Frasi
Frasi di Jacopo Sannazaro
13 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 13 frasi di Jacopo Sannazaro: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Jacopo Sannazaro (poeta e umanista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Jacopo Sannazaro
Giace in questa tomba Lucrezia di nome, ma di fatto / Taide: di Alessandro figlia, sposa, nuora.
Mergelina vale; nostri memor et mea flentis / serta cape, ehu! domini munera avara tui. (citato in prefazione ad Arcadia, a cura di Enrico Carrara)
Per ricevere scorno in questa età , mi perdoni la Santità Sua , s'io fusse in ponte di Sant'Angelo mi voltaria indietro; che certo sono stato più giovene e di tali pasti non fui mai usato: meno mi porranno piacere adesso. (citato in prefazione ad Arcadia, a cura di Enrico Carrara)
Frasi da «Arcadia»
Selvaggio ed Ergasto.
Selvaggio: Ergasto mio, perché solingo e tacito / pensar ti veggio? Oimè, che mal si lassano / le pecorelle andare a lor ben placito. / Vedi quelle che 'l rio varcando passano; / vedi quei duo monton che 'nsieme correno, / come in un tempo per urtar s'abassano. / [...] A dire il vero oggi è tanta l'inopia / di pastor, che cantando all'ombra seggiano, / che par che stiamo in Scitia o in Etiopia. / Or, poi che o nulli o pochi ti pareggiano / a cantar versi sì leggiadri e frottole, / deh canta omai, che par che i tempi il cheggiano.
Ergasto: Selvaggio mio, per queste oscure grottole / Filomena né Progne vi si vedono; / ma meste strigi et importune nottule. / Primavera e suoi dì per me non riedono, / né truovo erbe e fioretti che mi gioveno; / ma solo pruni e stecchi che 'l cor ledono. / Nubbi mai da quest'aria non si moveno, / e veggio, quando i dì son chiari e trepidi; / ma attendo sua ruina, e già considero / che 'l cor s'adempia di pensier più lepidi. (Prosa prima, p. 7-8, 1944)
Montano et Uranio.
Montano: Per pianto la mia carne si distilla, / sì come al sol la neve, / o com'al vento si disfà la nebbia, né so che far mi debbia. / Or pensate al mio mal qual esser deve.
Uranio: Or pensate al mio mal, qual esser deve; / che come cera al foco, / o come foco in acqua mi disfaccio; / né cerco uscir dal laccio, / sì mi è dolce il tormento, e 'l pianger gioco. (prosa seconda, p. 16, 1944)
Montano: Ecco la notte, e 'l ciel tutto s'imbruna, / e gli alti monti le contrade adombrano; / le stelle n'accompagnano e la luna. (prosa seconda, p. 18, 1944)
Logisto: O fortunato, che con altre rime / riconsolar potrai la doglia e 'l pianto. (prosa quarta, p. 36, 1944)
Logisto: Allor le rime mie fien senza pianto, / che 'l giorno non dea luce ai lieti campi, / e i sassi teman l'aura in chiusa valle. (prosa quarta, p. 37, 1944)
Ergasto sovra la sepultura
Napoli, sì come ciascuno di voi molte volte può avere udito, è ne la più fruttifera e dilettevole parte di Italia, al lito del mare posta, famosa e nobilissima città, e di arme e di lettere felice forse quanto alcuna altra che al mondo ne sia. La quale da popoli di Calcidia venuti sovra le vetuste ceneri de la Sirena Partenope edificata, prese et ancora ritiene il venerando nome de la sepolta giovene. (prosa 7, 3, 1961)
Barcinio: Vegna Vesevo, e i suoi dolor racontici. / Vedrem se le sue viti si lambruscano / e se son li suoi frutti amari e pontici. / Vedrem poi che di nubi ognor si offuscano / le spalle sue, con l'uno e l'altro vertice; / forse pur novi incendii in lui coruscano. (prosa 12, ecloga 12, 1961)
De partu Virginis – Explicit
Posilipo mi chiama all'ombra amata, / mi chiamano quei lidi, e quei Tritoni / aspersi d'acqua, e 'l vecchio Nereo e Panope, / ed Efire, e Melite, e Mergellina, / Mergellina, che sola, e più d'ogni altra / ozii grati mi appresta, e m'introduce / nei cari nascondigli, 'u son le Muse; / Mergellina, ove i a larga mano / spargendo fior novelli, idea ci danno / dei sacri boschi della Media, e dove / ella stessa mi fregia e 'l capo, e 'l crine / di più gradite e foglie. (da Del parto della vergine del Sannazzaro, , presso Domenico Sangiacomo, Napoli, 1825,
Dicono di Jacopo Sannazaro
Jacopo Sannazaro, il più gran poeta bucolico dopo Virgilio e Teocrito.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026