Ritratto di Henry Miller
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Frasi

Frasi di Henry Miller

74 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 74 citazioni di Henry Miller, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Henry Miller (scrittore, pittore e saggista statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Henry Miller

Agli inizi era la Parola. L'uomo ne dà rappresentazione. Ma l'attore non è lui; lui è solo la rappresentazione.
Da Il mondo del sesso.
Aveva un'ossessione per Rembrandt, che idolatrava... ora sembra addomesticato, come se stesse cercando di riprendersi dalla vita selvaggia di altri giorni. Esita a salutarti per strada, teme che tu ti possa avvicinare troppo. Quando apre bocca è per dire quanto fa caldo o freddo.
Citato in Soutine, il ribelle che fece di una carcassa la propria musa, pangea.news, 18 gennaio 2021.
Che mondo meraviglioso, un mondo terribile e splendido, quello di Isaac Bashevis Singer, Dio lo benedica!
Citato in Isaac Bashevis Singer, Come mai Dio non è vegetariano? Intervista di Matteo Bellinelli. Con i discorsi per il Premio Nobel, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2005, quarta di copertina. ISBN 88-7713-431-3
Confusione è parola inventata per indicare un ordine che non si capisce.
Da Tropico del Capricorno, in Opere.
Direi che succede tutto negli attimi di calma, di silenzio, mentre cammini o ti radi o giochi a qualcosa, persino mentre parli con qualcuno che non ti suscita grande interesse. Lavori tutto il tempo, la tua mente lavora, a quel problema nel retro del tuo cervello.
Citato in Corriere della Sera, 30 marzo 2010.
In un giorno come oggi capisco quel che vi ho già ripetuto cento volte: che non c'è niente di sbagliato al mondo. Quel che è sbagliato è il nostro modo di guardarlo.
Citato in Laura Quieti, Il segreto di Gaia, Pierre Congress, Pescara, 1994.
In una sala di specchi non c'è modo di voltare le spalle a te stesso.
Da Tropico del Capricorno.
L'arte di scrivere non la perdiamo mai, ma ciò che perdiamo, a volte, è l’arte di leggere.
Da I libri nella mia vita. Citato in Stefano Lanuzza, Non è mai troppo presto. Antimanuale di scrittura e lettura, Stampalternativa.
L'occhio di Parigi.
Citato in Mario Dondero con Emanuele Giordana, Lo scatto umano: Viaggio nel fotogiornalismo da Budapest a New York, Gius. Laterza & Figli, 2014, Anteprima Google ISBN 9788858113974
La storia del mondo è la storia di pochi privilegiati.
Da Sunday after the War; citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894
Ogni uomo con la pancia piena di classici è un nemico della razza umana.
Da Tropico del Cancro, in Opere.

Il colosso di Maroussi – Citazioni

In Grecia le rocce sono eloquenti: gli uomini possono cadere morti, ma le rocce mai. (p. 53)
Dovremo sapere un giorno che cosa voglia dire avere vita eterna: quando avremo cessato di assassinare. (p. 87)
Il crimine contiene l'enigma, così profondo come la salvezza medesima. (p. 87)
Gli uomini che non credono in nulla scrivono tomi su divinità che non sono mai esistite. (p. 87)

Il giudizio del cuore

L'arte non insegna nulla se non il significato della vita. (Riflessioni sulla scrittura)
L'ideale americano è la gioventù – una gioventù avvenente e vuota. (Raimu)
Lo scopo della vita è vivere, e vivere significa essere consci, gioiosamente, ebbramente, serenamente, divinamente consci. (Morte creatrice)
Occorre dare un senso alla vita per il semplice fatto che essa non ha senso. (Morte creatrice)

