Le frasi di «Casanova di se stessi» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Casanova di se stessi»
Il gatto si è rassegnato, ha digrignato i denti come a farle paura e a indurla a scappare, ma la ratta niente, non si è mossa dalla sua tegola, dal suo faccia a faccia conquistato con i sudori della morte; svogliato, lui ha allungato la prima zampa e poi la seconda e l'ha attirata a sé nel suo indolente abbraccio, hanno fatto anche un paio di giri e capriole e forse, per un istante, le loro lingue così profondamente diverse e aliene si sono fuse in una sola e, senza per questo che lui smettesse di pulirsi le fauci dell'ultimo sangue preso e profferto, si saranno chiariti una volta per sempre traducendo lo squittio in miagolio e il miagolio in squittio, in una specie di esperanto dell'inconfessabile. (p. 19)
Posso barare all'infinito per la vanagloria della Verità, ma so che non riuscirò mai a sedurre la mia parte di cenere, a plagiarla perché ritorni carne della mia carne: in questo istante sono vivo, è la sola verità possibile, eppure ci sono tanti modi per essere vivo e non esserlo, e ecco che sarei già stato fregato anche da questa Verità se non sto in guardia contro la tentazione di farne un'abitudine, una garanzia per vegetare senza più esserne consapevole. (p. 35)
C'è qualcuno che sappia fino in fondo perché parla come parla e che mi spieghi perché poi si lamenta se capisce solo quel che vuole? Mi auguro che tu, che leggi, qui stia leggendo me e non quello che ci hai messo di tuo: mettitelo da qualche altra parte, ma non qui! (p. 43)
Per arrivare alla stupidità di un altro bisogna partire dalla propria, e qui, in questa cerchia di velleitari creativi ma di ruolo statale o partitico sicuro che non è il caso di mettere a repentaglio, nessuno è disposto a considerarsi stupido, non dico ideologicamente, ché questo è impensabile, ma emozionalmente stupido e quindi semplicemente umano. (p. 69)
Quando uno non ha un mestiere, si crea un destino. (p. 96)
Dubito che si troverà mai una cosa così da me, un romanzo inedito. Non sono vanesio a tal punto da scrivere una cosa e conservarla per i posteri, consegnargliela come se fosse una reliquia del sacro da abbassare dall'aldilà alle pecorelle smarrite del popolo bue di qua, un messaggio di salvezza caduto da un qualche alto, tipo Nostradamus o Fatima. O Mosè. (p. 131)
Siccome io non miro ai soldi dei ricchi così come non miro alle confidenze dei poveri, non spetta a me cambiare la testa agli uomini o far sì che credano alla mia buonafede, e in entrambi i casi non sto più lì tanto a sbattere la mia contro il muro: se non cavo un ragno da un buco, preferisco fare dentro di me un buco al ragno e addio per sempre.
Il Torellino era così, il Perche era così. (p. 169)
Io, pur piacendomi sessualmente gli uomini, indifferentemente etero o omo o bisex o meramente di Lecco o di Chiavari o di Assisi, col passare degli anni non mi sono sentito tenuto a tanto servilismo ideologico nei loro confronti: ho ribaltato la prospettiva e, ribaltandola, non ho più provato un'attrazione sessuale se non là dove essa non veniva azzerata dalla mia ripugnanza politica nei loro confronti. (p. 238)
Le trans devono passare la vita a gestire la propria indomita virilità, le donne a gestire la femminilità degli uomini, gli uomini a gestire la virilità delle donne: un inferno per ogni genere. (p. 320)
Infine io vorrei capire il Male, l'intelligenza che lo muove e l'indifferenza che lo agita in chi si è rassegnato a esso e ha rinunciato a ogni tensione morale – stavo per dire narrativa, cioè estetica, cioè viva – al di fuori del suo familismo protettivo solo verso i suoi referenti di sangue o di clan. Vorrei sapere, infine, se i complici del Male sono consapevoli o no di esserlo e fino a che punto, dentro di sé, credono di operare, spesso omettendo di operare o supplendo con la teoria alla pratica, a fin di bene. Una questione da porre, per esempio, alla Chiesa Cattolica, distruttrice universale di ogni cultura altra da sé. (p. 380)
Ridi, tu.
Se fosse per te, che tu legga o no e in questo momento o fra cento anni a partire da questo momento o che tu non legga mai e non ti renda conto del pulviscolo dell'essere e non essere che s'è cambiato e è entrato in circolo grazie a chi scrivendo modifica ciò che non c'era in ciò che c'è ma ancora non si vede e mai si vedrà, la Terra sarebbe già ritornata ferma e tacerebbe del tutto da un bel po'.
Non esiste una crosta terrestre, esiste una crosta inchiostrata. (p. 424)
Quando sono nati, non c'era già più "la pioggia" come quando siamo nati noi: era già "acida". È davvero un mondo dell'altro mondo.
Un dettaglio è un mondo spesso senza confini.
Citazioni su Casanova di se stessi
A conti fatti, questo dirompente e a tratti malinconico Casanova di se stessi è uno dei più felici risultati di Busi «narratore». Un Busi consapevole del tempo che passa e lascia nel pettine i riccioli del Barbino di Seminario sulla gioventù; un Busi anche impotente – ma non certo domo – di fronte all'ipocrisia con cui si cerca di farci credere che viviamo nel migliore dei mondi possibile. (Sergio Pent)
Altro che satira della borghesia lombarda post-industriale! C'è anche quello, naturalmente, ma compreso in un percorso ben più serio ed emotivamente impegnato. Senza paura per il proprio dolore, ma anzi usando il proprio dolore come un grimaldello. Di fronte a una società che si presenta nuova e ricca di mutazioni sorprendenti, Busi concepisce il romanzo come un "meccanismo testimoniale" che ricava dai particolari privati indicazioni sui fenomeni pubblici, sapendo che in indagini del genere è impossibile non essere personalmente coinvolti, fino ai nodi più oscuri e alle resistenze più profonde. [...] Busi sta dalla parte del romanzo come conoscenza e rivendicazione, contro il romanzo come "arredamento"; ma mentre in molti lo auspichiamo, lui lo fa. (Walter Siti)
Nuovo romanzo dello scrittore Busi, o il dolore secondo Casanova. Tragicomico, grottesco, pirotecnico, iperbolico: sono, una più una meno, le parole che salutano di solito i romanzi di Aldo Busi; ma nessuna di esse si presta a definire "Casanova di se stessi" (editore Mondadori, pag. 516, lire 30.000), forse il libro più radicale dello scrittore di Montichiari. [...] Sotto i cieli chiusi dove si agitano i personaggi, Busi scrive un "libro del dolore" che sembra dire: quale maggior pienezza e intensità di vita se non sul calvario di chi, malgrado disfatte e tradimenti, si ostina ad amare senza meditare vendetta? (Cesare Medail)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026