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Frasi di «Autobiografia di uno yogi»

13 citazioni dal libro di Paramahansa Yogananda

Le frasi di «Autobiografia di uno yogi» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Autobiografia di uno yogi»

Sri Yukteswar era sia swami che yogi. Uno swami, ossia un monaco in virtù della sua appartenenza ufficiale all'antico ordine, non sempre è anche uno yogi. Chiunque pratichi una tecnica scientifica di contatto con Dio è uno yogi; può trattarsi di una persona coniugata o celibe, laica o che abbia assunto formali vincoli religiosi. Uno swami potrebbe anche, verosimilmente, seguire soltanto il cammino dell'arido raziocinio, della fredda rinuncia; uno yogi, invece, si impegna in una specifica procedura, mediante la quale, gradualmente, il corpo e la psiche vengono disciplinati e la mente è liberata. Senza dare nulla per acquisito per ragioni meramente emotive o per fede, lo yogi pratica una serie di esercizi attentamente sperimentati, che furono schematizzati inizialmente dagli antichi rishi. Lo yoga ha prodotto, in ogni epoca dell'India, esseri umani divenuti veramente liberi, autentici yogi cristici. (pp. 301-302)
Le forze più sottili della mente umana possono e devono liberare energie più grandi di quelle contenute all'interno di pietre e metalli, se si vuole evitare che il gigante atomico materiale, cui è stato dato recentemente libero sfogo, trascini il mondo in una dissennata distruzione.(p. 308)
L'eterno legame fra guru e discepolo che esisteva fra Giovanni e Gesù era presente anche fra Babaji e Lahiri Mahasaya. (p. 426)
Compresi immediatamente che la sua strana vita è destinata per volere divino a rassicurare tutti i cristiani sull'autenticità storica della vita e della crocifissione di Gesù, così come sono documentate nel Nuovo Testamento, e a dare dimostrazione, con drammatica intensità, del legame sempre vivo fra il Maestro di Galilea e i suoi fedeli. (p. 484)
Ogni nazione della terra deve affrontare ed eliminare il proprio specifico karma, fonte di sofferenza. (p. 519)
Il tratto peculiare del popolo indiano è l'innata riverenza, persino nel contadino più semplice, verso i valori dello Spirito e verso i monaci e i sadhu che hanno rinunciato ai vincoli terreni per ricercare un ancoraggio più profondo nel divino. Vi sono, in effetti, anche impostori e ipocriti, ma l'India rispetta tutti, per riguardo nei confronti di quei pochi che illuminano l'intero Paese con superne benedizioni. (pp. 527-8)
Le percezioni supercoscienti della verità sono eternamente reali e immutabili, mentre le fugaci esperienze e impressioni dei sensi sono vere solo in via transitoria o relativa e perdono presto, nella memoria, tutta la loro nitidezza. (p. 554)
L’uomo sa bene come strisciare umiliandosi; la disperazione raramente gli è estranea. Tuttavia queste sono perversità, non fanno parte del vero destino dell’essere umano. Il giorno in cui lo vuole davvero, l’uomo imbocca la via che conduce alla libertà. Fin troppo a lungo egli ha prestato ascolto al malsano pessimismo dei consiglieri che gli ripetevano: «Sei polvere», restando sordo all’anima invincibile. (p. 570)
Molte autobiografie abbondano di nomi celebri ed eventi pittoreschi, mentre tacciono quasi completamente su ogni fase di evoluzione o analisi interiore. Chiudendo tutti questi libri si prova una certa insoddisfazione, quasi dicendosi: «Ecco un uomo che conosceva molte persone importanti ma non conobbe mai se stesso». Questa reazione è impossibile con l’autobiografia di Gandhi, in cui egli espone le proprie pecche e i propri sotterfugi con una impersonale venerazione per la verità che è rara nelle biografie di ogni epoca. (p. 582)
Un giorno verranno scritti poemi epici sui satyagrahi indiani che si opposero all’odio con l'amore, alla violenza con la non violenza, e che acconsentirono a essere massacrati senza pietà piuttosto che restituire l’offesa. Il risultato, in alcune storiche occasioni, fu che gli avversari armati gettarono le armi e fuggirono, vergognandosi, scossi nel più profondo alla vista di uomini che attribuivano maggior valore alla vita altrui che alla propria. (p. 592)
Avevo percepito immediatamente che la santa era in un sublime stato di samadhi. Completamente immemore delle sue sembianze esteriori di donna, ella aveva coscienza di sé come anima immutabile. (p. 600)
Un giorno gli scienziati scopriranno come l'essere umano possa vivere direttamente di energia solare. (p. 618)
Mondo è un termine assai vasto, ma l'essere umano deve allargare il proprio senso di appartenenza, considerandosi un cittadino del mondo. A chi crede davvero: "Il mondo è la mia patria; è la mia America, la mia India, le mie Filippine, la mia Inghilterra, la mia Africa", non mancheranno mai opportunità di condurre una vita utile e felice. Il suo naturale orgoglio locale conoscerà un'espansione illimitata ed egli sarà in contatto con le correnti creative universali. (p. 640)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026