Le frasi di «Adelchi» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Adelchi»
Il forte si mesce col vinto nemico, / col nuovo signore rimane l'antico; / l'un popolo e l'altro sul collo vi sta. / Dividono i servi, dividon gli armenti; / si posano insieme sui campi cruenti / d'un volgo disperso che nome non ha. (coro: atto III, vv. 61-66)
Gli estinti, Ansberga, / talor de' vivi son più forti assai. (Ermengarda: atto IV, scena I, vv. 111-2)
Amor tremendo è il mio. / Tu nol conosci ancora; oh! tutto ancora / non tel mostrai; tu eri mio: secura / nel mio gaudio io tacea; né tutta mai / questo labbro pudico osato avria / dirti l'ebbrezza del mio cor segreto. (Ermengarda: atto IV, scena I, vv. 148-153)
Sparsa le trecce morbide / Sull'affannoso petto, / Lenta le palme, e rorida / Di morte il bianco aspetto, / Giace la pia, col tremolo / Sguardo cercando il ciel. (coro: atto IV, scena I)
Come rugiada al cespite / Dell'erba inaridita, / Fresca negli arsi calami / Fa rifluir la vita. (coro: atto IV)
Gran segreto è la vita, e nol comprende / che l'ora estrema. (atto V, scena VIII, vv. 342-3)
Godi che re non sei, godi che chiusa / all'oprar t'è ogni via: loco a gentile, / ad innocente opra non v'è: non resta / che far torto, o patirlo. Una feroce / forza il mondo possiede, e fa nomarsi / dritto: la man degli avi insanguinata / seminò l'ingiustizia; i padri l'hanno / coltivata col sangue; e ormai la terra / altra messe non dà. (atto V, scena VIII, vv. 351-9)
Le vie di Dio son molte, / Più assai di quelle del mortal.
Quella via, / Su cui ci pose il ciel, correrla intera / Convien, qual ch'ella sia, fino all'estremo.
Il mio cor m'ange, Anfrido: ei mi comanda / alte e nobili cose; e la fortuna / mi condanna ad inique
Citazioni su Adelchi
Ho per le mani un soggetto di tragedia al quale desidero dedicarmi senza indugio per terminarlo nell'inverno, se posso... è la caduta del Regno dei Longobardi, o per dir meglio della dinastia longobarda, e la sua estinzione nella persona d'Adelchi ultimo re con Desiderio suo padre. (Manzoni in una lettera a Claude Fauriel, 17 ottobre 1820)
Ella vede come son condotte senza alcun riguardo agli effetti; agli usi, al comodo della scena: molteplicità di personaggi, lunghezza spropositata, parlate inumane pei polmoni, e ancor più per gli orecchi, variazione e slegamento, pochissimo di quel che s'intende comunemente per azione, e un procedere di questa lento, obliquo, a sbalzi; tutto ciò insomma che può rendere diffìcile e odiosa la rappresentazione, v'è riunito come a bello studio. (Manzoni ad Attilio Zuccagni-Orlandini, regio censore degli spettacoli a Firenze, aprile 1828)
Adelchi una Musa ce l'ha, perché sembra che sia Dio a soffiargli nelle orecchie e nel cuore titanismo e passione. (Carmelo Bene)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026