Le frasi di «Vita e opinioni di Tristram Shandy» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Vita e opinioni di Tristram Shandy»
È nota col nome di perseveranza quando si tratta di una buona causa, e di testardaggine quando la causa è cattiva.
Non darei quattro soldi per l'abilità di scrittore di chi non capisca questo,——Che la narrazione più semplice e chiara al mondo, appiccicata all'ultima accorata apostrofe a mio zio Toby,—sarebbe sembrata fredda e insipida al palato del lettore;—ho posto fine pertanto senza indugio al capitolo;—sebbene fossi nel bel mezzo della storia.
——Gli scrittori del mio stampo hanno un principio in comune con i pittori;—quando la fedeltà al modello rende meno brillanti le nostre rappresentazioni, scegliamo il male minore; giudicando ancor più imperdonabile peccare contro la bellezza, che contro la verità.—Bisogna prendere questa osservazione cum grano salis; ma sia come sia,——dal momento che il paragone è stato fatto più per lasciar raffreddare l'apostrofe che altro,—non ha molta importanza sotto ogni altro riguardo se il lettore lo approvi o no. (vol. II, cap. IV; 1982, p. 90)
—Rinunciando a esercitarlo perdiamo talvolta il diritto a lamentarci;——ma più spesso ne triplichiamo la forza. (vol. II, cap. IV; 1982, p. 91)
Scrivere, quando è fatto come si deve, (come potete star certi che ritengo di fare io) è solo un modo diverso di conversare: Come nessuno, che sappia il fatto suo, in buona compagnia, si azzarderebbe a dire tutto;—così nessun autore, che comprenda i giusti confini del decoro e della buona educazione, pretenderebbe di pensare tutto: Il rispetto più autentico che possiate dimostrare all'intelligenza del lettore, consiste nel fare amichevolmente a metà, e lasciargli qualcosa da immaginare, a sua volta, al pari di voi.
Per parte mia, non faccio che rivolgergli complimenti di questo genere, e faccio tutto quanto è in mio potere per mantenere occupata la sua fantasia quanto la mia. (vol. II, cap. XI; 1982, p. 107)
Mentre gli ignoranti, attraverso queste fonti d'informazione, erano tutti occupati a scendere in fondo al pozzo, dove la VERITÀ tiene la sua piccola corte,—i dotti erano occupati a modo loro a pomparla attraverso la fonte dell'induzione dialettica—a loro non interessavano i fatti—loro ragionavano— (vol. IV, Il racconto di Slawkenbergius; 1982, p. 252)
Al diavolo qualsiasi altra regola debba seguire in questa faccenda—e se ne avessi una—poiché faccio tutto contro le regole—l'accartoccerei e la farei a pezzetti, e dopo averlo fatto la getterei nel fuoco—Mi sono riscaldato? Sì, e avevo un buon motivo—una bella storia! è l'uomo a dover seguire le regole—o le regole a dover seguire lui? (vol. IV, cap. X; 1982, p. 276)
È un animale che non avrei mai il coraggio di picchiare, fossi anche nella massima fretta. C'è nei suoi sguardi e in tutto il suo aspetto impressa così chiaramente la sua pazienza e la sua rassegnazione nelle sofferenze; la sua umiltà parla così eloquentemente per lui, che la mia ira è disarmata, e non so neanche parlargli duramente. Anzi, quando m'accade d'incontrarlo, o in città o in campagna, sotto la carretta o sotto la soma, in libertà o in ischiavitù; io ho sempre qualche cosa di cortese da dirgli; e una parola tira l'altra, se esso, come me, ha poco da fare, io intavolo con lui una lunga conversazione; — e la mia fantasia non è mai cosi affaccendata, come quando m'ingegno di penetrare nel suo ragionamento, di volare dal mio cuore al suo, di scoprire ciò che è naturale che un asino pensi. (vol. IV, cap. XIII)
Se è scritto contro qualcosa,—è scritto, con licenza di vostra signoria, contro la malinconia, allo scopo, per mezzo di un più frequente e convulso sollevamento e abbassamento del diaframma, e la secussione dei muscoli intercostali e addominali nelle risate, di convogliare la bile e gli altri succhi amari dalla cistifellea, dal fegato e dal pancreas dei sudditi di sua maestà, con tutte le passioni a loro ostili, fino ai rispettivi duodeni. (vol. IV, cap. XXII)
Un nano che porta con sé un metro per misurare la propria statura—credete a me, è nano in più di un senso—e tanto basti per i capitoli strappati. (vol. IV, cap. XXV; 1982, p. 298)
È strano osservare il trionfo di incidenti insignificanti sulla mente:—Quanto peso abbiano incredibilmente nel formare e guidare le nostre opinioni, tanto degli uomini che delle cose,—sì che quisquilie più leggere dell'aria, sospingono nell'anima una convinzione, e ve la piantano così irremovibilmente,—che tutte le dimostrazioni di Euclide, se potessero essere indotte ad aprirvi una breccia, non riuscirebbero a scalzarla. (vol. IV, cap. XXVII; 1982, p. 304)
