Frasi
Frasi di Laurence Sterne
59 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Laurence Sterne raccolte in un'unica pagina: 59 frasi, divise per libro e argomento.
Laurence Sterne (scrittore britannico). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Sermoni
Il dolore e il piacere si alternano come la luce e l'ombra.
Mostrandoci nuovi oggetti, ovverosia presentandoci i vecchi in una nuova luce, i viaggi riformano i nostri giudizi – facendoci provare le molteplici varietà della natura, ci insegnano a conoscere ciò che è buono – [...].
Solo i coraggiosi sanno come perdonare. Un vile non ha mai perdonato: non è nella sua natura.
Frasi da «Viaggio sentimentale»
Io era dianzi in pace col mondo; ma così conclusi la pace con me medesimo. (II; 1813, p. 5)
Nessuno vuol essere virtuoso a beneplacito delle contingenze — oppure uno è generoso come un altro è potente — sed non, quoad hanc — e sia che può — da che non si può logicamente discorrere sul flusso e riflusso de' nostri umori, il quale, a quanto io so, obbedirà alle medesime cause influenti nelle maree — ipotesi che ci tornerebbe spesso a men biasimo: e per dir di me solo, son certo che in più incontri mi loderei assaissimo del mio prossimo, se dicesse «che io me la intendo con la Luna, e mi governo con essa»; e non avrei colpa in ciò né vergogna; anziché «col mio proprio atto, e consenso»; e ogni colpa e vergogna sarebbe mia. (III; 1813, pp. 5-6)
Per altro l'uomo malcontento di sé comincia a sentirsi ottimamente disposto a un contratto; e questo è pure un compenso. (VI; 1813, p. 11)
È secolo questo sì ridondante di luce, che tu non trovi, non che paese, ma né cantuccio forse d'Europa, ove i raggi non s'incrocicchino e vicendevolmente non si permutino – Il sapere, in molte sue derivazioni e in più incontri, è come la musica per le vie dell'Italia ove può goderne chi nulla paga [...]. (VII; 1813, p. 19)
Ove il cuore precorra l'intelletto, libera sempre da mille travagli il giudizio. (X; 1813, p. 26)
[...] le persone gravi odiano l'amore in grazia del nome —
Gli egoisti in grazia di se stessi —
Gli ipocriti in grazia del cielo — (XVI; 1813, p. 45)
Persevera nelle gentilezze, e che le sieno dilicatissime e tacite; e non dieno tanto nell'occhio da insospettire, ma né tanto poco da essere trascurate — e di tanto in tanto un'occhiata parziale — dir pochissimo o nulla — lascia con l'amica tua la Natura, e le comporrà in cuore l'amore a suo modo. (XVI; 1813, p. 45)
Rare volte, mio buon signore, un uomo s'accinge a un'offerta di cordialità verso una donna, e che essa non n'abbia presentimento un po' prima. (Signora: XVII; 1813, p. 46)
Compiango l'uomo che può viaggiare da Dan a Bersabea ed esclama: «Tutto è infecondo!» — ed è: e tale è l'universo per chiunque non vede quanto ei sarà liberale a chi lo coltiva. (XVIII; 1813, p. 48)
Tant pis e Tant mieux sono due cardini della conversazione francese; e quel forestiero che se ne impratichirà innanzi di entrare in Parigi, farà da savio. (XIX; 1813, p. 53)
Vissi innamorato sempre or d'una principessa or d'un'altra; e così spero di vivere fino al momento ch'io raccomanderò il mio spirito a Dio; perché la mia coscienza è convinta che s'io commettessi una trista azione, la commetterei sempre quando un amore è in me spento; ed il nuovo non è per anche racceso: e nel tempo dell'interregno m'accorgo che il mio cuore fa il sordo — e mi concede a stento sei soldi da far elemosina alla miseria: però mi sollecito a rompere questo gelo — è il raccendermi e il risentirmi pieno di generosità e di benevolenza è tutto un punto: e farei di tutto, per tutti, e con tutti; purché mi persuadessero ch'io non farei peccato. (XXII; 1813, p. 59)
