Ritratto di Quinto Ennio
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Frasi

Frasi di Quinto Ennio

31 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 31 frasi di Quinto Ennio: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Quinto Ennio (poeta, drammaturgo e scrittore romano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Quinto Ennio

... come a Clipea, la lampreda marina è superiore a tutti, ad Ainos ci sono i topi di mare, ad Abido moltissime telline scabre. A Mitilene e a Caradra, presso i confini di Ambracia, c'è il pettine. A Brindisi son buoni i sarghi: prendine, se li trovi grossi. Il pesce cignalino sappi che è ottimo a Taranto; a Sorrento cerca di comprare del pesce spada, presso Cuma del pesce blu. Perché trascurare lo scaro, ché quasi come il cervello del supremo Giove (lo si pesca grosso e buono presso la patria di Nestore ), e il melanuro, il tordo e il merlo di mare e l'ombrina marina? A Corcira c'è il polipo, le grasse teste di labro, le porpore, i murici, i topi marini e anche i dolci ricci.
Da Hedyphagetica, Del mangiar bene; citato in Apuleio, Sulla magia e in sua difesa, p. 217, EDIPEM, 1973.
Io sono cittadino di Roma, io che un tempo fui cittadino di Rudiae.
1996.
Nessuno guarda a cosa c'è davanti ai suoi piedi: tutti guardano alle stelle.
Citato in Cicerone, De divinatione, II, 13.
Nessuno stia ad onorarmi di lacrime e di funebri omaggi: / io resto ben vivo sulle bocche degli uomini.
Citato in Cicerone, Tuscolanae disputationes, I, 15, 34.
Non mi abbandono mai alla poesia, a meno che non sia a letto con i reumatismi.
Da Satire, fram. 64.

Aforismi

Amicus certus in re incerta cernitur. (da Ecuba, 116 Traglia)
Il sapiente che non è in grado di giovare a se stesso, inutilmente sa. (1996, 138 Traglia)
Io sempre ho affermato e affermerò che esiste la stirpe degli dèi celesti,
ma non credo che si occupi di ciò che fa la stirpe umana;
infatti se se ne occupasse, ai buoni andrebbe bene, ai cattivi male, mentre ora non è affatto così. (1996, 170 Traglia)
La potenza romana poggia sui costumi e gli uomini antichi. (1996, dagli Annales, 156 Skutsch)
Odiamo chi ci incute timore; ciascuno desidera con ardore che coloro che odia muoiano. (Ex incerta fabula, 17 Traglia)
Ritengo che le buone azioni mal collocate siano cattive azioni. (1996, 23 Traglia)
Tutti gli uomini desiderano essere lodati.

Frasi da «Annales»