Il tempo degli assassini – Citazioni

Rimbaud dalla letteratura passò alla vita: io ho fatto il contrario.
Per quanto avventuriero, Rimbaud era tuttavia ossessionato dall'idea di raggiungere la libertà, che egli traduceva in termini di sicurezza economica.
Un altro spettro lo ossessionò giorno e notte: il servizio militare.
Sin dall'infanzia, egli [Rimbaud] era stato un fanatico, un tipo a cui toccava andare a fondo, o di morire. In ciò consiste la sua purezza, la sua innocenza.
Rimbaud è più vicino al matematico e allo scienziato che al poeta del nostro tempo.
Il solo di cui la tragedia si apparenti strettissimamente con quella di Rimbaud è Vincent Van Gogh.
C'è un passo di Una Stagione all'Inferno (il capitolo intitolato «L'Impossibile») che offre, si direbbe, la chiave per caratterizzare la lancinante tragedia descritta dalla vita di Rimbaud. [...] Come Lucifero, Rimbaud arriva a farsi scacciare dal Paradiso, il Paradiso della Giovinezza. E non è debellato da un Arcangelo, bensì dalla propria madre, che per lui impersona l'autorità.
«Quando andremo?» domanda. «Quando andremo... a salutare la nascita del lavoro nuovo, la nuova saggezza, la fuga dei titani e dei demoni, la fine della superstizione, ad adorare – per primi! – il Natale sulla terra?» Come ricordano, queste parole, il contemporaneo che egli non conobbe mai: Nietzsche!
Quale rivoluzionario ha proclamato la via del dovere in modo più chiaro e incisivo?
[Rimbaud] non tentava di instaurare una nuova scuola artistica [...] indicava l'unione tra l'arte e la vita, componeva lo scisma, risanava la ferita mortale.
Nel fulcro di questa ruota che dardeggia luce sugli spazi deserti, Blake e Nietzsche regnano come sfavillanti stelle doppie; il loro messaggio è ancora così nuovo che pensiamo ad essi in termini di pazzia. Nietzsche ricombina tutti i valori esistenti; Blake plasma una nuova cosmogonia. Per molti aspetti Rimbaud è vicino a entrambi.
Rimbaud fu un suicida vivente. Tanto più insopportabile per noi.
Col rifiutarsi di nominare, definire o delimitare il vero Iddio, stava sforzandosi di creare quella che potrebbe chiamarsi la plenitudine del vuoto, dove l'immaginazione di Dio possa mettere radici. Non ha la grossolanità o la familiarità del prete che conosce Dio e gli parla tutti i giorni. Rimbaud sapeva che c'è una più alta comunione dello spirito con lo spirito.

Incubo ad aria condizionata

I ciechi guidano i ciechi. È il sistema democratico.
Il musicista ha uno strumento con cui lavorare, il chirurgo ha i suoi arnesi, l'architetto i suoi piani, il generale le sue pedine, l'idiota la sua idiozia, chi soffre ha tutto nell'universo tranne il sollievo.
L'artista è, in primo luogo, uno che ha fiducia in se stesso.
La musica è un ottimo narcotico, se non la prendi troppo sul serio.
Un prigioniero non ha sesso. È l'eunuco particolare di Dio.