Tuttavia la Natura ci riserba un lenitivo soave ne' mali; ed io l'accolsi grato dalle sue mani, e m'addormentai. (XXVII; 1813, p. 73)
Il cuore ne' suoi trasporti, vuole sempre, a dispetto della ragione, dir troppo. (XXVIII; 1813, p. 76)
Per chi può difendere le proprie ragioni con l'eloquenza dell'equipaggio, e trionfare fragorosamente precorso da mezza dozzina di lacchè e da un paio di cuochi, Parigi è un'ottima piazza d'arme, ed ei potrà campeggiarla quanto è lunga e larga a sua posta. (XXX; 1813, p. 83)
Parmi che i precisi e invariabili distintivi del nazionale carattere si ravvisino più in queste minuzie , che ne' gravissimi affari di stato, ne' quali i magnati di tutti i popoli hanno dicitura e andatura sì indistintamente uniforme, ch'io per potermi scegliere più l'uno che l'altro di que' signori non isborserei nove soldi. (XXXI; 1813, p. 87)
Siate pur benedette, o lievissime cortesie! voi spianate il sentiero alla vita; voi gareggiando con la Bellezza e le Grazie che fanno alla prima occhiata germinare in petto l'amore, voi disserrate ospitalmente la porta al timido forestiero. (XXXII; 1813, p. 88)
Te! — Te, o tre volte dolce e graziosa Dea! — Te o LIBERTÀ! invocano tutti con solenni e con domestiche supplicazioni, Te che hai sapore gradito, e l'avrai finché NATURA non rinneghi se stessa — né orpello mai di parole potrà contaminare il tuo candido manto, né forza d'alchimia tramuterà in ferro il tuo scettro — Teco, e se tu gli sorridi, mentr'ei mangia il suo pane, il pastore è più beato del suo monarca dalla corte del quale tu se' sbandita. (XL; 1813, p. 128)
[...] chi si tiene dappoco, è traditore di sé stesso: la natura è avara alle volte d'alcuna difesa all'uomo; ma l'uomo butta via le altre dieci ch'essa gli ha dato. (XLIII; 1813, pp. 135-36)
Il conte avviava il discorso: si chiacchierò del più e del meno — di libri, di politica, d'uomini — finalmente di donne — Dio le benedica! diss'io, poiché se n'ebbe alquanto parlato — Dio le benedica ! la madre Eva non ha per certo verun nipote che mi pareggi in amarle: per quanti peccatucci io vada in esse scorgendo, per quante satire io ne legga, tanto e tanto io le amo; anzi ho per fermo che l'uomo il quale non abbia una specie di dilezione per tutte, non sia capace d'amarne debitamente una sola. (XLVI; 1813, p. 147)
Viaggio riposatissimo è questo mio; viaggio del cuore in traccia della natura e di que' sentimenti che da lei sola germogliano, e che ci avvezzano ad amarci scambievolmente — e ad amare una volta un po' meglio tutti gli altri mortali. (XLVI; 1813, p. 149)
Soave arrendevolezza dello spirito umano che può in un attimo secondar le illusioni le quali furano i più affannosi momenti alla tristezza ed all'ansietà! (XLVIII; 1813, p. 153)
Un homme qui rit, disse il duca, ne sera jamais dangereux. (XLVIII; 1813, p. 155)
[...] gl'inglesi, simili alle antiche medaglie tenute in disparte e maneggiate da pochi, serbano la prima impronta intagliatavi dalla mano maestra della Natura — le sono un po' ruvide al tatto — ma in compenso la loro leggenda è sì chiara, che a prima vista tu vedi ciò che vogliono dire e significare. (L; 1813, p. 161)
