Se in un organismo così potente si scoprono imperfezioni, che fede possiamo avere nelle nostre piccole idee e filosofie? Che cosa è bene e cosa è male? Qual è la cosa che realmente importa? Qual è una giusta regola di vita? (p. 255)
Napoli – una città dove il «piacere» è attivamente coltivato. (p. 268)
La civiltà di una nazione dovrebbe essere misurata in base alla deferenza verso il sesso debole. (p. 274)
Uno scultore non è un sarto. (p. 275)
Mi piacerebbe dirvi questo: siate come siete, siate come volete, ma qualche volta fate come vi dico io. (p. 302)
Se non fossi venuto a Roma, non mi sarei mai innalzato, e se non mi fossi innalzato, non sarei caduto. (p. 384)
Portatemi via da questa terribile Italia, dove ogni cosa mi deride, mi rimprovera, mi tormenta, mi elude. Via da questa terra di bellezza impossibile!
Citato in Mario Praz, Cronache letterarie anglosassoni: volume 2, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1950, p. 274.

Scheda del libro «Roderick Hudson»

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026