Se mi fosse concesso come a Sancio Panza scegliermi un regno, non sarebbe un regno marittimo—o un regno di neri con i quali fare qualche penny——no, sarebbe un regno di sudditi che ridono di cuore: E poiché le passioni biliose e più saturnine, creando disordini nel sangue e negli umori, hanno una cattiva influenza, a quanto vedo, sul corpo politico quanto su quello naturale,—e poiché niente all'infuori dell'abitudine alla virtù può dominare completamente quelle passioni, e assoggettarle alla ragione—aggiungerei alla mia preghiera—che Dio conceda ai miei sudditi la grazia di essere SAGGI quanto sono ALLEGRI; e sarei allora il più felice dei monarchi, e loro il più felice dei popoli sotto il cielo.—
E così, per il momento con questa morale, con licenza delle vostre signorie e reverenze, prendo congedo da voi fino al prossimo anno, quando (se questa infame tosse non mi uccide nel frattempo) darò un'altra tiratina alle vostre barbe, e rivelerò al mondo una storia che non immaginate neppure lontanamente. (vol. IV, cap. XXXII; 1982, p. 320)
Ogni cosa a questo mondo, disse mio padre, è pregna di umorismo,—e ha in sé spirito, e qualche insegnamento del pari,—se soltanto riusciamo a scoprirli. (vol. V, cap. XXXII; 1982, p. 374)
Quel che mio padre aveva da dire sugli oppiacei di sua signoria di Verulam, sul suo salnitro, le sue applicazioni di grasso e i suoi clisteri, lo leggerete,—ma non oggi—né domani: il tempo mi incalza,—il lettore è impaziente, debbo andare avanti.——Leggerete il capitolo a vostro agio, (se così vorrete) non appena sarà pubblicata la Tristrampedia.——— (vol. V, cap. XXXV; 1982, p. 378)
——Ma questo c'entra come i cavoli a merenda—perché ne parlo?——Chiedetelo alla mia penna—è lei a dominarmi,—io non la domino. (vol. VI, cap. VI; 1982, p. 398)
La cosa è questa.
Che dei vari modi di incominciare un libro in uso oggi in tutto il mondo conosciuto, confido che il mio modo di farlo sia il migliore——Sono certo che è il più religioso——perché incomincio a scrivere la prima frase——e mi affido a Dio Onnipotente per la seconda.
Curerebbe per sempre qualsiasi autore dall'affanno e dalla follia di spalancare la porta di casa, e chiamare amici e vicini, parenti, e il diavolo con tutti i suoi dannati, con le loro macchine e martelli, eccetera, solo per osservare come ogni mia frase segua l'altra, e come la trama segue il tutto.
Vorrei che mi vedeste alzarmi a metà dalla poltrona, e con quale fiducia, mentre mi afferro al bracciolo, alzi lo sguardo——afferrando l'idea, talvolta perfino prima che sia arrivata a metà strada——
Credo in coscienza di avere intercettato più di un pensiero destinato a un altro. (vol. VIII, cap. II; 1982, p. 520)
I negri hanno un'anima? con licenza di vostro onore, disse il Caporale (in tono dubbioso).
Non sono molto versato in faccende di questo genere, Caporale, disse mio zio Toby; ma immagino che Dio non li lascerebbe senza, più di me o di te——
——Significherebbe mettere alcuni al di sopra di altri, disse il Caporale.
Proprio così; disse mio zio Toby. Perché allora, con licenza di vostro onore, una ragazza nera deve essere trattata peggio di una ragazza bianca?
Non posso dartene alcun motivo, disse mio zio Toby———
——Soltanto, esclamò il Caporale, scuotendo il capo, perché non ha nessuno che la difenda—— (vol. IX, cap. VI; 1982, p. 589)
Non discuterò dell'argomento: il Tempo passa troppo in fretta: ogni lettera che traccio mi dice con quanta rapidità la Vita segua la mia penna; i suoi giorni e le sue ore, più preziosi, mia cara Jenny! dei rubini che porti al collo, fuggono sulle nostre teste come nubi leggere in un giorno di vento, per non tornare mai più – tutto incalza – mentre ti arrotoli intorno al dito quel boccolo, – guarda! diventa grigio; e ogni volta che ti bacio la mano per dirti adieu e ogni assenza che segue, sono preludio a quella separazione eterna alla quale dovremo presto sottostare. –
– Il cielo abbia misericordia di entrambi!» (Mondadori 1992, p. 594)
Rileggendo dalla fine l'ultimo capitolo ed esaminando il tessuto della sua stesura, mi rendo conto che è necessario venga inserita una buona quantità di argomenti eterogenei, per mantenere quel giusto equilibrio fra saggezza e follia, senza il quale il libro non resisterebbe un solo anno: né sarà una povera digressione furtiva (che se non fosse per il nome, non impedirebbe a nessuno di procedere indisturbato sulla strada maestra del re) a servire allo scopo——no; se di digressione deve trattarsi, che sia una buona digressione vivace, dove né il cavallo né il cavaliere possano esser presi se non di rimbalzo. (vol. IX, cap. XII; 1982, p. 600)
Senza dubbio, se si può fare qualche affidamento sulla Logica, e non sono accecato dall'amor proprio, deve esserci qualcosa del vero genio in me, semplicemente per questo sintomo, che ignoro che cosa sia l'invidia: poiché non mi accade mai di fare una brillante scoperta che tenda a promuovere il bello scrivere, senza renderla immediatamente pubblica; poiché desidero che tutta l'umanità possa scrivere bene come me.
——Cosa che farà certamente, se pensa altrettanto poco. (vol. IX, cap. XII; 1982, p. 601)
Per ogni dieci battute di spirito vi siete fatto cento nemici.
Solo i coraggiosi sanno perdonare.
Un uomo dovrebbe sapere qualcosa anche sul proprio paese prima di andare all'estero.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026