Che se la natura nel tessere la sua tela della benevolenza, v'ha intrecciate alcune trame di desiderio e d'amore — si dovrà dunque per istrapparle lacerar tutta quanta la tela? — Flagella codesti stoici, diss'io nel mio cuore, o grande Rettore della natura! flagellali! — in qualunque luogo la tua provvidenza vorrà cimentare la mia virtù — a qual si sia repentaglio — in ogni frangente — concedi ch'io mi risenta de' moti che ne derivano, e che mi sono proprj com'uomo — e s'io li dirigo da uomo dabbene, mi confiderò in ogni evento nella tua giustizia — perché tu, mio Dio! ci hai creati — nè ci siamo creati da noi. (LII; 1813, pp. 167-68)
Assai cose che accadono a Sole chiarissimo e su per le vie larghe e frequenti, le vedo, ma non le guardo. La natura è vergognosa, né s'attenta d'agire alla presenza di spettatori; bensì in qualche appartato cantuccio ti lascia vedere taluna delle sue brevi scene che equivalgono alla quintessenza di tutti i sentimenti stillati da una mezza dozzina di tragedie francesi. (LX; 1813, p. 191)
Noi ci facciamo largo nel mondo non tanto col fare quanto col ricevere de' servigi: tu trovi un germoglio mezz'arido; lo pianti perché l'hai raccattato; e perché l'hai piantato, lo adacqui. (LXII; 1813, p. 196)
[...] io non mi sento si pienamente conscio dell'esistenza d'un'anima in me se non quando mi trovo ravvolto nelle malinconie. (LXIII; 1813, p. 207)
Sì; sono persuaso che ho un'anima: e tutti i libri di cui i materialisti appestano il mondo non sapranno convincermi mai. (LXIII; 1813, p. 209)
Cara sensibilità! Tu se' l'inesauribile fonte degl'incanti della voluttà, e degli spasimi dell'angoscia! tu incateni il tuo martire sovra un letto di paglia — e tu stessa lo sublimi teco oltre al cielo — Eterna fonte de' nostri affetti! (LXVI; 1813, p. 213)
Dicono di «Viaggio sentimentale»
Quanti accidenti nel Viaggio sentimentale! Come son ben trovati! Quanto varii! Ciascuno ti dipinge un carattere, ti descrive un costume. (Francesco De Sanctis)
Frasi da «Vita e opinioni di Tristram Shandy»
È nota col nome di perseveranza quando si tratta di una buona causa, e di testardaggine quando la causa è cattiva.
Non darei quattro soldi per l'abilità di scrittore di chi non capisca questo,——Che la narrazione più semplice e chiara al mondo, appiccicata all'ultima accorata apostrofe a mio zio Toby,—sarebbe sembrata fredda e insipida al palato del lettore;—ho posto fine pertanto senza indugio al capitolo;—sebbene fossi nel bel mezzo della storia.
——Gli scrittori del mio stampo hanno un principio in comune con i pittori;—quando la fedeltà al modello rende meno brillanti le nostre rappresentazioni, scegliamo il male minore; giudicando ancor più imperdonabile peccare contro la bellezza, che contro la verità.—Bisogna prendere questa osservazione cum grano salis; ma sia come sia,——dal momento che il paragone è stato fatto più per lasciar raffreddare l'apostrofe che altro,—non ha molta importanza sotto ogni altro riguardo se il lettore lo approvi o no. (vol. II, cap. IV; 1982, p. 90)
—Rinunciando a esercitarlo perdiamo talvolta il diritto a lamentarci;——ma più spesso ne triplichiamo la forza. (vol. II, cap. IV; 1982, p. 91)
Scrivere, quando è fatto come si deve, (come potete star certi che ritengo di fare io) è solo un modo diverso di conversare: Come nessuno, che sappia il fatto suo, in buona compagnia, si azzarderebbe a dire tutto;—così nessun autore, che comprenda i giusti confini del decoro e della buona educazione, pretenderebbe di pensare tutto: Il rispetto più autentico che possiate dimostrare all'intelligenza del lettore, consiste nel fare amichevolmente a metà, e lasciargli qualcosa da immaginare, a sua volta, al pari di voi.
