Le frasi di «Anna Karenina» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Anna Karenina»
Scese, evitando di guardarla a lungo, come si fa col sole, ma vedeva lei, come si vede il sole, anche senza guardare. (I, IX; 1960)
Sì, amico mio, le donne sono una vite su cui gira tutto. (I, XI; 1993)
– Se vuoi la mia confessione riguardo a questo, ti dirò che non credo che qui ci sia un dramma. Ed ecco perché. Per me l'amore... tutt'e due gli amori che, ricordi, Platone definisce nel suo Convito; tutt'e due gli amori servono da pietra di paragone per gli uomini. Alcuni uomini ne comprendono soltanto uno, altri l'altro. E quelli che comprendono solo l'amore non-platonico è inutile che parlino di dramma. Quando c'è un tale amore non ci può essere nessun dramma. Vi ringrazio umilmente per il piacere, i miei rispetti; ed ecco tutto il dramma. E per l'amore platonico non ci può esser dramma, perché in un tale amore tutto è chiaro e puro, perché...
In questo momento Lévin si ricordò dei suoi peccati e della lotta interna che aveva vissuta. (I, XI; 1993)
Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d'ombra e di luce. (I, XI; 1993)
Egli si trovava ovunque potesse incontrare la Karenina e, quando le circostanze glielo permettevano, le parlava del proprio amore. Ella non l'incoraggiava; ma nel suo spirito, ogni volta che lo vedeva, divampava quello stesso senso di animazione che l'aveva invasa fin dal primo giorno in cui l'aveva incontrato in treno; ed essa stessa si rendeva conto di come, appena lo scorgeva, la gioia le si accendesse negli occhi e affiorasse nel suo sorriso, senza tuttavia essere in grado di smorzare l'espressione di quella gioia.
Nei primi tempi dopo il ritorno, era sincera nel credere d'essere scontenta dell'insistenza di Vronski; ma una volta, non avendolo incontrato a un ricevimento dove contava vederlo, capì chiaramente, dalla tristezza che le invase l'anima, di aver ingannato se stessa; l'insistenza di quell'uomo non solo non le era fastidiosa, ma costituiva per lei tutto l'interesse della vita. (II, IV; 1960)
– Beati i pacificatori, essi si salveranno – disse Betsy, ricordando qualcosa di simile, sentito dire da qualcuno. (II, IV; 1967)
Io penso, disse Anna sfilandosi un guanto, che se ci sono tanti ingegni quante teste, ci sono tanti generi d'amore quanti cuori. (II, VII; 1960)
Tu dici: aristocraticismo. Ma permetti di domandarti in che cosa consiste questo aristocraticismo, perché mi si possa disdegnare. [...]. No, scusami, ma io considero aristocratico me stesso e le persone simili a me, che nel passato possono indicare tre-quattro generazioni di famiglie che si trovavano al sommo grado dell'istruzione (il talento e l'ingegno sono un altro affare), che non si sono mai abbassate dinanzi a nessuno, non hanno mai avuto bisogno di nessuno, come hanno vissuto mio padre, mio nonno. E io ne conosco molti così. [...]. Noi siamo aristocratici, e non quelli che possono vivere solo coi doni dei potenti di questo mondo e che si posson comprar per venti copeche. (II, XVII; 1993)
Le donne sono la principale pietra d'inciampo nell'attività dell'uomo. È difficile amare una donna ed allo stesso tempo concludere qualcosa. Per questo c'è un mezzo d'amare comodamente senza ostacoli: il matrimonio. Ed io ho sentito questo dopo essermi sposato: ad un tratto mi si sono liberate le mani. Ma a trascinarsi questo fardello senza il matrimonio, le mani sono così ingombre che non si può fare nulla. (III, XXI; 1960)
Ti dirò la verità: io ho straordinariamente caro il mio pensiero e il lavoro, ma in fondo – pensaci – tutto questo nostro mondo è poi una piccola muffa che è spuntata su un minuscolo pianeta. E noi pensiamo di poter avere qualcosa di grande, pensieri, affari! Tutti questi son granelli di sabbia. (IV, VII; 1993)
È un circolo vizioso. La donna è priva di diritti per insufficienza di istruzione, e l'insufficienza di istruzione deriva dalla mancanza di diritti. (IV, X; 1967)
Nella conversazione avviatasi sui diritti delle donne vi erano argomenti scabrosi a trattarsi in presenza delle signore, sulla ineguaglianza dei diritti nel matrimonio. (IV, XII; 1967)
Un desiderio di desideri: la malinconia. (V, VIII; 1960)
Come a ricompensa di tutto questo, lui ora si ritrovava solo, svergognato, deriso, a nessuno necessario e disprezzato da tutti. Sentiva che non poteva allontanare da sé il disprezzo della gente perché quel disprezzo non derivava dal fatto che egli fosse cattivo, in questo caso avrebbe potuto sforzarsi di essere migliore, ma dal fatto che lui ere infelice in modo vergognoso e ripugnante. Sapeva che per questo, per il fatto stesso che il suo cuore era dilaniato, loro sarebbero stati spietati nei suoi confronti. Sentiva che la gente lo avrebbe annientato come i cani dilaniano un cane ferito che guaisce dal dolore. Sapeva che l'unica salvezza dalla gente stava nel nascondere le sue ferite. (V, XXI; 1960)
– È proprio così, amico mio. Ci vuole una delle due: o confessare che la presente organizzazione della società è giusta, e allora difendere i propri diritti; o confessare che si usufruisce di privilegi ingiusti e, come faccio io, usufruirne con piacere.
