Le frasi di «Annales» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Annales»
Tutti gli uomini desiderano essere lodati. (574)
Muse, che percorrete il grande Olimpo danzando... (1976, 1 Skutsch, Vahlen)
Avvinto da un sonno |dolce e tranquillo...
mi sembrò che mi venisse davanti il poeta Omero. (1976, 2-3 Skutsch; 5-6 Vahlen)
Fra innumeri genti, per vasti continenti, i miei poemi
risuoneranno famosi... (1976, 4 Skutsch)
E svelta, con mani tremanti, la vecchia portò un lume.
Ilia, allora, destatasi dal sonno sconvolta, fa in lacrime questo racconto:
«Figlia di Euridice, che fu da nostro padre amata,
le forze m'abbandonano, la vita stessa abbandona il mio corpo.
Mi sembrava che un uomo, molto bello, mi trascinasse
tra i salici d'un bosco delizioso, per rive e luoghi sconosciuti:
e poi, così da sola, mi sembrava, sorella, di vagare,
di seguire a fatica le tue tracce, di cercarti
senza riuscire nel mio cuore a prenderti: non c'era sentiero a rendere il passo sicuro.
Ed ecco mi sembra che il padre mi chiami e mi dica:
"Figlia mia, dovrai prima patire sofferenze,
ma poi ritornerà per te, dal fiume, la fortuna".
Dopo queste parole subito, sorella, si ritrasse
né più si offrì allo sguardo e al desiderio del mio cuore,
benché piangendo più volte tendessi le braccia
al vasto azzurro del cielo e dolcemente l'invocassi.
Il sonno mi ha lasciata appena, con il cuore angosciato». (2003, 34-50 Skutsch; 35-51 Vahlen)
Allora la lupa li guarda attentamente, li osserva tutti;
poi, percorso per breve tratto il campo con passo veloce,
si ritira nel bosco. (1996, 66-69 Skutsch)
Allora pieni di ardore nella speranza del regno
s'accingono ambedue a trarre l'auspicio e l'augurio.
... Si volge Remo all'auspicio e va solitario a osservare
gli uccelli propizi. Ma Romolo bellissimo sale
sulla cima dell'Aventino e di là osserva gli altivolanti uccelli.
Contendevano come chiamare la città, se Rèmora o Roma.
Teneva in ansia i loro compagni chi ne sarebbe il capo.
Attendono, come quando il console s'appresta a dare
il segnale e tutti impazienti fissano le porte del recinto,
dalle cui bocche variopinte sta per lanciare i cocchi.
Così attendeva il popolo, l'occhio fisso agli eventi,
a chi dei due andrebbe la vittoria per il grande regno.
Frattanto la luna sparve nei suoi recessi notturni,
quindi la candida aurora si mostrò, sospinta dai raggi del sole;
ed ecco sú nello spazio, il più bello d'ogni altro, propizio,
un uccello volò da sinistra. Ma, allorché il sole sorge,
dodici sacri corpi di uccelli discendono dal cielo
e volano in direzione felice e favorevole.
Da ciò si accorge Romolo che il trono e il regno,
in virtù dell'auspicio, sono concessi a lui. (1976)
O re Tito Tazio, tu grandi dolori hai sofferto. (1976, 104 Skutsch; 109 Vahlen)
Nei cuori c'è il rimpianto, e insieme fra di loro
così vanno dicendo: «Romolo, divino Romolo,
quale custode della patria ti generarono gli dèi!
Nostro padre e creatore, stirpe discesa dagli dèi,
tu ci hai condotto nelle regioni della luce!». (2003, 105-109 Skutsch; 110-114 Vahlen)
Avanzano tra gli alberi, incidono le cortecce con le scuri;
atterrano le grandi querce, tagliano il leccio,
spezzano il frassino, abbattono l'alto abete,
travolgono i pini più elevati. Ogni albero risuonava
per lo schianto della selva frondosa. (1976, 175-179 Skutsch)
Non chiedo oro per me, non voglio compensi da voi;
non come mercanti di guerra, ma come guerrieri,
col ferro non con l'oro decideremo della nostra vita e della vostra.
Che cosa riservi la sorte sovrana, se voglia me sul trono oppure voi,
dobbiamo sperimentarlo col valore. Ecco la mia risposta:
poiché la fortuna di guerra ha rispettato il loro valore,
anch'io rispetterò la loro libertà: così è deciso.
Io li offro a voi: conduceteli via; ve li do col favore degli dèi. (2003, 183-190 Skutsch; 194-201 Vahlen)
Altri in quei versi,
che un tempo recitavano fauni e profeti, questa guerra hanno cantato,
quando ancora nessuno tentava la scalata agli alti monti delle Muse,
né v'era chi cercasse, avanti a me, un elevato stile.
Noi abbiamo osato dischiudere la via. (1976, 206-210 Skutsch; 213-217 Vahlen)
Nessuno ha mai veduto in sogno la sophía, che si dice «sapienza» in latino, prima di avere cominciato a studiarla. (2005, 218-219 Vahlen)
Con un sasso spezzò il cervello in due.
Un uomo, da solo, con il suo temporeggiare risollevò il nostro stato.
Lui non anteponeva le dicerie alla nostra salvezza;
per questo la gloria di quell'uomo già subito dopo la sua morte,
e ancor più oggi, rifulge. (2003, 363-365 Skutsch; 370-372 Vahlen)
Il buon oratore viene disprezzato, l'orrido soldato viene amato.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026