Per parte mia, non faccio che rivolgergli complimenti di questo genere, e faccio tutto quanto è in mio potere per mantenere occupata la sua fantasia quanto la mia. (vol. II, cap. XI; 1982, p. 107)
Mentre gli ignoranti, attraverso queste fonti d'informazione, erano tutti occupati a scendere in fondo al pozzo, dove la VERITÀ tiene la sua piccola corte,—i dotti erano occupati a modo loro a pomparla attraverso la fonte dell'induzione dialettica—a loro non interessavano i fatti—loro ragionavano— (vol. IV, Il racconto di Slawkenbergius; 1982, p. 252)
Al diavolo qualsiasi altra regola debba seguire in questa faccenda—e se ne avessi una—poiché faccio tutto contro le regole—l'accartoccerei e la farei a pezzetti, e dopo averlo fatto la getterei nel fuoco—Mi sono riscaldato? Sì, e avevo un buon motivo—una bella storia! è l'uomo a dover seguire le regole—o le regole a dover seguire lui? (vol. IV, cap. X; 1982, p. 276)
È un animale che non avrei mai il coraggio di picchiare, fossi anche nella massima fretta. C'è nei suoi sguardi e in tutto il suo aspetto impressa così chiaramente la sua pazienza e la sua rassegnazione nelle sofferenze; la sua umiltà parla così eloquentemente per lui, che la mia ira è disarmata, e non so neanche parlargli duramente. Anzi, quando m'accade d'incontrarlo, o in città o in campagna, sotto la carretta o sotto la soma, in libertà o in ischiavitù; io ho sempre qualche cosa di cortese da dirgli; e una parola tira l'altra, se esso, come me, ha poco da fare, io intavolo con lui una lunga conversazione; — e la mia fantasia non è mai cosi affaccendata, come quando m'ingegno di penetrare nel suo ragionamento, di volare dal mio cuore al suo, di scoprire ciò che è naturale che un asino pensi. (vol. IV, cap. XIII)
Se è scritto contro qualcosa,—è scritto, con licenza di vostra signoria, contro la malinconia, allo scopo, per mezzo di un più frequente e convulso sollevamento e abbassamento del diaframma, e la secussione dei muscoli intercostali e addominali nelle risate, di convogliare la bile e gli altri succhi amari dalla cistifellea, dal fegato e dal pancreas dei sudditi di sua maestà, con tutte le passioni a loro ostili, fino ai rispettivi duodeni. (vol. IV, cap. XXII)
Un nano che porta con sé un metro per misurare la propria statura—credete a me, è nano in più di un senso—e tanto basti per i capitoli strappati. (vol. IV, cap. XXV; 1982, p. 298)
È strano osservare il trionfo di incidenti insignificanti sulla mente:—Quanto peso abbiano incredibilmente nel formare e guidare le nostre opinioni, tanto degli uomini che delle cose,—sì che quisquilie più leggere dell'aria, sospingono nell'anima una convinzione, e ve la piantano così irremovibilmente,—che tutte le dimostrazioni di Euclide, se potessero essere indotte ad aprirvi una breccia, non riuscirebbero a scalzarla. (vol. IV, cap. XXVII; 1982, p. 304)