Primavera nera – Citazioni

Ciò che non è in mezzo alla strada è falso, derivato, vale a dire: letteratura. (1968)
Il mondo è lo specchio di me morente. (1968)
Svuotare la vescica gonfia è una delle grandi gioie umane. (1968)
Come essere umano che va in giro al crepuscolo, all'alba, a strane ore, a ore impossibili, il senso di essere solo e unico mi fortifica a un punto tale che quando cammino in mezzo alla folla e non mi sento più un essere umano ma una semplice macchia, uno sputo, comincio a pensare a me stesso solo nello spazio, creatura unica e sola circondata dalle più belle strade vuote, bipede umano che s'aggira tra grattacieli quando tutti gli abitanti della città sono fuggiti, e sono solo allora e cammino e canto e regno sulla terra. (2000; p. 25)
Che importa? Se un ritratto comincia male è perché non stai descrivendo la donna che hai in mente: stai pensando a quelli che vedranno il ritratto anziché alla donna che posa per te. Prendi Van Norden — già, lui è un altro caso. Sono due mesi che tenta di cominciare quel suo romanzo. Ogni volta che lo vedo ha pronto un nuovo inizio. (2000; p. 36)
Ciò che mi colpì, lì nell'orinatoio dalle parti dei giardini del Lussemburgo, fu quanto poca importanza ha il contenuto del libro. E il momento in cui lo si legge che importa, è il momento che contiene il libro, il momento che definitivamente e per sempre colloca il libro nell'ambiente vivo di una stanza. (2000; p. 43)
Oh i meravigliosi intervalli al gabinetto! A essi devo la mia conoscenza di Boccaccio, Rabelais, Petronio, dellAsino d'Oro. Tutte le mie valide letture, si può dire, furono fatte al gabinetto. Nel peggiore dei casi, Ulisse o un romanzo giallo. Ci sono passi nellUlisse che si possono leggere soltanto al gabinetto, se si vuole gustare appieno il piacere che essi danno. (2000; p. 45)
Proprio sotto al culo del cavallo, là dove la groppa inizia e termina, e là dove Salvador Dalì molto probabilmente avrebbe piazzato una sedia Louis Quinze o una molla d'orologio, comincio a disegnare con tratti liberi e disinvolti una paglietta, un chapeau melon. (2000; p. 62)
La stalla sta sui cavalli e i cavalli stanno nell'urina calda, e ogni tanto fremono e agitano la coda e scorreggiano e nitriscono. La stufa brilla come un rubino, l'aria è azzurra di fumo. Le bottiglie stan sotto al tavolo, sulla credenza, nel lavandino. George lo Scemo cerca di grattarsi il collo con una manica vuota. (2000; p. 101)
L'intera mia vita si dispiega in una mattina ininterrotta. Scrivo dal nulla ogni giorno. Ogni giorno un mondo nuovo è creato, nuovo e separato e completo, e lì sono io, tra le costellazioni, dio così pazzo di sé da non far nulla se non cantare e plasmare nuovi mondi. Intanto il vecchio universo se ne va in pezzi. Il vecchio universo somiglia a un laboratorio di sartoria nel quale si stirano pantaloni e si smacchiano brachette e si cuciono bottoni. Il vecchio universo odora come una cucitura bagnata che riceve il bacio di un ferro rovente. (2000; p. 109)
Non è né giorno né notte. È l'alba che viaggia a brevi onde al battito delle ali di un albatro. I suoni che mi giungono sono attutiti, rimbombanti, smorzati, come se i travagli dell'uomo si svolgessero sott'acqua. Sento la marea che si ritrae ma non ho paura di essere risucchiato, sento le onde che sciabordano ma non ho paura d'affogare. Cammino tra i relitti e i rottami del mondo, ma i miei piedi non sono contusi. Non c'è limite al cielo né divisione tra terra e mare. Mi muovo tra chiusa e orifizio con piede instabile, che scivola. Non annuso niente, non odo niente, non vedo niente, non avverto niente. Supino o prono, di fianco come il granchio o a spirale come un uccello, tutto è beatitudine vellutata e indifferenziata. (2000; p. 152)
Il locale era molto angusto e c'erano cartelli dappertutto: «Il Signore è il Mio Pastore, io non mancherò di niente» eccetera. Quello che saltava agli occhi più di tutti stava sopra al pulpito: «Non sputate sul pavimento». (2000; p. 202)
E lo scopo di tutto questo? Dimostrare ciò che non è stato ancora dimostrato, e cioè che
Avanzando verso la cima della montagna, studio le sagome rigide dei vostri edifici che domani crolleranno e stramazzeranno tra nubi di fumo. Studio i vostri programmi di pace che si concluderanno in una grandine di pallottole. Studio le vostre lucenti vetrine piene zeppe d'invenzioni di cui domani non sapremo che farcene. Studio le vostre facce consunte intaccate dal lavoro, i vostri piedi piatti, i vostri stomaci collassati. Vi studio individualmente e presi nello sciame – e come puzzate, tutti quanti! Puzzate come Dio e il suo amore pietoso e la sua saggezza. Dio il divoratore di uomini! Dio lo squalo che guizza con i suoi parassiti! (2000; pp. 225-226)

