Frasi
Frasi di Iperide
25 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 25 frasi di Iperide: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Iperide (politico e oratore ateniese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Iperide
Cittadini di Atene, non considerate soltanto se sono amaro, ma se lo sono gratis. (citato in Plutarco, Vita di Focione, X, 3; traduzione in Oratori attici minori, p. 12)
Finché sei mio amico, questo non ti farà alcun male, ma se mi diventerai nemico, t'impedirà di fare qualcosa a mio danno. (citato in Pseudo-Plutarco, Vita di Iperide, 849 E; traduzione in Oratori attici minori, p. 109)
Sappiamo che è buono, ma non abbiamo bisogno di un buon padrone. (citato in Pseudo-Plutarco, Vita di Iperide, 850 A; traduzione in Oratori attici minori, p. 109)
Orazioni
Penso che la cosa migliore sia vincere, o, nel caso dovesse accadere, cadere combattendo per una causa come quella per la quale abbiamo combattuto. (Contro Dionda, 6)
Orazioni – Citazioni
Come ho già detto parlando dinanzi al popolo, voi concedete volentieri agli strateghi ed ai rhèthores di trarre grossi vantaggi dalle loro attività pubbliche; certo non sono le leggi a consentire ciò, ma la vostra dolcezza e tolleranza. Giacché di una cosa comunque vi preoccupate: che il denaro che questi rubano non venga rubato contro i vostri interessi ma per favorirvi. In particolare per quel che riguarda Demostene e Demade ho calcolato che, tra decreti e progenie, hanno intascato all'incirca settanta talenti ciascuno, a parte quello che hanno ricevuto dal re di Persia ed Alessandro. Eppure non è bastato loro tutto questo, Hanno addirittura voluto addirittura lucrare sul corpo stesso della città… (XXIV-XXV)
Buon cittadino non è colui che, per arrecare piccoli vantaggi, causa danni ben più gravi allo stato, né chi, procurando con mezzi ingiusti un'entrata momentanea, rovina le entrate legittime dello stato; bensì chi si preoccupa degl'interessi futuri della patria, della concordia dei cittadini e della vostra fama. Beni, questi, di cui alcuni non si curano, ma spogliando gl'imprenditori delle loro entrate, si dan merito di procurarle allo stato, mentre in realtà è penuria di entrate che essi preparano. (37; traduzione in Oratori attici minori, p. 193)
Come i nostri corpi hanno bisogno della massima cura nelle loro infermità, così anche le città hanno bisogno del massimo riguardo nelle loro sventure. (frammento X; traduzione in Oratori attici minori, p. 199)
era insignificante fisicamente a causa della sua magrezza. (frammento conservato da Ateneo di Naucrati, Deipnosofisti, XII, 552 d; traduzione in Oratori attici minori, p. 201)
Dei tiranni nessuno mai, dopo morto, è ritornato in vita, mentre molte città, anche dopo essere state rase al suolo, hanno riacquistato vigore e potenza. (7; traduzione in Oratori attici minori, p. 205)
Orazioni – Di orazioni identificate
Ché altro è il tempo adatto per discutere e persuadere; ma quando il nemico armato è in vista, bisogna resistergli con le armi e non con le parole. (Contro Aristogitone, fr. 39a Jensen, conservato da Publio Rutilio Lupo in De figuris sententiarum et elocutionis, II, 12; traduzione in Oratori attici minori, p. 270)
E le leggi che vietavano ciò non le leggevi? Non potevo, perché le armi dei Macedoni, standomi davanti, me ne nascondevano il testo. (Contro Aristogitone, fr. 27 Jensen, conservato da Publio Rutilio Lupo in De figuris sententiarum et elocutionis, I, 19; traduzione in Oratori attici minori, p. 269)