Se mi fosse concesso come a Sancio Panza scegliermi un regno, non sarebbe un regno marittimo—o un regno di neri con i quali fare qualche penny——no, sarebbe un regno di sudditi che ridono di cuore: E poiché le passioni biliose e più saturnine, creando disordini nel sangue e negli umori, hanno una cattiva influenza, a quanto vedo, sul corpo politico quanto su quello naturale,—e poiché niente all'infuori dell'abitudine alla virtù può dominare completamente quelle passioni, e assoggettarle alla ragione—aggiungerei alla mia preghiera—che Dio conceda ai miei sudditi la grazia di essere SAGGI quanto sono ALLEGRI; e sarei allora il più felice dei monarchi, e loro il più felice dei popoli sotto il cielo.—
E così, per il momento con questa morale, con licenza delle vostre signorie e reverenze, prendo congedo da voi fino al prossimo anno, quando (se questa infame tosse non mi uccide nel frattempo) darò un'altra tiratina alle vostre barbe, e rivelerò al mondo una storia che non immaginate neppure lontanamente. (vol. IV, cap. XXXII; 1982, p. 320)
Ogni cosa a questo mondo, disse mio padre, è pregna di umorismo,—e ha in sé spirito, e qualche insegnamento del pari,—se soltanto riusciamo a scoprirli. (vol. V, cap. XXXII; 1982, p. 374)
Quel che mio padre aveva da dire sugli oppiacei di sua signoria di Verulam, sul suo salnitro, le sue applicazioni di grasso e i suoi clisteri, lo leggerete,—ma non oggi—né domani: il tempo mi incalza,—il lettore è impaziente, debbo andare avanti.——Leggerete il capitolo a vostro agio, (se così vorrete) non appena sarà pubblicata la Tristrampedia.——— (vol. V, cap. XXXV; 1982, p. 378)
——Ma questo c'entra come i cavoli a merenda—perché ne parlo?——Chiedetelo alla mia penna—è lei a dominarmi,—io non la domino. (vol. VI, cap. VI; 1982, p. 398)
La cosa è questa.
Che dei vari modi di incominciare un libro in uso oggi in tutto il mondo conosciuto, confido che il mio modo di farlo sia il migliore——Sono certo che è il più religioso——perché incomincio a scrivere la prima frase——e mi affido a Dio Onnipotente per la seconda.
Curerebbe per sempre qualsiasi autore dall'affanno e dalla follia di spalancare la porta di casa, e chiamare amici e vicini, parenti, e il diavolo con tutti i suoi dannati, con le loro macchine e martelli, eccetera, solo per osservare come ogni mia frase segua l'altra, e come la trama segue il tutto.
Vorrei che mi vedeste alzarmi a metà dalla poltrona, e con quale fiducia, mentre mi afferro al bracciolo, alzi lo sguardo——afferrando l'idea, talvolta perfino prima che sia arrivata a metà strada——
Credo in coscienza di avere intercettato più di un pensiero destinato a un altro. (vol. VIII, cap. II; 1982, p. 520)
I negri hanno un'anima? con licenza di vostro onore, disse il Caporale (in tono dubbioso).
Non sono molto versato in faccende di questo genere, Caporale, disse mio zio Toby; ma immagino che Dio non li lascerebbe senza, più di me o di te——
——Significherebbe mettere alcuni al di sopra di altri, disse il Caporale.
Proprio così; disse mio zio Toby. Perché allora, con licenza di vostro onore, una ragazza nera deve essere trattata peggio di una ragazza bianca?
