Le frasi di «Canti di Maldoror» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Canti di Maldoror»
Stabilirò in poche righe che Maldoror fu buono nei primi anni in cui visse felice; ecco fatto. S'accorse poi d'essere nato malvagio: straordinaria fatalità! (1989, p. 9)
Ahimè! Che sono dunque il il bene e il male? Non son forse un'unica cosa mediante la quale testimoniamo rabbiosamente la nostra impotenza, e la passione di raggiungere l'infinito anche coi mezzi più insensati? Oppure sono due cose differenti? (1989, p. 19)
Oh, polipo, dallo sguardo di seta! tu, la cui anima è inseparabile dalla mia; tu, il più bello tra tutti gli abitanti del globo terrestre, e che comandi a un serraglio di quattrocento ventose; tu, in cui siedono nobilmente, come in una loro naturale residenza, in virtù di un comune accordo, stretti da un legame indistruttibile, la dolce virtù comunicativa e le grazie divine; perché non sei con me, col tuo ventre di mercurio contro il mio petto di alluminio, entrambi seduti su qualche scoglio della riva, a contemplare questo spettacolo, che adoro! (1968, p. 21)
Come i cani, io sento il bisogno dell'infinito… Non posso, non posso soddisfare questo bisogno. Sono figlio dell'uomo e della donna, a quanto m'hanno detto. Mi stupisce... credevo d'esser di più! Del resto, che m'importa donde vengo? (1989, p. 29)
Scendendo dal grande al piccolo, ogni uomo vive come un selvaggio nella sua tana, e ne esce di rado per visitare il proprio simile, come lui accovacciato in un'altra tana. La grande famiglia universale degli esseri umani è un'utopia degna della logica più mediocre. (1989, p. 37)
Mi sono chiesto, spesso, che cosa fosse più facile da esplorare: la profondità dell'oceano o la profondità del cuore umano! (1989, p. 41)
— A cosa pensavi, fanciullo?
— Pensavo al cielo.
— Non hai bisogno di pensare al cielo; è già abbastanza pensare alla terra. Sei stanco di vivere, tu che sei appena nato?
— No, ma ognuno preferisce il cielo alla terra.
— Ebbene, io no. Dato che il cielo è stato fatto da Dio, come la terra, sii dunque certo che v'incontrerai gli stessi mali di quaggiù. (1989, p. 115)
Non trovando ciò che cercavo, alzai le palpebre stravolte più in alto, ancora più in alto, finché scorsi un trono, formato d'escrementi umani e d'oro, su cui troneggiava con orgoglio idiota, col corpo ricoperto d'un sudario fatto di sudice lenzuola d'ospedale, colui che da sé si denomina il Creatore! (1989, p. 129)
I pidocchi sono incapaci di compiere tutto il male che la loro immaginazione medita. Se incontrate un pidocchio sulla vostra strada, tirate avanti, e non leccategli le papille della lingua. Vi succederebbe qualche incidente. È già capitato. Non importa, sono già contento della quantità di male che ti fa, o razza umana; vorrei solo che te ne facesse di più. (1989, p. 137)
S'osservano entrambi, mentre l'angelo sale verso le serene altezze serene del bene, e Maldoror, invece, scende invece verso gli abissi vertiginosi del male... Che sguardo! Tutto ciò che l'umanità ha pensato da sessanta secoli, e che penserà ancore nei secoli che verranno, potrebbe facilmente esservi contenuto, tante cose si dissero in quel supremo addio! Ma erano, si capisce, pensieri più elevati di quelli che scaturiscono dall'intelligenza umana; anzitutto, a causa di quei due personaggi, e, poi, della circostanza. Quello sguardo li avvinse con eterna amicizia. (1989, p. 157)
I miei anni non sono molti, eppure sento già che la bontà non è che un'accozzaglia di sillabe sonore; non l'ho trovata in nessun luogo. (1989, p. 165)
Ho ricevuto la vita come una ferita, e ho proibito al suicidio di sanare la cicatrice. Voglio che il Creatore ne contempli, ad ogni ora della sua eternità, il crepaccio spalancato. (1989, p. 205)
Quando il piede scivola su una rana, si prova un senso di schifo; ma quando si sfiora appena il capo umano con la mano, la pelle delle dita si screpola come le scaglie d'un blocco di mica spezzato a martellate; e, come il cuore di uno squalo che, morto da un'ora, palpita ancora sul ponte con tenace vitalità, così le nostre viscere sono sconvolte da cima a fondo, per lungo tempo dopo quel contatto. (1989, p. 247)
Se esisto non sono un altro. Io non ammetto in me questa equivoca pluralità. (1989, p. 329)
M'occorrono esseri che mi somiglino, sulla cui fronte la nobiltà umana sia segnata a caratteri più netti e incancellabili! (1989, p. 341)
È bello come la retrattilità degli artigli negli uccelli rapaci; o anche come l'incertezza dei movimenti muscolari nelle pieghe delle parti molli della regione cervicale posteriore; [...] e soprattutto, come l'incontro fortuito sopra un tavolo d'anatomia di una macchina per cucire e un ombrello! (1989, p. 381)
Vecchio oceano, dalle onde di cristallo, tu somigli proporzionalmente a quei segni azzurrognoli che si vedono sul dorso martoriato dei mozzi; tu sei un livido immenso, applicato sul corpo della terra: mi piace questo paragone. Così, al tuo primo apparire, un soffio lungo di tristezza che si potrebbe credere il mormorio della tua brezza soave, passa, lasciando tracce incancellabili sull'anima profondamente sconvolta, e tu richiami alla memoria dei tuoi amanti, senza che se ne rendano sempre conto, i rudi inizi dell'uomo, quando fa la conoscenza del dolore che non lo lascerà più. (1995)
Fino a quando conserverai il culto tarlato di questo dio insensibile alle tue preghiere e alle offerte generose che gli tributi in olocausto espiatorio? Vedi, quell'orribile manitù non è riconoscente per le grandi coppe di sangue e di cervella che tu spandi sui suoi altari, devotamente decorati di ghirlande di fiori. Non è riconoscente... perché i terremoti e le tempeste continuano a infierire fin dall'inizio di tutte le cose. Eppure, spettacolo degno di nota, più si mostra indifferente e più tu lo ammiri. Si vede che diffidi dei suoi attributi, che nasconde; e il tuo ragionamento si fonda su questa considerazione, che soltanto una divinità di una potenza estrema può mostrare tanto disprezzo verso i fedeli che obbediscono alla sua religione. (1995)
Citazioni su I Canti di Maldoror
Quest'opera è apocalisse definitiva: tutto ciò che, nel corso dei secoli, si penserà e s'intraprenderà di più audace è qui formulato in anticipo, nella sua magica legge. (André Breton)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026