Frasi

Frasi di «Annales»

33 citazioni dal libro di Publio Cornelio Tacito

Le frasi di «Annales» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Annales»

Le vicende, liete e dolorose, dell'antico popolo romano furono tramandate da illustri scrittori e a narrare dei tempi di Augusto non mancarono splendidi ingegni. (I, 1; 1974, p. 3)
Vale per tutti Tito Livio. (1974)
Senza ira o parzialità. (I, 1)
«Espressione usata da Tacito con riferimento al suo programma storiografico, talvolta citata per sottolineare l'obiettività di un proprio giudizio o atteggiamento» (sine ira et studio, in Vocabolario, Treccani.it).
Le richieste presentate in comune ci vuol tempo perché siano soddisfatte; ma un favore personale si può meritare subito e subito riceverlo. (Clemente: I, 28; 1974, p. 25 sg.)
[...] il volgo non conosce moderazione: se non ha paura, minaccia, se invece è spaventato, lo si può calpestare impunemente. (I, 29; 2013)
Il volgo infatti ha sempre bisogno di incolpare qualcuno, anche senza ragione [...]. (I, 39; 2013)
La maestà imperiale [...] incute tanto maggior riverenza quanto più è lontana. (I, 47; 1974, p. 39)
[Per i barbari] quanto più uno è deciso e audace, tanto più lo ritengono degno di fiducia e in caso di rivolta gli attribuiscono ogni virtù. (I, 57; 1974, p. 46)
[...] la verità è creduta quando la si è vista chiaramente a lungo, la menzogna invece se la si intravede di sfuggita [...]. (II, 39; 2013)
Nulla però dispiacque di più a Tiberio quanto il calore d'affetto manifestato dal popolo ad Agrippina: la chiamavano onore della patria, sola rimasta del sangue di Augusto, esemplare unico della virtù antica [...]. (III, 4; 2013)
A me, quanto più rifletto sia sugli avvenimenti odierni sia su quelli antichi, tanto più sembra che risulti lo scherno della sorte in tutte le vicende dei mortali [...]. (III, 18; 2013)
Tanta è l'incertezza intorno agli avvenimenti più importanti, perché alcuni tengono per accertato tutto quanto sentono dire, altri dànno alla verità l'aspetto contrario: ed entrambi i mali si aggravano col tempo. (III, 19; 1952, p. 193)
[...] aumentò il degrado dello Stato quanto più furono numerose le leggi. (III, 27; 2013)
[...] per volontà del destino è raro che il potere duri per sempre: o subentra la sazietà nei principi, quando hanno concesso ogni cosa, o in quelli ai quali non resta più nulla da desiderare. (III, 30; 2013)
autore fra i più illustri per eloquenza e per attendibilità, esaltò con tanto entusiasmo Pompeo che Augusto lo chiamava Pompeiano. (IV, 34; 1974, p. 188)
Ma forse in tutte le cose si verifica quasi una roteazione, e i costumi hanno un ciclo, come le stagioni [...]. (III, 55; 2013)
Bruttedio, fornito di buone qualità, avrebbe potuto salire in alto se avesse seguito la via retta, ma spronato dall'impazienza di raggiungere posti elevati, aveva cercato di sorpassare quelli che gli erano pari, poi i superiori, infine persino le proprie ambizioni: cosa che ha spinto molti onesti alla rovina. Sdegnando ciò che avrebbero potuto ottenere gradatamente con sicurezza, vollero impadronirsene subito e si rovinarono. (III, 66; 2013)
I primi approcci al potere sono ardui; ma, non appena hai percorso i primi passi, ecco sùbito i sostenitori, i seguaci [...]. (IV, 7; 2013)
[...] i infatti sono graditi fino a quando ci si crede capaci di sdebitarsi, ma quando divengono eccessivi anziché gratitudine suscitano odio. (IV, 18; 2013)
[...] mi trovo costretto a chiedermi se non dipenda dal destino e dalla sorte nel nascere, come tutte le altre cose, anche la simpatia dei principi verso alcuni, l'avversione verso altri, oppure se qualche cosa dipenda dalla nostra saggezza; e se tra la sdegnosa arroganza e il disonorevole servilismo sia possibile percorrere una strada che non sia né vile né pericolosa. (IV, 20; 2013)
[...] tutte le nazioni e le città sono rette o dal popolo o dagli ottimati o da un solo principe: una forma di governo composta di elementi scelti tra quelli ed insieme contemperati è più facile lodarla che attuarla: o, se pure si realizza, non può essere durevole. (IV, 33; 1952, p. 266)
Tanto più è meritevole di scherno la pochezza di coloro che, in possesso del potere presente, si illudono di poter spegnere anche la memoria nelle età successive. Ché anzi cresce il prestigio degli ingegni condannati e i sovrani stranieri o quelli che hanno usato la stessa crudeltà altro non hanno ottenuto che un disonore per sé e gloria per le loro vittime. (IV, 35; 2013)
[...] una volta dato sfogo alle proprie afflizioni, è difficile indursi a tacere. (IV, 69; 2013)
Nell'animo mio [...] permane il dubbio se le cose mortali sono dominate dal fato o da una necessità inflessibile o dal caso. Infatti troverai nei sommi pensatori del passato, e in molti odierni che oggi seguono le loro dottrine, la convinzione che gli dèi non si curano dell'inizio e del termine della nostra esistenza, in una parola del genere umano. Troppo spesso infatti le sventure colpiscono i buoni, la fortuna arride ai malvagi. Altri invece ritengono che gli avvenimenti siano legati al destino e non dipendano dal vago cammino degli astri, bensì da cause prime e dalle conseguenze che ne derivano naturalmente; tuttavia, che ci sia lasciata la facoltà di scegliere la nostra esistenza e, una volta che l'abbiamo scelta, ne consegue un ordine ineluttabile di eventi, che non sono né cattivi né buoni, anche se così vengono chiamati. Infatti molti, che sembrano lottare con le avversità, sono felici, altri invece, pur essendo ricchi, sono profondamente infelici e ciò dipende dal fatto che i primi sanno sopportare la sorte avversa con animo fermo, altri invece vivono da incoscienti la loro fortuna. (VI, 22; 2013)
[...] il potere del popolo tende alla libertà, quello dei pochi al dispotismo. (VI, 42; 2013)
Se nessuno ne traesse profitto, i processi sarebbero meno frequenti; ora si attizzavano inimicizie, denunce, , ingiurie affinché, come la virulenza delle malattie incrementa il guadagno dei dottori, così la peste dei processi porta denaro agli avvocati. (XI, 6; 2013)
[...] nessuno intraprende un'attività senza aver calcolato in precedenza il profitto che ne ricaverà. (XI, 7; 2013)
[...] i delitti più tremendi si incominciano pericolosamente, ma si conducono a termine vantaggiosamente. (XII, 67; 2013)
Chi si trova al vertice del potere si conduce meglio con gli auspici e con i consigli che con le braccia. (XIII, 6; 2013)
Non c'è cosa tanto instabile e passeggera a questo mondo quanto la reputazione d'un potere che si fonda su forze non sue. (XIII, 19; 2013)
[...] il volgo, sempre avido di divertimenti e tanto più esultante se riscontra nel principe i suoi stessi gusti. (XIV, 14; 2013)
[...] l'atteggiamento di superiorità degli Stoici [...] produce soltanto uomini irrequieti e ambiziosi. (XIV, 57; 2013)
Di fronte all'imprevisto anche i prodi si sgomentano [...]. (XV, 59; 2013)
Molte imprese all'atto pratico riescono, eppure erano apparse ardue ai codardi. (XV, 59; 2013)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026