Gli oratori sono simili ai serpenti; infatti i serpenti sono tutti odiosi, ma, anche tra essi, alcuni, le vipere, sono nocivi agli uomini, mentre altri, le parie, divorano perfino le vipere. (Contro Demade, fr. 80 Jensen, conservato da Arpocrazione in Lessico dei dieci oratori, voce παρεῖαι ὄφεις; traduzione in Oratori attici minori, p. 281)
I temerari fanno ogni cosa senza riflessione; ma i coraggiosi riflettono sui pericoli al loro sopraggiungere e li affrontano intrepidamente. (Citniaco, fr. 117 Jensen, conservato dalla Suda, voce θαρραλέον; traduzione in Oratori attici minori, p. 291)
Quando tenti di ingannare l'opinione degli altri, tu illudi soltanto te stesso. Infatti non convinci nessuno quando in luogo di astuto di dici saggio, in luogo d'impudente energico, in luogo di avaro parsimonioso amministratore del tuo patrimonio, in luogo di malevolo severo. Non c'è vizio di cui tu possa vantarti lodandolo come virtù. (Contro Aristofonte, fr. 44 Jensen, conservato da Rutilio Lupo in De figuris sententiarum et elocutionis, I, 4; traduzione in Oratori attici minori, p. 271)
Orazioni – Di orazioni non identificate
Due sono i motivi per cui gli uomini si astengono dalle colpe: la paura e la vergogna. (fr. 210 Jensen, conservato da Massimo il Confessore in Loci communes, col. 729 Migne; traduzione in Oratori attici minori, p. 313)
È nei primi stadi che bisogna sbarrare la via ai delitti; una volta che il male abbia messo radici e sia divenuto vecchio come un'infermità congenita, è difficile estinguerlo. (fr. 204 Jensen, conservato da Giovanni Stobeo in Florilegio, IV, 5, 63 ed. Wachsmuth-Hense; traduzione in Oratori attici minori, p. 311)
L'avaro e il dissipatore hanno un solo e medesimo difetto. Entrambi non sanno far uso del denaro e per entrambi esso è motivo di infamia. Perciò con ragione entrambi ricevono uguale castigo, perché ugualmente non sono degni di possedere. (fr. 216 Jensen, conservato da Rutilio Lupo in De figuris sententiarum et elocutionis, II, 9; traduzione in Oratori attici minori, pp. 313 e 315)
L'uomo buono deve mostrare nelle sue parole come pensa e nelle sue opere come agisce. (fr. 208 Jensen, conservato da Giovanni Stobeo in Florilegio, IV, 23, 34 ed. Wachsmuth-Hense; traduzione in Oratori attici minori, p. 313)
Nessuna maleducazione è più grave dell'ingiuriare. (fr. 211 Jensen, conservato da Massimo il Confessore in Loci communes, col. 729 Migne; traduzione in Oratori attici minori, p. 313)
Nessun segno dell'animo gli uomini recano impresso sul volto. (fr. 196 Jensen, conservato da Clemente Alessandrino in Miscellanea, VI, II, 18, 8 ed. Stählin; traduzione in Oratori attici minori, p. 311)
Dicono di Iperide
Gli parve bello consacrare l'opera educatrice ed incivilitrice della democrazia ateniese, ormai declinante dinanzi ad un regime di ottimati protetti dalle sarisse nemiche, con la proclamazione in extremis di una universale libertà, dell'uguaglianza di tutti davanti al pericolo, alla patria e alla morte.
Iperide, quest'avvocato abile, questo parlatore elegante, questo politico molto mediocre, vissuto fuor della tradizione civile ateniese e punto pensoso di problemi sociali, non pare l'uomo spiritualmente più incline a drizzarsi d'un tratto banditore d'una campagna antischiavistica.
Non c'è nessuno che provi paura, leggendo Iperide. (Trattato del Sublime)
Se i pregi venissero giudicati in base al numero, e non alla grandezza, Iperide stesso, in questo modo, sarebbe in tutto superiore a Demostene. (Trattato del Sublime)
Si dice che abbia superato tutti nell'oratoria politica, e da alcuni viene anteposto a Demostene.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026