Tutti gli uomini desiderano essere lodati. (574)
Citato in Paola Mastellaro, Il libro delle citazioni latine e greche, Mondadori, Milano, 2012, p. 10. ISBN 978-88-04-47133-2.
Muse, che percorrete il grande Olimpo danzando... (1976, 1 Skutsch, Vahlen)
"[...] il poeta nomina, come sue ispiratrici, le Muse. Anche in questo caso è evidente la polemica letteraria contro i predecessori che invece si ispiravano, come Livio Andronico, alle Camenae. Il riferimento alle muse è
Avvinto da un sonno |dolce e tranquillo...
mi sembrò che mi venisse davanti il poeta Omero. (1976, 2-3 Skutsch; 5-6 Vahlen)
Fra innumeri genti, per vasti continenti, i miei poemi
risuoneranno famosi... (1976, 4 Skutsch)
E svelta, con mani tremanti, la vecchia portò un lume.
Ilia, allora, destatasi dal sonno sconvolta, fa in lacrime questo racconto:
«Figlia di Euridice, che fu da nostro padre amata,
le forze m'abbandonano, la vita stessa abbandona il mio corpo.
Mi sembrava che un uomo, molto bello, mi trascinasse
tra i salici d'un bosco delizioso, per rive e luoghi sconosciuti:
e poi, così da sola, mi sembrava, sorella, di vagare,
di seguire a fatica le tue tracce, di cercarti
senza riuscire nel mio cuore a prenderti: non c'era sentiero a rendere il passo sicuro.
Ed ecco mi sembra che il padre mi chiami e mi dica:
"Figlia mia, dovrai prima patire sofferenze,
ma poi ritornerà per te, dal fiume, la fortuna".
Dopo queste parole subito, sorella, si ritrasse
né più si offrì allo sguardo e al desiderio del mio cuore,
benché piangendo più volte tendessi le braccia
al vasto azzurro del cielo e dolcemente l'invocassi.
Il sonno mi ha lasciata appena, con il cuore angosciato». (2003, 34-50 Skutsch; 35-51 Vahlen)
Allora la lupa li guarda attentamente, li osserva tutti;
poi, percorso per breve tratto il campo con passo veloce,
si ritira nel bosco. (1996, 66-69 Skutsch)
Allora pieni di ardore nella speranza del regno
s'accingono ambedue a trarre l'auspicio e l'augurio.
... Si volge Remo all'auspicio e va solitario a osservare
gli uccelli propizi. Ma Romolo bellissimo sale
sulla cima dell'Aventino e di là osserva gli altivolanti uccelli.
Contendevano come chiamare la città, se Rèmora o Roma.
Teneva in ansia i loro compagni chi ne sarebbe il capo.
Attendono, come quando il console s'appresta a dare
il segnale e tutti impazienti fissano le porte del recinto,
dalle cui bocche variopinte sta per lanciare i cocchi.
Così attendeva il popolo, l'occhio fisso agli eventi,
a chi dei due andrebbe la vittoria per il grande regno.
Frattanto la luna sparve nei suoi recessi notturni,
quindi la candida aurora si mostrò, sospinta dai raggi del sole;
ed ecco sú nello spazio, il più bello d'ogni altro, propizio,
un uccello volò da sinistra. Ma, allorché il sole sorge,
dodici sacri corpi di uccelli discendono dal cielo
e volano in direzione felice e favorevole.
Da ciò si accorge Romolo che il trono e il regno,
in virtù dell'auspicio, sono concessi a lui. (1976)
O re Tito Tazio, tu grandi dolori hai sofferto. (1976, 104 Skutsch; 109 Vahlen)
Nei cuori c'è il rimpianto, e insieme fra di loro
così vanno dicendo: «Romolo, divino Romolo,
quale custode della patria ti generarono gli dèi!
Nostro padre e creatore, stirpe discesa dagli dèi,
tu ci hai condotto nelle regioni della luce!». (2003, 105-109 Skutsch; 110-114 Vahlen)
È il funerale di Romolo.
Avanzano tra gli alberi, incidono le cortecce con le scuri;
atterrano le grandi querce, tagliano il leccio,
spezzano il frassino, abbattono l'alto abete,
travolgono i pini più elevati. Ogni albero risuonava
per lo schianto della selva frondosa. (1976, 175-179 Skutsch)
Non chiedo oro per me, non voglio compensi da voi;
non come mercanti di guerra, ma come guerrieri,
col ferro non con l'oro decideremo della nostra vita e della vostra.
Che cosa riservi la sorte sovrana, se voglia me sul trono oppure voi,
dobbiamo sperimentarlo col valore. Ecco la mia risposta:
poiché la fortuna di guerra ha rispettato il loro valore,
anch'io rispetterò la loro libertà: così è deciso.
Io li offro a voi: conduceteli via; ve li do col favore degli dèi. (2003, 183-190 Skutsch; 194-201 Vahlen)
Altri in quei versi,
che un tempo recitavano fauni e profeti, questa guerra hanno cantato,
quando ancora nessuno tentava la scalata agli alti monti delle Muse,
né v'era chi cercasse, avanti a me, un elevato stile.
Noi abbiamo osato dischiudere la via. (1976, 206-210 Skutsch; 213-217 Vahlen)
Nessuno ha mai veduto in sogno la sophía, che si dice «sapienza» in latino, prima di avere cominciato a studiarla. (2005, 218-219 Vahlen)
Con un sasso spezzò il cervello in due.
Un uomo, da solo, con il suo temporeggiare risollevò il nostro stato.
Lui non anteponeva le dicerie alla nostra salvezza;
per questo la gloria di quell'uomo già subito dopo la sua morte,
e ancor più oggi, rifulge. (2003, 363-365 Skutsch; 370-372 Vahlen)
Il buon oratore viene disprezzato, l'orrido soldato viene amato.

Scheda del libro «Annales»

Il lamento di Andromaca

O padre, o patria, o casa di Priamo! / Sacra dimora chiusa da cardini altisonanti, / io ti vidi, quando ancora era in piedi la potenza barbarica, / con i soffitti intarsiati e intagliati, / regalmente adorna d'oro e d'avorio. / Tutto questo ho visto incendiato, / la vita a Priamo strappata via con violenza, / l'altare di Giove insozzato di sangue. (Andromaca; 1996, 41 Traglia)

Dicono di Quinto Ennio

Con Ennio le due forme più auguste della poesia, la tragedia e l'epopea, toccano un'altezza degna di Roma, per potenza di pensiero e bellezza formale. Anche altre forme minori, più modeste, della poesia, in particolare la satira (satura), si affermano e prendon corpo con Ennio.
Carlo Giussani
Senza Ennio non sarebbero stati né Virgilio né Ovidio, ma neppure la ricchezza, la magnificenza, la duttile eleganza del periodare ciceroniano. Anche l'arte della prosa fiorì per il greco senso d'arte poderosamente impiantato da Ennio fra i Romani. Il che si collega con due altri importanti aspetti dell'influsso esercitato da Ennio sulla letteratura romana; vale a dire in ordine alla metrica e alla lingua.
Carlo Giussani

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026