Sexus

Il sesso è una delle nove ragioni della reincarnazione. [...] Le altre otto sono prive di importanza.
L'uomo eternamente turbato dai problemi dell'umanità, o non ha problemi suoi o si è rifiutato di affrontarli.
Le critiche sincere non significano nulla: quello che occorre è una passione senza freni, fuoco per fuoco. (cap. II)
Nessuno metterebbe una sola parola sulla carta se avesse il coraggio di vivere ciò in cui crede.
Parole, frasi, idee, non importa quanto sottili o ingegnose, i voli più folli della poesia, i sogni più profondi, le visioni più allucinanti, non sono altro che rozzi geroglifici cesellati nella sofferenza e nel dolore per commemorare un evento non comunicabile.
Arrendersi nel modo più assoluto e incondizionato alla donna che si ama significa spezzare ogni legame tranne il desiderio di non perderla, ed è quello il legame più terribile di ogni altro.
[...] mi sentivo completamente riposato, puro di cuore, e ossessionato da un'dea fissa... possederla ad ogni costo.
Le ambizioni che potevo aver avuto un tempo si erano dileguate; non esisteva più nulla che io volessi fare.
L'assenza di lei mi cancella.
Voglio leccarle la carne dalle ossa.
Conversammo liberamente e in modo comprensivo. Non seppi di lei, e della sua vita, nulla di più di quanto avessi saputo prima, non a causa di una qualsiasi segretezza da parte sua, ma perché il momento era troppo pieno e né il passato né il futuro sembravano importanti.

Frasi da «Tropico del Cancro»