– No, se questo fosse ingiusto, tu non potresti usufruire con piacere di questi beni, almeno io non potrei. Io, soprattutto, ho bisogno di non sentirmi in colpa. (VI, XI; 1967)
Si venne a parlare della nuova tendenza dell'arte, della nuova Bibbia illustrata da un pittore francese. Vorkuev accusava il pittore di un realismo spinto fino alla volgarità. Levin disse che i francesi avevano spinto il convenzionale nell'arte come nessun altro popolo e che perciò vedevano un merito particolare nel ritorno al realismo. Nel fatto di non mentire più, vedevano la poesia. (VII, X; 1967)
– Io, ecco, stavo dicendo ad Anna Arkad'evna – disse Vorkuev – che, qualora dedicasse sia pure una centesima parte dell'energia, che adopera per questa inglese, alla causa comune dell'educazione dei bambini russi, Anna Arkad'evna compirebbe un'opera grande e utile.
– Sì, ecco, che volete, non potevo. [...] Voi dite: energia. L'energia è fondata sull'amore. E donde prenderlo l'amore? non si può comandarlo. Ecco, ho preso a voler bene a questa bambina, io stessa non so perché. (VII, X; 1967)
Non ci son condizioni tali a cui l'uomo non possa abituarsi, in particolar modo se vede che tutti quelli che lo circondano vivono nello stesso modo. (VII, XIII; 1993)
Bisogna soltanto non chiudere gli occhi, per non rimaner privi della luce. (VII, XXI; 1993)
«Dove sono? che faccio? perché?» Voleva sollevarsi, piegarsi indietro, ma qualcosa di enorme, d'inesorabile le dette una spinta nel capo e la trascinò per la schiena. «Signore, perdonami tutto!» ella proferì, sentendo l'impossibilità della lotta. (VII, XXXI; 1993)
Citazioni su Anna Karenina
Anna è lui, Tolstòj. Li accomuna la scoperta improvvisa di un universo più reale del mondo a cui essi hanno sempre appartenuto. Anna si strappa a quel suo mondo, che è – come lo chiama Lukács nella Teoria del romanzo – «il mondo della convenzione». Anna abbandona tutto per sottrarsi ad esso.
Anna Karenina è scritta in modo terribilmente disuguale (si vede quanto gli fosse venuta a noia). Ci sono pagine e capitoli semplicemente mediocri.
È un'opera d'arte perfetta, che arriva assai a proposito; un libro assolutamente diverso da ciò che si pubblica in Europa: la sua idea è completamente russa.
Il romanzo non aveva ancora fatto in tempo ad essere pubblicato interamente in rivista che le librerie cominciarono ad essere assediate dalle persone che volevano acquistarne l'edizione in volume. E in un sol giorno, quando Anna Karenina comparve in tale edizione a Pietroburgo, la libreria Wolf ne vendette più di cinquecento copie, fatto assolutamente inaudito.
In Anna Karenina è rappresentata la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della felicità; mentre al di fuori della colpa, lungo le strade di chi ha creato senza nulla distruggere, la felicità fiorisce e germoglia consentendo una più vasta ed intensa comprensione umana.
In Anna Karenina si vedono già distintamente, nella personalità e nella vita di Levin, le aspirazioni dello stesso Tolstoj, che diventano sempre più coscienti e definite. La critica della società moderna con tutte le sue istituzioni, la sua scienza e la sua letteratura, la tendenza verso una vita semplice e naturale del popolo, alcune idee originali e nuove rispetto alla religione, tutto ciò incomincia ad assumere, nel cuore e nel cervello dell'autore, una forma più o meno precisa.
La nostra cerimonia nuziale è stata indimenticabilmente descritta da Lev Nicolaevič nel romanzo Anna Karenina con le nozze di Levin e Kitty. Descrisse in modo limpido e artistico sia il lato esteriore della cerimonia che tutto il processo psicologico nell'animo di Levin.
Senza tragedie, senza i cattivi non c'è storia. Prendi Tolstoi con Anna Karenina, una stupida, una puttana, lascia il bambino, lascia marito... Ma ti ci affezioni, la adori.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026