Immagine relativa a «Canti di Maldoror»
Isidore Ducasse (plus tard connu sous le... · Public domain

Romanzo · 1870

Canti di Maldoror

di Lautréamont · titolo originale Les Chants de Maldoror

Prima pubblicazione
1870
Tipo
Romanzo
Lingua originale
francese

«Canti di Maldoror» è un romanzo di Lautréamont, pubblicato per la prima volta nel 1870.

Il libro in breve

I canti di Maldoror (Les Chants de Maldoror) sono un poema in prosa epico, composto di sei canti, pubblicato nel 1869 da Lautréamont, pseudonimo di Isidore Ducasse.

Fonte: Wikipedia, voce «Canti di Maldoror» · licenza CC BY-SA 4.0

Edizioni e codici ISBN di «Canti di Maldoror»

EditoreAnnoISBNPagineLinguaOpen Library
PocketMarch 10, 19999782266090216scheda

1 edizione censite su Open Library; in tabella le prime 1, a partire da quelle in italiano.

Dove trovare «Canti di Maldoror»

Alcuni collegamenti sono di affiliazione: se acquisti, il sito può ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Frasi tratte da «Canti di Maldoror»

Stabilirò in poche righe che Maldoror fu buono nei primi anni in cui visse felice; ecco fatto. S'accorse poi d'essere nato malvagio: straordinaria fatalità! (1989, p. 9)
Ahimè! Che sono dunque il il bene e il male? Non son forse un'unica cosa mediante la quale testimoniamo rabbiosamente la nostra impotenza, e la passione di raggiungere l'infinito anche coi mezzi più insensati? Oppure sono due cose differenti? (1989, p. 19)
Oh, polipo, dallo sguardo di seta! tu, la cui anima è inseparabile dalla mia; tu, il più bello tra tutti gli abitanti del globo terrestre, e che comandi a un serraglio di quattrocento ventose; tu, in cui siedono nobilmente, come in una loro naturale residenza, in virtù di un comune accordo, stretti da un legame indistruttibile, la dolce virtù comunicativa e le grazie divine; perché non sei con me, col tuo ventre di mercurio contro il mio petto di alluminio, entrambi seduti su qualche scoglio della riva, a contemplare questo spettacolo, che adoro! (1968, p. 21)
Come i cani, io sento il bisogno dell'infinito… Non posso, non posso soddisfare questo bisogno. Sono figlio dell'uomo e della donna, a quanto m'hanno detto. Mi stupisce... credevo d'esser di più! Del resto, che m'importa donde vengo? (1989, p. 29)
Scendendo dal grande al piccolo, ogni uomo vive come un selvaggio nella sua tana, e ne esce di rado per visitare il proprio simile, come lui accovacciato in un'altra tana. La grande famiglia universale degli esseri umani è un'utopia degna della logica più mediocre. (1989, p. 37)

Tutte le frasi di «Canti di Maldoror»

Libri simili

Domande frequenti

Chi ha scritto «Canti di Maldoror»?
«Canti di Maldoror» è stato scritto da Lautréamont.
Quando è uscito «Canti di Maldoror»?
La prima pubblicazione risale al 1870.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026