Voi mi dareste fastidio? No, beati scarafaggi, non mi date fastidio. Voi mi nutrite. State seduti l'uno accanto all'altro e io so che fra voi c'è un abisso. La vostra vicinanza è la vicinanza dei pianeti. Io sono il vuoto in mezzo a voi. Se io me ne vado, non vi resta più vuoto in cui nuotare. (1987, p. 39)
La madama è in piedi accanto al bidet e impreca e sputa. Ci sono anche le ragazze, con le salviette in mano. Ci siamo tutti e cinque, a guardare il bidet. Nell'acqua galleggiano due stronzi enormi. La madama si china e ci mette sopra una salvietta. "Terribile! Terribile!" geme. "Mai visto una cosa cosí! Maiale. Sporco porcello!"
Il ragazzo indù mi guarda con aria di rimprovero. "Dovevi dirmelo!" fa. "Non sapevo che non sarebbe passata. Ti ho chiesto dove andare e tu mi hai detto di farla lí." Sta quasi per piangere. (1987, p. 97)
Il mondo deve diventare carne; l'anima ha sete. Su qualunque crosta mi si fermi l'occhio, io voglio piombarci sopra, e divorare. Se vivere è il meglio che ci sia, allora voglio vivere, a costo di diventare cannibale. Finora ho cercato di salvare la mia pellaccia preziosa, ho cercato di conservare i pochi pezzi di carne che mi nascondono le ossa. Ne ho abbastanza. Ho raggiunto i limiti della sopportazione. Son con la schiena al muro; non posso ritrarmi più indietro. Per ciò che riguarda la storia sono morto. Se c'è qualcosa rimasto alle mie spalle, dovrà balzare all'indietro. Ho trovato Dio, ma è insufficiente. Io sono morto solo spiritualmente. Fisicamente sono vivo. Moralmente sono libero. Il mondo da cui mi son staccato è un serraglio. Erompe l'alba su di un mondo nuovo, una giungla in cui gli spiriti magri vagano con artigli aguzzi. Se io sono una iena, sono una iena magra e affamata: vado a ingrassarmi. (1987, p. 103)
"Va bene, se è così, la chiavo, se non la vuoi chiavare tu. Diglielo. Ma sii accorto però. Con una donna così bisogna andarci piano. Portami da quelle parti e lascia che le cose si combinino da sé. Fammi un mucchio di elogi. Fai anche il geloso... Merda, magari la si chiava insieme… andiamo nei bei posti e si mangia insieme... si va in macchina e a caccia, coi bei vestiti addosso. Se vuole andare al Borneo, facciamoci portare. Nemmeno io so sparare, ma questo non conta. Non importa nemmeno a lei. Lei vuole soltanto farsi chiavare, e basta. Tu seguiti a parlare delle sue braccia. Mica c'è bisogno di guardarle di continuo le braccia, no? […]." (1987, p. 117)
In Whitman tutto il mondo americano prende vita, il passato e il futuro, la nascita e la morte. Tutto quel che c'è di valido in America, l'ha espresso Whitman, e non c'è altro da dire. Il futuro appartiene alla macchina, ai robot. Egli, Whitman, fu il Poeta del Corpo e dell'Anima. Il primo e l'ultimo poeta. Oggi è quasi indecifrabile, un monumento coperto di rozzi geroglifici, per i quali non c'è chiave. (1987, p. 227)
Goethe era un rispettabile cittadino, un pedante, un noioso, uno spirito universale, ma segnato col marchio di fabbrica tedesco, l'aquila bicipite. La serenità di Goethe, la sua tranquilla, olimpica disposizione, non è altro che il sonnolento stupore di una divinità borghese tedesca. (1987, p. 228)
Pure, non riesco levarmi di mente lo scarto che c'è fra idee e vita. Uno scarto permanente, per quanto noi cerchiamo di celarlo con lucida tenda. E non va. Le idee debbono sposarsi all'azione; se in loro non vi è sesso, non vita, non c'è azione. Le idee non possono esistere da sole nel vuoto del pensiero. Le idee sono in rapporto con la vita: idee di fegato, idee di reni, idee interstiziali, ecc. Se fosse stato sol per amore di un'idea, Copernico non avrebbe infranto il macrocosmo esistente e Colombo non avrebbe dato alla fonda nel Mar dei Sargassi. L'estetica dell'idea produce vasi di fiori e i fiori si mettono alla finestra. Ma se non c'è né pioggia né sole a che serve mettere i fiori alla finestra? (1987, p. 230)
Se un umano mai osasse tradurre tutto quello che ha nel cuore, mettere giù quella che è la sua vera esperienza, quel che è veramente verità, io credo che allora il mondo andrebbe infranto, che si sfascerebbe in frantumi, e né dio, né accidente, né volontà potrebbe mai radunare i pezzi, gli atomi, gli elementi indistruttibili che componevano il mondo. (1987, p. 236)
Una volta pensavo che essere umano fosse la maggior meta dell'uomo, ma oggi vedo che questo significa distruggermi. Oggi mi vanto di poter dire che sono disumano, che appartengo non agli uomini e ai governi, che non ho nulla a che fare coi credi e coi principî. Non ho nulla a che fare con la cigolante macchina dell'umanità – io appartengo alla terra! (1987, p. 240)
Occorreva qualcosa per rimettermi in accordo con me stesso. Ieri sera l'ho scoperta: Papini. A me non importa se è sciovinista, o un meschino bigotto o un pedante di vista corta. Come fallito è una meraviglia.
Citato in Raoul Bruni, Papini. In margine a una ristampa, Paragone, anno LXII, terza serie, numero 96-97-98 (738-740-742), agosto-dicembre 2011.

Scheda del libro «Tropico del Cancro»

Dicono di Henry Miller

Entro un cerchio ristretto (la vita familiare e forse anche i sindacati e la politica locale) egli si sente padrone del proprio destino, benché di fronte ad eventi più grandi sia inerme come contro gli elementi. Ben lungi dal tentare di plasmare il futuro egli lascia semplicemente che le cose accadano.
George Orwell
Il mondo descritto dal Miller è davvero la carcassa, la carogna d'una civiltà in sfacelo, rappresentata nell'orrore delle sue città squallide e tentacolari, e della vuotaggine della vita meccanizzata. Contro codesto mondo il Miller, uno fra i tanti intellettuali che han dato voce al ritorno alla primitiva sanità della razza, ha elevato la sua protesta: «Voglio morire come città per nascere come uomo».
Mario Praz
Sfuggiva da tutte le parti; era come un fuoco, un intelletto fervidissimo, non lo si poteva fermare.
Marino Marini

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026