Non posso dartene alcun motivo, disse mio zio Toby———
——Soltanto, esclamò il Caporale, scuotendo il capo, perché non ha nessuno che la difenda—— (vol. IX, cap. VI; 1982, p. 589)
Non discuterò dell'argomento: il Tempo passa troppo in fretta: ogni lettera che traccio mi dice con quanta rapidità la Vita segua la mia penna; i suoi giorni e le sue ore, più preziosi, mia cara Jenny! dei rubini che porti al collo, fuggono sulle nostre teste come nubi leggere in un giorno di vento, per non tornare mai più – tutto incalza – mentre ti arrotoli intorno al dito quel boccolo, – guarda! diventa grigio; e ogni volta che ti bacio la mano per dirti adieu e ogni assenza che segue, sono preludio a quella separazione eterna alla quale dovremo presto sottostare. –
– Il cielo abbia misericordia di entrambi!» (Mondadori 1992, p. 594)
Rileggendo dalla fine l'ultimo capitolo ed esaminando il tessuto della sua stesura, mi rendo conto che è necessario venga inserita una buona quantità di argomenti eterogenei, per mantenere quel giusto equilibrio fra saggezza e follia, senza il quale il libro non resisterebbe un solo anno: né sarà una povera digressione furtiva (che se non fosse per il nome, non impedirebbe a nessuno di procedere indisturbato sulla strada maestra del re) a servire allo scopo——no; se di digressione deve trattarsi, che sia una buona digressione vivace, dove né il cavallo né il cavaliere possano esser presi se non di rimbalzo. (vol. IX, cap. XII; 1982, p. 600)
Senza dubbio, se si può fare qualche affidamento sulla Logica, e non sono accecato dall'amor proprio, deve esserci qualcosa del vero genio in me, semplicemente per questo sintomo, che ignoro che cosa sia l'invidia: poiché non mi accade mai di fare una brillante scoperta che tenda a promuovere il bello scrivere, senza renderla immediatamente pubblica; poiché desidero che tutta l'umanità possa scrivere bene come me.
——Cosa che farà certamente, se pensa altrettanto poco. (vol. IX, cap. XII; 1982, p. 601)
Per ogni dieci battute di spirito vi siete fatto cento nemici.
Solo i coraggiosi sanno perdonare.
Un uomo dovrebbe sapere qualcosa anche sul proprio paese prima di andare all'estero.
Dicono di Laurence Sterne
Con lo Sterne il romanzo si trasforma: la peripezia cessa di essere l'ingrediente principale; l'autore approfitta d'ogni scusa per introdurre riflessioni, aneddoti grassocci, capricci d'ogni genere, perfino scherzi come pagine bianche, pagine marmorizzate, un capitolo formato della sola parola alas! stampata a lettere sempre più grandi, ecc.
Il romanzo di Laclos è scrittura che si introietta frase per frase e il libro, pertanto, come il Tristram Shandy di Sterne, richiede di essere letto come un tutto già organico nella singola frase, poiché ogni frase è un romanzo.
La narrativa di Sterne è molto attenta a tutti gli aspetti del realismo formale: alla divisione del tempo, dello spazio e alle differenziazioni personali, a una sequenza di azioni naturale e verosimigliante; e alla creazione di uno stile letterario che dia l'equivalente verbale e ritmico più esatto possibile dell'oggetto descritto. Il risultato è che molte scene di Tristram Shandy giungono a un livello di autenticità vivente che combina la brillante economia di suggerimenti di Defoe e la più minuziosa presentazione di Richardson di pensieri momentanei, sentimenti e gesti. Tanto sicuro è, invero, il modo con cui egli domina la presentazione realistica che, se l'avesse applicato ai fini del romanzo, Sterne sarebbe probabilmente diventato la figura più importante tra i romanzieri del diciottesimo secolo. Ma Tristram Shandy non è tanto un romanzo quanto una parodia di romanzo e, con una maturità tecnica precoce, Sterne volge la sua ironia contro molti dei metodi narrativi che il nuovo genere aveva di poco sviluppato.
Si può dire che gli umoristi si comportino di fronte alle loro sciagure come fece uno di loro, Lorenzo Sterne, ancora fanciullo. Sul soffitto della scuola ch'era stato imbiancato di fresco, egli s'era permesso di scrivere il proprio nome e cognome, ciò che gli valse una buona dose di nerbate da parte del maestro. Questo però non volle che il colpevole cancellasse ciò che aveva scritto, dicendo che quel nome era destinato a diventare immortale. Di che il futuro umorista provò tanta compiacenza, che non sentì più il dolore prodotto da' colpi magistrali.
Chi si contenta gode – dirà il lettore, ed io faccio eco, ed aggiungo che questo è appunto il gran principio degli umoristi.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026